Variare i sapori e non esagerare con le porzioni: il manifesto dell’Ospedale Bambino Gesù promuove la frutta fresca e le alternative salate, sdoganando i dolci solo se consumati con moderazione
L’obesità è una condizione multifattoriale derivante da complesse interazioni tra fattori genetici e ambientali: non va sottovalutato il fatto che i fattori socioeconomici influenzano in modo critico l’interazione geni-ambiente che determina il sovrappeso. Nonostante ciò spesso si addossano tutte le colpe dell’obesità infantile al consumo di merendine. Precedentemente abbiamo affermato che a pesare più delle merendine sono soprattutto lo stile di vita, la mancanza di movimento e le scorrette abitudini a tavola. Cercherò di analizzare due affermazioni ricorrenti: «le merendine sono in grado di alterare il gusto per questo sono tanto consumate» e «quelle della nonna erano senza dubbio più salutari».
Abitualmente si dice che il gusto dipende dalla percezione sinergica di cinque sapori fondamentali: dolce, acido, salato, amaro e umami cui possiamo aggiungere un sesto e un settimo fondamentali, associati al fritto e al grasso. Ma non basta.
I nostri comportamenti alimentari sono legati al complesso rapporto tra mente e cervello che non sono la stessa cosa ma due livelli diversi della realtà fenomenica, reciprocamente interdipendenti che formano l’autoorganizzazione che caratterizza la nostra vita. Quindi abbiamo un ulteriore gusto che è il senso del sé. Nell’uomo il sé, soggetto della conoscenza, affiora per gradi: dapprima si organizza il proto sé con i suoi sentimenti primordiali, poi il sé nucleare, guidato dall’azione e poi il sé autobiografico. Il sé autobiografico può essere definito un insieme di ricordi personali memorizzati ossia una autobiografia resa cosciente. Questa autobiografia è legata anche ai comportamenti in famiglia; il consumo di merendine o snack di vario tipo è legato alla scomparsa di abitudini virtuose come quella di fare una buona prima colazione. Sappiamo bene che il primo pasto della giornata è associato a miglior esiti della salute ma è anche quello più trascurato e spesso limitato all’assunzione di una sola bevanda. Tutto questo richiede poi una integrazione successiva, soprattutto per i più giovani, e la merendina è il mezzo più rapido e comodo, da inserire nello zainetto. Un consumo legato prevalentemente dunque alle consuetudini familiari.
E veniamo alla seconda affermazione conseguente alla prassi consolidata di immaginare il passato in modo romantico. Nell’Italia centrale la merenda della nonna aveva come cardine il ciambellone che, in quanto a calorie, si fa rispettare: una fetta media (circa 80-90g) ne apporta circa 310-350. Anche le pizzole della nonna, semplici dischi di acqua e farina fritti, gustate calde con sale o zucchero non sono poi così innocue anche perché la nonna aggiungeva un po’ di strutto e come dice Tardetti, poeta dialettale perugino, friggea de brutto!
Per concludere una merenda corretta deve essere moderata, varia e saziante, coprendo circa il 5-10% del fabbisogno energetico giornaliero senza appesantire. Il manifesto per la merenda perfetta per bambini e adolescenti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ci ricorda di non ripeterla uguale giorno dopo giorno.
Il manifesto, poi, assolve l’uso moderato di merendine e dolci fatti in casa ma sottolinea che è bene abituare bambini e ragazzi a sapori diversi: una fetta di pane con olio e pomodoro o con il prosciutto o il formaggio rappresentano una buona alternativa alla merenda dolce. La merenda è uno spuntino che non ci deve appesantire, per questo è vietato esagerare e la frutta fresca rappresenta sempre la prima scelta.