In azienda è importante informare i lavoratori sui corretti stili di vita e sui loro benefici e offrire cibi vari, sani e nutrienti, sicuri ed economici

 

La scorretta alimentazione, l’abitudine al fumo, e la mancanza di attività fisica rappresentano abitudini e stili di vita non salutari e sono fattori di rischio per la gran parte delle malattie croniche (cardiovascolari, respiratorie, tumori, diabete) che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono la principale causa di mortalità nel mondo, rappresentando il 60% di tutte le morti (http://www.who.int/chp/en/).

Il controllo di queste abitudini, modificabili, è considerato una strategia di prevenzione a livello mondiale.
Il sovrappeso e l’obesità, conseguenza di un’alimentazione sbilanciata o scorretta, oltre a poter ridurre la durata della vita, peggiorano la sua qualità favorendo l’instaurarsi di malattie croniche o il loro aggravamento se preesistenti.
Dai dati del sistema di sorveglianza Passi 2010-2013 (che raccoglie dati di sanità pubblica della popolazione italiana adulta) emerge che due adulti su cinque (42%) sono in eccesso ponderale, in particolare il 31% è in sovrappeso e l’11% è obeso.
L’OMS ha stimato che nel mondo circa 3,4 milioni di adulti muoiono ogni anno per cause correlate al sovrappeso e all’obesità e che il 44% dei casi di diabete, il 23% delle malattie ischemiche del cuore e tra il 7% e il 41% di alcune forme di cancro siano attribuibili ad un eccesso ponderale (La sorveglianza PASSI. Sovrappeso e obesità. URL: http://www.epicentro.iss.it/passi/dati/sovrappeso.asp).
Il modello della Dieta Mediterranea, che è nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità (UNESCO 2010), ben risponde ai requisiti di un’assunzione equilibrata di nutrienti.
I suoi principi sono riportati nella “piramide alimentare della Dieta Mediterranea” dove sono rappresentati i cibi da consumare e la loro frequenza settimanale. È una dieta che pone alla base dell’alimentazione la verdura, la frutta, i legumi, i cereali, il pesce e l’ olio d’oliva, consiglia un limitato uso di dolci, carne, formaggi, sale e condimenti e suggerisce un buon consumo d’acqua che, secondo i LARN 2014, dovrebbe essere di due litri per le donne e due litri e mezzo per gli uomini (LARN 2014 IV revisione http://www.sinu.it/html/pag/larn-2014.asp).
È, quindi, consigliabile mangiare verdura e frutta (almeno 5 porzioni al giorno) di colore diverso (rosso, giallo-arancio, verde, blu-viola, bianco), rispettando la stagionalità; privilegiare i cibi integrali e quelli cotti senza grassi aggiunti, condire con l’olio extravergine di oliva evitando condimenti a base di grassi animali (burro, maionese, strutto); consumare pesce e legumi almeno due volte la settimana; consumare preferibilmente acqua o spremute/centrifughe di frutta e verdura fresche, bere moderatamente il vino; consumare porzioni piccole e fare cinque pasti al giorno (colazione, pranzo, cena e due spuntini) per tenere sotto controllo la fame. É comunque sempre indispensabile praticare una regolare attività fisica moderata (camminare di buon passo) per almeno 30 minuti al giorno.
Nei luoghi di lavoro spesso è difficile seguire una dieta sana in quanto il più delle volte sono facilmente reperibili cibi ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale.
Ciò è dovuto ad una più facile commercializzazione (minor deterioramento), ad un basso costo e ad una maggiore appetibilità.
La maggior parte dei lavoratori consuma almeno un pasto principale al lavoro e in azienda è possibile pianificare azioni volte ad informare i lavoratori sui corretti stili di vita e i loro benefici e predisporre l’offerta di cibi vari, sani e nutrienti, sicuri ed economici. Potrebbero essere riviste la durata delle pause per mangiare e le condizioni in cui vengono consumati i pasti.
Dove è disponibile una mensa, con l’aiuto di un nutrizionista, si potrebbero proporre dei menù programmati controllando la tipologia degli alimenti proposti, la variazione settimanale e stagionale, il chilometro zero e le possibilità di scelta degli alimenti da parte dei lavoratori che desiderano mantenere/ridurre il peso corporeo o che soffrono di patologie come l’ipertensione (dieta iposodica), il diabete (dieta ipoglicidica), l’iperlipemia (dieta a basso contenuto di grassi e zuccheri).
Sarebbe auspicabile anche dare la possibilità ai dipendenti di acquistare il cibo salutare non servito alla mensa da poter consumare a casa (http://www.came.com/food-at-work/it).
Ove non disponibile una mensa sarebbe opportuno mettere a disposizione ambienti confortevoli dove consumare i pasti con attrezzature idonee alla conservazione e riscaldamento dei cibi, oltre che alla detersione delle stoviglie. Se il cibo è portato da casa, è necessario utilizzare contenitori idonei, possibilmente termici e le aree identificate per il consumo dei pasti dovrebbero dare la possibilità di mangiare insieme favorendo la convivialità che, anche, è alla base della piramide alimentare. I distributori automatici, dovrebbero contenere anche frutta e verdura fresche già pronte all’uso, yogurt, succhi di frutta al 100% o essere idonei alla preparazione di spremute di arancia. Altra possibilità potrebbe essere quella di offrire buoni pasto spendibili nei locali limitrofi all’azienda che offrano menù salutari concordati con l’azienda stessa e/o nelle frutterie/supermercati. Nei meeting o nelle riunioni il catering dovrebbe prevedere piatti leggeri (senza salse, maionese, besciamella, burro, formaggi), insalate, macedonie o spiedini di frutta fresca o verdura e prodotti da forno senza dolci con le creme. All’interno degli ambienti di lavoro le attività di informazione, svolte da esperti, potrebbero insegnare le buone abitudini alimentari per produrre una ricaduta favorevole, non solo sul benessere dei lavoratori, ma anche sul fattore umano per la sicurezza sul lavoro, sul rendimento lavorativo e sulla produttività aziendale. Infatti, secondo l’Ufficio Internazionale del Lavoro un regime alimentare troppo povero o un’alimentazione troppo ricca sul luogo di lavoro possono provocare una perdita di produttività del 20% circa (ILO, 2005 Christopher Wanjek, Food at Work. Workplace solutions for malnutrition, obesity and chronic diseases, International Labour Office, Geneva, 2005).
Alcuni studi hanno evidenziato la minore produttività dei lavoratori obesi e gli alti costi a carico delle aziende derivanti dall’assenteismo per le malattie correlate e dal “presenteismo” (presenza con minori prestazioni lavorative rispetto ai normopeso).

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