L’Italia e il sostegno debole alle start up innovative

alessandro sacrestano big

Poche, ancora troppo poche, le realtà destinatarie di finanziamenti bancari facilitati dall’intervento del Fondo di Garanzia per le PMI rispetto a quelle iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese

L’Italia stenta ancora nel sostegno finanziario alle start up innovative. Il dato emerge dalla recente Relazione annuale della Banca d’Italia, in cui il Governatore ha stigmatizzato il fatto che nel nostro Paese i finanziamenti destinati a tali imprese si attestino su valori ancora molto distanti da quelli fruiti dai competitors internazionali.

«È inevitabile, conclude l’Ente, che il perdurare di una tale situazione incida profondamente sul ritardo di crescita dell’intero comparto industriale, soprattutto in considerazione del fatto che le start up rappresentano il segmento imprenditoriale con la maggiore vocazione tecnologica». Eppure, negli scorsi anni, il Legislatore non è stato per nulla inerte sul tema, delineando un pacchetto di incentivi di certo non trascurabili, sia per chi costituisce una start up che per quelli che la finanziano.

Appare, quindi, del tutto appropriato richiamare alcuni fra i più importanti benefit in tal senso, ribaditi nel Decreto Interministeriale del 25 febbraio 2016 e recentemente illustrati dal Ministero per lo Sviluppo Economico nella Scheda di sintesi della policy a sostegno delle startup innovative

Sotto il profilo del sostegno finanziario, il nostro ordinamento contempla il riconoscimento di un incentivo fiscale, valido sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche, per quanti investano in start up. In particolare, le persone fisiche che apportano capitali in tali imprese, godono di una deduzione dall’imponibile Irpef pari al 19% dell’investimento eseguito, fino a un massimo investito di cinquecentomila euro. Più appeal, invece, per le persone giuridiche, cui viene garantita una deduzione dall’imponibile Ires pari al 20% dell’investimento, entro il tetto massimo di apporto di 1,8 milioni di euro. Le predette deduzioni sono state assicurate anche per il 2016. Va ricordato che il beneficio è fruibile anche nel caso in cui gli investimenti siano effettuati per il tramite di OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) e altre società che investono prevalentemente in start up.

 

Qualora l’investimento riguardi le cosiddette start up a vocazione sociale e quelle che sviluppano e commercializzano prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, tanto la detrazione Irpef che quella Ires spettano in misura maggiorata e, rispettivamente, in misura pari al 25% e al 27%. Insomma, per intenderci, una società di capitali che investa centomila euro nel capitale di una start up, potrà dedurre dal suo imponibile fiscale un importo annuale di ventimila euro, con un beneficio fiscale pari a 5.500 euro annui, tenendo conto della vigente aliquota Ires; un rendimento tutt’altro che trascurabile. Ma sembra che anche questo non basti. Appare quindi evidente che, al di là degli incentivi fiscali, si debba puntare sulla semplificazione del rapporto di finanziamento con gli istituti di credito. Allo stato, con le disposizioni del Decreto Interministeriale del 26 aprile 2013, è previsto un intervento semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese, allo scopo di facilitare l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari. In pratica, la garanzia copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alle start up, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario. Si tratta, anche questo, di un intervento apprezzabile. Le statistiche messe a disposizione dal Mise, infatti, segnalano, al 30 aprile scorso, che sono ben 937 le start up destinatarie di finanziamenti bancari facilitati dall’intervento del Fondo di Garanzia per le PMI, per un totale di 362.180.956 euro (di cui l’importo garantito è pari a 282.973.610 euro), con una media di 253.806 euro a prestito, per un totale di 1.427 operazioni.

È forse proprio questa la chiave di lettura critica. Le 937 imprese finanziate rappresentano meno di un quinto di quelle che dal 2012 si sono iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Poche, troppo poche per sperare in un effetto propulsivo del fenomeno.

 

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