TURISMO 5.0, OTTO LEVE PER ABITARE IL CAMBIAMENTO

L’Intelligenza Artificiale può aiutare il turismo a crescere. La direzione, però, la scelgono i territori

 

L’intelligenza artificiale può prevedere la domanda, rispondere agli ospiti e aiutare un albergo a organizzare il lavoro. Non può, da sola, decidere quale turismo desideriamo. Se vende meglio gli stessi luoghi negli stessi giorni, può aggravare congestione, rincaro delle case, lavoro povero e dipendenza dalle piattaforme. Prima di scegliere gli strumenti, dovremmo chiederci chi trae valore dalla crescita turistica, dove resta quel valore e quale vita rende possibile nei territori.

A Salerno questa domanda non è teorica. Nel 2024 la provincia ha registrato oltre 1,4 milioni di arrivi e più di 5,1 milioni di presenze. I voli commerciali all’aeroporto Costa d’Amalfi e del Cilento hanno aperto nuovi accessi. Nello stesso tempo la costa, la città, il Cilento e le aree interne vivono condizioni molto diverse. Bisogna distinguere dove la domanda crea opportunità e dove consuma le condizioni stesse dell’ospitalità. Anche queste riflessioni sono maturate nel lavoro di PIDMed, Punto Impresa Digitale Mediterraneo della Camera di Commercio di Salerno, in partnership con l’Università Federico II.

Con i colleghi Stefania Escobar, Gabriele Granato e Mara Normando e lo staff, abbiamo accompagnato circa 60 imprese del territorio attraverso il progetto.

Il voucher i4.0 dedicato al turismo nel 2025 ha coinvolto 61 imprese beneficiarie, più di 20 comuni e oltre 670mila euro di risorse. Abbiamo incontrato bisogni concreti di tempo, conoscenza dei clienti e autonomia dagli intermediari, ma anche la difficoltà di governare gli strumenti acquistati. Ne abbiamo tratto otto leve del Turismo 5.0.

Sono riflessioni nate dal confronto con chi affronta ogni giorno problemi organizzativi, mercati mutevoli e vincoli molto concreti. Le abbiamo raccolte in un instantbook che i lettori potranno scaricare tramite il link ebook-turismo.pidmed.

La prima è la centralità delle persone e delle comunità. In un territorio turistico contano anche chi ci vive, chi ci lavora e chi tiene aperta un’impresa tutto l’anno.

Accessibilità, orari meno affollati e più tempo umano per l’accoglienza sono risultati per cui vale la pena innovare. Lo sono finché migliorano l’esperienza senza peggiorare la vita di chi abita il luogo.

La seconda leva è l’innovazione radicata nel territorio. Le piattaforme tendono a uniformare fotografie, punteggi e promesse di destinazioni diverse. Salerno, la Costiera, il Cilento e i paesi dell’interno non sono varianti dello stesso catalogo. Una tecnologia appropriata può collegare un cammino a un produttore agricolo, un museo a un laboratorio artigiano, una visita al paesaggio che l’ha resa possibile. Il racconto digitale dovrebbe aiutare a riconoscere le differenze, comprese quelle meno facili da mettere in vetrina.

La terza è il rafforzamento delle micro, piccole e medie imprese. Alberghi, B&B, ristoranti, guide, aziende agricole e operatori culturali danno sostanza alla reputazione di una destinazione. Spesso prenotazioni dirette, contatti ordinati e lettura delle recensioni valgono più di soluzioni sofisticate che nessuno sa usare. Le piattaforme restano canali importanti, ma l’impresa deve conservare la conoscenza dei propri ospiti e la possibilità di scegliere come relazionarsi con loro. Anche questa è competitività.

La quarta leva riguarda i dati come bene condiviso e la sovranità digitale territoriale. Prenotazioni e spostamenti producono informazioni che spesso si concentrano lontano dai luoghi che accolgono i visitatori. Servono osservatori e regole chiare per condividere dati aggregati tra imprese e istituzioni, rispettando le persone. Sapere quando un centro storico si avvicina alla saturazione o quali esperienze funzionano fuori stagione permette di decidere meglio. Il punto è chi può leggere quelle informazioni e farne una scelta pubblica e imprenditoriale.

La quinta è la sostenibilità intesa come rigenerazione. Ridurre consumi e rifiuti è indispensabile, ma contano anche lavoro, botteghe, servizi, agricoltura e artigianato. Prenotazioni distribuite nella settimana, meno sprechi e accordi con produttori locali possono trattenere più valore nell’economia del luogo. Chiamerei sostenibile un’attività che contribuisce alla tenuta del territorio anche quando l’ospite riparte.

La sesta leva è il governo dei flussi e della pressione turistica. I numeri complessivi nascondono concentrazioni molto precise nello spazio e nel tempo. Se gli algoritmi premiano solo ciò che è già popolare, la visibilità accumula altra visibilità e la pressione cresce proprio dove è più difficile assorbirla. Accessi monitorati, mobilità integrata e proposte per altri periodi o itinerari possono aiutare. Le decisioni su abitazioni, servizi e spazi pubblici spettano però alle amministrazioni, non alle dashboard.

La settima è il passaggio dal turista consumatore al viaggiatore partecipante. Penso a un’ospitalità che renda visibili le persone e le filiere dietro ciò che si mangia, si visita e si fotografa, e che inviti a rispettarne tempi e limiti. Un laboratorio con un artigiano, un’esperienza agricola, un cammino accompagnato da chi conosce il territorio aprono una relazione diversa. Il digitale può preparare quell’incontro prima della partenza e mantenerlo vivo dopo il ritorno; non può sostituirlo.

L’ottava leva è una governance collaborativa. Nessuna piccola impresa può, da sola, riequilibrare i flussi o costruire un osservatorio. Camere di Commercio, Comuni, Regione, università, imprese e comunità devono lavorare su problemi riconoscibili, dati affidabili e risultati verificabili. PIDMed può svolgere una funzione di raccordo, ascoltando i fabbisogni delle imprese e trasformandoli in formazione e strumenti utili.

Le DMO che prendono forma in Campania dovrebbero assumere la responsabilità di coordinare conoscenza, offerta e vivibilità. Queste otto leve sono una proposta maturata nel lavoro con le imprese del territorio. Raccolgono problemi che abbiamo incontrato, soluzioni che abbiamo discusso e domande sulle quali vale la pena continuare a confrontarsi. Le offriamo come punto di partenza per un dibattito che coinvolga anche istituzioni, lavoratori e comunità locali, perché gli effetti del turismo riguardano tutti loro.

Mi auguro che l’intelligenza artificiale ci aiuti a comprendere meglio i luoghi e a prendere decisioni più consapevoli, senza diventare soltanto uno strumento per attirare altri visitatori. Il turismo che vorremmo costruire sa accogliere e produrre reddito, ma si prende anche cura delle condizioni che rendono possibile la vita nei territori e restituisce loro una parte del valore che genera.