Lo stress test delle Istituzioni ai tempi del Coronavirus

Nella produzione normativa spesso l’attribuzione dei poteri è stata confusa, così come la scrittura dei provvedimenti poco chiara. C’è di buono, però, che il Paese ha ritrovato un senso di comunità nazionale che sembrava smarrito da tempo

 

La gravissima situazione sanitaria in cui versa il Paese, il mondo intero, a causa del virus COVID19, pone, a distanza di qualche mese dall’inizio dell’emergenza, alcune brevissime riflessioni.

C’è un nemico invisibile, sconosciuto e letale. Senza interventi per limitare il contagio, oltre al collasso del Sistema Sanitario, vi sarebbe un’ecatombe, come si è purtroppo verificato in alcuni parti del Paese, peraltro quelle meglio attrezzate.

La Costituzione Repubblicana, come è noto, prevede che la libertà di circolazione e la libertà di riunione possono essere ristrette per motivi di salute o pubblica incolumità.

L’emergenza ha portato a decreti legge e, nell’immediatezza, a decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (cd. DPCM) attuativi, all’inizio dell’emergenza, solo sulla base di provvisori D.L., con perplessità di molti. Ma gli altri provvedimenti regolatori del Governo hanno avuto il fondamento più solido della conversione in legge del primo D.L. 6 del 23 febbraio 2020, con L.13 del 5 marzo 2020, e nelle successive conversioni in legge dei D.L. in base alla quale sono stati adottati, seguendo tale cornice normativa, i successivi DPCM.

L’osservazione, pacata, che va fatta, è che la produzione normativa è stata torrentizia, non coordinata, poco chiara.

Si sono contati quasi mille provvedimenti, di diversa portata, perché ai decreti legge, poi alle leggi, ai DPCM e alle ordinanze regionali, si devono aggiungere decreti del Ministero della Salute, Circolari dello stesso, provvedimenti e regolamenti della Protezione civile, provvedimenti prefettizi di deroga, alcuni provvedimenti sindacali e finanche FAQ (frequently asked questions )pubblicate da ogni Autorità intervenuta.

Si poteva fare diversamente? Si poteva fare meglio?

Con il pudore necessario, perché l’analisi con il senno del poi, è certo più facile, forse si poteva fare meglio, sotto due ordine di profili.

Uno: nell’attribuzione dei poteri, che è stata confusa, con molte voci e spesso contrastanti. La sensazione di uno scollamento istituzionale, specie in certi momenti, è stata forte.

Il secondo: la scrittura dei provvedimenti. Involuti, pieni di richiami ad altre norme, lunghissimi, con un lessico difficile finanche per chi ha dovuto giudicarne la corretta applicazione.

Se guerra è (o speriamo, è stata) vale sempre la citazione di Winston Churchill, e cioè che in tali situazioni gli ordini devono essere brevi e inequivocabili per la popolazione.

Di questa esperienza si dovrà far tesoro per il futuro.

Ma la nota positiva che deve sottolinearsi, è che si è ritrovato un senso dell’Autorità che sembrava smarrito.

Pur a fronte di provvedimenti forti, draconiani, sulla base di atti a volte confusi, la gente, per la stragrande maggioranza, ha rispettato il lockdown, ha osservato le regole.

Si è avuta la sensazione di una comunità nazionale unita e questo non accadeva da decenni.

La cosiddetta fase 2 sarà un banco di prova però tremendo, sia per l’economia che dovrà rialzarsi e molti avranno difficoltà, sia per il rischio di una nuova ondata epidemica, che speriamo trovi pronti nelle nostre strutture sanitarie, sia per le nostre istituzioni, che avranno il compito tranquillizzare, disporre e rilanciare se sarà necessario.

Quando tutto tornerà alla normalità, sarà stata questa la prova di tenuta, lo stress test di cui nessuno aveva voglia, delle costituzioni liberali e moderne nate nel Dopoguerra.

Mi fermo qui nell’analisi, consapevole che essa richiederebbe ben altri approfondimenti e studio, anche per un senso di opportunità di cui tener conto, vista la situazione.

Ne riparleremo, saremo pronti a valutare storicamente, dogmaticamente, sul piano della correttezza formale, se si è fatto tutto bene e secondo la Costituzione.

Ora, da uomini e donne rispettosi delle Istituzioni, va riaffermato che osservare le norme, è servito anche a non smarrire i pilastri della civile convivenza democratica, che sono il senso dell’Autorità e il rispetto delle regole, paradigmi sicuramente più stringenti quando è in gioco la vita umana, la salute dei cittadini. E saremo, quando tutto sarà finito, una società più forte e consapevole dei propri diritti e dei propri doveri.

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