Come si sta evolvendo la normativa europea per garantire la sicurezza dell’operatore agricolo nell’impiego dei fertilizzanti

 

In tema di sicurezza sul lavoro l’agricoltura rappresenta uno dei settori a maggior rischio per quanto riguarda l’aspetto infortunistico e le patologie osteomuscolari. Tuttavia i dati INAIL (periodo

2004-2010) evidenziano anche alcune patologie legate ad esposizione per inalazione a sostanze chimiche con proprietà tossico-nocive (28%) e caustico-corrosive (15%), per contatto cutaneo (15%) e per ingestione di sostanze caustico corrosive (13%) e tossico-nocive (11%) (Gonano E., 2012).
Ciò evidenzia l’importanza di valutare il rischio correlato all’esposizione ad agenti chimici pericolosi, come previsto dal D.Lgs. 81/2008 s.m.i., nel quale si fa riferimento alla classificazione prevista dai decreti legislativi per le sostanze pericolose (D.Lgs. n.52/1997 s.m.i.) e per i preparati pericolosi (D.Lgs. n.65/2003 s.m.i) e si pone attenzione, anche, sulla possibile esposizione occupazionale ad agenti chimici non strettamente classificabili come pericolosi. Ai sensi dei decreti citati, anche i prodotti chimici impiegati in agricoltura (fitosanitari e fertilizzanti), sono identificati sulla base delle loro caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche o delle modalità di produzione e utilizzo sul luogo di lavoro, quali manipolazione, immagazzinamento, trasporto o eliminazione e trattamento dei rifiuti, che possano comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori.

In questo contesto si inserisce, quindi, la normativa europea che regolamenta l’impiego dei prodotti chimici in agricoltura. I prodotti fitosanitari sono regolati dalla Direttiva 2009/128/CE recepita in Italia dal Decreto Legislativo 14 agosto 2012, n. 150, che propone l’utilizzo ecosostenibile dei pesticidi e la riduzione dei rischi e del loro impatto sulla salute umana e sull’ambiente, promuovendo l’agricoltura integrata. Anche i fertilizzanti, utilizzati comunemente in agricoltura, nei giardini e nelle case, possono costituire un pericolo per l’uomo (operatori agricoli e consumatori), l’ambiente e gli animali (contatto fisico, inalazione o ingestione accidentale) e dovrebbero, quindi, essere sempre utilizzati in sicurezza durante le fasi di preparazione, impiego, manipolazione, conservazione (Erickson Gabbey, 2012) e smaltimento. Le sostanze maggiormente pericolose per la salute umana che sono contenute nei fertilizzanti comprendono nitrati, fosfati, solfato di ammonio e metalli pesanti (cadmio, cromo, nichel, piombo, rame e zinco).

Molti fertilizzanti minerali e organo-minerali ricadono nelle prescrizioni e negli obblighi di registrazione del Regolamento (CE) n. 1907/2006 (registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche REACH), in vigore il 1° giugno 2007, del Regolamento (CE) 1272/2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze chimiche e delle miscele (CLP) e del D.Lgs. 81/2008 riguardante le disposizioni per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Altri fertilizzanti rientrano, invece, tra le sostanze presenti in natura (derivati dal compostaggio e dalla fermentazione del letame, le torbe e il guano).

La legislazione europea di riferimento in materia di fertilizzanti è comunque il Regolamento CE 2003/2003, che riguarda unicamente i concimi minerali, mentre quella nazionale è il D.Lgs.75/2010, che comprende tutto ciò che è normato a livello europeo e italiano (concimi, ammendanti, correttivi, substrati di coltivazione, matrici organiche destinate alla produzione di concimi organo-minerali, prodotti ad azione specifica).

Il Decreto è in continua evoluzione in quanto, con l’emanazione dei successivi Decreti Ministeriali di aggiornamento, vengono introdotti, negli allegati che contengono la descrizione dei nuovi fertilizzanti prodotti, approvati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Attualmente il mercato europeo è riuscito solo in parte ad armonizzare il settore dei fertilizzanti, ma non tutti gli Stati Membri hanno elaborato una normativa specifica per disciplinarne l’immissione sul mercato.
La revisione del Regolamento CE n. 2003/2003 è stata sospesa per il 2015, ma sarà probabilmente ripresa nel 2016 per concludersi nell’arco di due anni.

Nel regolamento in revisione dovranno essere compresi tutti quei prodotti in grado di influenzare la fisiologia delle piante (concimi organici, organo minerali, ammendanti e biostimolanti) e dovranno essere fissate le soglie per il contenuto di metalli pesanti e di inquinanti organici e microbiologici, al fine di garantire la tutela della salute umana e della sicurezza ambientale.
Il cambiamento che potrebbe scaturire da questo nuovo modo di concepire l’impiego dei fertilizzanti è in linea con le indicazioni, già fornite a livello europeo, riguardanti la necessità di andare verso un’agricoltura sempre più sostenibile che permetta di rispondere alla crescente richiesta alimentare, ottimizzare le risorse, garantire, attraverso la ricerca, massimi standard di sicurezza e innovazione, assicurare una maggiore efficacia agronomica e uniformità nei controlli, ridurre gli oneri amministrativi e i tempi di inserimento dei nuovi prodotti negli allegati e favorire ulteriori opportunità di sviluppo del mercato, anche grazie all’attenzione dell’industria verso i temi ambientali.

Sarebbe auspicabile adottare una normativa che, sull’onda della Direttiva 2009/128/CE, promuova l’uso sostenibile dei fertilizzanti che, pur ottimizzando la nutrizione delle piante e agevolando il riciclo degli elementi nutritivi nell’ambito di un’agricoltura integrata, curi maggiormente gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente e garantisca la sicurezza e la salute degli operatori agricoli e dei consumatori.

 

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