Dal ciclo di incontri “Viste da vicino” alla Transizione 5.0: il presidente della Piccola Industria salernitana, Marco Gambardella, traccia la rotta della resilienza industriale: «Sistemiamo il tetto quando splende il sole: fare massa critica e investire sul welfare è l’unica via per trattenere i talenti e vincere la sfida dei mercati europei»
Il recente rinnovo del protocollo nazionale tra Piccola Industria e Protezione Civile punta a rafforzare la resilienza delle PMI. Come trasformare la percezione del rischio in cultura della continuità del business?
Dobbiamo superare l’idea che la sicurezza sia solo un obbligo normativo: è una leva strategica di competitività. Ogni imprenditore sa che basta un evento imprevisto – un’alluvione, un blackout, un attacco informatico – per fermare mesi di lavoro. Le aziende che hanno investito in piani di continuità operativa hanno dimostrato una capacità di ripresa nettamente superiore. La resilienza è un investimento, non un costo. La prevenzione deve entrare nel DNA delle nostre PMI, perché proteggere l’impresa significa tutelare lavoro, famiglie e comunità. Di recente ho avuto modo di viaggiare in alcune zone rurali degli Stati Uniti. Dall’autostrada vedevo tanti operai intenti al lavoro sui tetti delle fattorie. Per decine e decine di chilometri la stessa scena. Il mio accompagnatore mi ha spiegato, con la saggezza contadina, la scena: “non aspettare che arrivino la pioggia e la grandine per ripararlo, sistema il tuo tetto quando il sole splende. E quando arriverà la tempesta resterai all’asciutto”. Ecco noi dobbiamo fare come quei bravi agricoltori: rinforzare le travi e sostituire le tegole per tempo.
Transizione 5.0: quali sono le principali barriere per le PMI salernitane nell’intercettare i fondi?
Le nostre imprese, me ne rendo conto nei numerosi e periodici incontri che svolgiamo nei territori, comprendono l’urgenza di investire in efficienza energetica e digitalizzazione, ma spesso si trovano davanti a procedure complesse e a una carenza di competenze specialistiche interne. Le PMI italiane rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo nazionale: non possiamo chiedere loro di affrontare da sole una trasformazione così profonda. Come sistema associativo siamo chiamati a metter in campo: accompagnamento, consulenza qualificata e batterci in tutte le sedi per una semplificazione amministrativa concreta. Come diceva Peter Drucker: «Il modo migliore per prevedere il futuro è crearlo».
ZES Unica del Mezzogiorno: accelerazione o rischio di nuovo imbuto burocratico?
Siamo in un momento cruciale per definire la portata e l’efficacia di questo strumento. La centralizzazione può rappresentare un’opportunità se significa uniformità delle procedure e tempi certi. Tuttavia, il rischio di allontanare i centri decisionali dai territori è reale. Le PMI hanno bisogno di interlocutori accessibili e risposte rapide. Il successo della ZES Unica si misurerà sulla capacità di tradurre le potenzialità in investimenti concreti e occupazione. Per il Mezzogiorno non servono scorciatoie, ma regole chiare e velocità decisionale. Ogni giorno perso equivale a un’occasione di sviluppo mancata per le nostre imprese.
Attraverso il ciclo “Viste da vicino” quali criticità emergono dalle aree industriali?
É una delle esperienze più belle della mia presidenza. Ho sempre pensato che il primo dovere di chi rappresenta gli imprenditori sia esserci e ascoltare. Le soluzioni efficaci nascono dalla conoscenza diretta dei problemi. Con i colleghi del direttivo stiamo svolgendo incontri in tutti i territori ed in decine di aziende. L’iniziativa “Viste da vicino” nasce proprio dall’esigenza di ascoltare direttamente gli imprenditori. Gli alert più frequenti riguardano la viabilità, la manutenzione delle infrastrutture, la carenza di collegamenti efficienti, l’illuminazione e, in alcuni casi, la sicurezza delle aree produttive. Emerge anche con il chiarezza il bisogno di migliorare la qualità urbanistica e di vita delle zone industriali con servizi essenziali come gli asili nido per i figli dei dipendenti, trasporti pubblici adeguati a conciliare i tempi di vita e lavoro, impianti sportivi e centri ludico-ricreativi. Accanto ai problemi emergono soluzioni concreti, programmi e progetti condivisi con le istituzioni di governo del territorio. E una consapevolezza: bisogna agire insieme per restare competitivi e superare le difficoltà. E noi siamo pronti a fare la nostra parte.
Quali sono le priorità infrastrutturali per non restare isolati dai corridoi europei?
Il nostro territorio è in una posizione strategica privilegiata al centro delle grandi direttrici europee ed internazionali. Questa condizione è un’opportunità enorme ma bisogna serrare i tempi per le grandi opere come l’ampliamento dell’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi; il potenziamento dell’alta velocità/alta capacità ferroviaria in direzione Sud e verso la Puglia, aumento della banchine del porto commerciale di Salerno, ottimizzazione dei percorsi da e per il porto commerciale; miglioramento della rete viaria verso le aree industriali e potenziamento dell’intermodalità ma anche Big Data, Data Center, infrastrutture 5G. La competitività di un territorio si misura anche dal tempo necessario per movimentare persone e merci. Le infrastrutture non sono opere pubbliche qualsiasi: sono investimenti strategici che determinano la capacità di attrarre imprese e talenti.
Come trattenere i talenti sul territorio?
L’orientamento è solo il primo passo. Dobbiamo costruire un ecosistema che valorizzi il merito e offra opportunità di crescita professionale. La collaborazione con l’Università di Salerno, l’ITS Tela, ma anche lo sviluppo di nuove accademie, sono fondamentali per sviluppare percorsi formativi coerenti con i fabbisogni delle imprese, favorendo stage, dottorati industriali e contaminazione tra ricerca e produzione. I giovani non chiedono soltanto un lavoro, ma la possibilità di realizzare un progetto di vita. Il nostro compito è dimostrare che qui esistono imprese innovative, dinamiche e capaci di offrire prospettive concrete. Investire sui giovani significa investire sul futuro del territorio.
Come vede il futuro nei prossimi dieci anni? Quale messaggio ai colleghi imprenditori?
Viviamo una fase complessa, segnata da instabilità geopolitica e sfide economiche importanti. Tuttavia, gli imprenditori italiani hanno sempre dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. Nei prossimi dieci anni vinceranno le imprese che sapranno innovare, fare rete e investire sulle persone. Dobbiamo superare la logica dell’individualismo: il nostro sistema è ancora caratterizzato da una frammentazione eccessiva e le reti d’impresa possono rappresentare una risposta decisiva per crescere in competitività. Ai colleghi dico di continuare ad avere coraggio e innovare. Come ricordava Adriano Olivetti: «Il profitto deve essere il mezzo per realizzare fini umani e sociali più elevati». Le PMI lo sanno e solo unendoci, facendo massa critica, mettendo al centro R&S riusciremo insieme a trasformare le sfide di oggi nelle opportunità di domani.