Alla Salerno Design Week si è celebrato il designer che, come un Michelangelo prestato all’industria, ha saputo togliere il superfluo. In un’epoca satura di decori, Giugiaro rappresenta l’eccellenza della sottrazione
Quando la SDW 2026, grazie al mirabile lavoro di Studio Opera Ltb, ha tributato a Giorgetto Giugiaro il premio alla carriera nel Museo Diocesano, l’aria si è fatta improvvisamente densa.
Davanti a oltre 500 persone vibrava l’elettricità magnetica dei grandi: quella di un uomo che ha ridefinito l’estetica degli ultimi sessant’anni partendo da un foglio bianco.
Ma da dove arriva quell’aura che rende icone quotidiane come la Panda o la Golf un patrimonio comune dell’umanità? Per comprendere la sua formula magica bisogna viaggiare nelle radici piemontesi, a Garessio, dove la terra natia respira l’aria della Liguria. Come il maestro racconta, Giorgetto nasce in una stirpe di affrescatori e musicisti. Suo nonno e suo padre passavano le giornate sui ponteggi delle chiese a dipingere absidi, distorcendo le figure per farle apparire perfette a chi guardava dal basso. È lì, tra polvere di gesso e pigmenti, che il giovane Giugiaro ha interiorizzato la padronanza assoluta della tridimensionalità e dell’illusione ottica.
Il salto nella modernità industriale si compie a Torino: di giorno il Liceo Artistico, la sera i corsi di disegno tecnico. In questo cortocircuito tra arte e precisione millimetrica nasce la capacità innata di dare un’anima al metallo. A soli diciassette anni, il ragazzo di Garessio varca la soglia della Fiat.
A Salerno si è celebrato un designer che, come un Michelangelo prestato all’industria, ha saputo togliere il superfluo. In un’epoca satura di decori, Giugiaro rappresenta l’eccellenza della sottrazione. Progettare la Panda ha significato fare della necessità virtù: usare cristalli piatti per abbattere i costi e ottimizzare lo spazio come un’architettura razionalista da tasca. Sta qui il legame più profondo con il tema di quest’anno: la vera alchimia risiede nel trovare la formula perfetta in cui l’estetica risolve un problema industriale, trasformando un oggetto comune in un pezzo della nostra storia. Lasciando il segno.