Osservatorio Covid-19 sui trasporti marittimi: il sentiment degli operatori

Attraverso un’indagine dedicata, SRM ha tastato polso e opinioni dei grandi operatori logistici – in particolare Autorità di Sistema Portuale e Associazioni di Categoria specializzate – focalizzandosi sull’impatto che l’emergenza sanitaria ha avuto e avrà sull’operatività. Tre i campi indagati: i fattori critici che incidono maggiormente e quali sono i comparti della filiera sui quali la crisi peserà di più; stime di larga massima sulla ripresa economica; possibili proposte per arginare i danni

 

SRM ha diffuso questo mese il primo numero della nuova linea di working paper sul COVID 19. Oltre alle analisi quantitative e alle stime di impatto, ha realizzato un’interessante survey ponendo domande ai grandi operatori logistici e marittimi, in particolare Autorità di Sistema Portuale e Associazioni di Categoria specializzate.

In questo momento, infatti, si stanno susseguendo numerose proposte che vanno a incidere sulla situazione critica che le imprese portuali e logistiche stanno attraversando e che potrebbero, se non risolvere, almeno attenuare alcune problematiche di carattere sanitario e economico-finanziario.

I player intervistati sono tutti rappresentativi di categorie collegate al trasporto marittimo (che è il focus di questo paper), ma anche a tutta la filiera logistica e delle altre modalità di trasporto.

Si tratta di un’analisi di sentiment che approfondisce e si sofferma solo sugli aspetti connessi alla loro operatività e non quelli sanitari; rimane fermo che tutti i soggetti hanno, ovviamente, posto come priorità assoluta la salute propria e dei propri dipendenti e l’intenzione di rivolgere tutte le strategie e gli sforzi guardando alla tutela dell’occupazione e al sostegno pieno alle autorità pubbliche a compiere i sacrifici necessari per uscire dalla delicata situazione.

I temi trattati hanno riguardato essenzialmente tre aspetti:

  1. i fattori critici che incidono maggiormente sull’operatività logistica e portuale e quali sono i comparti della filiera sui quali la crisi impatterà maggiormente;
  2. stime di larga massima sulla ripresa economica (breve/medio/lungo);
  3. possibili proposte per rimediare alle suddette problematiche;

È utile precisare che, a seguito dell’avvento dell’epidemia e delle restrizioni introdotte, il DPCM del 22 Marzo 2020 ha inserito i trasporti (non solo marittimi) e la logistica tra le attività essenziali dell’economia del Paese, che quindi hanno proseguito le attività a differenza di altre; questo ad avviso di tutti gli operatori ha avvalorato l’importanza strategica e la forza dell’intero comparto nei confronti delle istituzioni e della cittadinanza italiana.

 

Tema 1- I fattori critici e i settori a maggiore impatto della crisi

Il tema sotto certi aspetti, dalle associazioni di categoria, è stato affrontato in modo univoco da tutti i soggetti intervistati; si ravvisa, infatti, come assoluta priorità:

  • il manifestarsi di una crisi di liquidità finanziaria di enormi proporzioni in particolare per le piccole e piccolissime imprese di trasporto

Il problema della liquidità, è particolarmente sollevato anche perché fa tornare alla ribalta un tema che è sempre stato oggetto di dibattito nel panorama imprenditoriale del Paese quale è la dimensione dell’impresa; il nostro sistema logistico, specie stradale, è molto frammentato in piccole e piccolissime imprese che sono molto sensibili al tema dal punto di vista gestionale.

Altra problematica sottolineata, specie dagli armatori ma da tutte le categorie, è l’oggettiva:

  • riduzione dei carichi movimentati, sia in import-export (su tutte le modalità di trasporto), sia in cabotaggio

Ciò comporterà una diminuzione del fatturato delle imprese su base annuale, attestata in una forbice tra il 25 e il 30%; se dovessimo trasferire questo numero sul fatturato della Logistica (84,5 miliardi di euro secondo stime PoliMi) vorrebbe dire un danno quantificabile in circa 25 miliardi di euro.

Si stima una enorme riduzione dei volumi logistici movimentati nei 3 mesi di picco Covid 19 (marzo-aprile-maggio): si registrerà una contrazione tra il 40 e il 60%.

In particolare, sollevano le Autorità di sistema portuale,

  • la diminuzione interesserebbe l’aspetto dei carichi containerizzati (che per la portualità italiana incidono almeno per un quarto dei volumi movimentati)

Problematiche, però, sussistono anche per il Ro-Ro nel segmento Car Carrier (navi adibite al trasporto di auto nuove). Secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti nel mese di marzo 2020 le immatricolazioni di auto nuove nel nostro Paese sono state 28.326 (calo del -85,4% su 2019), mentre i trasferimenti di proprietà di auto usate hanno riguardato 142.230 veicoli (-62,33%).

Le buone performance dei settori agroalimentare e sanitario non sembrano impattare in modo decisivo sui volumi di traffico ad avviso degli operatori.

Sulla riduzione dei volumi darà un suo contributo anche la contrazione dei traffici dei porti cinesi; a febbraio 2020 il volume delle merci nei porti cinesi è diminuito sensibilmente e il segmento container ha registrato una diminuzione del -18%. La diminuzione dei volumi di merci, oltre ad altri fattori tra cui la Trade war in atto con gli USA, i cui effetti tuttavia recentemente si sono notevolmente attenuati, è certamente assegnabile all’impatto negativo sull’economia e sugli scambi commerciali della diffusione del coronavirus.

A tutto ciò è da aggiungere il verificarsi del fenomeno del Blank Sailing; alcune compagnie, pur prevedendo navi programmate con rotazioni settimanali, non effettuano materialmente la partenza per mancanza di carico, rinviandola alla settimana successiva; oppure non effettuano toccate di porti che non garantiscono sbarchi e imbarchi di merci. Ad aprile sarebbero 384 i Blank Sailing a causa della pandemia da coronavirus (stime Sea-intellingence).

Le Adsp hanno sollevato con forza la problematica

  • dell’azzeramento quasi totale del trasporto passeggeri e crociere che, in Italia, vede coinvolto un business di oltre 53 milioni di persone di cui 12 di crocieristi

Ciò si rivela un danno soprattutto per il segmento traghetti e navi da crociera con l’annullamento della stagione totale o parziale da parte delle compagnie. Ad aprile, l’impatto dell’emergenza Coronavirus sul mercato delle crociere in Italia ammonterebbe a 953 scali cancellati nei porti e 2.615.000 passeggeri che non risulteranno movimentati nei vari porti dello Stivale (Stime Cemar).

Sul ramo crociere è stimata, in particolare, una perdita del 70%-80% del totale passeggeri con significativo impatto sul turismo; basti pensare che il settore vanta un impatto sul PIL di oltre 2 miliardi di euro ed era, prima della crisi, una realtà in rapida crescita.

Gli spedizionieri pongono attenzione anche su:

  • l’incertezza dei tempi di percorrenza, la congestione dei porti e dei valichi e i blocchi alle frontiere

Ciò è dovuto all’inasprimento dei controlli sulle merci che causano ritardi nella consegna e Paesi che bloccano carichi alle frontiere non permettendo lo scorrimento fluido delle merci.

Si stima che il Covid-19 potrebbe portare una contrazione del Pil italiano tra il 4% e il 7% e dei volumi di merce movimentata del 20-25% nel 2020; questa flessione degli scambi commerciali impatta gravemente in termini di fatturato su tutti i comparti della filiera logistica.

Relativamente al rallentamento di tutto il sistema dei trasporti, gli operatori rappresentano che sarebbe opportuno impostare un ripensamento del modello italiano del mondo dei controlli, puntando molto sulla digitalizzazione delle procedure su cui abbiamo oggettivamente ancora molte carenze.

 

Tema 2 – Stime sulla ripresa

Su questo tema vige ancora una grande incertezza e nessun operatore ha fornito date o periodi, nemmeno orientativi, in cui potrebbe innestarsi una ripresa.

Sul settore delle merci è ipotizzabile una ripresa graduale man mano che le imprese potranno riavviarsi;

  • alcuni operatori però non vedono riprese decise almeno per tutto il primo semestre dell’anno 2020; altri invece ritengono che vi possano essere problematiche per tutto il 2020 dovute al fatto che, anche se l’Italia possa ripartire, saranno gli altri Paesi, nel frattempo a proseguire i blocchi con conseguenze soprattutto sulle esportazioni.

Diverso è il comparto dei passeggeri dove inciderà, per i turisti, anche il fattore psicologico che farà da forte dissuasore a intraprendere viaggi o crociere a bordo di navi.

  • in questo caso si ritiene sia compromessa l’intera stagione turistica.

 

Tema 3 – Proposte

Le proposte – qui illustrate in sintesi e in modo non esaustivo – effettuate dai soggetti intervistati, al di là di quelle specifiche per le tutele sanitarie e di sicurezza e sostegno al reddito per il personale e per gli equipaggi, sempre al primo posto, sono essenzialmente rivolte a:

  • Attenuare la crisi di liquidità delle imprese per coprire almeno tutto il periodo di lockdown, ritenuta il fondamentale nodo da sciogliere per salvare i livelli occupazionali e i mancati introiti delle aziende; su questo tema è da specificare che il Consiglio dei Ministri è intervenuto il 6 aprile con un provvedimento anche se non specifico per il settore.

 

  • Ridurre gli oneri delle imprese, attenuando il cuneo fiscale e introducendo sgravi contributivi per le aziende che si impegnano a mantenere i livelli occupazionali;

 

  • Semplificare le procedure burocratiche che stanno oltremodo rallentando la fluidità o addirittura provocando blocchi delle merci e impostare un futuro fondato sulla digitalizzazione dei processi logistici e dei controlli.

Le Autorità di Sistema Portuale hanno sottolineato la possibilità che i porti siano il volàno capace di garantire la ripresa delle attività economiche del Paese al termine dell’emergenza e, a questo fine, occorre un deciso e fermo provvedimento rivolto a rimuovere la burocrazia e dare facoltà ai presidenti di prendere decisioni senza troppi intralci normativi. I porti avrebbero a disposizione fondi, per una tempestiva realizzazione di opere, per diversi miliardi di euro, con conseguente attivazione di investimenti privati. Si renderebbe necessario, per prepararsi alla ripresa, un grande Piano di investimenti infrastrutturali che possa davvero muovere l’economia dei “grandi numeri” del Paese e i porti potrebbero essere una delle chiavi per ripartire.

Un altro fattore su cui puntare con forza, anche in prospettiva futura, secondo i porti, è l’incentivazione al trasporto ferroviario, ritenuto più sicuro, rapido e meno soggetto a file e attese ai controlli. Il ferro rappresenta un’opportunità da cogliere anche perché può traportare una quantità di merce maggiore rispetto ai Tir e rappresentare il giusto raccordo per far ripartire il traffico nazionale e internazionale.

 

Risultati finali

I risultati dell’indagine hanno portato a elaborare alcuni grafici rivolti a rappresentare il sentiment degli operatori intervistati. Si premette che i valori rappresentati sono soltanto una valutazione qualitativa dei pareri espressi e non sono stati esplicitati dagli stessi protagonisti.

I grafici rispecchiano il valore dell’importanza attribuita alla tematica analizzata (su una scala di valori vanno da 1 valore minimo per importanza e gravità a 10 valore massimo).


Commento: Preoccupazione maggiore per la crisi di liquidità su cui sono auspicati interventi strutturali e forti per l’intero 2020

 

Commento: I settori più colpiti dal coronavirus sono Passeggeri/crociere (stagione compromessa) e il trasporto auto via nave

 

Commento: Il coronavirus ha messo in evidenza la necessità di effettuare interventi su tutti i nostri punti deboli

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