Legge di Bilancio 2017, l’ultimo ambizioso disegno del governo Renzi

leonardiIl consigliere economico di Palazzo Chigi Marco Leonardi commenta le misure principali per rilanciare investimenti e produttività del lavoro, del capitale e della tecnologia nel nostro Paese

Professore, partiamo dalla legge di Bilancio di quest’anno. Quali sono le novità per imprese e startup?
L’intento principale contenuto nella norma che vale circa 27 miliardi è di spingere in modo convinto sugli investimenti delle imprese attraverso specifici interventi: ammortamento, superammortamento, proroga della Nuova Sabatini e degli incentivi alla ricerca e sviluppo e Industry 4.0. Partiamo dall’ultimo. Il piano Industry 4.0 prevede sgravi per le aziende che investono in macchinari – incentivi destinati quindi a elevare la produttività tecnologica – che, prorogando fino al 31 dicembre 2017 il superammortamento del 140%, consentono a imprese e professionisti che acquistano o prendono in leasing macchinari nuovi di dedurre dal reddito il 140% del prezzo di acquisto in 10 dieci anni. La legge introduce inoltre, sempre per il 2017, un’altra tipologia di sostegno agli investimenti, relativi soprattutto al digitale. Per questi è, infatti, previsto l’iperammortamento del 250% dei costi. Abbiamo esteso fino al 31 dicembre 2020 il periodo in cui possono essere effettuati gli investimenti ammessi al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, con elevazione al 50% della misura dell’agevolazione e innalzamento da 5 a 20 milioni di euro dell’importo massimo annuale riconosciuto a ciascun beneficiario. In ultimo, la Legge interviene sulla tassazione con la riduzione fiscale dell’Ires al 24% e dell’Iri sempre al 24% sugli utili investiti per le società di persone e piccoli imprenditori.

Sui premi di produttività delle imprese, invece, cosa è cambiato?
La legge di Bilancio, che riguarda anche la produttività del lavoro, con le modifiche previste consente che a beneficiare dei premi produttività siano anche quanti guadagnano 80mila euro annui – con un premio di 4.000 euro ciascuno. La possibilità poi di convertire il premio in welfare viene arricchita di due opportunità: investire in sanità o previdenza complementare, tenuto conto che i contributi destinati al welfare non intaccano i limiti di detraibilità e non vengono tassati al momento della fruizione della prestazione pensionistica. Si allarga anche la possibilità di mutare il premio in forma di azionariato diffuso.

L’esonero contributivo resta anche per il prossimo anno per le aziende del Sud ma con delle differenze rispetto all’attuale decontribuzione generalizzata: questa agevolazione sarà infatti applicabile nei limiti delle risorse disponibili previo autorizzazione dell’Inps. Nei fatti chi sarà agevolabile?
Se da un lato termina la decontribuzione di tutti i contratti a tempo indeterminato, utilizzando i Fondi europei il governo ha deciso di prolungare questa misura al Sud. La decontribuzione sarà totale fino a 8.060 euro per 12 mesi per gli imprenditori delle regioni meridionali che, nel 2017, assumeranno a tempo indeterminato o in apprendistato giovani tra i 15 e i 24 anni, e disoccupati con più di 24 anni privi di impiego da almeno sei mesi. Tale provvedimento differisce dal precedente esteso su scala nazionale perché in questo caso l’Inps, per autorizzarlo, deve controllare che non sia esaurito il plafond disponibile pari a 530 milioni di euro. Tenuto conto del trend di assunzioni al Mezzogiorno direi, purtroppo, che non così rapidamente le risorse finiranno.

A breve l’indennità di mobilità e la Cig in deroga non verranno più concesse alle imprese. Siamo pronti con le politiche attive?
Innanzitutto le parti sociali stanno discutendo sul come rendere maggiormente efficienti i fondi interprofessionali rivolti all’adeguamento delle competenze e alla riqualificazione esclusivamente dei lavoratori a rischio di perdita del posto di lavoro. Queste devono funzionare e bene prima che il lavoratore venga licenziato. Per quanto attiene, invece, alle politiche attive che partono dopo il licenziamento, l’Anpal ha stabilito che, al quarto mese di Naspi, il lavoratore abbia diritto all’assegno di ricollocazione.

Come funzionerà?
Con 30mila assegni su tutto il territorio nazionale parte nel 2017 la sperimentazione, per un finanziamento complessivo di 200 milioni di euro. Dicevamo che dopo il quarto mese della Naspi il lavoratore matura il diritto di chiedere l’assegno di ricollocazione che verrà rilasciato dal centro per l’impiego previo profilazione del lavoratore, in virtù della quale viene stimato quanto è facilmente ricollocabile quella persona. Questo assegno, successivamente, viene speso presso un operatore privato o pubblico, che a sua volta viene pagato solo a risultato ottenuto e dopo 6 mesi che la persona ha trovato lavoro a tempo determinato o indeterminato, ovviamente con diversi importi. Al Sud, invece, l’assegno è rimborsato all’intermediario solo dopo tre mesi per ragioni dovute al diverso indice di occupazione delle due differenti aree geografiche del Paese.

Cosa prevede e che risultati vi attendete dalla sperimentazione del Sistema duale?
Su questo punto va detto che ci siamo molto spesi. Innanzitutto abbiamo facilitato l’assunzione in azienda di tutti quei giovani che, svolto un periodo di alternanza, stage o apprendistato, decidessero di rimanervi. Per l’azienda questo tipo di assunzione comporta l’esonero dei contributi per i primi tre anni di lavoro. Abbiamo, poi, rinnovato con 27 milioni i fondi per l’apprendistato duale nell’istruzione professionale che hanno dato ottimi risultati. Terzo, puntiamo molto sul rafforzamento degli istituti tecnici e su quello della formazione professionalizzante. La norma che agevola le assunzioni dei giovani è particolarmente utile in coincidenza di quella dell’anticipo pensionistico. Con questo incentivo a inserire giovani risorse, il ricambio generazionale è di certo facilitato.

L’esito del referendum dello scorso 4 dicembre ha inciso sulla tenuta del governo. E ora cosa accade?
Vede, da più parti hanno accusato il governo Renzi di aver costruito una legge con delle mancanze. La realtà è invece un’altra. Il nostro esecutivo aveva un disegno ben preciso su come avviare il ricambio generazionale in fabbrica, su come incentivare la produttività del lavoro, del capitale e della tecnologia e su come costruire percorsi giusti di formazione per i giovani cui vengono richieste nuove competenze perché possano trovare prima lavoro. Ora senz’altro occorre una pausa di riflessione, ma mi auguro che un disegno così ambizioso e complesso riceva presto una nuova spinta propulsiva politica e non solo tecnica, portando a compimento molti decreti attuativi. Staremo a vedere cosa succede.

 

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