La sfida globale in campo energetico: parola d’ordine sostenibilità

L’Italia ha ancora molto da fare nell’ambito del processo di transizione energetica, anche se il consumo di fonti pulite è più che raddoppiato tra il 2005 e il 2017. Osservando la produzione lorda elettrica, la quota di FER è passata dal 17% del 2007 al 38% del 2018. Solo il 3,7% dell’elettricità è realizzata utilizzando petrolio; mentre è intenso l’utilizzo di gas naturale, che incide per quasi il 44% sulla produzione di energia elettrica

 

I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), adottati dalle Nazioni Unite e da 193 nazioni a settembre 2015, descrivono il futuro che l’umanità desidera raggiungere entro il 2030. In particolare, con il Goal 7 (Energia pulita e accessibile) e il 13 (Azioni per il clima), la diffusione dell’accesso all’energia e la stabilizzazione climatica con la riduzione delle emissioni nocive sono i target principali del processo di transizione energetica.

Sebbene siano stati compiuti progressi su molti degli Obiettivi, dal Rapporto sullo stato di avanzamento degli SDGs del maggio scorso si evince che la risposta globale non è stata finora sufficientemente ambiziosa e che l’avanzamento verso i target non sta procedendo alla velocità richiesta.

Con l’aumento delle emissioni di gas serra, i cambiamenti climatici stanno avvenendo molto più rapidamente del previsto con effetti chiaramente avvertiti in tutto il mondo. Nel 2017 le concentrazioni di gas a effetto serra avevano raggiunto nuovi massimi (405,5 parti per milione rispetto ai 400,1 ppm del 2015, con un +146% rispetto ai livelli preindustriali). E se si considera che per il periodo 1998-2017 le perdite economiche dirette causate da catastrofi climatiche e geofisiche sono state stimate in quasi 3 trilioni di dollari, con circa 1,3 milioni di vittime, il passaggio a obiettivi di emissione sostenibili richiede oramai un rapido cambio di rotta.

Progressi positivi sono stati fatti quanto ai flussi finanziari impiegati per il clima, che sono aumentati del 17% nel periodo 2015-2016 rispetto al periodo 2013-2014. A maggio 2019, 28 paesi avevano avuto accesso al finanziamento del Green Climate Fund per la formulazione di piani nazionali di adattamento, per un valore di 75 milioni di dollari. Di questi, il 67% era costituito da paesi meno sviluppati, piccole isole in via di sviluppo e stati africani. Le proposte di altri sette paesi, per un valore di 17 milioni di dollari sono nella fase finale di approvazione. In totale, 75 paesi hanno chiesto il sostegno del Green Climate Fund, per un valore complessivo di 191 milioni di dollari.

Anche i flussi finanziari internazionali verso i paesi in via di sviluppo a sostegno dell’energia pulita e rinnovabile sono cresciuti, raggiungendo i 18,6 miliardi di dollari nel 2016, quasi il doppio rispetto ai 9,9 miliardi di dollari del 2010.

Il filo conduttore che unisce crescita economica, sviluppo sociale e sostenibilità ambientale è dunque proprio l’accesso all’energia e la necessità di assicurare a tutti la possibilità di utilizzare sistemi di energia economici, affidabili e moderni. Il tasso di elettrificazione globale è aumentato dall’83% del 2010 all’89% del 2017. La quota globale della popolazione con accesso a carburanti e tecnologie pulite per la cottura ha raggiunto il 61% nel 2017, rispetto al 57% del 2010. Ma, a dispetto di questi progressi, quasi 3 miliardi di persone fanno ancora affidamento principalmente su sistemi di cottura inefficienti e inquinanti e oltre 1 miliardo di persone (il 14% della popolazione mondiale) è ancora privo dell’elettricità. Per quanto questo numero sia sceso dal dato di 1,7 miliardi del 2000, e per quanto da quella data siano state create nel mondo circa 1,2 miliardi di nuove connessioni elettriche, il contestuale aumento demografico non ha di fatto permesso di diminuire il numero assoluto di persone isolate dalla rete elettrica.

Con la diffusione dell’accesso all’elettricità sono aumentati i consumi. Oggi 7,4 miliardi di persone consumano circa 14 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. I consumi si sono spostati dai paesi OCSE ai paesi non-OCSE (in particolare quelli asiatici), che guidano di fatto l’aumento della richiesta di energia. Nel complesso, i paesi in via di sviluppo dell’Asia rappresentano i due terzi dell’incremento dei consumi energetici mondiali, mentre la quota rimanente proviene principalmente da Medio Oriente, Africa e America Latina.

Osservando il dettaglio delle singole fonti, l’Asia da sola pesa la metà della crescita mondiale della domanda di gas, il 60% di quella di eolico e solare fotovoltaico, oltre l’80% di quella di petrolio e oltre il 100% dell’aumento dei consumi di carbone e nucleare (tenuto conto che altrove la domanda decresce). Non più tardi del 2000, l’Europa e il Nord America contavano per oltre il 40% della domanda energetica globale e le economie in via di sviluppo dell’Asia per circa il 20%. Quanto al nostro Paese, l’Italia ha ancora molto da fare nell’ambito del processo di transizione energetica, anche se una nota positiva da evidenziare è l’aumento del peso delle rinnovabili. Il consumo di fonti pulite è più che raddoppiato tra il 2005 e il 2017. Già nel 2016 il dato dell’incidenza delle rinnovabili sui consumi totali (17,4%) risultava superiore agli obiettivi fissati per il 2020; una crescita favorita dai corposi incentivi dedicati alla produzione di energia da fonti rinnovabili elargiti nel corso degli anni.

Osservando la produzione lorda elettrica, la quota di FER è passata dal 17% del 2007 al 38% del 2018. Solo il 3,7% dell’elettricità è realizzata utilizzando petrolio; mentre è intenso l’utilizzo di gas naturale, che incide per quasi il 44% sulla produzione di energia elettrica (vedi Grafico in apertura – Fonte SRM su dati British Petroleum, 2019).

Per il futuro ci si aspetta un maggiore riconoscimento della necessità di bilanciare le priorità strategiche, cercando un equilibrio tra crescita economica, deforestazione, protezione della biodiversità, uso dell’acqua e del suolo per la produzione alimentare e le attività energetiche. Sono necessari piani molto più ambiziosi e azioni accelerate. Agire per trovare un equilibrio che dovrà necessariamente guidare la pianificazione energetica, impattando sulle decisioni e modellando il futuro dell’energia secondo un’unica parola d’ordine, sostenibilità. (per approfondire: MED & Italian Energy Report, 1° Rapporto Annuale).

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