Per Lina Piccolo, prima ospite di RE-Values lab – rubrica a cura del Comitato Femminile Plurale di Confindustria Salerno, l’empatia è uno dei più importanti valori guida per condurre un’azienda. «Essere in sintonia con l’altro, consente di affrontare situazioni anche problematiche in modo efficace, migliorando al contempo la comunicazione e la collaborazione, determinanti in qualsivoglia attività imprenditoriale»

Le PMI incarnano un tratto saliente dell’economia italiana, riflettendo e interpretando tradizioni e imprenditorialità diffuse nei territori. Qual è il legame delle PMI salernitane con il territorio e quali potrebbero essere tre aggettivi valoriali per descriverle?

L’impresa radicata ha ben chiaro quello che è il suo intimo legame con il territorio e lo porta con sé come un valore profondo, ovunque nel mondo poi decida di svilupparsi.

Le nostre piccole e medie aziende sono innanzitutto coraggiose, perché affrontano i mercati globali con strumenti di gran lunga più modesti rispetto a quelli disponibili per le multinazionali o per grandi imprese strutturate, ma spesso è proprio grazie a questo coraggio che riescono ad affermarsi e ad andare oltre i propri limiti. Sono visionarie, capaci cioè di vedere il mondo dal loro piccolo punto di vista e capirne la direzione prima di altri.

E, infine, sono curiose, proprio come lo sono le donne, nel senso che sperimentano, innovano e – così facendo – si migliorano continuamente.

Rispetto a tutto ciò che caratterizza un modello di impresa necessariamente in continua evoluzione, esiste qualcosa che rimane e si tramanda di generazione in generazione? Nella sua impresa qual è il tratto che resiste al tempo?

Senza dubbio la tenacia. Mio padre è stato tenace quando ha intuito che poteva fare il salto, da piccolo commerciante ad imprenditore.

Mio fratello Carlo e io abbiamo dimostrato pari tenacia, anni dopo, aprendo l’azienda ai mercati internazionali.

Siamo lavoratori instancabili, fieri di esserlo. Siamo i primi ad arrivare in azienda e gli ultimi ad andare via. Sembra retorica ma è sostanza.

Si parla tanto di Diversity e Inclusion. Nella sua azienda in che modo valorizzate le differenze, non solo di genere ma culturali, di opinione, generazionali?

Gli inglesismi, anche quelli più altisonanti, alla fine nascondono concetti semplici, come semplici sono i gesti che generano inclusione.

Un esempio per tutti: gli uffici della nostra azienda sono caratterizzati da ambienti open space, in cui dirigenti e impiegati lavorano fianco a fianco. Mio fratello e io abbiamo fatto dell’apertura alla diversità la forza della nostra azienda.

Da noi semplicemente non esiste alcun tipo di preclusione di genere perché innanzitutto non esiste nel nostro modo di vedere il mondo.

In che modo essere donna ha fatto la differenza nella sua azienda?

L’empatia, caratteristica per lo più femminile, è una dote determinante per chi è chiamato a dirigere un’azienda. È importante nei confronti dei collaboratori, come lo è nella relazione con i fornitori e i clienti. “Sentire l’altro” ti consente di coglierne i bisogni, le necessità, ti permette di “accoglierlo” e qualsiasi rapporto, anche commerciale, si impronta così sulla fiducia e la stima reciproche.

Tra dieci anni dove si immagina come imprenditrice?

Territorialmente parlando, mi immagino dove sono oggi e dove era mio padre quando ha iniziato. Il legame con il territorio è un valore fondante della nostra impresa.

Dal punto di vista esperienziale, invece, spero di poter raggiungere tutti i mercati del mondo, o quanto meno quelli più in linea con la mia attività di impresa.

La pandemia ci ha insegnato che la chiusura dei confini è quanto di più nocivo si possa imporre ad un sistema economico.

 

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