Mingarelli: «La manifattura è stata la grande alleata dell’Italia»

In questi mesi difficili e dolorosi l’attitudine all’innovazione e la capacità di fare rete delle nostre imprese ha fatto la differenza

 

Il PGE opera non solo nell’ambito della rapida risposta alle emergenze ma anche nell’impegno di diffondere la cultura della prevenzione. La partnership con la Protezione Civile è ormai strutturata…

Il PGE, nato dall’esperienza concreta del Comitato Piccola Industria di Confindustria Fermo in occasione del sisma del 2012 in Emilia, rappresenta un originale e riuscito esempio di collaborazione pubblico-privato che, nel tempo, ha rafforzato la gestione di numerose emergenze che hanno colpito al cuore il nostro Paese.

Nello specifico, il PGE in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, coordina la grande spinta solidale proveniente dal sistema produttivo e raccoglie le richieste di intervento per imprese e popolazione, garantendone l’organizzazione e la gestione attraverso la ricerca di materiali e fondi, la mappatura delle aziende “utili” alla causa, come accaduto di recente col Covid-19 con la profilazione e condivisione delle imprese produttrici di dispositivi di protezione individuale.

La sfida è promuovere la cultura della prevenzione preservando a ogni costo, whatever it takes, la continuità di impresa, che va considerata un bene comune delle comunità e dei territori coinvolti. Concretamente le attività del PGE sono dirette a gestire l’emergenza in maniera ordinata – per quanto possibile -, riducendo la durata e la profondità del trauma da evento calamitoso – e il covid 19 è stato una calamità biologica – avviando la ripartenza delle imprese colpite.

Quello che spesso viene trascurato ed è emerso anche in questa emergenza, è che l’interruzione di un anello della catena produttiva non riguarda solo “quella determinata azienda” ma la filiera nella sua interezza perché le imprese non sono monadi isolate ma strutture fortemente connesse tra loro. L’istantanea del Parmigiano disperso e distrutto a seguito del terremoto non solo fece il giro del mondo, ma diede la misura di quanto la continuità di impresa fosse un valore per un’intera comunità e di come sintetizzi in qualche modo la normalità e il quotidiano. La nostra è una manifattura diffusa, costellata di piccole aziende la cui attività è centrale in molti comuni e in molti casi addirittura vitale e indispensabile al mantenimento della coesione economica e sociale.

Il nostro Paese quanto si è dimostrato anti-fragile in questa pandemia, quanto sarà capace di migliorarsi?

La grande sfida è di passare dalla resistenza alla anti fragilità, diffondendo un’idea forte di prevenzione e di consapevolezza del rischio. Le aziende durante l’emergenza hanno dato buona prova di sé mentre il Paese è sembrato arrancare, con un quadro legislativo, tortuoso e contraddittorio che é diventato una vera e propria barriera all’accesso.

Che caratteristica dell’impresa e degli imprenditori fa emergere l’impegno del PGE?

Il cuore degli italiani é grande ma gli slanci di generosità hanno sempre bisogno di un’organizzazione alle spalle, di una gestione ordinata e di risultati misurabili. Il PGE ha mostrato che le doti organizzative e l’approccio di sistema degli imprenditori sono risorse preziose, un vero patrimonio collettivo. In questi mesi difficili e dolorosi, inoltre, l’attitudine all’innovazione e la capacità di fare rete delle nostre imprese hanno fatto la differenza. L’impresa manifatturiera è stata la grande alleata dell’Italia e, credo, sia finalmente giunto il momento di abbandonare pregiudizi anti-impresa sempre più anacronistici e inspiegabili e creare condizioni concrete per rafforzarne la struttura, il dinamismo e il ruolo.

 

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