Franchi, Federmeccanica: «Dalla parte delle imprese e del lavoro»

franchi stefanoPer il direttore generale Stefano Franchi è necessario un profondo cambiamento nell’impianto contrattuale, altrimenti saranno molte le aziende a rischio tenuta e «se l’impresa muore, muore il lavoro»

Direttore, lei nel presentare la proposta di Federmeccanica ai Sindacati utilizza l’espressione rinnovamento contrattuale e non rinnovo. Perché?
Dobbiamo prendere atto che il contesto in cui operiamo è profondamente mutato. Viviamo uno scenario postbellico senza che ci sia stata una guerra. I dati economici parlano chiaro: tra il 2007 e il 2015 la produzione metalmeccanica è diminuita di circa il 28%, il 25% delle aziende hanno chiuso o ridotto la loro attività, si sono persi 268mila posti di lavoro. I prezzi industriali sono fermi da troppi anni. Per questo è necessario un profondo cambiamento, altrimenti molte imprese rischiano di essere messe fuori mercato, determinando così nuove perdite di posti di lavoro. Niente sarà più come prima e non basta “aggiornare” quello che c’era mantenendo lo stesso impianto con un rinnovo di tipo tradizionale. Dobbiamo portare a compimento un reale Rinnovamento. Ma siamo consapevoli che non ci sono alternative.

La proposta può essere sintetizzata in sei punti cruciali. Partiamo dal primo: un nuovo patto tra impresa e lavoro.
Il rinnovamento deve essere culturale prima ancora che contrattuale dentro un nuovo paradigma. Ognuno deve fare la propria parte, nessuno escluso, comprese le Parti Sociali. La centralità della persona e l’impresa come bene comune sono i capisaldi di una visione evoluta delle relazioni industriali. Crediamo nella partecipazione intesa come responsabilizzazione e condivisione di obiettivi, rischi e risultati. Per questo parliamo di un nuovo patto tra impresa e lavoro. Per accogliere le sfide del futuro in un delicatissimo momento di transizione. Noi vogliamo gestire e
accompagnare il cambiamento, non subirlo. Un cambiamento sostanziale nelle Relazioni Industriali. Il CCNL deve avere una funzione di garanzia e tutela con nuovi benefici per i lavoratori, allo stesso tempo vanno rilanciati gli investimenti e favorita la crescita dell’occupazione.

Lei ha più volte ribadito che il salario non è una variabile indipendente. Al riguardo cosa prevede la proposta di Federmeccanica?
É ormai chiaro che non è possibile incrementare i salari nelle aziende in cui non ci sono profitti. Da qui l’introduzione di un principio semplice che potrebbe apparire persino un’ovvietà: distribuire la ricchezza se è stata prodotta, dove è stata prodotta e dopo che è stata prodotta. Il nostro obiettivo è aumentare le retribuzioni ma non possiamo più sopportare incrementi di costi in maniera indiscriminata, bisogna semmai cercare insieme una soluzione efficace per consentire alle imprese di tornare a creare ricchezza. Gli incrementi retributivi devono quindi essere legati ai risultati. In questo modo si garantirebbe anche un reale incremento del potere d’acquisto alle nostre persone. Infatti i premi di risultato sono tassati al 10%, mentre gli incrementi contrattuali sono tassati mediamente al 38%. Nella nostra proposta abbiamo previsto che almeno 260 euro debbano essere destinati a retribuzione variabile. In questo modo assicuriamo una copertura al 100% dei dipendenti. Garantiremo anche al 100% dei lavoratori una retribuzione di garanzia sempre in linea con l’andamento del costo della vita. Saranno quindi aumentati solo i salari individuali inferiori ai minimi che saranno agganciati al costo della vita e aggiornati ex post ogni anno. Allo stesso tempo si può intervenire in maniera molto efficace sui “nuovi bisogni” delle persone: dal welfare alla formazione. Si tratta di passare da un concetto di costo a quello di investimento sulla persona. Per contenere i costi e assicurare comunque migliori condizioni per i collaboratori abbiamo proposto un CCNL che garantisce: 1) salari minimi adeguati all’inflazione 2) più welfare 3) più formazione 4) più salario reale nelle aziende dove si produce ricchezza.

Rispetto al welfare aziendale?
La nostra proposta, come detto, vuole difendere le imprese e tutelare il reale potere di acquisto delle persone utilizzando tutti quegli strumenti previsti dalla legislazione vigente che consentono di abbattere in maniera sostanziale il cuneo fiscale. L’importo di 260 euro da destinare a premi di risultato potrà alternativamente essere impiegato nel welfare aziendale che offre tante opportunità per soddisfare ogni tipo di bisogno delle persone. Anche in questo caso il beneficio per i lavoratori è massimo visto che questi riconoscimenti come i buoni spesa, i buoni benzina, le spese scolastiche e altri benefit non sono tassati.

A quello contrattuale?
Federmeccanica con il fondo MétaSalute offre una copertura sanitaria integrativa a totale carico dell’impresa ed estesa anche ai familiari che sul mercato avrebbe un prezzo di almeno 700 euro. Stiamo parlando della copertura gratuita di prestazioni largamente fruite nel quotidiano dalle famiglie. Per citare solo alcuni esempi: le cure e gli interventi dentali, le visite specialistiche, la Diagnostica e terapie di alta specializzazione; il Ricovero per interventi chirurgici, la Fisioterapia riabilitativa, i Servizi di ospedalizzazione domiciliare, il Rimborso dei ticket e la prevenzione. Si tratta di un importantissimo strumento a tutela della salute, il bene primario che comporterebbe anche un notevole risparmio per le famiglie. Infatti è notizia di questi ultimi giorni il drammatico dato riportato dalla ricerca del Censis secondo cui 11 milioni di italiani non si curano per difficoltà economiche. Ebbene la nostra proposta affronta in termini concreti un problema molto serio per le persone. Mentre per la previdenza complementare è previsto un ampliamento del contributo delle imprese, che passa dall’1.6% al 2% della retribuzione, riducendo allo stesso tempo il contributo minimo dei dipendenti che non dovrà più essere pari a quello dell’azienda ma potrà essere dell’1.2%. Vale a dire che si può ottenere il massimo del contributo aziendale anche con un contributo del dipendente più basso.

C’è spazio anche per la formazione?
La formazione è una dei capisaldi di questa riforma, che definirei “epocale” poiché riconosce a tutti i lavoratori un diritto soggettivo alla formazione per 24 ore nel triennio, con un contributo aziendale di 300 euro. Creare nuove competenze e nuove conoscenze è la garanzia più grande per i lavoratori e per la loro occupabilità nel tempo.

Rispetto alle politiche attive del lavoro?
L’idea è quella di operare sia a livello nazionale che territoriale per identificare i fabbisogni delle imprese e per verificare poi se questi si possono incrociare con i profili di coloro che hanno perso il lavoro. Dovrebbe essere previsto necessariamente un raccordo con i soggetti pubblici e privati impegnati nelle politiche attive, prevedendo anche momenti di riqualificazione professionale per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Per far conoscere in maniera capillare il nuovo modello lei si è impegnato personalmente in un road show di presentazione. Com’è il termometro della situazione, come stanno le imprese del comparto metalmeccanico?
Soffrono una situazione congiunturale ancora debole che stenta a sostenere una reale ripresa. Proprio per questo motivo la posizione di Federmeccanica appare del tutto congrua all’obiettivo di difendere le imprese. I nostri associati condividono pienamente la proposta di legare i salari alla produttività, poiché buona parte del peggioramento del CLUP (il costo del lavoro per unità produttiva) è proprio imputabile alla scarsa crescita della produttività necessaria a compensare l’incremento del costo del lavoro.

Indichi “la buona ragione” per cui le imprese e i lavoratori dovrebbero scegliere la strada indicata da Federmeccanica. Provi a convincere gli irremovibili. 

Credo che nessuno avrebbe da obiettare se dico che, ora o mai più, dobbiamo impegnarci tutti per difendere le imprese e il lavoro. L’impresa è un valore sociale nel momento in cui crea occupazione e genera ricchezza da distribuire. Se l’impresa muore, muore il lavoro. Allo stesso tempo riteniamo si debba investire sulle persone, sul loro futuro. Le risorse umane sono determinanti per la crescita del Sistema e quello da noi proposto va proprio in questa direzione.

Come crede si chiuderà la partita del rinnovo contrattuale del settore metalmeccanico? Interverrà il governo?
Sono fiducioso che tutte le parti arriveranno a comprendere, prima o dopo, la reale portata delle nostre proposte e le ricadute positive per le persone e le imprese. Ci siamo resi disponibili a ricercare soluzioni condivise per introdurre il nuovo schema in maniera graduale, entro il triennio di vigenza del contratto e non a partire dal 1 gennaio 2017 come originariamente previsto. Abbiamo ritenuto che la definizione di forme condivise di gradualità avrebbe potuto rappresentare un modo ragionevole per gestire la fase di transizione e realizzare in maniera efficace il cambiamento. Certo, il conflitto non aiuta ma noi andiamo avanti Deve essere responsabilità nostra, delle parti sociali, portare a compimento questo importante progetto riformatore. Il governo ha introdotto strumenti importanti per stimolare il collegamento tra salari e produttività e l’investimento in welfare. Altri aspetti devono essere coperti come la decontribuzione dei premi di risultato ad esempio. Starà alle parti utilizzare al meglio queste leve utili per dare risposte alle imprese e le persone. Noi nel pieno rispetto dei ruoli, siamo pronti a fare la nostra parte.

LA PROPOSTA DI FEDERMECCANICA IN SEI PUNTI

 

# difendere l’impresa & il lavoro
Nel nostro settore sono stati persi quasi 300 mila posti di lavoro, il 25% delle nostre Aziende ha chiuso o ha ridotto le attività. I prezzi dei prodotti industriali sono fermi da 10 anni. Molte imprese attraversano ancora situazioni di grande difficoltà e tanti lavoratori sono in Cassa Integrazione. Non è possibile aumentare i costi, anche del lavoro, in maniera indiscriminata, senza mettere a rischio altra occupazione e la sopravvivenza di tante imprese.

# nuova retribuzione detassata
Salario mai inferiore al “minimo di garanzia”, agganciato al reale costo della vita e aggiornato ogni anno. Aumento degli stipendi legato alla produttività attraverso il collegamento delle retribuzioni ai risultati dell’azienda. Importo minimo pari a 260 euro annui da destinare a retribuzione varabile. Sostituire incrementi del salario lordo contattuale, tassati mediamente al 38%, con premi di risultato tassati al 10% per garantire un salario netto reale più alto mantenendo la piena contribuzione ai fini pensionistici.

# il welfare alza il salario
Come alternativa ai premi di risultato l’importo minimo di 260 euro potrà essere destinato al welfare aziendale, come ad esempio i buoni spesa, i buoni benzina, le spese scolastiche e per l’educazione, quelle ricreative e tanti altri benefits. Queste erogazioni non sono tassate. La distribuzione della ricchezza attraverso il welfare aziendale consente di aumentare realmente il potere di acquisto delle persone.

# pensare al futuro
Assistenza Sanitaria con il Fondo mètaSalute a totale carico del datore di lavoro. Copertura assicurativa estesa ai familiari che sul mercato costerebbe più di 700 euro, senza limitazioni all’ingresso per età anagrafica o patologie pregresse. Copertura anche dei lavoratori in Cassa Integrazione e in mobilità. Pensione integrativa più elevata con l’aumento del contributo dei datori di lavoro per il fondo Cometa che passa dall’1.6% al 2%.

# formazione per tutti
Garantire a tutti i lavoratori metalmeccanici un “Diritto Soggettivo” alla formazione pari a 24 ore in tre anni, con un contributo aziendale di 300 euro. Più garanzie e più tutele. Creando nuove competenze, nuove conoscenze che possano consentire la crescita professionale dei lavoratori e favorire la loro occupabilità nel tempo. 

# fare insieme
Nuova cultura del lavoro basata sulla responsabilizzazione e condivisione degli obiettivi e dei risultati. Lavorare uniti per affermare l’importanza della sicurezza sul lavoro ed in particolare della prevenzione. Politiche attive per aiutare chi ha perso un lavoro a ritrovare un’occupazione attraverso la riqualificazione e cercando opportunità in altre aziende.