Narciso e l’e-book

ROBERTA BISOGNOLontani dalla scalata alla pubblicazione, auto-pubblicarsi offre a chiunque l’assunzione di diversi o forse di tutti i ruoli del processo editoriale che fanno di un manoscritto o file un libro o un e-book

 

“Fai da te” o “Scritto, fatto” o “L’importante è partecipare” o “Checché se ne dica”; “Purché se ne parli” o “Molto rumore per nulla” o “Chi fa da sé per tre”.
Il self-publishing: letteralmente pubblicazione fatta da sé, risulta un’esperienza rintracciabile nel solito binomio alfabetizzazione ed elettronica nelle praticabili vie concesse dalla tecnologia prêt-à-porter.

Lontani dalla scalata alla pubblicazione, auto-pubblicarsi offre a chiunque l’assunzione di diversi o forse di tutti i ruoli del processo editoriale che fanno di un manoscritto o file un libro o un e-book.

Uno è autore-scrittore-narratore-web author  ed editore, redattore, correttore, grafico, impaginatore, con un click, scegliendo la piattaforma distributiva on line, e in certi casi si è anche distributore e probabilmente con uno sforzo ulteriore (ovunque lo sforzo è detto minimo) anche venditore, libraio.

Che il mercato dell’editoria sia a un livello di saturazione massima è verificabile sia nelle librerie, sia in rete: la quantità è un dato sorprendente e avvilente insieme. Ma ciò che osservo non è tanto la possibilità di “farsi un libro”, quanto come e che tipo di libro, o più esattamente di prodotto, è possibile realizzar-si. Va detto anche che il self-publishing non nasce in questi anni, di questi anni è più vivace il dibattito intorno. Ogni passaggio interroga quelli precedenti o prossimi in una catena di intrecci: il self publishing fa ragionare non solo sulla filiera ma precisamente sul ruolo dell’autore, per esempio, del diritto d’autore nel digitale, le creative commons, l’open source, sui vantaggi svantaggi a livello autoriale e editoriale.

È noto che il self-publishing non sia un fenomeno neonato, risale già alla diffusione della stampa, e per questo si rimanda anche a una veloce ricerca in rete. Ciò che invece vorrei provare a evidenziare è quanto e come il contenuto o forse la stragrande maggioranza di libri o e-book autopubblicati mostri un certo indistinto riflesso del sé, avallato prima e poi dal sito che coinvolge un tale a pubblicarsi.

 

Certo la rete ci ha educato all’autoreferenzialità e all’auto e all’egocentrismo, poiché il rapporto diretto con l’altro passa sempre attraverso uno schermo nel quale effetto-specchio, inevitabilmente ci rispecchiamo. Narcissus.me è una piattaforma di autopubblicazione legata a Simplicissimus Book Farm: propone servizi di self-publishing a chiunque volesse un e-book. I costi sono davvero bassi, e per chi presenti un lavoro più o meno finito in ePub, con copertina, non vi sono costi opzionali.

 

Al “pubblicatore” (o autore scrittore narratore?) verrà così garantita la pubblicazione in rete sui principali siti di distribuzione editoriale, e  inoltre il 60% su ogni e-book venduto. Ma Narcissus unisce, garantisce scambi fra i vari pubblicatori. Un blog nel quale trovare le ultime notizie editoriali ma anche di vari utenti, oltre che uno spazio dedicato alle “storie”: chi ha pubblicato attraverso Narcissus può condividere la sua storia (ancora una volta).

 

Ciò che mi colpisce è notare che a guardare fra storie ed e-book, c’è un rapporto piuttosto unidirezionale fra il sito che appunto connota un atteggiamento della scrittura e del prodotto già narcisistico, e il tipo di e-book relativo a storie di vita, generi di consumo, storie mitiche…fino  sembrare che un e-book diventi il risultato realizzato di sogni e desideri irrealizzabili altrimenti. E credo ciò sia deleterio (non dico giusto o sbagliato) per il ruolo della scrittura, che oggi acquista un ruolo decisivo tanto da sembrare a volte del tutto inutile. Diciamo pure che alla scrittura siamo abituati, in quanto abituati a scrivere e a leggere.

 

Svincolarci almeno dall’idea che un libro pubblicato è qualcosa che ci è dovuto perché si può e perché abbiamo qualcosa da raccontarci. E torniamo, mi pare, ad essere allora dei pubblicatori? Nel far circolare una storia circola informazione, di cui noi stessi siamo la fonte e la ricezione.

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