Abitare la vulnerabilità Margherita Pevere tra bioarte ed ecologie più-che-umane

Pratiche fluide di produzione di conoscenza il cui scopo è quello di generare discussioni ampie e far riflettere su chi e come siamo nel mondo

 

La materia biologica vivente, instabile e vulnerabile, diventa forma di ricerca. Pevere compara il suo lavoro ad un “giardino pieno di batteri geneticamente modificati, cellule estratte dal [suo] corpo, ormoni sessuali, biofilm microbico, sangue, lumache, piante in crescita e resti biologici in decomposizione. In tale giardino, [l’artista] è solo un’ospite”.

Non è una metafora. Il corpo emerge in uno spazio dove conoscenza e vulnerabilità coincidono e, ridiscusso il primato antropocentrico, cede il posto a una molteplicità di entità biologiche, umane e non-umane, in una prospettiva multi specie.

Ode, ultima installazione sonora dell’artista, sarà presentata per la prima volta a Berlino, all’interno della mostra Chrysalis. Artists in Labs (visibile fino al 25 novembre 2026).

Sviluppata durante la residenza nel Jeschke Lab Ecological Novelty (progetto Pounder), rende protagonisti gli stagni urbani di Berlino e li restituisce quali ecosistemi dotati di un’intelligenza sommersa e silente. Mediante il campionamento dell’acqua dello stagno, viene estratto l’eDNA (environmental DNA), il materiale genetico che i microbi rilasciano naturalmente e le tracce molecolari delle popolazioni batteriche e vegetali che lo abitano. La vita di batteri e vegetali appare compromessa dall’inquinamento urbano. Attraverso le registrazioni della soprano Dorian Wood, che canta linee vocali diverse per ogni sequenza batterica e per ogni contaminante identificato, Ode dà voce all’invisibile. Il risultato è un ritratto acustico dell’ecosistema dello stagno; un pezzo corale generato da un sistema di machine learning, che traduce i dati dell’eDNA e li mette in relazione con inquinanti noti (metalli pesanti, pesticidi).

Con Lament (2024) della serie untaming death, Pevere sviluppa un progetto transdisciplinare che fonde performance, installazione e ricerca. Si interroga su ciò che accade al suolo, agli ecosistemi e alle comunità dopo incendi devastanti e riflette sui cambiamenti antropogenici che intensificano tali eventi estremi. L’artista incarna una creatura ibrida: un corpo seminudo ricoperto di cenere minerale, con gli arti sostituiti da corteccia carbonizzata e fili di ferro rosso. Si muove strisciando e trascinandosi, tra cenere e sculture di vetro sospese. Queste ultime contengono terra bruciata, muschio e carbone raccolti dopo l’incendio del 2022 sull’altopiano carsico, tra Italia e Slovenia. I piccoli ecosistemi contenuti nelle sculture sono destinati a svilupparsi durante l’esposizione, il terreno al loro interno è stato trattato mediante metodi di biorisanamento, con una specie di muschio adatta alla crescita sul terreno bruciato.

Intanto, il musicista Ivan Penov suona composizioni per violoncello e live electronics, dando vita ad un paesaggio sonoro che comunica, al contempo, distruzione e rigenerazione. Presentata al Pixxelpoint Festival e alla TTT Conference di Ljubljana nel 2025, nel luogo stesso degli incendi, Lament approderà in Italia con la prima nazionale al Festival delle colline torinesi il 14 ottobre di quest’anno, seguita dalla masterclass Through the Tears of Reality. Tra vulnerabilità e configurazione, tenuta da Pevere e Donnarumma (già ospite della nostra rubrica). Lament ha ricevuto il COAL Prize 2024 “Transformative Territories” Mention, un riconoscimento per la rilevanza artistica ma anche ecologica dell’opera.

Con Wombs (2018-2021), una serie di interventi di arte biologica, performance e fotografia, Pevere stimola un ripensamento critico dei discorsi sulla sessualità e sulla contraccezione. Assume una postura radicale, che rifiuta la separazione fra corpo biologico e ambiente, in una prospettiva esplicitamente queer, che rivendica l’importanza della contraccezione e della terapia ormonale. Le stesse molecole presenti nei contraccettivi ormonali possono attivare il sistema endocrino di altri organismi. L’artista indaga il modo in cui il contraccettivo a base di progestinici che assume collega il suo corpo ad altri organismi non umani. Estraendo le proprie tracce ormonali, mostra come queste ultime, una volta espulse e rilasciate nell’ambiente, possano alterare gli equilibri ecologici.

In collaborazione con la bioscienziata Mirela Alistar e il laboratorio IEGT, Pevere realizza Semina Aeternitatis, nel 2019. L’artista si chiede se gli umani siano destinati alla vita eterna e propone nuovi paradigmi per indagare criticamente le tensioni ecologiche contemporanee e i complessi fenomeni globali. Converte in codice genetico il ricordo d’infanzia di una donna di Rostock, nello specifico, il ricordo della prima volta in cui, all’età di cinque anni, fu mandata a casa da sola a cavallo. Il codice genetico viene sintetizzato in un plasmide e inserito in cellule batteriche mediante elettroporazione. I batteri risultanti vengono coltivati fino ad ottenere un biofilm, un’aggregazione di microrganismi.

Simile a tessuto epidermico, il biofilm conserva nel proprio corpo la sequenza genetica associata al ricordo della donna. Così, il ricordo umano persiste grazie ad un corpo non-umano. La ricerca di Pevere si estende nel capitolo For the love of wildfires, scritto con l’ecologista Diana Vieira per il libro Follow the Plants (Onomatopee, 2026). In esso, approfondisce la riflessione sulle relazioni tra incendi, ecosistemi e processi di trasformazione del vivente. In Pevere la vulnerabilità è una struttura ontologica, condivisa con ogni forma vivente: il batterio carico di memoria, l’ecosistema che muore e rinasce dopo l’incendio, le reti microbiche negli stagni urbani.

Accettare questa vulnerabilità e farne pratica artistica significa riformulare la nozione stessa di ricerca, di opera. Significa riconoscere che il biologico, con la sua radice fragile, è già una forma di sapere e che l’arte ha il dovere di individuarla e proteggerla.