Nell’Uomo Meccanico, l’installazione posta al centro della rotatoria di Via Wenner a Salerno che porta la firma di Biagio Crescenzo, l’innovativo ceo della CTIFoodtech, l’incontro tra umano e macchina non più opposti, ma parte di un dialogo infinito, in cui la tecnologia diventa una extended mind che supera i confini del limitato corpo umano e della mente che lo governa

 

Rivalutare la condizione umana nella sua fragilità, pensando a come poterla oltrepassare. È sintetizzabile così la riflessione che fa da sfondo all’opera “Uomo Meccanico”, ideata e realizzata da un artista sui generis, Biagio Crescenzo.

Finora infatti Biagio è stato per tutti “solo” l’innovativo ingegnere fondatore della CTI Foodtech, pmi salernitana che, con un booster di 156 brevetti all’attivo, produce macchine per la lavorazione degli alimenti, specializzata in denocciolatrici di pesche e albicocche, e vende in tutto il mondo linee di produzione complete per la lavorazione delle pesche.

Da poche settimane, invece, la città di Salerno ospita una sua installazione, donata al Consorzio Asi, e collocata al centro della rotatoria di Via Wenner, proprio nei pressi dello stabilimento della CTI Foodtech, insieme ad altre due opere firmate da artisti del nostro territorio.

Biagio costitutivamente ama le domande; per vocazione coltiva il dubbio, senza la fretta di risposte definitive, perché sa che proprio ciò che ancora non sappiamo può farsi spazio creativo e fondamenta per evolvere.

A ispirare la creazione dell’Uomo Meccanico “la domanda aporetica” per definizione: cosa significa essere umani in un contesto in cui la tecnologia, seppur priva di emozioni e intenzioni ma capace di apprendere e decidere in autonomia, influenza ogni aspetto della nostra esistenza? Biagio immagina l’incontro tra umano e macchina non più opposti, ma parte di un dialogo infinito, in cui la tecnologia diventa una extended mind, un’intelligenza più pervicace che supera i confini del limitato corpo umano e della mente che lo governa.

L’opera – realizzata in acciaio corten – ha al centro un piccolo automa, interamente costruito con pezzi meccanici riciclati provenienti dalla CTI che guarda il monolito – che si ispira alla furente poetica di Kubrick in grado di far confluire presente, passato e futuro all’interno della stessa pellicola – su cui campeggiano il verso iniziale e quello finale di un componimento scritto dall’autore nel 1978, pubblicato e premiato nel 1980.

Il totem centrale richiama una intelligenza senziente cui l’uomo anela, come plasticamente rappresentato dall’androide che verso il monolito volge lo sguardo. A fare da contraltare, in qualche modo, due sagome di un uomo assorto nei suoi pensieri ma con il corpo cavo, come privato della sua intimità, del suo sentire. 

«L’uomo è un nodo di contraddizioni: per sua natura cerca l’Infinito – spiega il creativo imprenditore – ma idolatra il finito di fronte al tempo e allo spazio che lo sommergono. Le ultime frontiere della tecnologia rappresentano una nuova opportunità di superare i nostri limiti, creando una prospettiva di progresso e di migliore convivenza con il pianeta terra per l’umanità. È necessario però concepirle all’origine con il senso sociale di base che dovrebbe governare tutto il nostro agire. È questo il significato degli androidi con lo sguardo rivolto verso il monolito. Il nostro involucro, il nostro corpo, è troppo debole per gli infiniti mondi che l’uomo vorrebbe concedersi. La tecnologia ci apre la possibilità, invece, di viaggiare nel tempo e nello spazio, trasferendo il nostro meglio, la nostra anima, in un sistema più protetto».

Nessun invito dunque a demandare la nostra sorte alla tecnologia, quanto a intraprendere questo cammino verso futuri che ancora stentiamo a immaginare con consapevolezza e ottimismo.

Del resto la tecnica, l’ambizione e il pensiero in Biagio Crescenzo da tempo diventano atti performativi: lo sono ad esempio tutti le invenzioni brevettate che permettono oggi alla CTI Foodtech di esportare in oltre 20 Paesi, con quasi la totalità del fatturato proviene dai mercati esteri. Anzi, a seguito della conversione della più grande fabbrica al mondo Pacific Coast Producers, a Lodi (California) e della chiusura dello stabilimento di Del Monte Foods a Modesto, oggi la CTI Foodtech, grazie al genio dal multiforme ingegno del suo patron e del suo team innovativo, è diventata il principale riferimento globale in termini di volume di prodotto processato con macchine che lavorano quasi 8 miliardi di frutti all’anno. Dopo essere diventati leader mondiali per volume di albicocche lavorate, lo stesso primato è stato raggiunto anche nel settore delle pesche.

Un imprenditore che non si è mai affidato alla staticità delle conoscenze, ma che ha sempre creduto nella fluidità della trasformazione, la stessa capace di mutare idee in progetti concreti, risultati tangibili, cambiamenti potenti.

Forse avrà cominciato per caso, ma per fato – brevetto dopo brevetto – lasciare traccia del suo pensiero in movimento è diventato il suo destino.