Come se non bastasse l’IMU…pesa anche la TASI

Trapelano notizie scoraggianti sull’incontro Governo-Enti Locali circa la misura del nuovo tributo sui servizi indivisibili

 

Nessuna buona nuova dall’accordo formalizzato fra Governo ed Enti locali sulle aliquote della Tasi (Tassa sui servizi indivisibili).
A margine del colloquio intrattenuto fra la delegazione del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e l’ANCI (Associazione nazionale dei Comuni italiani), l’unica certezza è che i Comuni avranno la possibilità di maggiorare l’aliquota base del tributo dello 0,8 per mille.
Il tetto della Tasi, quindi, si ferma al 3,3 per mille, con un minimo applicabile del 2,5 per mille.

Si ricorda che la legge 27 dicembre 2013 n. 147 (Legge di Stabilità 2014), all’articolo 1 co. 639, ha istituito un nuovo tributo denominato Imposta Unica Comunale (IUC), basato su due presupposti impositivi:

1)    Possesso, valore e natura degli immobili;
2)    Erogazione e fruizione di servizi comunali. 

Detta imposta è quindi articolata nelle seguenti 2 componenti:
1.    la prima, l’IMU, di natura patrimoniale, dovuta dal possessore degli immobili;
2.    la seconda, riferita ai servizi, a sua volta articolata: nella “TASI” (Tributo per i servizi indivisibili), a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili del Comune; nella “TARI” (Tassa sui rifiuti), per la copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani (è abrogata la TARES). 

Se le informazioni sugli esiti del confronto fossero confermate, il peso che la Tasi avrebbe sui bilanci delle imprese graverebbe ancor di più di quanto paventato all’inizio (2,5 per mille), essendo più che probabile che i Comuni – quasi sempre a corto di risorse – adotteranno la possibilità di elevare l’aliquota base, imponendo quella più salata del 3,3 per mille.
A ciò va aggiunto che, in assenza di Regolamenti comunali già definiti, al momento sono ancora tutte incerte le esenzioni e le riduzioni applicabili, non essendo automaticamente applicabili quelle fruibili ai fini Imu. Certo, però, è che ogni ente locale può stabilire riduzioni ed esenzioni per quelle superfici eccedenti il normale rapporto tra produzione di rifiuti e superficie stessa (così è garantito dalla legge). Per il resto, però, è ancora tutto un rebus.

Le indiscrezioni non possono certo lasciare indifferenti i contribuenti, sia le famiglie che le imprese, che per il 2014 dovranno accollarsi l’onere di un nuovo tributo, che si affianca alle già sperimentate Imu e Tari (seppure nella sua precedente formulazione di Tares). La rabbia di molte imprese (oltre a quella delle famiglie, già tartassate) trova riscontro nel fatto che spesso le normative sui tributi degli enti locali lasciano troppo spazio discrezionale ai Comuni, che quasi mai lo usano a favore dei contribuenti; anzi, sempre più spesso si servano delle aperture legislative per colmare vuoti finanziari derivanti da altre diseconomie.

Oltre a ciò, con sempre maggiore frequenza, le imprese soprattutto lamentano disservizi (o assenza totale dei servizi fruiti) da parte degli enti, che rendono ancora più invisi i tributi imposti.

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