Scuola/lavoro, la vera sfida per i territori

vincenzo iennacoIl buon esempio di interazione e comunicazione tra Confindustria Salerno e il Liceo Scientifico “Da Procida”

Scuola/lavoro, l’alternanza del percorso eminentemente formativo con il momento dell’apprendimento “on the job”, rappresenta il nucleo centrale del nuovo modello dinamico che la legge 107/2015 tenta di introdurre nella realtà italiana. Non si tratta di un esperimento semplice, a cominciare dalla condivisione degli obiettivi tra le due componenti in campo: la Scuola (con la base forte di insegnanti e dirigenti) e le Imprese, con il variegato tessuto strutturale nel quale esse si esprimono e si riconoscono. La vera questione – in Italia, ma soprattutto nelle regioni del Sud – risiede in uno squilibrio ben noto: l’offerta dei profili professionali in uscita dal circuito scolastico e universitario non corrisponde alla domanda delle aziende. 

Periodicamente quindi vengono pubblicate indagini di autorevoli istituti di ricerca che indicano i lavoratori “fantasma”: addetti inseguiti e quasi mai rintracciati dalle imprese per inserirli all’interno del proprio ciclo produttivo. 

L’origine di questa situazione affonda le radici in un modello scolastico che nel tempo ha finito per “declassare” prima di tutto gli istituti professionali, che, invece, in Germania rappresentano l’anello di collegamento tra i giovani e il lavoro. In altre parole, l’Italia è rimasta indietro, non cogliendo la necessità di attivare un dialogo permanente tra il mondo della produzione e quello della Scuola e dell’Università con l’obiettivo prioritario di rendere funzionante un efficace meccanismo di interattività.

 

All’interno di questo ambito di criticità si colloca un ulteriore gap con molti altri Paesi europei: la grave difficoltà nella trasmissione di tecnologia innovativa dal mondo della ricerca a quello produttivo. Siamo di fronte ad un quadro complessivo che evidenza quasi sempre una condizione di “incomunicabilità”. In questo modo si è arrivati ad un tasso di disoccupazione giovanile elevatissimo e, nello stesso tempo, a un massiccio ricorso all’auto/imprenditorialità. Due facce della stessa medaglia. Se al termine degli studi non ho alcuna opportunità di entrare nel ciclo produttivo, ricorro alla forma più diretta di occupazione: provo a lavorare in proprio, apro una partita Iva, avvio un’attività d’impresa. Così si spiegano gli elevati tassi di incidenza delle aziende “under 35” sul numero totale delle iscrizioni ai registri delle Camere di Commercio meridionali.

 

È evidente che la ratio della legge sulla “Buona Scuola” coglie un aspetto rilevante del problema e cerca di fare interagire i processi formativi con le realtà territoriali. Ma la dimensione dell’emergenza occupazionale giovanile è più vasta. Confindustria Salerno sta promuovendo e sostenendo il progetto CTS – Comitati Tecnici Scientifici – attraverso azioni congiunte tra il mondo della produzione e quello della scuola. In particolare, attraverso il nostro magazine Costozero è stato attivato un progetto di web journalism in partnership con il liceo scientifico “Da Procida”.

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