Gallozzi: «La Zes funziona solo se accelera gli investimenti legati al manifatturiero»

gallozziPer il presidente di Assotutela «se crescono i volumi di produzione aumenteranno anche gli indicatori di traffico delle merci in uscita dal porto di Salerno»

Comune di Salerno, Assotutela e organizzazioni sindacali hanno voluto e condiviso un documento di programma: quali i punti salienti sottoposti al vaglio dell’Autorità di sistema? 

Abbiamo ritenuto di sottoporre all’Adsp la nostra idea di piattaforma programmatica che è stata pienamente recepita in sede di Programma Operativo Triennale dal presidente Spirito con il quale si è subito stabilito un rapporto molto positivo, di grande stima e collaborazione operativa. Abbiamo individuato alcuni priorità indifferibili incentrate sull’accelerazione del completamento degli interventi di potenziamento infrastrutturale del porto di Salerno con particolare riferimento alle procedure, già in essere, relative al dragaggio dei fondali, all’ampliamento dell’imboccatura e alla ultimazione delle gallerie di collegamento con gli svincoli autostradali. É importante che sia stato colto il ruolo dello scalo salernitano, quale grande regional port multifunzionale a servizio competitivo delle economie delle aziende del nostro territorio.

Criticità strutturali a parte, le premesse per migliori performance per lo scalo salernitano ci sono. Ne sono testimonianza i recenti accordi commerciali tra Salerno Container Terminal e “Ocean Alliance” e “The Alliance”. Altri numeri positivi in vista?
Devo dire che stiamo raccogliendo i frutti del grande lavoro svolto in giro per il mondo. Nei giorni scorsi ci sono state le prime partenze dal porto di Salerno (Terminal Sct) per New York e gli Stati Uniti, in seguito agli accordi firmati dal Gruppo Gallozzi con “Ocean Alliance” e “The Alliance”, i due maggiori raggruppamenti a livello mondiale nell’ambito dei trasporti marittimi internazionali. Subito a seguire abbiamo avuto il primo approdo del colosso cinese COSCO.

Di fatto il nostro porto diventa lo scalo di riferimento nel Sud Italia delle connessioni marittime, import ed export, con tutti i mercati del mondo, ad Est, Ovest, Nord e Sud. E proprio in considerazione del consistente incremento dei traffici Sct ha già provveduto ad inserire 21 giovani salernitani nella propria pianta organica. Queste nuove assunzioni rappresentano una grande soddisfazione soprattutto in un momento nel quale il problema della disoccupazione dei nostri ragazzi è diventato una vera e propria emergenza sociale. Ormai il Terminal Sct lavora mediamente 20 navi full container alla settimana, pari a 1.000 partenze full container all’anno per i mercati internazionali, a conferma di un 2017 che già prospetta un incremento consistente della movimentazione nello scalo di Salerno. I livelli di reputazione e di capacità operativa del nostro scalo e del nostro Gruppo hanno consentito di attrarre un numero crescente di collegamenti marittimi con un effetto moltiplicatore delle opportunità competitive sui mercati internazionali per le tante attività produttive radicate nella provincia di Salerno e in Campania, ma anche in altre aree meridionali. Siamo in un momento di grande dinamismo del nostro Gruppo e proseguiamo convinti sulla strada della continua ricerca di ulteriori e qualificati servizi per le imprese export oriented. Il porto di Salerno è ormai da tempo un fondamentale gate effettivamente funzionale alle aziende che guardano ai mercati internazionali come sbocco prioritario delle produzioni Made in Italy.

 

É in questa direzione che continueremo a lavorare, convinti che la logica di sistema introdotta dalla riforma delle Autorità Portuali esalti ancora di più la capacità di crescita delle imprese operanti nella filiera dei traffici internazionali in una logica di libero mercato.

Qual è il suo giudizio sulla possibilità di realizzare una zona economica speciale tra i porti di Napoli e Salerno?
La Zes è un’opportunità per attivare nuovi investimenti, ma non è un percorso semplice da compiere, particolarmente perché sarà necessario individuare meccanismi che evitino una scorretta concorrenza tra chi è dentro e chi è fuori dalla Zes. A mio giudizio, occorre partire dalla rivalorizzazione del concetto di insostituibilità dell’industria manifatturiera. Perché – è bene ricordarlo – quello di Salerno è un porto prevalentemente export oriented e, quindi, ha bisogno di avere alle spalle non un tessuto economico e produttivo terziarizzato, ma un sistema di sviluppo locale strettamente connesso con l’industria vera e propria, naturalmente propensa – in tempi di difficoltà della domanda interna – a sfruttare le opportunità sui mercati esteri. Rafforzando, in ogni caso, i già consolidati trend positivi, per esempio, dell’agro-alimentare nelle regioni dell’Inghilterra, del Nord Europa, degli Stati Uniti.

É in questo ambito di riferimento che si dovrebbe puntare per indicare le aree retro-portuali da inserire nella Zona Economica Speciale. La Zes, quindi, non è da intendersi come un’area a vantaggio fiscale minimale, ma – dove funziona, come in Polonia o in altre parti d’Europa – un vero e proprio attrattore e acceleratore di investimenti che andrebbero legati al manifatturiero (ecco che ritorna l’industria in senso stretto). Se crescono i volumi di produzione del manifatturiero, aumenteranno anche gli indicatori di traffico delle merci in uscita dal porto di Salerno. Se, invece, si punta ad inserire nella Zes attività di intermediazione commerciale, saremo di fronte ad un tentativo di piccolo cabotaggio e non ad un disegno di politica industriale di ampia portata chiaramente incentrato sull’asse industria/logistica/rete dei porti/mercati internazionali.

 

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