Non chiamateci eroi, siamo solo persone educate

Al di là delle regole, scegliamo il buon senso come guida. Domenica in zona gialla? Perché andare di corsa verso la strada più affollata della città in cui viviamo? Perché affannarsi alla caccia del cappuccino nel bar in cui tutti vanno? Differenziarsi salva le aziende, è un antidoto contro la noia e ci fa sentire in vacanza anche quando siamo sempre nello stesso posto

 

Al primo, e speriamo ultimo compleanno della pandemia, il gioco di tirare le somme è ormai sport nazionale. Per un po’ ci siamo fatti forza con il tormentone che andrà tutto bene e tutto bene non è andato. Un’altra cordata che sosteneva che questo momento così brutto – ormai un momento da troppo tempo – ci avrebbe rese persone migliori, ha dovuto presto cambiare idea. Quando più di vent’anni fa ho deciso che il galateo sarebbe stato il mio mestiere, ho capito che in qualche modo sarebbe stata l’ultima frontiera della trasgressione. E non ho mai cambiato idea. Potrà sembrare strano ma oggi più che mai, la conferma che una persona educata viene presa quasi come eccentrica trova riscontro in tutti gli ambiti, in modo particolare quando di mezzo non c’è soltanto l’educazione, ma anche e soprattutto il buon senso. Buon senso che spesso ho scomodato, anteponendolo a volte anche alla rigidità dell’etichetta, per rendere contemporaneo il concetto di bon-ton.

Le regole, quelle che leggiamo, significano sopravvivenza, ma non bastano. Perché vengono dall’alto, perché spesso non hanno né una logica, né una spiegazione, sono così e basta. E se non c’è la paura di una multa, è tanto facile fregarsene.  Mentre ce ne freghiamo, però la gente muore. E le aziende chiudono.

C’è da fare qualcosa, quindi che va al di là delle regole e che riguarda la responsabilità individuale.

Spesso un pretesto per non rispettare le regole è perché banalmente nessuno le rispetta. Vale quando tutti dicono buon appetito a tavola, ingenuamente, così come quando si mangia la pizza con le mani, cosa che si può fare a volte ma magari non sempre. Vale purtroppo anche quando ci dicono che possiamo uscire, e lo facciamo senza pensare che se usciamo tutti frequentando la stessa strada, lo stesso bar, la stessa passeggiata, prima o poi ci troveremo di nuovo tutti chiusi in casa. E stare chiusi in casa non ci ha reso persone migliori.

Una volta tanto, quindi, trasgrediamo le regole per essere persone migliori. Non solo sulla carta. Domenica in zona gialla? Perché andare di corsa verso la strada più affollata della città o del paese in cui viviamo? Perché affannarsi alla caccia del cappuccino nel bar in cui tutti vanno? Senza pretendere di diventare una persona migliore, ho voluto capire partendo da me stesso come potevo interpretare nel miglior modo l’opportunità data da questo periodo così beffardo in cui anche un abbraccio in famiglia può diventare la miccia per una strage.

Ho scoperto angoli della mia stessa città che prima ignoravo o peggio ancora snobbavo, strade che non godono della luce della ribalta ma di una luce più tenue che merita di essere sottratta all’ombra, il sorriso di alcuni baristi che ti fanno il cappuccino con il cuore anche se meno glamour di certi locali à la page. E ho scoperto quanto siamo limitati e condizionati al punto da pensare che non ci sia scelta se non quella che fanno tutti. Differenziarsi salva le aziende, l’autostima, è un antidoto contro la noia e ci fa sentire in vacanza anche quando siamo nella stessa città. Le regole possono essere riscritte da noi stessi in qualsiasi momento, basta avere buon senso. Un punto di partenza per essere persone migliori, anche a partire da adesso.

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