Non basta la tregua USA-Iran: alle imprese occorrono collegamenti ferroviari competitivi e protezione strategica delle rotte
La firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per una tregua di 60 giorni, che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, è certamente una boccata d’ossigeno per i mercati globali. Tuttavia, sarebbe un errore imperdonabile da parte della politica e del mondo industriale cedere a facili ed entusiastici ottimismi.
Come rilevato dagli analisti di SRM, la riapertura di questo snodo vitale non si tradurrà in un ritorno immediato alla normalità. Il blocco ha causato lo standby forzato di quasi 1.000 navi nel Golfo Persico, immobilizzando merci per oltre 23 miliardi di dollari e costringendo le flotte a circumnavigare l’Africa con ritardi fino a 20 giorni. Riassegnare le rotte marittime e normalizzare i costi di trasporto richiederà mesi, non giorni. L’impatto economico complessivo per il nostro Paese continua intanto a spaventare.
La strozzatura di un canale da cui transita più di un terzo del petrolio globale porterà la fattura energetica nazionale del 2026 alla cifra record di 57,7 miliardi di euro, ben 9 miliardi in più rispetto all’anno scorso. Le proiezioni del Centro Studi Confindustria (CSC) sono altrettanto allarmanti: la bolletta energetica della sola manifattura subisce un rincaro immediato di 7 miliardi di euro, mettendo a serio rischio la crescita del nostro PIL.
Questo scenario ci costringe a guardare in faccia le nostre debolezze sistemiche. Non possiamo più permetterci che le merci scaricate in banchina rimangano bloccate a causa di tariffe ferroviarie non competitive e di una cronica mancanza di raccordi infrastrutturali con le fabbriche.
L’intermodalità, così come lo sviluppo del trasporto fluviale laddove realizzabile, devono diventare assolute priorità industriali. Sulla continuità delle rotte e sulla sicurezza delle infrastrutture si gioca la nostra competitività rispetto ai concorrenti del Nord Europa e della sponda sud del Mediterraneo.
Ecco perché guardiamo con estrema attenzione alla riforma della portualità nazionale in discussione alla Camera, su cui Confindustria sta contribuendo con un proprio position paper: abbiamo bisogno di regole chiare, tempi certi e continuità negli investimenti del PNRR e delle reti TEN-T per collegare finalmente i porti ai distretti produttivi. Ancora una volta abbiamo toccato con mano, e sulla nostra pelle, quanto la stabilità geopolitica sia fragile.
Dobbiamo accelerare come Paese e farci trovare pronti per le prossime incognite. Le nostre imprese hanno il coraggio e la flessibilità per resistere, ma spetta alla politica industriale nazionale ed europea fornire le infrastrutture e la protezione strategica necessarie a non lasciare indietro, e soli, i nostri porti e i nostri distretti produttivi.