Cara Europa, torniamo al Partenariato Euromediterraneo

Bandiera-EuropaLa policy comunitaria va rifinanziata e rilanciata, con la Tunisia come punta avanzata a Sud. È una questione di politica e di economia

 

Nell’immaginario collettivo, un evento astronomico di rilievo viene spesso interpretato come un annuncio di cambiamenti. Il 9 maggio 2016 c’è stato l’allineamento di Sole, Mercurio e Terra, che avviene 13 o 14 volte in un secolo. E quest’anno si è verificato proprio nel giorno della festa dell’Europa: il 9 maggio infatti è anche l’Europa Day, in ricordo della (storica) dichiarazione di Robert Schuman in cui formulava l’idea di una nuova forma di cooperazione politica che avrebbe reso impensabile una nuova guerra tra le nazioni europee, regalando all’Europa un lungo periodo di prosperità. Quest’anno poi, sempre il 9 maggio scorso, si è svolto a Tunisi presso la sede dell’UTICA, la “Confindustria” tunisina, anche il Business Forum Tuniso-Italiano, nell’ambito della prima Missione di Sistema in Tunisia dopo la “Primavera araba” guidata dal Ministro degli Affari Esteri Gentiloni. Appare allora singolare questo allineamento di uomini e pianeti, quasi a sottolineare la necessità di riprendere la strada delle interconnessioni mediterranee, comunitarie e imprenditoriali.

Un’area in cui, secondo SACE, dal 2011 l’export italiano è cresciuto del 18%. Ma al di là dei numeri, colpisce come negli interventi dei rappresentanti tunisini al Forum, siano emersi alcuni elementi: la sottolineatura, nelle parole della presidente dell’UTICA Bouchmaoui, di legami non solo economici ma anche politici e culturali tra Italia e Tunisia e la scelta di puntare sul Partenariato Pubblico – Privato (PPP) e sulle infrastrutture come assi portanti dello sviluppo tunisino. «La nuova Legge in approvazione sul PPP si baserà soprattutto sulle proposte dei privati, supportate da studi specifici, e darà luogo a contratti di partenariato che stabiliranno obblighi e finanziamenti» ha infatti sottolineato Atef Majdoub, Direttore Generale Partenariato Pubblico-Privato presso la Presidenza del Consiglio della Tunisia. E colpisce anche come le espressioni più ricorrenti, negli interventi italiani e tunisini, siano state “pace” e “prosperità condivisa”. A ben vedere sono due dei tre pilastri, insieme alla cultura, dello Spazio Euromediterraneo, la policy scaturita dalla Dichiarazione di Barcellona del 1995 con cui Ue e Paesi sudmediterranei si impegnavano a costruire entro il 2010 una Zona di libero scambio euromediterranea, una delle azioni ideate per rendere l’area euromediterranea (espressione che non esisteva) una regione di prosperità condivisa, creando occupazione e ricchezza e arginando le spinte già allora fuggiasche dei giovani della Sponda Sud verso quella Nord del Mediterraneo.

All’epoca non c’erano ancora Internet, i telefonini e i social media. Ma c’erano visione e ideali.
Senza l’Unione europea non ci sarebbe stata la Dichiarazione di Barcellona, né i programmi comunitari che hanno generato il networking dell’Associazionismo imprenditoriale sudmediterraneo e poi la nascita di BusinessMed, l’organizzazione delle Confindustrie mediterranee di cui oggi è vice presidente Alberto Baban, presidente della Piccola Industria di Confindustria. E non ci sarebbero stati neanche i Business Forum tuniso-italiani. Allora la domanda è: perché è stata trascurata o non abbastanza valorizzata quella policy comunitaria euromediterranea, che aveva anche una dotazione finanziaria con i Fondi MEDA e che aveva come fondamento un processo virtuoso di creazione di ricchezza prodotta nell’area e di cui era destinataria? Facciamo un passo indietro. La Tunisia, vero e proprio laboratorio del Mediterraneo, che insieme all’Iran sta diventando uno dei paesi di punta dei processi di modernizzazione delle società mediterranee e mediorientali, con una popolazione giovane, cui dare occupazione e quindi creare mercato anche in prospettiva con forte crescita dei consumi, è stato il primo Paese sudmediterraneo a firmare l’Accordo di associazione  con l’Unione europea nell’ambito del Partenariato Euromediterraneo e il primo ad entrare nella Zona di libero scambio dei prodotti industriali con l’Ue (1 gennaio 2008). Ecco allora che la Missione italiana del 9 maggio in Tunisia riporta alla ribalta anche il valore e il senso stesso dell’Unione europea (e dell’Euromediterraneo) e cioè di grande catalizzatore di pace con tutte le ricadute positive che questo comporta, anche in termini industriali. «I miei obiettivi sono politici, le mie spiegazioni sono economiche» diceva Jean Monnet. Una frase che il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha ricordato spesso nei suoi interventi, sin da quando nel 2003 era presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo. E c’è anche molta Europa nel suo discorso di insediamento quale presidente di Confindustria il 26 maggio 2016. 

Forse allora sarebbe il caso di rifinanziare e rilanciare il Partenariato Euromediterraneo, che può avere nella Tunisia la punta avanzata a Sud di tale processo. Di sicuro sarebbe una misura più efficiente per il futuro dell’Europa rispetto alla costruzione dei tanti muri annunciati, e a volte, anche realizzati dentro e intorno ai suoi conflitti. 

 

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