Internazionalizzare per crescere

Molte imprese hanno saputo cogliere la sfida di aprirsi all’estero. A vincere è chi cambia

 

MARCO GAMBARDELLAPer reggere la competizione sui mercati oggi è sempre più necessario per le imprese internazionalizzarsi, oltreché crescere in competenze, capacità innovative, efficienza e dimensione. La crisi finanziaria del 2008, la più lunga dal dopoguerra, ha imposto alle aziende l’obbligo-opportunità di trasformarsi cambiando profondamente visioni e prospettive, costringendole a ripensare le proprie strategie produttive e competitive, per poter fronteggiare con successo le mutate condizioni di mercato e la concorrenza internazionale. 

Sempre più PMI, infatti, si sono impegnate per veder crescere la propria percentuale di fatturato verso l’estero, finanche in paesi un tempo così lontani da sembrare irraggiungibili. Oltre al vantaggio competitivo derivante dal buon appeal che da sempre il made in Italy ha sui mercati oltreconfine per qualità ed eccellenza, per le imprese un aiuto fondamentale in questi processi espansivi è arrivato dalle nuove tecnologie di Internet e dagli strumenti di marketing (e-commerce, cloud) che permettono, tra l’altro, di avere una vetrina dei loro prodotti sul mondo, ma anche da fattori contingenti come il deprezzamento dell’euro, un QE imponente e un prezzo del petrolio ai minimi storici. Dinanzi a questi mutati scenari, gli imprenditori italiani hanno scelto ancora una volta la strada del fare, investendo in capacità produttive ma soprattutto, e molto, in capitale umano. 

Le aziende vivono oggi di costanti cambiamenti, di aggiornamenti formativi continui grazie ai quali migliorano le conoscenze e competenze linguistiche al proprio interno, ma anche quelle relative allo studio di culture e modi di operare sui mercati talvolta molto diversi. Senza dubbio anche l’Expo 2015 di Milano, una vetrina mondiale per il food, sarà una preziosa occasione per le imprese, considerato l’elevato numero di visitatori previsto (si stima 10 milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo). Lo sarà ancor di più per le nostre tante PMI del settore agroalimentare, il secondo per export. In questo scenario sarebbe determinante per le imprese poter contare su di un sistema Unione Europea che regoli la competizione in maniera equa, vigilando su eventuali condotte sleali e sanzionando le possibili illeceità che uno scacchiere competitivo oramai così esteso e globalizzato potrebbe nascondere.

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