Roberto Race: «Rete Destinazione Sud potrebbe scalzare Booking ed Expedia»

ROBERTO RACE

A margine del Forum sul Turismo – tenutosi in Confindustria Salerno a dicembre – il Segretario Generale di Competere ha dichiarato di credere nelle potenzialità del progetto che, se condotto a buon fine, potrà fare concorrenza a Booking ed Expedia e liberare le migliaia di piccoli operatori turistici del Mezzogiorno dai condizionamenti spesso penalizzanti delle politiche commerciali dei big player del settore

 

Dottor Race cosa pensa del progetto Rete Destinazione Sud?
Senz’altro è una iniziativa che si pone obiettivi importanti, come la creazione di sinergie tra operatori della filiera turistica di tutto il Sud Italia per creare un prodotto ad hoc per quell’area, valorizzarlo, promuoverlo e commercializzarlo sul mercato in modalità on line per consentire l’acquisto in tempo reale, garantendo una soddisfacente fruizione del territorio meridionale nelle sue varie, ricchissime quanto suggestive sfaccettature. Ha ragione il promotore del progetto Michelangelo Lurgi, quando dice: «il mondo si vende e si propone quasi totalmente in rete, mentre il Sud non riesce a fare rete e non riesce ad entrare nella rete».

Come funzionerà, allora, questa rete, che si presenta come un progetto intrigante e al tempo stesso ambizioso?
La rete, lavorando con una piattaforma di prenotazione on line che sarà specializzata per il Sud Italia, intende proporre sul mercato internazionale un brand South Italy. Il fruitore può, accedendo alla piattaforma, prenotare un volo aereo, un hotel, un’escursione, una cena con spettacolo, un ticket per il museo o per il teatro, tutto on line in tempo reale, pagando con carta di credito e stampa immediata dei voucher e dei documenti di viaggio. La rete si interfaccerà con territori, amministrazioni pubbliche e soggetti privati per consentire una maggiore fruibilità e accessibilità di monumenti, musei, siti di interesse.
Ed è proprio la logica del network a costituire l’elemento caratterizzante di questa sfida: le aziende del turismo competono nel mercato globalizzato e si trovano ad avere consumatori dai gusti sempre più universali. É il momento di adeguarsi, mettendo insieme strumenti e proponendo pacchetti di offerta complementari.

Perché ha dichiarato che oggi il mondo del turismo italiano è di fronte a un bivio, ad un vero e proprio “lascia o raddoppia”?
In troppi continuano a crogiolarsi sugli allori mentre il mondo va in un’altra direzione. Gli italiani non possono più soltanto vantarsi di avere questo fantomatico petrolio rappresentato dal turismo, ma devono sforzarsi ad estrarlo e raffinarlo.
Oggi un consumatore globale, che non ha il percepito che può avere un europeo dei nostri centri storici e dei nostri borghi, può scegliere a ragione di fare una vacanza di una settimana in un resort 7 stelle di Dubai o di Santo Domingo. Ed il paradosso è che il consumatore in un’esperienza del genere trova riproposizioni delle città di mare europee, servizi altamente qualificati, pulizia e soprattutto può spendere meno che stando in un hotel a tre stelle europeo. Si tratta della stessa tipologia di consumatore che sceglie di spendere una somma consistente per andare, spesso anche ogni anno, in parchi tematici come EuroDisney.
Qualche settimana fa ero per lavoro a Dubai al Madinath Jumeirah, uno dei più bei resort nati negli ultimi vent’anni, e parlando con un importante manager indiano che era lì in vacanza ho ascoltato una cosa che mi ha fatto riflettere: «Oggi un indiano, un arabo o un cinese, pur apprezzando la storia e le bellezze italiane, non ne giustifica i disservizi. Dovendo scegliere dove spendere i propri soldi, preferisce andare in un luogo magari costruito artificialmente ma dove tutto funziona»

Insomma parla di un nuovo approccio al consumo turistico…
I consumatori sono cambiati nel mondo del turismo come in quello della moda ed è interessante uno studio di Saatchi& Saatchi presentato di recente, in cui si evidenzia come il consumo d’élite si sia democratizzato.
Oggi un consumatore può avere un pantalone di Zara, un orologio di un brand del fast fashion, una camicia sartoriale, un Fay o un Monclear e un pc da 250 euro. In che categoria lo classificheremmo? Questo stesso consumatore, come turista, decide i suoi consumi così come effettua le sue scelte per l’abbigliamento. Se deve utilizzare una struttura per starci con la famiglia, probabilmente la sceglierà confortevole, mentre se dovrà solo dormirci e starci per lavoro opterà per soluzioni più spartane ma comunque sicure in termini di qualità ambientale. Ed è quello che hanno ben compreso i francesi di Accor con offerte diverse tra loro come quelle di due brand del gruppo quali Sofitel ed Ibis.

É per questo che, come ha dichiarato, è importante che in Italia ci sia una strategia chiara a supporto del turismo?
Si, c’è bisogno di una strategia che vada al di là dei tempi della politica e delle campagne elettorali, una strategia nella quale un progetto come Rete Destinazione Sud possa diventare Rete Destinazione Italia e, col supporto di tutte le istituzioni, possa fungere da strumento concreto alla creazione di una offerta in grado di intercettare e, dove occorra, creare la domanda. Fino a pochi anni fa creare una rete e sinergie virtuose tra imprese ed attori istituzionali significava dare un valore aggiunto maggiore ai progetti: oggi invece è una scelta obbligata perché i nostri competitor internazionali hanno un’offerta molto meno polverizzata della nostra ed un’interazione con le istituzioni molto più efficace.
Ed allora ripensiamo tutti i paradigmi, abbattiamo i dogmi se vogliamo che i privati entrino nella gestione dei beni culturali che oggi il pubblico non è più in grado di gestire e manutenere.
Chi ha detto che alcune aree della Reggia di Caserta attualmente adibite ad alloggi per i militari dell’Aeronautica non possano diventare stanze di un grande albergo gestito da un grande player internazionale (assieme anche ad una realtà come la Cassa Depositi e Prestiti), in grado di far vivere il sito anche la sera e nei giorni festivi?
Quello stesso player, nel prendere in gestione le aree della Reggia, potrebbe essere obbligato a far vivere e a mettere a sistema anche altri siti di valore ma quasi abbandonati, come la Reggia di Carditello o quella di Portici.
Quando si introdurranno meccanismi premiali nelle Sovrintendenze e negli enti locali a favore di impiegati che si assumano la responsabilità di far avanzare progettualità virtuose a supporto del rilancio turistico dei territori? Il paradosso oggi, e non solo nel turismo, è che il funzionario pubblico decisionista si assume il rischio di essere accusato di abusi di ufficio, mentre quello che non decide non ha alcuna sanzione. Con un sistema così non andremo da nessuna parte. É importante che la pubblica amministrazione sia al fianco degli attori economici e dei lavoratori affinché si creino tutte le condizioni utili per far crescere economia e posti di lavoro.

Da esperto di comunicazione e relazioni pubbliche non ha mancato di sottolineare il ruolo del suo mondo a supporto del turismo…
Non sono un esperto di turismo, ma da comunicatore me ne occupo spesso e ho la fortuna di lavorare con alcune delle migliori realtà del settore a livello internazionale. Le nostre imprese devono apprendere dai grandi player del settore come “pensare” l’offerta in funzione delle strategie di comunicazione. Le strategie di comunicazione nel turismo, come per ogni attività imprenditoriale, per essere efficaci devono essere concepite a monte e non a valle dei processi decisionali.

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