Retrofitting e open source: l’occasione per un’innovazione tagliata per le MPMI

Il retrofitting IOT consente di mettere il cervello alle macchine già presenti, evitando esosi acquisti. Il progetto PIDMed della CCIAA è a disposizione di tutte le imprese salernitane per offrire i proprio servizi a vantaggio della digitalizzazione a partire dal grado di maturità digitale di ognuna, per definire risorse e strumenti adeguati alle specifiche esigenze 

 

 

Dall’introduzione dell’aratro alla prima rivoluzione industriale fino alle tecnologie 4.0, la storia ci insegna che ogni strumento, macchinario o tecnologia che introduciamo nel nostro processo produttivo, genera cambiamenti nella nostra organizzazione del lavoro. Spesso decidiamo di introdurre un nuovo macchinario, un nuovo strumento o un nuovo dispositivo proprio perché abbiamo bisogno di questo: di un modo diverso di lavorare e di produrre, per esempio per ridurre la fatica umana, oppure per aumentare la precisione del lavoro, o ancora per accelerare la produzione, o per limitare i rischi che le persone corrono. Oltre ai cambiamenti voluti, però, ce ne sono altri che non sono direttamente desiderati e che vanno conosciuti e tenuti in considerazione sia per ridurre gli impatti negativi, sia per generare ulteriori vantaggi come conseguenza del cambiamento scelto e dei nuovi strumenti adottati.

Questa riflessione riguarda tutta l’azienda: l’amministrazione, il reparto produttivo così come il magazzino e la gestione clienti. Facciamo un esempio: l’introduzione della fatturazione elettronica ha di certo grandi vantaggi in termini di riduzione dei tempi e di precisione delle informazioni che vengono scambiate favorendo, di conseguenza, la gestione e il controllo. Tuttavia apre ad una serie di ulteriori cambiamenti necessari da governare, che sono anche dei costi (dall’adattamento delle competenze degli impiegati, fino alla scelta e all’acquisto di sistemi gestionali con la relativa complessità nella scelta di un fornitore).

Visti gli investimenti è utile osservare i cambiamenti e le opportunità che questo nuovo sistema di fatturazione introduce: essendo la fattura non più solo un documento ma un insieme di dati e informazioni, infatti, è possibile collegare il data base delle fatture ad altre parti dell’impresa, come per esempio il sistema delle forniture e il magazzino oppure con il customer care (per esempio automatizzando le notifiche ai clienti sui tempi di scadenza). La transizione digitale per le MPMI favorisce questo processo di relazione tra macchinari, dispositivi, strumenti e sistemi che l’impresa già utilizza, con l’aggiunta di tutte le opzioni ulteriori che consentono le cosiddette tecnologie 4.0. In questi anni di esperienza con il progetto PIDMed portato avanti dalla Camera di Commercio di Salerno, lavorando con MPMI spesso di matrice artigianale, ci siamo resi conto che ci sono due difficoltà che le imprese incontrano di fronte alla loro possibile trasformazione digitale: la prima è relativa alla scarsa conoscenza del potenziale applicativo delle tecnologie 4.0; la seconda – che è conseguenza della prima – è legata alla difficoltà di immaginare l’utilità trasformativa di queste tecnologie (che sembra ottima per la grande impresa manifatturiera e meno adeguata a piccole realtà di altra matrice). Per immaginare un territorio che evolva insieme verso un percorso di transizione digitale vale la pena prendersi cura anche di queste imprese. Per questo una delle soluzioni che spesso proponiamo è quella di aggiornare i macchinari e gli strumenti già in uso presso le imprese attraverso il retrofitting IOT, utilizzando tecnologie open source. Questo intervento consente di mettere il cervello alle macchine già presenti, evitando esosi acquisti: un’azienda con circa 5.000 euro di investimento, può rendere 4.0 le proprie attrezzature senza ricomprarle evitando di spendere senza consapevolezza e, soprattutto, senza le competenze necessarie migliaia e migliaia di euro.

Il vantaggio delle tecnologie che appartengono al mondo dell’open source è duplice: utilizzare strumenti che hanno un costo più contenuto di quelli commerciali e poter intervenire in modo sartoriale, con un intervento che è praticamente come un vestito fatto sulle esigenze specifiche e particolare di ogni impresa.

Le necessità di tante MPMI, infatti, non trovano immediata risposta nei prodotti in commercio, sicuramente validi ma settati su aziende di dimensioni spesso superiori a quelle delle MPMI del nostro territorio. Attraverso il retrofitting anche i macchinari più datati si possono avvicinare al funzionamento di sistemi più moderni, fornendo dati sul loro funzionamento in maniera molto simile alle macchine di ultima generazione.

Questi sistemi consentono di recuperare informazioni dalle macchine, nel corso del loro utilizzo, offrendo indicazioni utili a prendere decisioni e/o a tenere sotto controllo parti dei processi produttivi. Per esempio è possibile avere indicazioni sui tempi giusti per la manutenzione grazie a informazioni relative ad assorbimenti anomali di corrente che possono essere indice di qualche malfunzionamento di natura elettrica; oppure vibrazioni o rumori eccessivi; o ancora rilevando se ci sono anomalie nelle temperature; ecc.. Oltre ai dati della manutenzione per il singolo macchinario, il retrofitting può essere utilizzato per collegare l’intero impianto produttivo per esempio automatizzando la logistica. Attraverso esso, quindi, si può creare la possibilità di una nuova relazione tra gli strumenti, intervenendo su una macchina vecchia, che continua a fare il suo mestiere e che lavora perfettamente ma che può rapportarsi, per esempio, al gestionale dell’azienda indicando quanto ha prodotto, come ha lavorato, come è stata utilizzata, magari anche chi l’ha utilizzata per tracciare la vita della macchina. Questo può riguardare anche un trattore e non solo macchinari utilizzati nel settore manifatturiero e può consentire di rilevare anche altre informazioni per esempio dal terreno e valutare la necessità di input (acqua, fertilizzanti, ecc.). Ci sono diversi prodotti commerciali che consentono di ammodernare i macchinari così come stiamo dicendo, tuttavia la scelta dell’open source consente di ridurre i costi e di avere maggiore garanzia di customizzazione cioè di poter personalizzare le soluzioni da studiare e mettere a sistema. Questo rappresenta un primo passo almeno per prendere consapevolezza della differenza tra digitalizzazione e trasformazione digitale, per cominciare a fare pratica e soprattutto per cambiare mentalità orientandosi verso la possibilità di prendere decisioni anche grazie ai dati.

Con il progetto PIDMed abbiamo seguito diverse aziende del territorio verso questo approccio (ahimè tutte hanno preferito non essere citate) e quasi tutte hanno vissuto questa pratica come un primo passo per fare autoformazione, per capire la reale necessità e vivere i benefici di passare a macchine “pensanti”, prima di fare investimenti più importanti e solidi. Su questo fronte, il progetto PIDMed della Camera di Commercio è a disposizione di tutte le imprese della provincia di Salerno per offrire i propri servizi a vantaggio della digitalizzazione di tutte le imprese.

Il primo passo è quello di capire insieme il grado di maturità digitale (è possibile anche compilare gratuitamente il SELFIE4.0 al link www.pidmed.eu/selfi40) per definire quali risorse e quali strumenti possano essere adeguati alle specifiche esigenze, ricordando che PIDMed è forte del sistema di soluzioni sviluppate dai Centri di Ricerca dell’Università Federico II e di collaborazioni importanti come quella con Officine Arduino Innesto che ha sviluppato un’importante esperienza nel retrofitting.

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