Nutrigenomica e obesità: il futuro della dietetica

giuseppe fatatiOggi sappiamo che le conseguenze del nostro stile alimentare dipendono dal profilo genetico, specifico di ogni individuo, ma anche l’avverarsi del destino trascritto nei geni può essere, a sua volta, rallentato o anticipato dallo stile alimentare

 

Eugenio Del Toma, non molto tempo fa, ha avuto modo di affermare che l’intuizione che il modo di alimentarsi svolgesse un ruolo essenziale sullo stato di salute faceva già parte della medicina ippocratica ma si è tramutata in certezza e corollario statistico soltanto dopo i grandi studi epidemiologici del secolo scorso. Tuttavia, è soprattutto con l’avvento delle moderne tecnologie e in particolare con lo studio delle funzioni del DNA e il sequenziamento del genoma umano che le antiche dottrine hanno trovato conferme.

 

Con l’avvento della biologia molecolare è stato possibile approfondire l’influenza diretta dei nutrienti sull’espressione genica e, già nel 1999, Dean Della Penna ha gettato le basi della genomica nutrizionale coniando, per primo, il termine nutrigenomica cui hanno fatto seguito altri neologismi omici, forse poco accattivanti ma appropriati come proteomica, trascrittomica, metabolomica. Da allora i progressi sono stati notevoli, non meno stupefacenti di quelli dell’elettronica e dei computer.

 

La nutrigenomica è una scienza che studia come il cibo sia in grado di intervenire sul DNA: è deputata a studiare le interazioni fra geni specifici e nutrienti. Con il termine nutrigenetica, invece, si intende l’individuazione di eventuali variazioni genetiche che si traducono in una risposta anomala dell’organismo rispetto all’introduzione di particolari alimenti. La nutrigenomica, in pratica, descrive le modificazioni nell’espressione genica che vi possono essere in seguito a un intervento nutrizionale specifico e mirato. Quando nel 2000 si è imposta come nuovo campo di ricerca, gli scienziati hanno ritenuto che avrebbe un giorno determinato grandi cambiamenti nella produzione, nella trasformazione e nel consumo degli alimenti. Questa scienza ha la potenzialità di portare all’elaborazione di diete personalizzate specifiche per il corredo genetico dei singoli soggetti. In questo senso, la disciplina si dimostra promettente e ci si aspetta che migliori le condizioni di salute e prevenga malattie quali il diabete, l’obesità, le patologie cardiovascolari e il cancro.

Troppo a lungo i principi alimentari sono stati studiati solo come fonti energetiche o cofattori del metabolismo cellulare e soltanto dopo l’ingresso della biologia molecolare nei laboratori si è potuta individuare, almeno in parte, l’influenza diretta dei nutrienti sull’espressione genica. Al contempo, la nutrigenomica solleva molte questioni etiche riguardanti gli aspetti di riservatezza connessi con diete e alimenti personalizzati, con la sperimentazione genetica e con i costi potenzialmente elevati dei nuovi alimenti funzionali. Per rispondere a queste preoccupazioni etiche, la NuGO, una rete di eccellenza europea finanziata a titolo del Sesto programma quadro per la ricerca, ha elaborato una relazione che riporta 19 linee guida in materia di bioetica. Gli orientamenti in questione riguardano aspetti quali il consenso informato, le informazioni relative al genotipo (tra cui i criteri di divulgazione dei risultati), le biobanche, nonché l’utilizzo e lo scambio di campioni e di dati. Le linee guida si fondano su principi oggetto di intesa generale all’interno dell’Unione europea e si conformano alle norme giuridiche stabilite in diverse direttive comunitarie.

 

Oggi sappiamo che le conseguenze del nostro stile alimentare dipendono dal profilo genetico, specifico di ogni individuo, ma anche l’avverarsi del destino trascritto nei geni può essere, a sua volta, rallentato o anticipato dallo stile alimentare. Esistono predisposizioni razziali, etniche e familiari, nella interazione a determinati nutrienti e ciò spiega perché le risposte cliniche, ad esempio ai fitoestrogeni o alla soia, siano notevolmente diverse nelle donne indiane rispetto alle donne europee. La nutrigenomica con lo studio dei polimorfismi (piccole ma effettive differenze nella sequenza aminoacidica dei geni) fornisce delle spiegazioni plausibili sulla efficacia clinica di diversi prodotti.

 

La Scienza della Nutrizione ha lo scopo di capire il ruolo dei nutrienti e di altri componenti della dieta nello stato di salute o malattia dell’uomo lungo tutto il ciclo della vita cercando la caratterizzazione dei nutrienti, la biochimica e fisiologia del loro metabolismo, la tipologia delle vie di segnale e del loro ruolo nell’omeostasi. In questo percorso le nuove acquisizioni scientifiche e lo studio degli errori del metabolismo presenti fin dalla nascita possono portare ad una migliore comprensione dei meccanismi di interazione gene-nutriente.