Infrastrutture che creano valore: la rete dei porti italiani e il ruolo strategico di Salerno per la crescita del Paese

SRM nei suoi studi valorizza il ruolo dei porti medi e piccoli della rete italiana

In un sistema economico sempre più interconnesso e dipendente dall’efficienza delle catene logistiche, il valore di una rete portuale non si misura soltanto attraverso i volumi complessivi movimentati, ma soprattutto attraverso la capacità di generare sviluppo, connessioni e opportunità per i territori. I porti di media e piccola dimensione della “rete” italiana rappresentano oggi un’infrastruttura strategica per il Paese, un sistema articolato che nel 2025 ha movimentato complessivamente 116,1 milioni di tonnellate di merci, pari al 22,7% dell’intero traffico portuale nazionale, che ha raggiunto quota 510,8 milioni di tonnellate. Numeri che testimoniano il ruolo fondamentale svolto da questi scali nel sostenere la competitività dell’economia italiana e nel garantire collegamenti efficienti tra le aree produttive e i mercati internazionali.

La forza della rete risiede anzitutto nella sua diffusione territoriale. I porti che la compongono sono distribuiti lungo l’intero arco costiero nazionale e rappresentano punti di accesso privilegiati per le imprese, consentendo di avvicinare le infrastrutture marittime ai distretti produttivi e ai sistemi economici locali. Questo modello favorisce una maggiore prossimità tra domanda e offerta di servizi logistici, riduce le distanze operative e contribuisce a rendere più efficienti i collegamenti tra il mare e il retroterra.

In un Paese caratterizzato da una forte diversificazione produttiva, la presenza di una rete di porti distribuiti sul territorio rappresenta un vantaggio competitivo essenziale, capace di generare benefici che si riflettono sull’intero sistema economico. I dati dimostrano chiaramente questa capacità di incidere sui principali segmenti del traffico marittimo nazionale. Nel comparto Ro-Ro, fondamentale per il trasporto delle merci rotabili e per l’integrazione tra trasporto marittimo e terrestre, i porti della rete movimentano 52,8 milioni di tonnellate, corrispondenti al 43,2% del totale nazionale. Ancora più rilevante appare il contributo nel settore delle rinfuse solide, dove la rete raggiunge 18,4 milioni di tonnellate e rappresenta il 34,7% del traffico italiano. A questi dati si aggiungono 30,9 milioni di tonnellate di rinfuse liquide, 11 milioni di tonnellate di merci in container e circa 3 milioni di tonnellate di altre merci, a conferma della capacità della rete di operare efficacemente in segmenti differenti e di rispondere alle esigenze di filiere produttive molto diverse tra loro.

Proprio questa pluralità di traffici evidenzia uno degli aspetti più importanti della rete portuale italiana: la specializzazione.

Ogni porto sviluppa infatti competenze, infrastrutture e servizi coerenti con le caratteristiche del territorio di riferimento e con le esigenze dei mercati serviti. Alcuni scali si sono affermati nel traffico delle merci rotabili, altri nella movimentazione delle rinfuse o nella gestione dei container. Questa differenziazione non rappresenta un limite, ma una risorsa, perché permette a ciascun porto di operare nei segmenti in cui può esprimere il massimo livello di efficienza e competitività.

Tra gli esempi più significativi di questa capacità di specializzazione emerge il Porto di Salerno, che occupa una posizione di assoluto rilievo all’interno della rete nazionale. Lo scalo campano si colloca infatti al secondo posto nella classifica dei traffici Ro-Ro con 6,49 milioni di tonnellate movimentate e rappresenta il primo porto della rete nel comparto container, con quasi 5 milioni di tonnellate di merci containerizzate (oltre 400mila Teus). Questi risultati testimoniano la capacità del porto di operare contemporaneamente in segmenti diversi, offrendo servizi logistici avanzati e rispondendo alle esigenze di molteplici filiere produttive.

La posizione raggiunta da Salerno assume un significato che va oltre il semplice dato quantitativo. Il porto rappresenta infatti un esempio concreto di come la specializzazione possa trasformarsi in valore per il territorio e per l’intero sistema logistico nazionale. Grazie alla sua capacità di movimentare volumi significativi sia nel traffico Ro-Ro sia nel comparto container, lo scalo campano contribuisce a rafforzare la competitività delle imprese, ad ampliare le opportunità di accesso ai mercati e a consolidare il ruolo del Mezzogiorno nelle reti commerciali del Mediterraneo.

La presenza di infrastrutture specializzate e di servizi dedicati permette inoltre di attrarre investimenti, creare occupazione e sostenere lo sviluppo delle attività economiche collegate alla logistica e al commercio internazionale.

L’esempio di Salerno evidenzia perfettamente il secondo elemento distintivo della rete: la complementarietà. I porti non operano infatti come realtà isolate in competizione tra loro, ma come componenti di un sistema integrato in cui ciascuno contribuisce con le proprie peculiarità al funzionamento complessivo della logistica nazionale. La presenza di scali specializzati in differenti categorie merceologiche consente di distribuire in modo più efficiente i traffici, valorizzare le vocazioni territoriali e offrire al mercato una gamma più ampia di servizi. È proprio questa capacità di integrare funzioni diverse a rendere la rete più forte, resiliente e competitiva.

I benefici generati dai porti si estendono ben oltre le aree portuali. Ogni tonnellata movimentata produce effetti economici che coinvolgono trasporti, servizi logistici, attività industriali, commercio, cantieristica e occupazione qualificata.

I porti rappresentano dunque veri e propri motori di sviluppo territoriale, capaci di creare valore diretto, indiretto e indotto per le comunità in cui operano. La loro presenza contribuisce a migliorare l’attrattività dei territori, favorire nuovi investimenti e rafforzare la competitività delle imprese locali.

I 116,1 milioni di tonnellate movimentati dalla rete nel 2025 non rappresentano quindi soltanto un risultato statistico, ma la dimostrazione concreta di un modello fondato sulla cooperazione tra territori, sulla specializzazione delle infrastrutture e sulla capacità di mettere in relazione economie diverse all’interno di un unico sistema logistico nazionale. È in questa combinazione di presenza territoriale, competenze specialistiche e complementarietà operativa che risiede il vero valore della rete portuale italiana e la sua capacità di continuare a sostenere la crescita economica del Paese nei prossimi anni.