Risorse Idriche: lo stato dell’arte della spesa pubblica e della Legge Obiettivo

I risultati di uno studio SRM e Servizio Studi Intesa Sanpaolo mostrano che una buona percentuale degli esborsi per investimenti idrici è effettuata dagli Enti territoriali e locali

 

Agli inizi di marzo a Napoli è stato presentato nel corso di un seminario organizzato da SRM lo studio intitolato “L’industria Idrica”; un settore che è vitale per lo sviluppo della nostra economia e per il benessere della popolazione e di cui poco si parla, ma che configura un vero e proprio sistema industriale con gestioni variegate e complesse e investimenti infrastrutturali. In questo testo ci focalizziamo sulla spesa pubblica e sulle grandi opere guardando ai flussi finanziari.
L’andamento della spesa in conto capitale rappresenta un’espressione dell’eterogeneità territoriale degli esborsi per investimenti nel settore idrico. L’analisi dell’output della banca dati Conti Pubblici Territoriali del DPS-MEF sui flussi di spesa del Settore Pubblico Allargato (S.P.A.) evidenzia differenti situazioni sia nella ripartizione degli importi per singoli territori regionali che nel la distribuzione per livelli di governance.
I dati utilizzati ai dell’analisi sono relativi alla spesa in conto capitale per i comparti “Acqua” e “Fognatura e Depurazione acque”.
Dopo l’aumento del 2008 si assiste ad una successiva costante diminuzione nel livelli di spesa, con una ripresa nei dati relativamente alla spesa del Centro Nord tra il 2010 ed il 2011 ed una nuova decrescita di questi ultimi nell’ultimo anno disponibile. É evidente, altresì, come gli importi spesi nelle regioni del Mezzogiorno per il comparto idrico siano inferiori rispetto a quelli relativi al Centro-Nord, e pari mediamente a circa un terzo della spesa totale a livello Italia.
Osservando il dato di spesa rapportato alla popolazione, il Centro Nord si distingue sempre per gli importi maggiori, tranne che nel 2009 in cui gli importi pro-capite della macroarea Sud risultano superiori e nel 2012 in cui si equivalgono.
Se invece consideriamo il peso del settore acqua nell’ambito degli esborsi complessivi dei tre principali settori “ambientali” (idrico, smaltimento dei rifiuti ed energia), a livello Italia, negli ultimi 6 anni l’incidenza in termini di spesa dell’idrico sul totale dei 3 comparti considerati è pari mediamente a circa un quinto del dato complessivo con una punta massima del 25,8% nel 2008 e una minima del 16,2% nel 2011. Proprio in relazione a quest’ultima percentuale è da segnalare che, ad una progressiva diminuzione degli esborsi per il settore idrico, non è corrisposto un simile trend negli altri due comparti.
La spesa per rifiuti ed energia nel 2011 è aumentata rispetto all’anno precedente, rendendo maggiormente evidente il divario rispetto al comparto acqua.
Nell’analisi dei dati relativi alle partizioni territoriali si evidenzia che i valori di riferimento del Centro Nord risultano in linea con quelli base Italia, mentre nel Sud, tra il 2008 ed il 2009, sono evidenti percentuali più elevate.
Scendendo nel dettaglio dei esborsi finanziari a livello territoriale, è stato operato un confronto tra i livelli di spesa per il settore idrico su base regionale per comprendere in quale territorio siano stati convogliati i maggiori flussi nell’ultimo triennio.
La mappatura mostra in maniera immediata l’intensità di spesa pro capite a livello regionale, evidenziando dove c’è la maggiore concentrazione degli esborsi e dunque dove sono stati effettuati i maggiori investimenti: 13 regioni su 20 presentano dati di spesa inferiori ai 50 euro/abitante, e solo due sono i territori in cui i valori risultano più elevati: Liguria e Trentino nel Nord del Paese.
I conti pubblici territoriali relativi all’Italia, e quelli delle partizioni territoriali Centro-Nord e Mezzogiorno, consentono di effettuare anche un’analisi della governance del settore idrico.
A livello Italia, di minore rilevanza risulta la percentuale di spesa effettuata dallo Stato e dalle Amministrazioni Regionali, che nel complesso supera di poco il 10% del totale. Sono le imprese pubbliche locali ad aver speso in misura maggiore (63%).
Soffermandosi sulle partizioni territoriali, emerge per il Centro-Nord una maggiore rilevanza delle imprese pubbliche locali, alle quali sono imputabili oltre il 70% della spesa totale.
Al Sud la spesa pubblica sostenuta dalle imprese pubbliche locali pesa per poco più del 49%, mentre quella sostenuta dalle Amministrazioni Regionali e Locali rappresenta circa il 46% del totale, a testimonianza che, in presenza di ancora numerose gestioni in economia, una buona percentuale degli esborsi per investimenti idrici è effettuata dagli Enti territoriali e locali.
Analizzando invece la Legge Obiettivo, l’ultimo Rapporto su “L’attuazione della Legge Obiettivo” della Camera dei Deputati riporta lo stato di attuazione delle grandi opere infrastrutturali per lo sviluppo del nostro Paese, aggiornata a ottobre 2013. Esso prende in considerazione 1.359 lotti relativi a 403 opere il cui costo complessivo presunto di realizzazione è pari a 375,3 miliardi di euro.
La categoria degli Schemi idrici comprende 64 opere che riguardano esclusivamente le otto regioni del Mezzogiorno per un costo complessivo previsto di oltre 5,9 miliardi di euro dei quali solo il 35% circa è classificato come disponibile. La regione con il maggior numero di opere è la Basilicata (12 su 64), mentre sulla base dell’ammontare complessivo del costo delle opere prevale il dato dell’Abruzzo con oltre 1,4 miliardi di euro (come emerge dal grafico, poco meno di un quarto del totale). Per nessuna delle 8 regioni, inoltre, vi è la totale copertura finanziaria e il fabbisogno complessivo raggiunge i 3,9 miliardi di euro.
La maggior parte degli interventi risulta essere in fase di programmazione (45,6%), ma si rileva anche un 10% di interventi conclusi per un ammontare pari a 607 milioni di euro.
Se si considerano solo le opere deliberate dal CIPE, emerge come quelle per gli schemi idrici sono 26 per un costo complessivo pari a circa 1,6 miliardi di euro. Dai dati di dettaglio si rileva, inoltre, come le opere con lavori in corso e ultimate incidono insieme per oltre la metà del costo complessivo (67%), quelle in fase di progettazione e in gara per il 27% e quelle affidate per poco più del 6%.
Ci fermiamo qui, l’analisi è molto più dettagliata e contiene anche alcune proposte e spunti per migliorare.

Per saperne di più lo studio è disponibile su www.sr-m.it.

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