Destinazione Italia: l’Agenda del Governo Italiano per il recupero di competitività

A Sacrestano webRendere il nostro un paese attrattivo per gli investimenti esteri. Obiettivo che potrà essere raggiunto facilitando sia gli investitori esteri che gli imprenditori italiani lungo tutto il ciclo di vita dell’investimento, assicurando certezza del diritto, del fisco e dei tempi nelle autorizzazioni

 

Il futuro dell’Italia è in 50 misure, tutte contenute nel living document denominato “Destinazione Italia”, proposto di recente dal Governo italiano. In coerenza con i documenti programmatici di finanza pubblica e con la Legge di Stabilità, l’elaborato costituisce una vera e propria agenda pubblica che, secondo una tempistica definita e, prima ancora, attraverso una consultazione con cittadini, imprenditori, associazioni di categoria, sindacati ed esperti, è diretta a tradurre, nel più breve tempo possibile, le misure di intervento, pensate e trascritte su carta in atti concreti e norme di legge.
Le azioni elencate, riconducibili a svariati settori – dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca – sono accumunate dall’unica e primaria finalità: rendere l’Italia un paese attrattivo per gli investimenti esteri. Obiettivo che potrà essere raggiunto facilitando sia gli investitori esteri che gli imprenditori italiani lungo tutto il ciclo di vita dell’investimento, assicurando certezza del diritto, del fisco e dei tempi nelle autorizzazioni. É, infatti, la “certezza”, nei sui diversi aspetti, la variabile fondamentale che guida le imprese nel decidere se e dove avviare una nuova attività, molto più della possibilità di ottenere incentivi finanziari diretti.

Alcuni degli interventi contemplati nell’agenda sono stati già attuati. Si tratta, in particolare, delle misure introdotte dal decreto legge “del fare” e dal decreto legge lavoro, come il rafforzamento del Fondo di garanzia per le PMI, la nuova Sabatini con erogazione di finanziamenti agevolati a fronte di investimenti produttivi anche in hi-tech delle imprese di minori dimensioni, la riduzione delle tasse sul lavoro per i datori che assumono giovani, l’estensione del campo di applicazione della disciplina agevolativa delle start-up innovative. Ulteriori e nuove iniziative saranno, invece, promosse nell’immediato, nel breve e nel medio periodo.

In pole position si ritrova la necessità di lanciare una collaborazione più stretta tra fisco e investitori, introducendo, nel rispetto della disciplina dell’Unione europea in materia di pari trattamento degli investitori nazionali ed esteri e di aiuti di Stato, una pratica di accordi fiscali (cd tax agreements) per investimenti superiori a una certa soglia. L’impresa interessata e l’Agenzia delle Entrate concorderanno, in via preventiva e in maniera definitiva, le modalità fiscali da seguire per un periodo definito (ad esempio, i primi cinque anni dall’investimento), con conseguente certezza sugli oneri tributari che graveranno in capo agli investitori. Per rendere più agevole la comunicazione con l’amministrazione finanziaria sarà, inoltre, istituito un apposito Desk dedicato agli investitori esteri.
A completamento degli interventi di liberalizzazione, si prevede di estendere, sempre nell’immediato, al maggior numero possibile di piccole e medie imprese la possibilità di rivolgersi al mercato dei capitali, emettendo obbligazioni che possano attirare l’interesse degli investitori, attraverso l’aggregazione in portafogli e la valorizzazione dello strumento del fondo di crediti. L’accesso al mercato potrà avvenire anche in maniera indiretta grazie al potenziamento e alla semplificazione dello strumento della cartolarizzazione.

E, ancora, saranno di rapida attuazione le azioni dirette a rafforzare il tribunale delle imprese, ad elevare il tasso di interesse moratorio, a promuovere l’Italia con campagne di comunicazione, a liberalizzare il mercato delle grandi locazioni ad uso non abitativo.

Le azioni da attuare in fase successiva, ma comunque nel “breve periodo”, costituiscono un capitolo piuttosto consistente. Si segnalano gli interventi per l’attrazione dei capitali e delle competenze per far crescere le start-up, il maggiore coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione delle grandi infrastrutture, lo sviluppo dei partenariati pubblico-privato (PPP) per le opere di piccola e media dimensione, le azioni destinate a valorizzare gli asset chiave del nostro Paese. Inoltre, internazionalizzazione e ricerca saranno i due fronti principali su cui concentrarsi per superare le sfide future della globalizzazione. Per supportare le imprese del Made in Italy, si propone di istituire il Fondo “Invest in Made in Italy”, che interverrà attraverso l’investimento in equity di microimprese, con ticket medi da 50 a 500mila euro.

L’introduzione di un credito d’imposta stabile e automatico da concedersi sull’incremento, rispetto all’anno precedente, delle spese sostenute in R&S dovrebbe favorire, invece, la maggiore propensione delle imprese, anche di quelle di minori dimensioni, a investire in tali attività. Si prevede anche di dare maggiore impulso agli spin-off universitari, attraverso la concessione di incentivi che permettano alle grandi aziende di accompagnare il percorso di internazionalizzazione di aziende spin-off, affiancandole nel corso delle loro missioni commerciali, nonché di aiuti per l’estensione internazionale dei brevetti e la partecipazione a fiere e competizioni internazionali.

Un ruolo primario è riconosciuto anche al settore energetico e dell’ambiente, più volte considerato con l’introduzione in agenda di diverse misure, tra cui “investire nell’efficienza energetica” e “attrarre investimenti nei settori green”.

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