
Tanti gli interrogativi al centro dell’indagine promossa dalla Fondazione Cassa Rurale di Battipaglia.
Perché tanti giovani lasciano il territorio salernitano? Che cosa cercano altrove e che cosa non riescono a trovare qui? Quanto pesano il lavoro, le prospettive professionali, i servizi, la qualità della vita, le possibilità di crescita?
E c’è anche un’altra domanda: una volta partiti, a quali condizioni potrebbero prendere in considerazione l’idea di tornare?
Sono alcuni degli interrogativi al centro della ricerca sull’emigrazione giovanile promossa dalla Fondazione Cassa Rurale Battipaglia.
A svilupparla sarà C. Borgomeo & Co., chiamata dalla Fondazione a costruire un’indagine capace di andare oltre la dimensione quantitativa del fenomeno e di approfondirne motivazioni, aspettative e conseguenze.
Il punto di partenza è semplice: la mobilità dei giovani non può essere letta soltanto in termini negativi. Studiare, lavorare e fare esperienze lontano dal proprio territorio può rappresentare un’importante occasione di crescita personale e professionale. Il problema nasce quando la partenza diventa l’unica possibilità percepita o quando il territorio non è più in grado di offrire opportunità sufficienti per restare e, successivamente, neppure condizioni interessanti per un eventuale ritorno.

«Non vogliamo partire da conclusioni già scritte – sottolinea il presidente della Fondazione, Franco Poeta –. Vogliamo capire. Perché i giovani vanno via? Che cosa trovano altrove? Che cosa manca nel nostro territorio? E quali condizioni potrebbero indurli a restare o, dopo un’esperienza fuori, a tornare? Prima di pensare alle risposte dobbiamo avere la capacità di porre le domande giuste e soprattutto di ascoltare.»
I giovani non come oggetto, ma come protagonisti
La ricerca parte, infatti, da una scelta precisa: non parlare dei giovani senza i giovani.
Un ruolo importante sarà svolto da Kairòs, il Club dei Giovani Soci di Banca Campania Centro, che parteciperà non soltanto alla realizzazione dell’indagine, ma anche alla successiva fase di lettura dei risultati e di elaborazione delle possibili risposte.
Accanto a Kairòs saranno coinvolti giovani espressione del mondo universitario salernitano e dell’associazionismo, per affiancare ai dati le esperienze, le aspettative e le percezioni di chi si trova concretamente davanti alla scelta di restare, partire o immaginare un futuro ritorno.
«I giovani devono essere protagonisti di questo lavoro – osserva Poeta –. Dobbiamo ascoltare chi è rimasto, chi sta pensando di partire e anche chi è già andato via. Sono esperienze diverse che possono aiutarci a comprendere meglio un fenomeno molto più complesso di quanto dicano i soli numeri.»
Anche la possibilità del ritorno sarà quindi una delle dimensioni della ricerca. Non come obiettivo da imporre, ma come opportunità da comprendere: verificare se e quanti giovani che hanno maturato esperienze fuori dal territorio sarebbero disponibili a rientrare e quali condizioni professionali, economiche e sociali potrebbero incidere su quella scelta.
Un eventuale ritorno, del resto, può significare anche riportare nel territorio competenze, esperienze, relazioni e conoscenze maturate altrove.
Una questione che riguarda anche le imprese
L’emigrazione giovanile non è soltanto un tema demografico o sociale. È anche una questione economica.
Quando un territorio perde in maniera strutturale una parte significativa delle nuove generazioni, rischia di perdere competenze, capacità di innovazione, imprenditorialità e ricambio generazionale. Allo stesso tempo molte aziende segnalano la difficoltà di reperire determinate professionalità e il crescente divario tra le competenze richieste e quelle disponibili.
È qui che il dialogo con il sistema produttivo diventa essenziale. La Fondazione Cassa Rurale Battipaglia è socio di Confindustria Salerno e questa appartenenza offre un terreno naturale sul quale confrontare ciò che emerge dalla ricerca con le esigenze e le prospettive delle imprese.
«Non avrebbe senso studiare l’emigrazione giovanile senza coinvolgere il mondo produttivo – spiega Poeta –. Dobbiamo capire che cosa cercano i giovani, ma anche quali competenze cercano le aziende, dove domanda e offerta non riescono a incontrarsi e che cosa può rendere questo territorio più capace di offrire prospettive. Essere parte di Confindustria Salerno ci permette di sviluppare questo confronto dall’interno del sistema delle imprese.»
Il tema, quindi, non è semplicemente “trattenere” i giovani. È creare un territorio nel quale restare possa rappresentare una scelta reale, partire possa essere un’esperienza e non necessariamente una separazione definitiva e tornare possa diventare, per chi lo desidera, una possibilità concreta.
Banca, Fondazione e comunità
Anche per Banca Campania Centro la questione riguarda direttamente il futuro delle comunità nelle quali opera.

«Una banca di comunità non può essere indifferente alla progressiva perdita di capitale umano del proprio territorio – afferma Camillo Catarozzo, presidente di Banca Campania Centro –. I giovani rappresentano competenze, capacità di innovazione ed energie indispensabili anche per lo sviluppo delle imprese. Comprendere le ragioni delle loro scelte significa interrogarsi sulle prospettive future dell’intera comunità.»
La ricerca si inserisce così in una visione nella quale Fondazione e Banca, pur nella distinzione dei rispettivi ruoli, condividono l’attenzione ai processi economici e sociali che incidono sulla vitalità del territorio.
E proprio la complessità del fenomeno richiede quella logica delle sinergie sulla quale la Fondazione sta puntando: giovani, imprese, università, associazioni, istituzioni e credito cooperativo possono essere non soltanto interlocutori, ma veri generatori di conoscenza, opportunità e possibili soluzioni, offrendo ciascuno una parte della lettura e, successivamente, una parte delle risposte.
Capire prima di proporre
La ricerca non nasce dunque per dimostrare una tesi, né per produrre semplicemente un nuovo rapporto sullo spopolamento giovanile.
L’obiettivo è costruire una base di conoscenza che permetta di capire meglio chi parte, perché parte, che cosa cerca, che rapporto mantiene con il territorio e quali elementi potrebbero incidere sulle scelte future. Solo dopo verrà il momento delle proposte.
«La Fondazione vuole svolgere soprattutto una funzione di connessione – conclude Poeta –. Mettere insieme chi vive direttamente il problema, chi crea lavoro, chi studia i fenomeni, chi amministra e chi opera nella società civile. Nessuno possiede da solo la soluzione. Ma mettere in comune conoscenze ed esperienze è il primo passo per costruire risposte più credibili.»
La domanda di fondo rimane quindi perché tanti giovani se ne vanno.
Comprenderlo significa interrogarsi sulla qualità delle opportunità che il territorio è capace di offrire oggi. E significa anche chiedersi come renderlo più attrattivo domani: per chi sceglierà di restare, per chi vorrà costruirvi il proprio percorso e anche, senza retorica, per chi dopo essere partito potrà un giorno scegliere di tornare.