Smart working “a regola d’arte”: tre profili da seguire su Instagram

Visitabili anche da remoto tre splendide mostre di giovani artisti che vi porteranno nel loro mondo poetico e suggestivo

 

Torno su un tema di cui ho già scritto, perché dopo un anno qualcosa è cambiato: lo smart working. Quella che prima sembrava un’opzione temporanea, adesso è diventata una necessità a scadenza ancora indeterminata e, a grande sorpresa, per alcuni, anche una bella comodità. La parola “call” che significa chiamata, ormai è scontato si riferisca a una riunione a distanza con le telecamere accese. Ogni scrivania, o tinello che si voglia, si trasforma così in un set.  Ed è qui che intervengo con un tema che mi sta assai a cuore, l’arte. Da che ero un ragazzino andavo nella piccola galleria di Susanna Orlando a Forte dei Marmi pagando a rate piccole litografie di grandi artisti, il massimo che potevo permettermi facendo la cresta sui soldi chiesti a mio padre per le ripetizioni di latino mai ricevute (e di cui non avevo necessità): se avessi chiesto 50mila lire alla settimana per uno Schifano che avrei visto almeno in sei mesi, mio papà non me le avrebbe date. Meno jeans, meno felpe, più arte: davanti a me, dietro di me, intorno a me. In quel microcosmo che era la mia cameretta.

Con un fastforward mi ritrovo quarantacinquenne alle prese con il primo lockdown: chiuso in casa come tutti, se c’è qualcosa che mi ha tenuto compagnia facendomi viaggiare in quei giorni infiniti sono state proprio le opere d’arte. Nel corso delle call, quella cura del mio ambiente non passava mai inosservato. Ecco che amici e contatti lavorativi hanno iniziato ad interessarsi di arte, comprendendone il valore che va oltre quello estetico. Non a caso molti imprenditori, gente concreta e impegnata, sono anche collezionisti e mecenati. Basta iniziare e partire da ciò che ci circonda.

Mi permetto dunque di segnalare tre mostre inaugurate da pochi giorni con i profili instagram degli artisti che ho selezionato così da poter essere viste anche da remoto. La destinazione, credetemi è stupefacente. A Seravezza (Lucca) le opere di Nicholas Denino e Marta Abbot: Liminal Forms nella Cappella Marchi. Intuizione felice dei curatori Lorenzo Belli e Caterina Licitra che hanno inaugurato una stagione di mecenatismo dedicata ai giovani con una mostra in cui le opere partono dalla forma per arrivare alla connessione tra l’opera d’arte, l’artista e l’ambiente concepito come ecosistema di relazioni umane. IG: @nicolasdenino.

A Milano le opere di Leonardo Dainelli: La Fila da Meme Gallery. La mostra nasce come sperimentazione dell’artista, omaggio ai pittori cubisti da cui attinge un raffinato e sottilissimo umorismo. I volti, scomposti e sovrapposti e stilizzati come se fossero in fila, sono il leitmotiv che ispira l’esposizione. IG @dainellistudio.

A Venezia le opere di Veronica Gaido: Dedalo nella Casa dei Tre Oci. 76 scatti ad alto tasso di emozione che trasfigura l’immagine più stereotipata a favore di un esito che invita ad un’immaginazione libera e intima. Veronica Gaido ha fatto della fotografia la sua forma espressiva: in questa mostra si concentra sui cantieri navali di San Lorenzo offrendo un viaggio onirico tra i colori della città che più di ogni altra ispira arte e artisti in singolari interpretazioni. IG: @veronica_gaido

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