Zes unica e territorio: le priorità dell’ASI Salerno tra transizione green, investimenti reali e nodi fiscali

Il presidente del Consorzio salernitano e della FICEI, Antonio Visconti: «Vogliamo trasformare le aree industriali in infrastrutture sociali, migliorando la vita dei lavoratori. Alle aziende serve un dialogo costante: un “no” motivato arrivato subito è sempre meglio di un lungo contenzioso»

 

Presidente Visconti, i dati più recenti diffusi dalla Struttura di Missione guidata da Giosy Romano tracciano un bilancio di oltre 1.300 autorizzazioni e circa 58 miliardi di investimenti attivati, smentendo nei fatti i timori iniziali legati all’accentramento della governance a Palazzo Chigi. Tuttavia, il passaggio da un modello regionale a uno centralizzato ripropone il tema del radicamento territoriale. In questo nuovo assetto strategico nazionale, in che modo il Consorzio ASI Salerno riesce a far valere le specificità del nostro tessuto industriale e a fare da “ponte” tempestivo ed efficace tra le istanze delle imprese locali e la cabina di regia centrale?

L’accentramento delle funzioni non deve essere inteso come una perdita di controllo o di radicamento sul territorio. Al contrario, si tratta di uno strumento strategico che punta a razionalizzare l’azione delle diverse amministrazioni coinvolte, offrendo tempi certi e risposte rapide agli imprenditori attraverso l’istituto della Conferenza di Servizi. Come Consorzio ASI Salerno, manteniamo un ruolo amministrativo cruciale: siamo chiamati a esprimerci direttamente su tutti gli investimenti che ricadono nelle nostre aree di competenza. Accogliamo quindi con grande favore questa semplificazione. Spesso l’iter autorizzativo tradizionale si trasforma in un vero e proprio calvario per chi fa impresa. Anche in qualità di Presidente della FICEI, Federazione Italiana Consorzi Enti Industrializzazione, ritengo che questo modello improntato all’efficacia debba essere strutturato ed esteso a tutti i percorsi autorizzativi nazionali, in quanto rappresenta la reale applicazione del principio dello sportello unico.

L’area industriale di Salerno sconta storicamente una limitata disponibilità di suolo edificabile. Di recente avete promosso un confronto proprio sul nuovo “modello insediativo delle ZES” tra semplificazioni e incentivi. Come sta operando l’ASI per blindare il territorio da investimenti puramente speculativi o di logistica “povera”, favorendo invece la rigenerazione dei siti dismessi e l’attrazione di player ad alto valore tecnologico e occupazionale?

La nostra azione si concentra sulla forte valorizzazione delle economie territoriali. Puntiamo all’insediamento di realtà aziendali e commerciali capaci di generare competenze e valore aggiunto concreto. Monitoriamo costantemente l’utilizzo delle aree per assecondare in modo sano e neutrale le tendenze positive del mercato, valorizzando le filiere storiche della provincia di Salerno.

Per contrastare la speculazione e il consumo di suolo, abbiamo rilanciato una massiccia attività di censimento e ricognizione dei lotti dismessi e delle aree da valorizzare. Questo approccio garantisce il recupero ambientale e la piena ricollocazione degli spazi disponibili. Al contempo, non demonizziamo la logistica di qualità: Salerno è al centro di sistemi trasportistici complessi e ha bisogno di infrastrutture logistiche moderne per far girare l’economia.

Giosy Romano ha definito l’Autorizzazione Unica basata sulla conferenza di servizi asincrona un meccanismo prototipale che ha drasticamente ridotto i tempi procedurali. Se guardiamo nello specifico alle aziende che scelgono l’area ASI di Salerno o che intendono espandersi qui nel 2026, qual è lo stato dell’arte reale? Quali sono i tempi medi effettivi per il rilascio dei titoli abilitativi?

Dobbiamo distinguere i due canali procedurali. Il percorso legato alla ZES ricolloca l’iter autorizzativo nella cornice normativa della Conferenza di Servizi. Questa impone tempi perentori e prevede il meccanismo del silenzio-assenso in caso di mancata pronuncia degli enti coinvolti, accelerando drasticamente le risposte.

Per quanto riguarda le pratiche non collegate alla ZES, seguiamo una linea chiara e orientata all’efficienza sul modello della lunga esperienza amministrativa del presidente Vincenzo De Luca. Il nostro obiettivo è il dialogo costante con il tessuto produttivo. Un “no” motivato arrivato subito evita infatti lunghi contenziosi e non blocca le risorse finanziarie dell’impresa; per questo vogliamo che ogni provvedimento sia condiviso e non subìto.

Il Credito d’Imposta ZES rappresenta la principale leva fiscale per il Sud, ma l’enorme mole di richieste su scala meridionale rischia di generare un effetto “overbooking” finanziario. Per gli investimenti in impianti e macchinari pianificati dalle imprese salernitane, teme il rischio di un forte ridimensionamento delle aliquote reali a causa del riparto proporzionale?

La misura attuale è indubbiamente valida e utile perché finanzia lo sviluppo attraverso la moneta fiscale, premiando gli investimenti reali ed evitando gli sprechi. Tuttavia, presenta una criticità rispetto al precedente “Credito d’Imposta Mezzogiorno” introdotto nel 2016.

Quella formula allineava perfettamente i tempi dell’investimento con la fruizione immediata del beneficio economico. L’impostazione attuale scollega questi due momenti e non permette alle aziende di conoscere in anticipo l’esatta intensità dell’aiuto spettante, aumentando l’incertezza e il rischio finanziario attorno all’operazione. Per superare queste criticità e tutelare le imprese della nostra provincia, riteniamo necessario introdurre correttivi che garantiscano maggiore automatismo e avvicinino il momento della spesa a quello del recupero fiscale.

Il Consorzio ASI Salerno è nel pieno dell’attuazione di un massiccio piano di riqualificazione infrastrutturale finanziato dal PNRR. Guardando “oltre la stagione del PNRR” per fare delle ZES una certezza strutturale, quali sono i vostri progetti futuri per l’attrattività dell’area, la logistica avanzata e la transizione green?

La vera sfida infrastrutturale dei prossimi vent’anni si gioca sull’autonomia energetica e sulla capacità di garantire alle imprese stabilità negli approvvigionamenti e prezzi competitivi. In quest’ottica, l’esperienza della Comunità Energetica Rinnovabile (CER) di Buccino sta procedendo molto bene ed è un modello che intendiamo estendere.

Accanto a questo, portiamo avanti un piano sistematico per potenziare la sicurezza e la digitalizzazione dell’intera area industriale. I due progetti cardine per il territorio riguardano la realizzazione dell’Hub del freddo e la riqualificazione complessiva della zona industriale di Salerno.

Vogliamo superare definitivamente la vecchia idea dell’area industriale come luogo degradato o insicuro. Svilupperemo interventi di urbanizzazione pensati per migliorare la qualità della vita dei lavoratori, integrando servizi essenziali alla persona come asili nido, supermercati e reti di mobilità sostenibile.