Fatturazione elettronica: analisi in percentuale del funzionamento del SdI

Nicola Savino

La digitalizzazione comincia a dare i suoi effetti positivi, specie in termini di risparmio. Dal 31 marzo si amplierà la platea dei soggetti coinvolti e, con ottime probabilità, aumenterà anche la dimestichezza delle aziende e dei professionisti (fornitori della PA) nell’utilizzo del Sistema di Interscambio

 

Il 31 marzo 2015 partirà anche la Fatturazione Elettronica PA verso gli Enti Locali. Con il decreto Legge 24 aprile 2014 n. 66 (misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), infatti, è stata anticipato al 31 marzo 2015 il termine di decorrenza degli obblighi di fatturazione elettronica per tutte le altre amministrazioni (Comuni, Province, USL, etc.). 

 

È passato quasi un anno, invece, da quel 6 giugno 2014 quando c’è stato il completo Switch Off delle PA Centrali – Ministeri, agenzie fiscali, enti di previdenza e assistenza nazionali – obbligate a ricevere e pagare le fatture solo in formato elettronico per un risparmio diretto stimato pari a oltre 1 miliardo di euro.

Dal 31 Marzo invece, i soggetti coinvolti saranno quasi 37mila uffici di oltre 21mila amministrazioni, mentre saranno due milioni le aziende che dovranno scambiarsi fatture esclusivamente in modalità elettronica. In questo caso si stimano risparmi per oltre 1,5 miliardi di euro e a una maggiore trasparenza nell’ottica del reciproco controllo: più facile esigere fattura, più facile per l’Agenzia delle Entrate tracciarle e più facile farsi pagare dalla PA nei termini stabili, oltre ovviamente a tutti gli altri vantaggi in termini di efficienza ed organizzazione.

La stessa Sogei, che ricordiamo gestisce il sito www.fatturapa.gov.it, ha recentemente fornito diversi reports relativi ai dati statistici sintetici del Sistema di Interscambio (SdI) che è ad oggi, lo ricordiamo, è l’unico disponibile per inviare una fattura elettronica ad una PA.

Proviamo pertanto ad analizzare i dati raccolti, partendo ovviamente da giugno 2014.

Dal 6 giugno al 30 giugno 2014, ovvero in un mese di utilizzo del canale, emerge che il SdI ha ricevuto e gestito ben 43.083 file fattura di cui:

– il 60% (25.851) sono stati inoltrati alla PA;
– circa il 40% (17.179) sono stati scartati dal sistema per varie motivazioni;
– lo 0,12% (53) non sono stati recapitati per l’impossibilità di identificare l’ufficio destinatario ed è stata restituita al cedente/prestatore l’attestazione di avvenuta trasmissione.

Per il primo mese di attività, quindi, solo lo 0,12% delle fatture non sono state recapitabili, ovvero un numero molto basso tenuto conto anche che il sistema era all’inizio della sua attività. Anche i dati sugli scarti delle fatture non sono altissimi.
Considerato quindi il poco tempo a disposizione per abituarsi alla nuova modalità, si può dire che per il primo mese il successo è stato considerevole.

Anche i dati sul Codice Ufficio Destinatario, che ricordiamo è un dato obbligatorio da inserire nella fattura elettronica e che rappresenta l’identificativo univoco dell’ufficio centrale o periferico dell’Amministrazione destinataria della fattura, dimostrano che per il primo mese ci sono stati dei prevedibili errori dovuti soprattutto alla problematica di dover assegnare un codice univoco (IPA) a tutte le PA Centrali.

Si sono anche riscontrati errori da parte dei fornitori delle PA, che per la prima volta hanno dovuto compilare e inviare fatture in formato XML e che quindi hanno dovuto prendere immediata confidenza ma non ancora evidentemente dimestichezza con il nuovo sistema di gestione e i nuovi software di creazione delle fatture elettroniche. Molto spesso, in effetti, si sono visti aggiornare i proprio gestionali con schermate completamente nuove e nuove informazioni da riportare in fattura, come il codice CIG e CUP.

Già a far data al 31 settembre (saltando quindi i mesi “estivi di Luglio ed Agosto”), i dati fotografano infatti una realtà totalmente diversa, con un prospetto migliore da diversi punti di vista rispetto al primissimo mese di utilizzo del sistema. Prendendo come riferimento il periodo dal 1 al 31 settembre 2014, i dati dicono che il SdI ha ricevuto e correttamente gestito 259.120 file fattura di cui:

 

– il 77,80% (201.594) sono stati inoltrati alla PA;
– il 21,68% (56.179) sono stati scartati dal sistema per le motivazioni specificate nel seguito del documento;
– lo 0,52% (1.347) non sono stati recapitati per l’impossibilità di identificare o raggiungere l’ufficio destinatario ed è stata restituita al cedente/prestatore l’attestazione di avvenuta trasmissione.

Aumentano quindi le fatture inviate, ma diminuisce il dato riferito alle fatture scartate, passato dal 40% di giugno al 21,68% di settembre. Questo ad indicare che sia i fornitori, sia le PA, stanno prendendo confidenza non solo con il nuovo sistema, ma anche con i nuovi processi tecnici di invio e gestione della fattura elettronica.
Anche gli esiti di scarti diminuiscono, in virtù della formazione necessaria che gli amministrativi e i contabili delle aziende emittenti hanno avuto nel corso dei primi tre mesi di inizio invio elettronica.
Il processo di fatturazione elettronica è dunque in una fase evolutiva e, come tutte le nuove tecnologie e tutti i nuovi processi di business, ha bisogno di tempo per poter portare vantaggi anche in termini di tempo speso.

Proprio verso la fine dell’anno infatti che si nota un evidente miglioramento dei processi di fatturazione elettronica sia nei fornitori, sia nelle PA. Prendendo appunto come riferimento il mese di dicembre 2014, i dati dicono che nel periodo di riferimento il SdI ha ricevuto e correttamente gestito 447.213 file fattura di cui:

• il 86,72% (387.800) sono stati inoltrati alla PA;
• il 12,84% (57.435) sono stati scartati dal sistema per le motivazioni specificate nel seguito del documento;
• lo 0,44% (1.978) non sono stati recapitati per l’impossibilità di identificare o raggiungere l’ufficio destinatario ed è stata restituita al cedente/prestatore l’attestazione di avvenuta trasmissione. Ancora un aumento delle fatture ricevute dal SDI quindi, ma una notevole diminuzione degli scarti e delle fatture impossibili da recapitare correttamente.

La causa più frequente di scarto continua ad essere costituita dagli errori commessi nel nominare i file fattura (37% complessivamente), non nominati in modo univoco e secondo le direttive spiegate dettagliatamente del documento tecnico fornito dalla stessa Sogei sul sito www.fatturapa.gov.it.

A seguire, nella distribuzione delle cause di scarto, troviamo l’inserimento in fattura di un identificativo IVA del cessionario/committente non valido e quindi un evidente errore di imputazione dei caratteri. Queste tipologie di errori andranno via via scomparendo, man mano che i sistemi gestionali delle aziende saranno completamente aggiornati e automatizzati permettendo quindi una connessione con le anagrafiche già preesistenti evitando così nuovi errori.

Il report riferito al primo mese del 2015 indica una certa stabilità nell’utilizzo del sistema. Le cause di scarto dei file fattura sono in più del 66% determinate da errori non legati all’utilizzo del supporto (nomenclatura del file e problemi legati alla firma digitale ed al riferimento temporale). Solo il 20% circa degli scarti (3% dei file ricevuti) è causato, invece, da errori di conformità del file fattura XML rispetto alle linee guide riportate dal sito fatturapa.gov.it e le indicazioni tecniche sulla nomenclatura.

Si può quindi essere ragionevolmente ottimisti rispetto alla familiarità delle aziende e dei professionisti (fornitori della PA) con il nuovo sistema di fatturazione elettronica. Ora quello che ci aspetta dal 31 marzo 2015 è certamente un movimento di fatture elettroniche molto più ampio, visto che aumenteranno i soggetti coinvolti.

La speranza di digitalizzazione del nostro Paese, dati alla mano, dunque è ben riposta e non possiamo far altro che spingere ancora di più su questa strada intrapresa, certamente ricca di vantaggi e di nuovi spunti innovativi non solo per le PA ma anche e soprattutto per l’intero sistema Paese.

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