Sulla Cooper Standard sventola la bandiera Diamond Plant

cooperDai rischi di chiusura al riconoscimento di eccellenza da parte di Fiat. Una storia di impegno, quella dello stabilimento di Battipaglia diretto da Pietro Mancuso

 

Aprile 2015, Battipaglia. Il futuro dello stabilimento della Cooper Standard Automotive Italy spa, guidato da Pietro Mancuso, era appeso a un filo: se non fossero entrate nuove commesse dalla Fiat, avrebbe chiuso i battenti.

 

La produzione era in calo, ma il direttore non ci sta a gettare la spugna e azzarda di poter, con i suoi uomini, raddoppiare i volumi e ripartire. La Cooper era ed è una società che opera nel settore automobilistico, specializzata nella realizzazione di articoli in gomma destinati all’assemblaggio e alla produzione di vetture negli stabilimenti Fiat.

 

Ed è proprio la casa torinese che Mancuso – numeri alla mano – deve convincere.

 

«Il settore era entrato in crisi – ricorda oggi Pietro, tra l’altro anche presidente del Gruppo Chimica Gomma Plastica di Confindustria Salerno – ma nessuno di noi aveva voglia e tempo per piangersi addosso. Abbiamo scelto di utilizzare le agevolazioni governative per fare formazione, per crescere in competenze e mostrare a Torino che eravamo pronti per nuove commesse».

 

Quella che Mancuso definisce «una autentica palingenesi gestionale» dura circa un anno. In questo lasso di tempo, la Cooper adotta le tecniche kaizen, proprie del lean manifacturing, per ottimizzare i processi produttivi in tutti i rami di azienda, dalla finanza alle operations. Non solo. “Impara” il WCM, il linguaggio gestionale comune che unisce tutte le fabbriche Fiat Chrysler Automobiles in tutto il mondo e che punta alla qualità totale.

 

«Siamo partiti dal basso – prosegue il direttore di Battipaglia – con una formazione estesa in aula e on the job a tutti gli operatori. L’impegno è stato premiato con la commessa del progetto Stelvio. Ci è stato assegnato in esclusiva, infatti, il sistema di tenuta di questo SUV prodotto a Cassino ma con un mercato internazionale. La fornitura prevede 7 milioni di investimenti nel plant, più di 80 nuove attrezzature e 110 nuovi dipendenti». Nuove macchine, persone, nuova metodologia di approccio. Uno tsunami positivo che non travolge lo stabilimento, ma lo ricostruisce dall’interno.

«Quando ti trovi a gestire un processo del tutto nuovo, con nuove attrezzature e uomini, o trovi la chiave per farlo in velocità e sicurezza, o perdi. Noi abbiamo scelto di implementare nel plant un ulteriore strumento, il BTO, un tool per gestire i punti focali e accelerare la capacità di produrre. E Fiat ci ha riconosciuto anche questo obiettivo».

 

La Cooper Standard di Battipaglia garantisce 250 vetture al giorno, con tre differenti versioni di prodotto, grazie a un team competente e motivato in cui il leader è uno «di loro».La gestione eccellente della crisi e la capacità di tenere allineati lungo tutto il 2016 i fattori chiavi operazionali attraverso cui Fiat monitora gli stabilimenti, sono valsi al sito di Battipaglia la bandiera Diamond Plant, a riprova della manifesta e oggi certificata superiorità nel settore.

 

«Non potevamo aspettare – commenta Pietro Mancuso – la fine della crisi del comparto. Il nuovo equilibrio era tracciato e noi ci siamo adoperati per raggiungerlo prima e superarlo poi».

 

Una lezione, quella della Cooper di Battipaglia, esemplare. La storia di un gruppo che sa osare e, per questo, progredisce.

 

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