Rosario Caputo, amministratore unico IBG SpA: «Sugar tax e plastic tax colpiscono un intero territorio»

È un grido di allarme quello di Rosario Caputo, amministratore unico della I.B.G. SpA, attiva a Caserta e iscritta a Confindustria Salerno con il suo stabilimento di Buccino dove produce e imbottiglia Pepsi Cola

 


A tenere in apprensione l’imprenditore, meritevole tra l’altro di aver rivitalizzato – con importanti investimenti e incrementi occupazionali – il “Chinotto Neri”, una delle prime e più celebri bevande analcoliche italiane nata negli anni ’50, sono i nuovi balzelli che prevedono il ricarico sulle bibite zuccherate e la tassa per quelle aziende che utilizzano contenitori dannosi per l’ambiente: «Gli incrementi dei costi con l’introduzione della sugar tax e della plastic tax rischiano di creare scenari di grave incertezza e difficoltà – afferma Rosario Caputo – soprattutto nelle piccole realtà tipiche della tradizione italiana. Dieci cent/litro sui nostri prodotti significa un aggravio del 10%, in un momento di stagnazione economica su un segmento delle bibite zuccherate già in difficoltà. La tassa sulla plastica comporterà inoltre altri pesanti aumenti nei costi di approvvigionamento; anziché aiutare realtà ed eccellenze del made in Italy si rischia di mortificare chi fa impresa e depauperare il valor economico e sociale sul territorio».

Una levata di scudi che vede la IBG insieme ad ASSOBIBE, l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende che producono e vendono bevande analcoliche in Italia e che su più fronti sta manifestando la ferma contrarietà all’eventualità di inserire in manovra tasse in grado di affossare un settore. È infatti incomprensibile il motivo per cui il Governo abbia deciso di focalizzarsi solo su un settore, colpendolo con due tassazioni molto pesanti.

Se da una parte il Paese ha bisogno di facilitare la crescita – e queste misure vanno in una direzione opposta – dall’altra è incomprensibile parlare di sugar tax quando si escludono tutti i prodotti contenenti zucchero, applicandola solo alle bevande zuccherate. Politiche fiscali discriminatorie rischiano di causare una contrazione delle attività produttive, dell’occupazione, del PIL: ciò significa minori entrate per lo Stato, oltre a un allontanamento degli investimenti dal Paese. Si tratta di una misura economicamente dannosa per un settore – fatto di piccole e grandi aziende, che genera valore e occupazione anche a livello locale – e contestualmente inefficace dal punto di vista della salute pubblica.

Le tasse sui soft drink zuccherati introdotte in Cile, Francia e Messico hanno tagliato di 1, 3 e 7 calorie al giorno l’apporto calorico complessivo dei cittadini (mediamente di 2.500/3000 calorie), effetti che si sono rivelati ininfluenti sui tassi di obesità che hanno continuato a salire.

Il Ministero della Salute ha chiarito in questi anni che dove sono state introdotte tasse non si è «riscontrato nessun effetto diretto delle politiche di tassazione sulla prevalenza di obesità infantile” e che l’approccio fiscale è privo di componenti educative verso sane abitudini alimentari».

«Più precisamente – afferma David Dabiankov Lorini, direttore generale di ASSOBIBE – si tratta di una misura dannosa che mette a repentaglio valore e occupazione a livello locale. È inoltre inefficace per la salute pubblica, considerando che nei Paesi dove è stata introdotta l’obesità ha continuato a crescere. Non si tratta di una tassa con effetti lievi, ma una penalizzazione di molto superiore all’aumento dell’IVA (dal 22 al 25.2%) che è sembrato assodato fosse una misura da evitare stante gli effetti depressivi».

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