La piattaforma tecnologica che trasforma il welfare aziendale in una leva strategica e di sostenibilità ESG a supporto dei lavoratori si è aggiudicata il gradino più alto, nella categoria imprese, dell’ultima edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno. Ce ne parla Anna Benini, Founder & CEO della società
LianeCare nasce per risolvere un problema immenso che spesso rimane invisibile: il carico mentale e fisico dei caregiver familiari che lavorano. In che modo la vostra piattaforma SaaS riesce a trasformare un’emergenza privata, familiare in una leva strutturale di welfare e sostenibilità per le imprese?
In Italia ci sono 7,3 milioni di caregiver familiari, e oltre il 35% dei lavoratori si prende cura di un familiare. Un peso enorme per l’individuo che si traduce per un’azienda da 1.000 dipendenti in un costo di oltre un milione all’anno in mancata produttività. Affinché questa emergenza privata si trasformi in una leva sostenibile e scalabile, la soluzione non può essere un benefit aggiuntivo ma piuttosto una infrastruttura di caregiving che sostenga i bisogni essenziali delle persone: un hub centralizzato in cui il dipendente trova, nella stessa piattaforma, il matching con assistenti verificati, percorsi psicoeducativi, orientamento familiare e supporto psicologico. L’azienda, da parte sua, ottiene dati e KPI misurabili, e può finalmente trattare il caregiving come una leva strategica, non un’emergenza da gestire caso per caso.
L’ultima edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione si è focalizzata fortemente sull’Intelligenza Artificiale applicata ai processi. Come si sostanzia l’infrastruttura tecnologica di LianeCare? In che modo gli algoritmi garantiscono connessioni che siano al contempo veloci, sicure e qualitativamente verificate tra i dipendenti e i professionisti della cura?
Il cuore tecnologico è il nostro AI matching engine: la piattaforma interpreta il significato reale del bisogno del dipendente e individua il profilo più adatto tra i 30.000 assistenti presenti in piattaforma. Ma la tecnologia da sola non basta: abbiamo costruito il protocollo LianeTrust, un sistema di verifica a tre livelli progressivi. Il primo certifica identità e completezza del profilo via AI; il secondo testa le competenze specifiche per ruolo; il terzo prevede controllo umano di documenti e referenze entro 24/48 ore. Il risultato è che il tempo medio di ricerca scende da 21 a 11 giorni lavorativi. La responsabilità della qualità non ricade sull’HR, ma è strutturalmente garantita dalla piattaforma e dal protocollo.
Vincere il Premio Best Practices a Salerno significa ricevere una forte validazione da un ecosistema industriale molto attento ai temi del welfare. Quali sono i prossimi passi strategici per espandere il vostro servizio in modo capillare su tutto il territorio italiano?

Confindustria Salerno rappresenta un ecosistema dinamico e attento, che ha saputo leggere il caregiving come tema strategico per le imprese. La nostra copertura è già nazionale, inclusi piccoli centri e isole, grazie ai 30.000 professionisti in piattaforma. I prossimi passi puntano a rafforzare la penetrazione nel mercato italiano, costruendo partnership con sistemi confindustriali territoriali con un particolare focus sulla piccola e media impresa, motore pulsante del nostro sistema economico. La scalabilità del nostro modello SaaS ci permette di farlo senza aumentare i costi di erogazione in modo lineare, e la validazione di Confindustria Salerno è per noi molto importante per aprirci a questo nuovo segmento.
La validazione di Confindustria Salerno arriva in un momento d’oro: a inizio anno avete chiuso un importante aumento di capitale da 1 milione di euro. Quali sono le priorità di sviluppo del prodotto nei prossimi 12 mesi grazie a queste risorse?
Le risorse sono focalizzate su diverse aree. La prima è il potenziamento dell’AI matching per rendere il processo ancora più preciso, veloce e aumentare la soddisfazione degli utenti. La seconda è l’espansione del Care Navigation, il servizio di orientamento familiare a tre livelli. La terza è la data intelligence per HR: vogliamo che i nostri report diventino uno strumento predittivo, non solo descrittivo, capace di anticipare i picchi di bisogno e supportare HR nella definizione di strategie proattive di welfare. Parallelamente stiamo lavorando all’automazione dei processi interni per aumentare l’efficienza operativa e a rendere la piattaforma pronta per l’espansione sui mercati internazionali.
Il vostro payoff recita una promessa: che nessuno debba mai più scegliere tra carriera e affetti. Come si bilancia la necessità di fare metriche e scalabilità tipica di una startup digitale con l’impatto sociale ed etico che avete inserito nel vostro statuto di Società benefit?
L’obbligo di misurare l’impatto sociale ci ha spinto a costruire metriche solide che sono diventate il nostro argomento commerciale più forte con gli HR Director. Quando mostriamo che il tasso di rinnovo delle aziende clienti è superiore al 90%, che il tasso di adozione è 4x il benchmark di settore, e che ogni euro investito riduce costi nascosti, il racconto etico e quello economico coincidono. Non siamo una charity che scala: siamo un business con un impatto sociale verificabile.
Dietro LianeCare c’è una forte leadership al femminile e un team che deve unire una sensibilità umana fuori dal comune a competenze tecnologiche avanzate. Come avete strutturato la vostra squadra per mantenere l’empatia al centro del codice e delle operazioni quotidiane della piattaforma?
Il caregiving è un tema che tocca le persone nella loro parte più vulnerabile; credo che ogni persona che lavora in LianeCare, indipendentemente dall’età, sia stata coinvolta nel progetto da una motivazione personale: tutti siamo stati caregiver o abbiamo vissuto questa condizione nelle nostre famiglie. Abbiamo costruito un team che si ritrova in questa visione e che vuole cambiare il futuro di questo Paese, facendo convivere generazioni e provenienze geografiche diverse, oltre a competenze multidisciplinari. La tecnologia per noi è un mezzo, non il fine, abilita la scala; le persone garantiscono la qualità dell’esperienza umana che facciamo vivere agli utenti.
L’invecchiamento progressivo della popolazione e le nuove dinamiche del lavoro rendono il “people caring” l’asset principale del welfare del futuro. Qual è la prossima frontiera per LianeCare?
La frontiera è trasformare il caregiving da tema HR a tema di governance ESG. Il “Social” è ancora la dimensione meno presidiata e meno misurabile dei report di sostenibilità delle aziende italiane e LianeCare è posizionata per colmare esattamente questo gap. I nostri dati sono già allineati agli standard ESRS S1, UNI/PdR 125 e SDGs rilevanti. Questo significa che offrire LianeCare non è solo un benefit per i dipendenti: è un contributo misurabile e certificabile al rating ESG dell’azienda. Nei prossimi anni questa leva sarà centrale per i C-level, non solo gli HR, e stiamo costruendo prodotto e linguaggio per parlare a quel tavolo.