L’arte come relazione per generare esperienze condivise. È questa la poetica dell’artista partenopeo, residente a Berlino, maestro della fusione tra corpo e tecnologia
Proseguendo il nostro viaggio alla ricerca di tracce di permanenza dell’attitudine fluxista nell’arte contemporanea e post- digitale, incontriamo un artista internazionale che sfida ogni categorizzazione e si pone in una dimensione intermediale, performativa e vitale dell’opera, oltrepassando il confine tra arte e scienza, tra poetiche del corpo, arte generativa e Intelligenza Artificiale (IA).
Nato a Napoli nel 1984, Marco Donnarumma vive a Berlino dal 2015. Ha conseguito un dottorato in Arti performative, computing e teoria del corpo presso il Goldsmiths College e continua la sua attività di ricerca presso l’Intelligent Instruments Lab di Reykjavik. È co-fondatore, insieme alla bioartista Margherita Pevere e al media artist Andrea Familari, del gruppo performativo Fronte Vacuo, ma anche compositore, produttore e musicista con Dadub e Leiche. È stato riconosciuto dalla rivista austriaca Der Standard come pioniere delle arti performative con tecnologie avanzate. Le sue opere sono state presentate in 36 paesi, in festival e biennali prestigiose, come Ars Electronica, Wiener Festwochen e CTM Festival. Nei primi anni 2000, realizza composizioni sonore, installazioni audio web-based e concerti partecipativi. Nel 2007 si avvicina alla performance, collaborando con la compagnia butoh (una forma d’arte performativa giapponese) I-Dejas. Nel 2010, sviluppa il suo progetto avveniristico XTH Sense, un biosensore indossabile, che permette di campionare i suoni interni del corpo e di trasformarli in musica biofisica.
Il corpo come strumento, la carne come partitura sono elementi distintivi della sua opera. La serie Body (2010-2014) comprende opere che creano esperienze sincretiche di suono e movimento, evidenziando il legame tra tecnologie, rituali e politiche del corpo. I brani solisti Music for Flesh II (2011), Hypo Chrysos (2012) e Ominous (2012) sono eseguiti da Donnarumma, mentre le installazioni performative Nigredo (2013) e 0-Infinity (2015) vedono come protagonisti i partecipanti, individualmente o in piccoli gruppi.
7 Configurations (2014-2019) è un ciclo di tre performance e due installazioni, tappa fondamentale per la ricerca artistica sull’innesto corpo-macchina attraverso il suono, il movimento e le protesi dotate di IA. Il ciclo inizia con Corpus Nil (2014-2016), in cui compare il corpo dell’artista che, attraverso movimenti coreografici, muta lentamente in varie figure; nel frattempo, un software di IA risponde alla sua attività muscolare e genera suoni e luci. Amygdala (2017-2018) è un’inquietante protesi dotata di IA, il cui unico scopo è apprendere un rituale di purificazione, lo skin-cutting; a tal fine, si allena senza sosta a tagliare la propria pelle. Eingeweide (2018), con Margherita Pevere, è la messa in scena di un rituale di coalescenza: 2 corpi umani si fondono violentemente con protesi, organi extracorporei, reliquie provenienti da server farm (conglomerati di server) e resti animali. In Alia Zu tai (2018), con Nunu Kong, 3 performer si cimentano in una crudele coreografia per impossessarsi di 2 spine dorsali robotiche, in un vortice di violenza, in cui la tecnologia sembra governare l’umano. In Calyx (2019), sono esposti come reliquie pezzi di pelle con cicatrici e tagli; sono i resti della performance Amygdala. The AI prostheses (2020) è una riflessione critica sui conflitti che circondano il corpo umano nell’era dell’IA; in mostra un set di protesi AI robotiche, progettate e costruite dall’artista. Per Donnarumma, il concetto di cyborg (da cybernetic organism, organismo cibernetico) e l’idea stessa di protesi sono la prova inconfutabile di quanto il corpo sia aperto a modifiche drastiche, all’interazione con altri corpi biologici e non biologici; in contrapposizione al principio secondo cui il corpo umano è un organismo self enclosed e indipendente, superiore a quello di tutti gli altri esseri viventi. Il corpo umano esiste solo nella relazione con l’altro, nell’interdipendenza. Qui si innesta la riflessione della filosofa statunitense Donna Haraway, che, nel suo celebre Manifesto Cyborg, descrive il cyborg come figura liminale, che annulla i confini tradizionali tra umano, animale, ambiente e macchina. L’arte di Donnarumma incarna, altresì, la prospettiva deweyana di arte come relazione; in quest’ottica i corpi, le protesi, i biosensori e persino l’IA, diventano strumenti di una rete relazionale che genera esperienze condivise.
Di straordinario interesse è Ex Silens, del 2024. Fa parte di I Am Your Body (2022-presente), un progetto che indaga come il potere normativo venga imposto attraverso la mediazione tecnologica dei sensi. Comprende una serie di opere, tra cui il cortometraggio ibrido Niranthea (2023) e Lestes MK1 (2025). Il progetto artistico nasce da una ricerca sul concetto di embodied knowledge, condotta in Germania e durata 5 mesi, con un gruppo di persone sorde – tra cui l’artista stesso, divenuto sordo in età adulta. Ex Silens è un processo di riconfigurazione sensoriale, un’esperienza di grande intensità per il pubblico, immerso in un sensorium radicalmente alternativo. Gli spettatori assistono all’incontro tra una creatura ultraterrena e un totem postumano, che entrano in simbiosi. Prende vita una composizione audiovisiva, che attraverso suoni immersivi, luci interattive e onde sismiche conduce chi partecipa alla trance. Una coreografia di tocchi, carezze e interazioni improvvisate unisce intimamente pubblico e performer. È un’esperienza rivolta a un pubblico di sordi e udenti, nella quale ogni individuo può partecipare in base alle proprie configurazioni sensoriali. Impianti cocleari basati su IA, trasformati in organi sonori con capacità proprie, rispondono al movimento della creatura ibrida. Lungi dall’essere usati nella loro tradizionale funzione di apparecchi ad uso individuale, diventano mezzi per condividere un’esperienza nuova. Si tratta di un reframing dell’idea di protesi, non più “normalizzanti” – secondo un’idea di normalità illusoria – ma modulabili e collettive. Esse permettono il passaggio di percezioni tra corpi diversi, mettendoli in connessione tra loro. Il principio alla base di questo visionario progetto è quello di combattere la paura del diverso avvicinandosi all’esperienza percettiva dell’altro. Una riflessione critica e insieme profondamente poetica su una società che rifiuta tutto ciò che è diverso da quel che è considerato “normale”, ma, come scriveva Alda Merini, «la normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia».