Zucchero, sovrappeso, obesità e diabete

giuseppe fatatiNessun alimento va demonizzato, né da solo è responsabile di un peso sovrabbondante. L’eccesso calorico è la vera causa

 

L’obesità è ormai una patologia epidemica rispetto alla quale gli interventi di prevenzione si sono dimostrati inefficaci.
Gli esperti concordano sul fatto che è una condizione complessa che deriva dall’interazione di fattori genetici, psicologici e ambientali. La genetica e la debolezza psicologica non possono spiegare, da sole, l’aumento dell’incidenza osservato negli ultimi anni; per poterla gestire in modo adeguato è necessario concentrarsi sugli stili di vita che lo sviluppo industriale ha creato. Gli zuccheri semplici sono spesso considerati tra i nutrienti più specificamente responsabili dell’elevata frequenza di sovrappeso e di obesità. L’OMS sottolinea che una riduzione al di sotto del 5% delle calorie totali giornaliere avrebbe benefici aggiuntivi sulla salute dell’individuo rispetto al tetto attuale del 10%.

Tuttavia, il dibattito su questi temi, nella Comunità Scientifica, rimane aperto. Dare la colpa ad un singolo componente dell’alimentazione sembrerebbe anacronistico. Un ruolo specifico dei carboidrati sul sovrappeso è stato recentemente escluso da una metanalisi commissionata dal WHO (Te Morenga, 2013); questo ampio e sistematico lavoro di review mostra con chiarezza come un aumento del consumo di zuccheri si associ ad una maggiore probabilità di sviluppo del sovrappeso se gli zuccheri stessi sono aggiunti alla dieta, ma non se sono invece sostituiti isocaloricamente ad altri nutrienti, confermando quindi come sia l’eccesso calorico la causa del sovrappeso stesso. In un recentissimo studio controllato, l’aggiunta di saccarosio alla dieta (pari a circa 430 Kcal/die per 4 settimane, in donne obese) non ha significativamente modificato il peso corporeo, indicando una compensazione quasi completa dello zucchero consumato (Reid, 2014). Va considerata ragionevole l’ipotesi che un elevato consumo di zuccheri sia in realtà solamente un marker di un’alimentazione non equilibrata.

 

Siamo abituati, purtroppo, a vedere l’obesità come un fallimento individuale. L’obeso è il malato, l’obeso va curato. Per evitare gli errori di pianificazione sanitaria conseguenti, è importante studiare a fondo il comportamento alimentare della popolazione e averne quanto più possibile un’immagine critica a 360 gradi. Alla base di tutto deve esserci un atteggiamento decisionale scevro da preconcetti. Per quanto riguarda la patologia diabetica penso sia interessante rileggere quanto sottolineato dal Prof. McGarry in un articolo su Science del 1992 dal titolo What if Minkowski had been ageusic? An alternative angle on diabetes che, con grande schiettezza, affermava: “L’insulino-resistenza e l’iperglicemia potrebbero essere più facilmente comprensibili se visti nel contesto di anomalie alla base del metabolismo lipidico”. Traducendo: spostare l’attenzione dagli zuccheri ai grassi ci potrebbe far capire meglio il fenomeno.

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