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	<title>export &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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	<description>Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno - Assindustria Salerno Service s.r.l. via Madonna di Fatima, 194 - 84129 Salerno</description>
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		<title>L&#8217;UNIONE CHE NON UNISCE: diversi accessi ai mercati globali</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Mercosur avrà un avvio temporaneo mentre l’intesa con l’India diventa il vero asse globale In uno scenario in cui la frammentazione del commercio globale e politiche protezionistiche tornano prepotentemente alla ribalta, l’Unione europea è chiamata a conciliare l’apertura dei mercati con la tutela degli interessi strategici e di sostenibilità. La risposta dell’Unione resta ancorata [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13667" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur.png" alt="" width="456" height="304" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" />Il Mercosur avrà un avvio temporaneo mentre l’intesa con l’India diventa il vero asse globale</strong><span id="more-13666"></span></p>
<p>In uno scenario in cui la frammentazione del commercio globale e politiche protezionistiche tornano prepotentemente alla ribalta, l’<strong>Unione europea</strong> è chiamata a conciliare l’apertura dei mercati con la tutela degli interessi strategici e di sostenibilità. La risposta dell’Unione resta ancorata a una visione multilaterale del commercio internazionale. Gli <strong>Accordi di Libero Scambio</strong> (ALS) sono ancora considerati strumenti essenziali per garantire accesso ai mercati, diversificazione delle catene del valore e prevedibilità normativa per le imprese. La nuova generazione di accordi commerciali riflette questa impostazione garantendo per tutti standard regolatori sui temi della sostenibilità, degli investimenti, e della tracciabilità di prodotto.</p>
<p>Un caso è <strong>l’accordo UE-India</strong>, concluso il 27 gennaio 2026 dopo anni di negoziati. Attualmente l’India applica dazi molto elevati sui prodotti di origine europea: fino al 110% sulle automobili, oltre 150% sui vini, e tariffe medie superiori al 16–22% su macchinari, chimica e prodotti industriali. Mediante tale accordo, verrebbero eliminati/ridotti progressivamente i dazi su circa il 96,6% del valore delle esportazioni UE verso l’India, con risparmi stimati in circa 4 miliardi di euro l’anno e con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare le esportazioni entro il 2032.</p>
<p>Di segno opposto è la situazione dell’accordo <strong>UE-Mercosur &#8211; “Mercato Comune del Sud America</strong>”. In data 26 febbraio 2026 Argentina e Uruguay hanno ratificato per primi l’accordo commerciale tra l’Unione europea e i paesi aderenti al Mercosur. La ratifica dell’accordo da parte di un primo paese contraente consente alla Commissione europea di poter procedere rapidamente con l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale UE-Mercosur. La stessa presidente della Commissione EU &#8211; Ursula Von Der Layen &#8211; ha annunciato l’avvio dell’applicazione in via provvisoria dell’accordo, in attesa del voto finale del Parlamento europeo. In questo momento storico, il Mercosur rappresenta il vero partner strategico per l’Ue al fine di consentire una completa diversificazione delle proprie relazioni commerciali globali anche in considerazione dell’ampio mercato che si compone di oltre 700 milioni di (potenziali) consumatori. L’accordo intende infatti eliminare tariffe elevate (es. fino al 35% su automobili e bevande) e a considerare specifici contingenti tariffari per prodotti “sensibili” come carne bovina e pollame.</p>
<p>Per le imprese esportatrici dell’UE, questi sviluppi presentano impatti tangibili e sviluppi pratici. Il potenziale accordo con l’India aprirebbe, infatti, un (nuovo) mercato di circa 1,45 miliardi di consumatori, riducendo barriere tariffarie spesso proibitive.</p>
<p>L’Unione europea persegue la diversificazione commerciale attraverso gli accordi con India e Mercosur per mitigare l’instabilità geopolitica, ulteriormente accresciuta dal conflitto in Medio Oriente che minaccia le rotte di approvvigionamento tradizionali. In questo scenario, la sicurezza economica diventa prioritaria per Bruxelles, rendendo necessario il superamento delle resistenze interne per allineare la volontà politica alle esigenze di mercato sempre più pressanti.</p>
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		<title>FARMACEUTICA IN CAMPANIA E A SALERNO: UNA FILIERA STRATEGICA TRA MANIFATTURA AVANZATA, EXPORT E INNOVAZIONE</title>
		<link>https://www.costozero.it/farmaceutica-in-campania-e-a-salerno-una-filiera-strategica-tra-manifattura-avanzata-export-e-innovazione/</link>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Salvio Capasso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La crescita del comparto può diventare per Salerno una leva decisiva non solo di sviluppo&#160;industriale, ma anche di competitività territoriale e occupazione qualificata, contribuendo&#160;a trasformare l’espansione delle competenze STEM in opportunità concrete di lavoro e&#160;innovazione sul territorio Negli ultimi anni la filiera farmaceutica&#160;ha rafforzato in modo significativo il proprio ruolo nell’economia campana, confermandosi come uno [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13628" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa.png" alt="" width="363" height="242" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/siringa-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" />La crescita del comparto può diventare per Salerno una leva decisiva non solo di sviluppo&nbsp;</strong><strong>industriale, ma anche di competitività territoriale e occupazione qualificata, contribuendo&nbsp;</strong><strong>a trasformare l’espansione delle competenze STEM in opportunità concrete di lavoro e&nbsp;</strong><strong>innovazione sul territorio</strong><span id="more-13619"></span></p>
<p>Negli ultimi anni la <strong>filiera farmaceutica</strong>&nbsp;ha rafforzato in modo significativo il proprio ruolo nell’economia campana, confermandosi come uno dei comparti più dinamici e strategici del <strong>Mezzogiorno</strong>. Si tratta di un settore ad alta intensità tecnologica, capace di generare valore aggiunto, occupazione qualificata e investimenti produttivi, ma soprattutto di competere sui mercati internazionali con risultati di assoluto rilievo.<img class="wp-image-13620 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.48.jpeg" alt="" width="495" height="189" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.48.jpeg 443w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.48-300x114.jpeg 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></p>
<p>In questo quadro, anche la provincia di Salerno, pur con dimensioni inferiori rispetto al principale polo regionale, contribuisce con una presenza industriale strutturata e con una dinamica export positiva. Dal punto di vista economico, nel 2023 la farmaceutica campana ha generato un Valore Aggiunto pari a 351 milioni di euro, contribuendo in modo rilevante al totale del Mezzogiorno (1.086 milioni).</p>
<p>Il peso del comparto sul valore aggiunto manifatturiero regionale è pari al 2,6%, in linea con la media meridionale, a conferma di una specializzazione produttiva ormai consolidata.</p>
<p>La struttura produttiva del comparto appare selettiva ma industrialmente solida. Nel 2025 le imprese farmaceutiche attive sono 36 in Campania, di cui 6 localizzate in provincia di Salerno. La dinamica evidenzia una riduzione regionale rispetto al 2020, coerente con processi di razionalizzazione tipici dei settori ad alta tecnologia, ma al contempo mostra una buona capacità di tenuta del tessuto produttivo salernitano, stabile nel breve periodo e in crescita nel medio termine.</p>
<p>Un indicatore decisivo per comprendere la consistenza produttiva della filiera è rappresentato dall’occupazione e dalla dimensione media delle unità locali. Nel 2023 gli addetti nel comparto farmaceutico sono 1.798 in Campania, di cui 263 nella provincia di Salerno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-13624" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49.jpeg" alt="" width="452" height="174" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49.jpeg 452w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-300x115.jpeg 300w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" />La dimensione media delle unità locali risulta elevata: 43 addetti in Campania e 44 a Salerno, contro appena 7 addetti medi nella manifattura. Questo dato evidenzia come la farmaceutica sia una filiera meno frammentata e più strutturata, in grado di sostenere investimenti in impianti, automazione, certificazioni e processi produttivi avanzati. Il tratto distintivo più evidente della farmaceutica campana resta tuttavia la capacità di competere sui mercati internazionali. Nel 2024 l’export farmaceutico regionale raggiunge 7,31 miliardi di euro, a fronte di importazioni pari a 794 milioni, generando un saldo commerciale positivo di oltre 6,5 miliardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="size-full wp-image-13621 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-1.jpeg" alt="" width="450" height="181" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-1.jpeg 450w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-1-300x121.jpeg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" />La Campania rappresenta il 76,4% dell’export farmaceutico del Mezzogiorno e contribuisce per circa il 13,6% dell’export nazionale, configurandosi come uno dei principali poli esportatori italiani. Anche Salerno evidenzia un contributo positivo: nel 2024 l’export provinciale supera i 59 milioni di euro, con un saldo commerciale di oltre 45 milioni. La dinamica recente conferma, inoltre, la robustezza del settore. Nel confronto 2024/2023, l’export cresce del +19,7% in Campania e del +22,6% a Salerno.</p>
<p>Nei dati più aggiornati, relativi ai primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, la crescita dell’export continua: +13,8% in Campania e +6,0% a Salerno. Sul fronte import, la Campania registra una riduzione significativa (-37,2% nel 2024/2023 e -18,7% nel dato più recente), mentre Salerno evidenzia una dinamica più variabile (+28,2% nel 2024/2023 e -3,0% nei primi nove mesi del 2025). Questi risultati evidenziano con chiarezza come la farmaceutica non sia più soltanto un comparto manifatturiero importante, ma un vero driver di competitività esterna per l’intera regione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-13622" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-2.jpeg" alt="" width="449" height="168" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-2.jpeg 449w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-2-300x112.jpeg 300w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" />L’export, la capacità di generare surplus commerciale e la crescita recente dei flussi internazionali rafforzano il valore degli investimenti nel settore, che risulta sempre più attrattivo per imprese e operatori industriali. Un ulteriore elemento di forza è rappresentato dalla connessione crescente tra industria farmaceutica ed ecosistema regionale dell’innovazione.</p>
<p>La Campania conta 5.815 imprese innovative (58,2% del totale), con valori superiori alla media meridionale (56,7%) e in linea con quella nazionale (58,6%). In particolare, le PMI innovative sono 278 (a febbraio 2026), con un incremento del +189,6% rispetto all’analogo dato del 2020, mentre le Startup innovative raggiungono quota 1.490, con una crescita del +62,7%: segnali di una regione che sta rafforzando il proprio profilo tecnologico e scientifico, alimentando condizioni favorevoli allo sviluppo di filiere avanzate come quella farmaceutica. Accanto alla crescita delle imprese innovative, la disponibilità di competenze STEM rappresenta una condizione decisiva per sostenere la competitività di settori come la farmaceutica.</p>
<p><img class="size-full wp-image-13623 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-3.jpeg" alt="" width="449" height="183" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-3.jpeg 449w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.49-3-300x122.jpeg 300w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" />Nel 2024 il Mezzogiorno conta 23.395 laureati STEM, mentre la Campania ne registra 10.721, con una crescita del +28,1% rispetto al 2014, superiore alla media meridionale.</p>
<p>Questo dato evidenzia un rafforzamento del sistema universitario regionale nella formazione tecnico-scientifica, essenziale per alimentare filiere ad alta tecnologia.</p>
<p>Un ulteriore elemento di interesse emerge osservando i laureati STEM per territorio di residenza, ossia il luogo in cui gli studenti risultano amministrativamente residenti.</p>
<p>Nel 2024 la Campania registra 16,7 laureati STEM per mille abitanti tra i 20 e i 29 anni, un dato sostanzialmente allineato a quello del Mezzogiorno (16,8‰) e relativamente vicino alla media nazionale (17,5‰). Va però considerato che molti studenti meridionali che studiano al Centro-Nord restano formalmente residenti nel territorio d’origine, almeno per diversi anni: il dato di residenza tende quindi a sottostimare la reale mobilità universitaria e a riflettere, indirettamente, anche il fenomeno della fuga dei cervelli.<img class="alignleft  wp-image-13625" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-1.jpeg" alt="" width="550" height="176" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-1.jpeg 450w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-1-300x96.jpeg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>Tuttavia, proprio questa evidenza suggerisce una lettura importante: la preparazione della scuola secondaria nel Mezzogiorno e in Campania risulta complessivamente adeguata, perché consente ai giovani del territorio di intraprendere e completare percorsi universitari STEM con risultati comparabili a quelli del resto del Paese, anche quando ciò avviene fuori sede.</p>
<p>In questo senso, il vero nodo non riguarda la capacità di formare studenti competenti, quanto la possibilità di trattenere tali competenze dopo la laurea. Ed è qui che il ruolo della farmaceutica diventa cruciale: come tutte le filiere ad alta tecnologia, il settore è in grado di creare domanda stabile di lavoro qualificato, riducendo la pressione migratoria verso altre regioni e offrendo opportunità coerenti con le competenze tecnico-scientifiche acquisite.<img class=" wp-image-13626 alignright" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50.jpeg" alt="" width="551" height="187" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50.jpeg 460w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-26-at-09.12.50-300x102.jpeg 300w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /></p>
<p>Investire nella farmaceutica significa quindi non solo rafforzare l’export e la base industriale, ma anche consolidare un ecosistema capace di valorizzare capitale umano avanzato e contrastare progressivamente la fuga dei cervelli. In questo scenario, i numeri evidenziano le significative potenzialità di Salerno.</p>
<p>Pur con un numero contenuto di imprese, la provincia mostra infatti segnali chiari di solidità e prospettiva: la presenza produttiva è stabile nel breve periodo e in crescita nel medio termine (+20% rispetto al 2020), la dimensione media delle unità locali è elevata (44 addetti, in linea con il dato regionale), e soprattutto l’export farmaceutico cresce con intensità superiore alla media (+22,6% nel 2024), generando un saldo commerciale positivo significativo (oltre 5 milioni di euro). Anche nei dati più recenti del 2025 l’export continua a crescere, confermando una traiettoria di consolidamento.</p>
<p>Questi indicatori suggeriscono che Salerno non rappresenta soltanto un’area secondaria rispetto al polo principale regionale, ma un territorio con margini di sviluppo industriale importanti, capace di rafforzare ulteriormente la filiera campana attraverso nuovi investimenti produttivi, logistica integrata, specializzazione industriale e attrazione di capitale umano qualificato. In questa prospettiva, la crescita della farmaceutica può diventare per Salerno una leva decisiva non solo di sviluppo industriale, ma anche di competitività territoriale e occupazione qualificata, contribuendo a trasformare l’espansione delle competenze STEM in opportunità concrete di lavoro e innovazione sul territorio.</p>
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		<item>
		<title>LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DOGANALE delle merci per l’anno 2026</title>
		<link>https://www.costozero.it/la-nuova-classificazione-doganale-delle-merci-per-lanno-2026/</link>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 10:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[antonio petruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[classificazione doganale]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[import]]></category>
		<category><![CDATA[merci]]></category>
		<category><![CDATA[scambi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La più aggiornata versione della Nomenclatura Combinata (NC) impone alle aziende coinvolte di aggiornare i codici doganali &#160; La pubblicazione del Regolamento (UE) 2025/1926 rappresenta un passaggio strategico nella disciplina della classificazione doganale all’interno dell’Unione Europea. La Nomenclatura Combinata (NC), strumento fondamentale per la determinazione delle tariffe daziarie e per la gestione dell’origine preferenziale, viene [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft wp-image-5345" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1.jpg" alt="" width="450" height="300" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" />La più aggiornata versione della Nomenclatura Combinata (NC) impone alle aziende coinvolte di aggiornare i codici doganali</strong></p>
<p><span id="more-13442"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pubblicazione del Regolamento (UE) 2025/1926 rappresenta un passaggio strategico nella disciplina della classificazione doganale all’interno dell’Unione Europea. La <strong>Nomenclatura Combinata</strong> (NC), strumento fondamentale per la determinazione delle tariffe daziarie e per la gestione dell’origine preferenziale, viene aggiornata annualmente entrando in vigore a partire sempre dal 1° gennaio dell’anno successivo.</p>
<p>Per le imprese attive nel commercio internazionale, comprendere e gestire correttamente queste modifiche diventa cruciale al fine di assicurare la compliance doganale e normativa oltre a ridurre i rischi di sanzioni. Il Regolamento (UE) 1926/2025 aggiorna la NC fino a otto cifre, armonizzandola con le regole internazionali del Sistema Armonizzato (SA) e modifica l’allegato I del Regolamento (CEE) 2658/87 relativa alla Nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune. Anche per l’anno 2026 l’aggiornamento di classificazione introduce modifiche significative per specifici prodotti. Tali variazioni impattano direttamente sull’aliquota doganale applicabile, sulle misure preferenziali, sulle restrizioni e sulle licenze legate alle categorie merceologiche. Per questo motivo, le Società sono tenute a rivedere e ad aggiornare la mappatura dei singoli codici doganali relativi alle merci movimentate oltre ad adeguare i sistemi informativi e le relative dichiarazioni doganali. A seguito di tali modifiche, si rende necessario per le Società coinvolte si rende necessario:</p>
<ul>
<li>Effettuare un audit interno delle merci e dei codici utilizzati (NC &#8211; 8 digit), verificando eventuali cambiamenti;</li>
<li>Aggiornare il personale coinvolto in operazioni di import/export, logistica e contabilità doganale;</li>
<li>Collaborare con esperti consulenti doganali per ottenere eventuali ITV &#8211; Informazioni Tariffarie Vincolanti &#8211; da parte dell’Autorità doganale;</li>
</ul>
<p>Si segnala che la Direzione Dogane dell’Agenzia delle Dogane, con proprio Avviso del 6 novembre 2025, ha comunicato le principali novità inerenti alla pubblicazione del Reg. (UE) 2025/1926 che si applica con decorrenza 1° gennaio 2026. All’interno del citato avviso sono riportati:</p>
<ul>
<li>L’elenco dei codici NC 2025 soppressi;</li>
<li>L’elenco dei nuovi codici NC istituiti a partire dal 2026;</li>
<li>Le tabelle di trasposizione tra i codici di nomenclatura la cui validità termina il 31 dicembre 2025 ed i codici di nomenclatura validi a partire dal 1° gennaio 2026 e viceversa, modificati a seguito dell’adozione del citato Regolamento unionale.</li>
</ul>
<p>In estrema sintesi, tra le principali novità riguardanti la NC 2026 si evidenziano l’introduzione di nuove sottovoci per merci specifiche ricomprese all’interno del capitolo 28 &#8211; “ossidi di litio nichel manganese e cobalto” e “litio-ferro-fosfato”, del capitolo 38 &#8211; “ grafite artificiale” e “wafer fotovoltaici”, del capitolo 73 &#8211; “ torri tubolari in acciaio per turbine eoliche e sezioni di torre”, del capitolo 84 &#8211; “rotori e statori per turbine idrauliche” e “pale di turbine eoliche”, del capitolo 85 &#8211; “convertitori con funzionalità per inseguimento del punto di massima potenza” e “separatori di pellicola di plastica” e “assemblaggi di celle galvaniche impilate”.&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Oltre i limiti</title>
		<link>https://www.costozero.it/oltre-i-limiti/</link>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 11:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella Venerando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[biagio crescenzo]]></category>
		<category><![CDATA[brevetti]]></category>
		<category><![CDATA[cti foodtech]]></category>
		<category><![CDATA[denocciolatura]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
		<category><![CDATA[uomo meccanico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nell’Uomo Meccanico, l’installazione posta al centro della rotatoria di Via Wenner a Salerno che porta la firma di Biagio Crescenzo, l’innovativo ceo della CTIFoodtech, l’incontro tra umano e macchina non più opposti, ma parte di un dialogo infinito, in cui la tecnologia diventa una extended mind che supera i confini del limitato corpo umano e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13436" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico.png" alt="" width="397" height="265" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" />Nell’Uomo Meccanico, l’installazione posta al centro della rotatoria di Via Wenner a Salerno che porta la firma di Biagio Crescenzo, l’innovativo ceo della CTIFoodtech, l’incontro tra umano e macchina non più opposti, ma parte di un dialogo infinito, in cui la tecnologia diventa una extended mind che supera i confini del limitato corpo umano e della mente che lo governa</strong><span id="more-13435"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rivalutare la condizione umana nella sua fragilità, pensando a come poterla oltrepassare. È sintetizzabile così la riflessione che fa da sfondo all’opera “<strong>Uomo Meccanico</strong>”, ideata e realizzata da un artista <em>sui generis</em>, <strong>Biagio Crescenzo</strong>.</p>
<p>Finora infatti Biagio è stato per tutti “solo” l’innovativo ingegnere fondatore della <strong>CTI Foodtech</strong>, pmi salernitana che, con un booster di 156 brevetti all’attivo, produce macchine per la lavorazione degli alimenti, specializzata in denocciolatrici di pesche e albicocche, e vende in tutto il mondo linee di produzione complete per la lavorazione delle pesche.</p>
<p>Da poche settimane, invece, la città di Salerno ospita una sua installazione, donata al Consorzio Asi, e collocata al centro della rotatoria di Via Wenner, proprio nei pressi dello stabilimento della CTI Foodtech, insieme ad altre due opere firmate da artisti del nostro territorio.</p>
<p>Biagio costitutivamente ama le domande; per vocazione coltiva il dubbio, senza la fretta di risposte definitive, perché sa che proprio ciò che ancora non sappiamo può farsi spazio creativo e fondamenta per evolvere.</p>
<p>A ispirare la creazione dell’Uomo Meccanico “la domanda aporetica” per definizione: cosa significa essere umani in un contesto in cui la tecnologia, seppur priva di emozioni e intenzioni ma capace di apprendere e decidere in autonomia, influenza ogni aspetto della nostra esistenza? Biagio immagina l’incontro tra umano e macchina non più opposti, ma parte di un dialogo infinito, in cui la tecnologia diventa una <em>extended mind</em>, un’intelligenza più pervicace che supera i confini del limitato corpo umano e della mente che lo governa.</p>
<p>L’opera &#8211; realizzata in acciaio corten &#8211; ha al centro un piccolo automa, interamente costruito con pezzi meccanici riciclati provenienti dalla CTI che guarda il monolito – che si ispira alla furente poetica di Kubrick in grado di far confluire presente, passato e futuro all’interno della stessa pellicola &#8211; su cui campeggiano il verso iniziale e quello finale di un componimento scritto dall’autore nel 1978, pubblicato e premiato nel 1980.</p>
<p>Il totem centrale richiama una intelligenza senziente cui l’uomo anela, come plasticamente rappresentato dall’androide che verso il monolito volge lo sguardo. A fare da contraltare, in qualche modo, due sagome di un uomo assorto nei suoi pensieri ma con il corpo cavo, come privato della sua intimità, del suo sentire.&nbsp;</p>
<p>«L’uomo è un nodo di contraddizioni: per sua natura cerca l’Infinito &#8211; spiega il creativo imprenditore &#8211; ma idolatra il finito di fronte al tempo e allo spazio che lo sommergono. Le ultime frontiere della tecnologia rappresentano una nuova opportunità di superare i nostri limiti, creando una prospettiva di progresso e di migliore convivenza con il pianeta terra per l’umanità.&nbsp;È necessario però concepirle all’origine con il senso sociale di base che dovrebbe governare tutto il nostro agire. È questo il significato degli androidi con lo sguardo rivolto verso il monolito.&nbsp;Il nostro involucro, il nostro corpo, è troppo debole per gli infiniti mondi che l’uomo vorrebbe concedersi.&nbsp;La tecnologia ci apre la possibilità, invece, di viaggiare nel tempo e nello spazio, trasferendo il nostro meglio, la nostra anima, in un sistema più protetto».</p>
<p>Nessun invito dunque a demandare la nostra sorte alla tecnologia, quanto a intraprendere questo cammino verso futuri che ancora stentiamo a immaginare con consapevolezza e ottimismo.<img class="alignleft size-full wp-image-13437" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-indice-01.png" alt="" width="533" height="800" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-indice-01.png 533w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/01/uomo-meccanico-indice-01-200x300.png 200w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></p>
<p>Del resto la tecnica, l’ambizione e il pensiero in Biagio Crescenzo da tempo diventano atti performativi: lo sono ad esempio tutti le invenzioni brevettate che permettono oggi alla CTI Foodtech di esportare in oltre 20 Paesi, con quasi la totalità del fatturato proviene dai mercati esteri. Anzi, a seguito della conversione della più grande fabbrica al mondo Pacific Coast Producers, a Lodi (California) e della chiusura dello stabilimento di Del Monte Foods a Modesto, oggi la CTI Foodtech, grazie al genio dal multiforme ingegno del suo patron e del suo team innovativo, è diventata il principale riferimento globale in termini di volume di prodotto processato con macchine che lavorano quasi 8 miliardi di frutti all’anno. Dopo essere diventati leader mondiali per volume di albicocche lavorate, lo stesso primato è stato raggiunto anche nel settore delle pesche.</p>
<p>Un imprenditore che non si è mai affidato alla staticità delle conoscenze, ma che ha sempre creduto nella fluidità della trasformazione, la stessa capace di mutare idee in progetti concreti, risultati tangibili, cambiamenti potenti.</p>
<p>Forse avrà cominciato per caso, ma per fato &#8211; brevetto dopo brevetto &#8211; lasciare traccia del suo pensiero in movimento è diventato il suo destino.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>BENE, BRAVI, BIS!</title>
		<link>https://www.costozero.it/bene-bravi-bis/</link>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 08:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella Venerando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo romaniello]]></category>
		<category><![CDATA[alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[best italian selection]]></category>
		<category><![CDATA[bis]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sale a quota dieci anni l’avventura imprenditoriale della Best Italian Selection, la società che porta&#160;sui mercati esteri solo prodotti alimentari italiani di eccellente qualità &#160; Capita a volte di dover rinunciare al futuro che ci si era immaginati per far posto alla realtà che interviene, sparigliando le carte. Talvolta il cambio è tutt’altro che sfavorevole [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13014" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis.jpg" alt="" width="451" height="301" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/bis-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" />Sale a quota dieci anni l’avventura imprenditoriale della Best Italian Selection, la società che porta&nbsp;sui mercati esteri solo prodotti alimentari italiani di eccellente qualità</strong><span id="more-13013"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Capita a volte di dover rinunciare al futuro che ci si era immaginati per far posto alla realtà che interviene, sparigliando le carte. Talvolta il cambio è tutt’altro che sfavorevole e ciò che non si aspettava diventa prima dono e, poi, destino. Poco più di dieci anni fa, quasi per contrarietà, nasce la <span style="color: #008000;"><strong>BIS, <a style="color: #008000;" href="https://bestitalianselection.com/" target="_blank" rel="noopener">Best Italian Selection</a></strong></span> quando sia <strong>Alfredo</strong>, sia suo fratello <strong>Giovanni Romaniello</strong> &#8211; allora dipendenti presso una società esportatrice nel Salernitano &#8211; sono costretti dagli eventi a lasciare il lavoro “di una vita”. Quella che appare una scelta obbligata cui occorre piegarsi, nei fatti diventa l’occasione giusta per cambiare direzione, andare avanti, prendere in squadra <strong>Domenico Melillo</strong> e cambiare il finale.</p>
<p>I tre avventurosi decidono allora di fondare la loro nuova realtà imprenditoriale per portare in giro per il mondo tutta la qualità del Made in Campania: nel paniere di offerta di BIS figurano pasta, olio, aceto vino, spumanti, sottoli, legumi e conserve fino ad arrivare alle odierne 30 referenze, molte delle quali a marchio proprio.</p>
<p>Oltre a commercializzare al dettaglio e all’ingrosso il racconto dell’Italia più autentica &#8211; quella famosa sui mercati di oltre confine come vessillo di qualità ineccepibile &#8211; la BIS si interessa anche di rappresentanza per marchi clienti, servendo da efficace e dinamica rete distributiva e offrendo al cliente finale, fino a destinazione, un magazzino di prodotti eccellenti e differenti tra loro.</p>
<p>Nel tempo, il raggio di azione si è molto ampliato raggiungendo oggi il Sud America, il Giappone, la Cina, la Malesia, la Corea, la Cambogia, il Vietnam.</p>
<p>Particolarmente apprezzata dalla clientela la linea premium, <strong>Don Vincenzo</strong>, ispirata al papà di Alfredo e Giovanni, emigrato in Germania con una valigia di sogni e speranze a fine anni &#8217;60.</p>
<p>A quel genitore mai domo, alla sua forza esemplare, al suo coraggio maestro, i due fratelli hanno scelto di dedicare le referenze più ricercate, rendendo così eterna e senza confini una storia di famiglia fatta di sacrifici ma anche di un’eredità morale preziosa.</p>
<p>Tra gli insegnamenti ricevuti in dote figura l’attaccamento passionale alla propria terra, forse proprio a mo’ di risarcimento per chi un tempo aveva dovuto lasciarla a malincuore.</p>
<p>Ed è per questo che la celebrazione per il decimo compleanno della BIS è stata una vera e propria festa di identità campana, anche grazie all’estro creativo di <strong>Massimo Marano</strong> che, nella pittoresca immagine coordinata ideata per l’occasione, ha messo insieme miti cinematografici e leggende sportive, una miscela potente di storia millenaria, tradizioni popolari, fierezza territoriale e un senso di appartenenza che va ben oltre i confini geografici.</p>
<p>Esattamente come Bis.</p>
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		<item>
		<title>TRUMP, DAZI E WTO: UNA RIFLESSIONE CONTROCORRENTE</title>
		<link>https://www.costozero.it/trump-dazi-e-wto-una-riflessione-controcorrente/</link>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 07:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Trimarchi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[l'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[daniele trimarchi]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
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		<category><![CDATA[trump]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Le tariffe del presidente americano riaccendono i riflettori sulle regole del WTO e sui modi per rivitalizzare e rafforzare l’organismo che regola il sistema commerciale globale &#160; A dire il vero non avevo intenzione di scrivere un articolo sui dazi. E ancor meno desideravo affrontare l’argomento Donald Trump. Nel primo caso, perché ci sono voci [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13000" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok.jpg" alt="" width="435" height="290" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dazi-ok-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 435px) 100vw, 435px" />Le tariffe del presidente americano riaccendono i riflettori sulle regole del WTO e sui modi per rivitalizzare e rafforzare l’organismo che regola il sistema commerciale globale</strong><span id="more-12999"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A dire il vero non avevo intenzione di scrivere un articolo sui <strong>dazi</strong>. E ancor meno desideravo affrontare l’argomento Donald <strong>Trump</strong>. Nel primo caso, perché ci sono voci ben più autorevoli della mia.</p>
<p>Nel secondo, perché non volevo rischiare di addentrarmi nelle polemiche seguite all’annuncio del 2 aprile 2025.</p>
<p>E allora, perché lo sto facendo? Forse perché sento il bisogno, più profondo che razionale, di proporre una prospettiva diversa.</p>
<p>Magari impopolare, forse controcorrente perché credo ci siano delle ragioni che meritano di essere esplorate. Lo farò in due passaggi: prima una panoramica su cosa siano realmente le barriere doganali, poi un tentativo &#8211; forse scomodo &#8211; di mettersi nei panni del Presidente americano.</p>
<p>Barriere doganali: cosa sono davvero</p>
<p>Quando si parla di dazi, spesso lo si fa con superficialità, dimenticando che questi strumenti esistono per proteggere l’economia interna dalla concorrenza estera.</p>
<p>Tuttavia, la storia insegna: oltre una certa soglia, la protezione diventa una trappola. Le imprese, sentendosi al riparo, smettono di innovare e il sistema rischia di decadere.</p>
<p>Ma quanti tipi di barriere esistono? E con chi vengono applicate? In Europa, ad esempio, i dazi non si applicano tra Stati membri.</p>
<p>Fin dal 1968, con l’introduzione dell’Unione Doganale, sono stati eliminati i dazi intra-UE ed è stata introdotta una tariffa comune verso i Paesi terzi (extra UE). Questi ultimi, definiti “non unionali”, trattano con la UE come se fosse un singolo Stato, con regole doganali uniformi in tutti i 27 membri. A livello globale, il commercio è regolato dal WTO (World Trade Organization), che riunisce oltre 160 Paesi responsabili del 98% del commercio mondiale.</p>
<p>Il <strong>WTO</strong> nasce proprio per ridurre le barriere che ostacolano il libero scambio. Queste limitazioni possono essere tariffarie, come i dazi (calcolati ad valorem, cioè in percentuale sul valore della merce, o specifici, legati a peso o quantità), oppure non tariffarie.</p>
<p>Le barriere non tariffarie sono spesso meno visibili ma più insidiose: quote, contingentamenti, requisiti tecnici, licenze, standard di qualità o sicurezza.</p>
<p>Un esempio? Le ispezioni pre-spedizione, i certificati da ottenere in ambasciata, le licenze obbligatorie per lo sdoganamento.</p>
<p>Tutti ostacoli che, seppur giustificati dalla necessità di proteggere salute e sicurezza dei consumatori, possono diventare veri e propri strumenti di restrizione commerciale mascherata.</p>
<p>Negli ultimi anni, queste barriere non tariffarie stanno progressivamente sostituendo i classici dazi, rendendo ancora più complesso il commercio globale.</p>
<p>E qui torna in gioco il WTO.</p>
<p><strong>Il WTO e la politica di Trump</strong></p>
<p>Siamo sicuri che abbia senso aderire ad un’organizzazione multilaterale come il WTO, se poi se ne ignorano le regole? Il punto è chiaro: o si rispettano le regole comuni, o si riscrive il gioco. E forse è questo ciò che Trump ha provato a fare, nel suo stile discutibile ma diretto.</p>
<p>Anche come membro del WTO, ogni Stato conserva la sovranità per imporre barriere, purché in linea con gli impegni presi. Ma Trump non è certo noto per il rispetto delle formalità internazionali.</p>
<p>Già nel 2018, da Presidente, aveva introdotto dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio, giustificandoli con la necessità di difendere l’industria siderurgica americana, considerata “strategica per la sicurezza nazionale”.</p>
<p>Nel 2020 aveva esteso i dazi anche ai derivati di questi materiali, come chiodi, cavi elettrici e componentistica per il settore trasporti.</p>
<p>Per farlo, Trump si era appellato a una norma del 1962, il Trade Expansion Act, attivando l’articolo 21 del GATT: una clausola che consente di imporre dazi unilaterali in caso di minaccia alla sicurezza nazionale. Un cavillo? Forse, ma legale.</p>
<p>E oggi, rispetto al Trump di allora, la sostanza non cambia: cambiano solo i toni. Il punto centrale della sua strategia resta lo stesso: riequilibrare la bilancia commerciale, soprattutto nei confronti della Cina. Nel 2018, il deficit commerciale USA con la Cina superava i 414 miliardi di dollari. Oggi, seppur ridotto grazie a dazi, restrizioni, e diversificazione delle catene di approvvigionamento (reshoring e nearshoring), il problema resta enorme.</p>
<p>Nel 2024, secondo il Bureau of Economic Analysis e l’U.S. Census Bureau, il deficit commerciale totale degli Stati Uniti ha toccato quota 1.061 miliardi di dollari:</p>
<ul>
<li>Esportazioni: 1.827 miliardi</li>
<li>Importazioni: 2.888 miliardi</li>
</ul>
<p>Parallelamente, operazioni di triangolazione &#8211; spesso poco trasparenti &#8211; hanno per anni agevolato l’ingresso negli Stati Uniti di prodotti soggetti a sanzioni, come ad esempio l’acciaio russo, tramite Paesi terzi come la Turchia.</p>
<p>È importante sottolineare che anche l’Italia non è estranea a queste dinamiche.</p>
<p>Basti pensare alla quantità di prodotti importati dalla Cina, immessi in libera pratica e, dopo semplici operazioni di assemblaggio o l’aggiunta di materiali di valore minimo (pari ad almeno il 45% del prezzo EXW), riescono persino a ottenere l’origine non preferenziale prima di essere riesportati verso gli USA come prodotti italiani. Certo è tutto regolare, peccato che a queste pratiche si affiancano migliaia di casi meno nobili.</p>
<p>Ma riflettiamoci un attimo: accetteremmo di essere costretti ad acquistare beni da chiunque, senza garanzie reali sulla qualità rispetto a quanto dichiarato nei documenti, rischiando magari di indebitarci per farlo?</p>
<p>Gli Stati Uniti sono esattamente nella situazione di cui sopra, rischiando un’emorragia economica reale, e forse Trump &#8211; con tutti i suoi limiti e i suoi modi discutibili &#8211; ha colto una parte della verità.</p>
<p>La questione non è solo economica, ma geopolitica. E se il mercato americano crollasse, le conseguenze ricadrebbero anche su di noi, o quanto meno su quegli imprenditori corretti che con gli States fanno affari onestamente.</p>
<p>Forse avremmo potuto noi, prima di lui, imporre un freno a certe pratiche scorrette. Forse no. Ma ignorare il problema oggi significa solo rimandare il conto a domani.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Dazi e dogane: scenari e misure di mitigazione per gestirne gli impatti</title>
		<link>https://www.costozero.it/dazi-e-dogane-scenari-e-misure-di-mitigazione-per-gestirne-gli-impatti/</link>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 15:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[antonio petruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[contromisure]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[dogana]]></category>
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		<category><![CDATA[mitigazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>I provvedimenti del Presidente Trump rappresentano una minaccia per il commercio internazionale Con il provvedimento definito “America First Trade Policy” e pubblicato all’interno del Federal Register del 30 gennaio 2025, il Presidente Trump ha riscritto la recente politica commerciale americana indirizzandola a quanto già tracciato durante il suo primo mandato (ndr dal 2017 al 2021) [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft wp-image-12985" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana.jpg" alt="" width="388" height="259" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" />I provvedimenti del Presidente Trump rappresentano una minaccia per il commercio internazionale</strong><span id="more-12984"></span></p>
<p>Con il provvedimento definito “<strong>America First Trade Policy</strong>” e pubblicato all’interno del Federal Register del 30 gennaio 2025, il <strong>Presidente Trump</strong> ha riscritto la recente politica commerciale americana indirizzandola a quanto già tracciato durante il suo primo mandato (ndr dal 2017 al 2021) e, dunque, conferendo alle sue attività una visione protezionistica e di innalzamento dei dazi doganali, quali barriere tariffarie in ingresso negli Stati Uniti d’America.</p>
<p>In data 2 aprile 2025 &#8211; definito come il “liberation day” per il Presidente Trump &#8211; è stato annunciato l’innalzamento delle misure tariffarie che ha interessato più di tutti il settore dell’automotive, dell’acciaio e dell’alluminio originari di Paesi maggiormente colpiti quali, tra tutti, la Cina, il Canada e il Messico.</p>
<p>La politica economica dell’amministrazione Trump ha causato effetti dirompenti sull’economia mondiale. Si pensi ai “super” dazi fino al 145% imposti alle merci di origine cinese, poi rientrati a seguito dell’accordo di Ginevra raggiunto tra USA e Cina lo scorso 11 maggio e che prevede una sospensione delle tariffe per un periodo di 90 giorni. Anche l’Unione Europea non è stata risparmiata dall’imposizione dei dazi americani per prodotti UE importati negli USA. Le tariffe applicate dagli USA ai prodotti dell’UE &#8211; <strong><em>al momento in cui scriviamo ci troviamo in un momento di sospensione delle tariffe annunciate</em></strong> &#8211; rappresentano una sfida importante all’interno di un patto transatlantico che risulta oggi compromesso e che impone una riconsiderazione del modello di relazione basato su due visioni contrapposte incentrate sul protezionismo degli USA e sul multilateralismo, espressione distintiva della politica dell’Unione europea.</p>
<p>Le tariffe USA rappresentano anche una nuova sfida per i paesi terzi impegnati a mantenere le quote di export verso gli USA. Infatti, alle politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti le aziende esportatrici negli USA hanno a disposizione alcuni strumenti per ridurre e gestire gli impatti dei dazi americani.</p>
<p>Nell’attuale prospettiva di introduzione di dazi, esistono strumenti per la mitigazione dei loro effetti, che consentirebbero alle aziende di avere continuità nella commercializzazione dei loro prodotti verso gli USA.</p>
<p>Gli impatti rilevanti sulle dinamiche del commercio internazionale innescati dall’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti hanno conseguenza anche sulle aziende europee. In particolare, anche le imprese italiane &#8211; la cui quota di export negli Usa è pari a 66 miliardi di Euro, possono adottare regimi unionali e istituti statunitensi per sostenere la competitività dei prodotti in esportazione.&nbsp; Tra gli interventi da attuare vi sono misure &#8211; quali ad esempio i regimi sospensivi &#8211; da considerare sia al momento dell’importazione di semilavorati nella UE, che in fase di esportazione di prodotti finiti verso gli USA.</p>
<p>Inoltre, potrebbero essere prese in considerazione i benefici delle semplificazioni concesse agli “Operatori Economici Autorizzati” &#8211; AEO. Infine, considerare le modalità di riduzione della base imponibile.</p>
<p>In conclusione, l’effetto dei dazi USA ha generato tra le aziende unionali la creazione di cd. “manovre di emergenza” &#8211; diverse tra di loro ma concesse dalla legislazione doganale &#8211; che hanno tutte in comune la finalità di gestire e ridurre al minimo gli impatti negativi e l’onere complessivo di questa “follia” a stelle e strisce.&nbsp;&nbsp;</p>
<p><strong>Pertanto, alla luce degli sviluppi e dell’evoluzione complessiva delle relazioni commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, l’Unione intende calibrare le sue misure di risposta e garantire che vi siano opportunità di cooperazione con gli USA anche al fine di risolvere la controversia sulle rispettive tariffe. Pertanto, con Reg. UE 2025/1446 del 14 luglio 2025 la UE ha annunciato l’estensione della sospensione delle contromisure unionali ai dazi americani fino al prossimo 6 agosto</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DAZI, NON È LA FINE</title>
		<link>https://www.costozero.it/dazi-non-e-la-fine/</link>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 09:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella Venerando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Per il professore di Economia Politica presso l&#8217;Università Bocconi, Gianmarco Ottaviano, «non saranno le sole imprese estere a pagare il fio. Lo insegna quanto accaduto nel corso della prima amministrazione Trump. C&#8217;è scarsa evidenza che le politiche protezionistiche di allora siano state, a parte alcuni settori specifici, efficaci per contenere la concorrenza, mentre è certo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12981" style="width: 264px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-12981" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO.jpg" alt="" width="264" height="176" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/OTTAVIANO-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 264px) 100vw, 264px" /><figcaption class="wp-caption-text">Gianmarco Ottaviano, professore Economia Politica Università Bocconi</figcaption></figure>
<p><strong>Per il professore di Economia Politica presso l&#8217;Università Bocconi, Gianmarco Ottaviano, «non saranno le sole imprese estere a pagare il fio. Lo insegna quanto accaduto nel corso della prima amministrazione Trump. C&#8217;è scarsa evidenza che le politiche protezionistiche di allora siano state, a parte alcuni settori specifici, efficaci per contenere la concorrenza, mentre è certo che furono i prezzi interni agli Usa a subire un deciso rialzo»</strong><span id="more-12980"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I dazi stanno tornando a essere protagonisti delle guerre commerciali internazionali. Ma la storia cosa dice sulla loro efficacia per proteggere l’economia di chi li adotta?</strong></p>
<p>I dazi sono uno strumento storico, usato fin dagli albori dei rapporti economici. Un po’ come le mura di cinta delle nostre città italiane, un vero e proprio muro fisico che un tempo delimitava una zona urbana, al cui interno l&#8217;ingresso di merci era soggetto al pagamento di una tassa utile a raccogliere del gettito per pagare i bisogni, diciamo, di sicurezza di ordine pubblico delle città, oppure quelli delle elite, in un contesto economico i dazi limitano l&#8217;accesso di beni stranieri al mercato interno, con l’intento di proteggere le industrie locali.</p>
<p>Se tuttora in società non molto sviluppate, come per esempio nel Continente Africano, è l&#8217;unico modo in cui i governi riescono a fare cassa, in Paesi industrializzati non possono di certo sostituire il gettito fiscale derivante da redditi, profitti e altre tasse. La loro efficacia in questo senso è assai limitata, dati ed esperienze passate alla mano.</p>
<p>A pagare il prezzo di questa scelta politica potrebbe essere, come molti paventano, la stessa economia statunitense?</p>
<p>Il dazio viene pagato sulla transazione che passa i confini quindi, in un certo senso, come logica è assimilabile alla nostra IVA.</p>
<p><strong>Ma su chi pesa l’effetto?</strong></p>
<p>È una questione di rapporti bilaterali: i consumatori americani finiranno per pagarne una buona parte, un&#8217;altra potrà ricadere sugli esportatori esteri, nella misura in cui per mantenere quote di mercato, saranno disposti a abbassare un po&#8217; il prezzo. Di certo non saranno le sole imprese estere a pagare il fio. Lo insegna quanto accaduto nel corso della prima amministrazione Trump. C&#8217;è scarsa evidenza che le politiche protezionistiche di allora siano state, a parte alcuni settori specifici, efficaci per contenere la concorrenza, mentre è certo che furono i prezzi interni agli Usa a subire un deciso rialzo.</p>
<p><strong>Cosa è lecito aspettarsi se i dazi imposti dagli Usa diventeranno effettivi anche per l’Europa? Quali gli effetti su fiducia, consumi, investimenti, mercati finanziari e politiche economiche per il nostro Paese?</strong></p>
<p>Credo che sia opportuno non allarmarsi. Quelle imprese che hanno prodotti unici, poco sostituibili, difficilmente subiranno contraccolpi significativi ma cosa succederà se continuiamo su questa traiettoria? A preoccupare più di ogni altro aspetto è il grande danno già fatto all&#8217;economia globale, quel clima di perdurante incertezza per cui non si sa cosa succederà domani, se le gabelle ventilate saranno confermate, se ci saranno ritorsioni europee o dietrofront come già accaduto con Messico e Canada durante la prima amministrazione.</p>
<p>Insomma il futuro è un’incognita ed è proprio questa grande incertezza a penalizzare di più le imprese ritardandone le scelte di investimento.</p>
<p><strong>Il WTO, Organizzazione Mondiale del Commercio, che ruolo può assumere nella guerra dei dazi?</strong></p>
<p>Il WTO è, a mio parere, una delle vittime dell&#8217;incertezza cui accennavo. Si tratta di un organismo multilaterale che si occupa di promuovere e gestire le regole del commercio internazionale in modo equo e trasparente, mettendo attorno a un tavolo i Paesi in disaccordo per risolvere in modo civile gli attriti, avviando un processo che prevede l’esame delle questioni critiche &#8211; come è appunto quella dei dazi americani &#8211; da parte di un panel di giudici. Se questo determina che i dazi sono illegittimi, il Paese coinvolto &#8211; adeguandosi al parere degli giudici &#8211; deve, o meglio dovrebbe, rimuovere le misure in violazione.</p>
<p>Gli americani, Trump in testa in questo caso, hanno mostrato di non gradire questo approccio multilaterale, ritenuto lungo, farraginoso, lento. In questo momento, dunque, tutto ciò che accade sta succedendo in violazione delle regole del WTO, peraltro depotenziato e in qualche misura paralizzato a causa della mancata nomina di alcuni giudici ad opera proprio degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Una “nuova”, ancora poco battuta traiettoria di crescita per l’Europa potrebbe essere aprirsi agli scambi con l’India, potenza emergente che sta ridisegnando gli equilibri dell’economia globale?</strong></p>
<p>Chiaramente se si chiude &#8211; o riduce &#8211; un mercato così importante come quello americano, avremo necessità di trovarne un altro o, meglio, altri.</p>
<p>Esistono mercati che offrono una vasta gamma di potenzialità in termini di consumo, occupazione e investimenti per i nostri prodotti.</p>
<p>Penso ai Paesi che rientrano nel blocco commerciale del Mercosur, il Mercato Comune del Sud America creato da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, di cui sarebbe importante che l&#8217;Unione Europea accelerasse la ratifica.</p>
<p>Anche l’India rientra sicuramente tra i Paesi alternativi, potremmo dire, così come la Cina.</p>
<p>Certo, si tratta di riposizionamenti non semplicissimi tenuto conto che si tratta di un sub continente estremamente diseguale e variegato al suo interno, con diversi gradi di sviluppo, diverse possibilità di spesa, differenti culture, tradizioni, storie e costumi.</p>
<p>Non allarmiamoci, dunque. La situazione è seria ma sfidante al tempo stesso perché se gli Usa ritirano la loro proiezione internazionale, si apriranno inevitabilmente spazi nuovi per la nostra impresa, con nuove occasioni di business e di accesso a mercati fin qui poco battuti.</p>
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		<title>Salerno Container Terminal, nuovo servizio full container per gli Stati Uniti</title>
		<link>https://www.costozero.it/salerno-container-terminal-nuovo-servizio-full-container-per-gli-stati-uniti/</link>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 12:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella Venerando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Collegherà, ogni lunedì, il porto di Salerno direttamente alla Costa Est degli Usa. Salgono così a cinque le partenze settimanali per le Americhe É approdata nei giorni scorsi al Salerno Container Terminal la full container CMA-CGM Endurance nell’ambito del servizio Amerigo, gestito dalla linea di navigazione francese CMA-CGM &#8211; ad oggi la terza compagnia di [&#8230;]</p>
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<p>É approdata nei giorni scorsi al <strong>Salerno Container Terminal</strong> la full container CMA-CGM Endurance nell’ambito del servizio Amerigo, gestito dalla linea di navigazione francese CMA-CGM &#8211; ad oggi la terza compagnia di navigazione più grande al mondo per capacità di teus, dopo MSC e Maersk&nbsp; &#8211; in alleanza con Cosco Shipping (Shanghai), OOCL (Hong Kong), ONE (Singapore). Il nuovo servizio collegherà a cadenza settimanale, ogni lunedì, il porto di Salerno direttamente alla Costa Est degli Stati Uniti, con approdi, in rotazione, a Salerno, La Spezia, Genova, Vado Ligure, Valencia, Algeciras, New York, Norfolk, Savannah, Miami, Algeciras, Salerno. La nave CMA-CGM Endurance, approdata a Salerno lo scorso 18 febbraio, è tra le più performanti e moderne della flotta CMA-CGM, varata nel 2024, di 73.133 tonnellate di stazza lorda, 268 metri di lunghezza ed una capacità di 7.500 teus. Si tratta di una unità navale di ultima generazione, con alimentazione a LNG (liquefied natural gas, ovvero gas naturale liquefatto, considerato il combustibile fossile in grado di ridurre drasticamente le emissioni), che risponde all’impegno di CMA-CGM di porre la salvaguardia dell’ambiente al centro della propria visione strategica, con azioni tese a limitare l’impronta di carbonio delle proprie attività, sia nel corso della navigazione che in occasione delle soste nei porti.</p>
<p>L’inserimento di Salerno nella rotazione di questo servizio, a cadenza settimanale, consente alle industrie import/export del Sud Italia di potenziare ulteriormente la loro presenza sul mercato americano, nonché la capacità di penetrare nei traffici che guardano alla parte Ovest del mondo.</p>
<p>Con l’introduzione di questo nuovo collegamento, salgono, quindi, a cinque i servizi che collegano direttamente ogni settimana il porto di Salerno con le Americhe (Canada, USA, Sud America). «<strong><em>L’avvio del servizio Amerigo è un momento importante per il nostro scalo portuale e rafforza ulteriormente il ruolo strategico del porto di Salerno nel panorama dei traffici internazionali, nell’ottica di garantire collegamenti rapidi, affidabili e competitivi alle aziende del nostro territorio</em></strong>», afferma Agostino Gallozzi, presidente di Salerno Container Terminal e del Gruppo Gallozzi, che aggiunge: «<em><strong>Questo approdo testimonia la costante crescita del porto salernitano e il consolidamento delle sue relazioni con i principali attori del trasporto marittimo globale. Con una media di venti approdi settimanali e la presenza di diciotto differenti compagnie di navigazione, Salerno Container Terminal garantisce una capacità di connessione che raggiunge tutti i mercati del mondo, favorendo una ulteriore crescita dei traffici del porto che segnano a gennaio 2025 un +7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Questo risultato consente di guardare con fiducia al raggiungimento del target di 400.000 teus, la nostra sfida per il 2025, con l’obiettivo di traguardare, a fine anno, il +10% di teus complessivi</strong></em>».</p>
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		<title>Cross cultural management, gestire le differenze con successo</title>
		<link>https://www.costozero.it/cross-cultural-management-gestire-le-differenze-con-successo/</link>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 07:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Trimarchi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Favorire l’incontro tra le culture permette di massimizzare l’efficienza e di pensare al proprio business in modo non convenzionale &#160; Negli ultimi anni, il concetto di gestione delle risorse umane di diverse culture è diventato più importante fino, talvolta, assumere un ruolo chiave per il successo di un&#8217;azienda. A causa delle dinamiche attuali, e in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-12305" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard.png" alt="" width="458" height="305" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/10/bcard-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" />Favorire l’incontro tra le culture permette di massimizzare l’efficienza e di pensare al proprio business in modo non convenzionale</strong><span id="more-12304"></span></p>
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<p>Negli ultimi anni, il concetto di gestione delle risorse umane di diverse culture è diventato più importante fino, talvolta, assumere un ruolo chiave per il successo di un&#8217;azienda. A causa delle dinamiche attuali, e in particolare per la <strong>globalizzazione</strong> e l&#8217;immigrazione di manodopera, ci troviamo a vivere in ambienti multiculturali anche quando non è così scontato.</p>
<p>Oggi non possiamo più pensare che gli studi sui contesti multiculturali siano limitati alle sole aziende che internazionalizzano o utilizzano piattaforme di e-commerce. Mi sembra chiaro che la nostra capacità di comprendere, comunicare e collaborare con persone provenienti da una varietà di culture e paesi stia diventando strategicamente più rilevante anche a casa nostra.</p>
<p>Sono trascorsi più di venti anni da quando ho frequentato un MBA all&#8217;estero formandomi nella gestione aziendale sui mercati internazionali. Ricordo bene i corsi e i libri che si concentravano sul tema della conoscenza multiculturale [<em><strong>per chi vuole approfondire, suggerisco un testo intitolato &#8220;Managing Across Border&#8221; di Bartlett e Ghoshal</strong></em>].</p>
<p>Allora era chiaro che il successo delle aziende non dipendeva solo dal senso degli affari del titolare o dei suoi manager, ma anche da come ci si approcciava a un marcato globalizzato e da quanto, titolari e manager, fossero stati in grado di gestire le risorse internazionali. A parer mio, oggi più che mai ci troviamo di fronte ad una nuova e più urgente esigenza di conoscere e capire le diverse culture che ci circondano e per questo viene naturale domandarsi: &#8220;<em><strong>Può essere considerato determinante per il futuro aziendale formare un manager di un&#8217;impresa italiana su temi di gestione multiculturale, anche se il business è svolto solo a livello locale</strong></em>?&#8221;.</p>
<p>Dal mio punto di vista la riposta è “sì”; oggi formarsi in tal senso può essere un fattore che può portare a miglioramenti consistenti all&#8217;interno dell&#8217;azienda, con un impatto positivo anche sui risultati finali. Ciò è dovuto al fatto che conoscere le sfumature di approccio di diverse culture, consente di vedere le cose in modo diverso e di pensare al tuo business in modo non convenzionale.</p>
<p>L&#8217;approccio cross-culturale si concentra su concezioni che partono dall&#8217;affrontare temi sulla gestione di più culture e si concludono con l&#8217;imparare a conoscere e valorizzare la diversità tra esse. Secondo me questa può rappresentare una visione dell’azienda contemporanea: “la consapevolezza delle differenze culturali può stimolare le proprie risorse a prendere decisioni in modo diverso”.</p>
<p>Ciò che vado a menzionare di seguito sono solo alcuni degli esempi che mi sono accaduti e che hanno influenzato il modo in cui gestisco un&#8217;azienda. Nel 2004/06 ero amministratore delegato di un&#8217;azienda inglese. Un lunedì mattina il responsabile delle risorse umane mi informò che uno dei carrellisti non se la sentiva di guidare il carrello elevatore perché era in “hangover” (postumi di una sbornia). Concluse dicendomi che questi, evidentemente, la sera prima aveva bevuto molto con gli amici al Pub. Ricordo chiaramente la mia reazione estremamente insoddisfatta. Per prima cosa pensai che la settimana fosse iniziata nel peggiore dei modi. Non avevo altri carrellisti di backup (e con la patente) per sostituirlo, ma soprattutto non potevo permettermi rallentamenti nella produzione. Tuttavia, la reazione del mio interlocutore mi sorprese e mi face capire che avrei dovuto apprezzare il senso di responsabilità del dipendente. La sua onestà stava tutelando soprattutto me che, in caso di incidenti, sarei stato comunque responsabile. All’improvviso realizzai che quello che in Italia sarebbe stato considerato inaccettabile in Inghilterra era qualcosa di normale. Insomma, il mio approccio iniziale era sbagliato perché quel gesto aveva una ragione ma soprattutto, nella loro cultura, era prevedibile che una cosa del genere potesse accadere. Immaginiamo per un momento la stessa situazione in un&#8217;azienda italiana. Il carrellista probabilmente non sarebbe stato presente al lavoro o, peggio ancora, non avrebbe detto nulla per paura di una nota.</p>
<p>La puntualità sul lavoro è un altro esempio degno di nota. In Paesi come in Germania, Svizzera e Austria, la puntualità è considerata molto importante. Mi sono trovato a fare una riunione a Colonia, stabilita per le 9:00 del mattino (sarebbe stato lo stesso se avessi organizzato una videochiamata) e dovendo arrivare dall&#8217;aeroporto giunsi alle 9:07. Tutto l&#8217;incontro assunse un corso diverso a causa del &#8221; ritardo&#8221;. In queste culture, arrivare in ritardo è inopportuno. Invece, ho fatto diversi meeting presso aziende in Turchia (ma sarebbe stato lo stesso se fossi stato in America Latina), dove l&#8217;approccio al tempo è un po&#8217; più &#8220;flessibile&#8221;, e ho visto attendere le controparti anche 15 minuti e oltre ed essere considerato questo un comportamento normale e non una mancanza di rispetto. In queste latitudini viene spesso utilizzato il concetto di &#8220;Inshallah&#8221;, il che implica un approccio flessibile alla programmazione.</p>
<p>Non possiamo affermare che un caso sia &#8220;giusto&#8221; e l’altro sia &#8220;sbagliato&#8221;. Abbiamo diverse prospettive sul concetto di tempo, che si sono evolute per una serie di motivi, e non è detto che non cambieranno ancora, all&#8217;interno di nuovi gruppi culturali che si stanno formando oggi. La gestione delle trattative è un altro esempio. Nel mondo arabo, concludere un contratto è considerato un percorso lungo e spesso giudicato estenuante per culture come la nostra, figuriamoci per quelle del nord Europa. Ho imparato a gestire questi momenti in modo singolare da parte mia. Ad ogni riunione, in cui si è vicini a raggiungere un accordo, mi presento sempre in due e mi alterno mentalmente con il collega per due, tre o più ore. In sostanza, iniziamo l&#8217;incontro con la massima concentrazione, ma dopo un po&#8217; di tempo, uno dei due si slega completamente dal contesto, facendo finta di essere interessato, ma prestando poca attenzione per non subire lo stress. Il cambio viene fornito dopo circa una trentina di minuti. In altre parole, continuiamo a giocare in questo modo fino a raggiungere il risultato che se gestito da solo sarebbe stato a rischio. Immagina di trovarti in un incontro con altra azienda in Italia e scoprire che il tuo avversario ha appena assunto un manager di cultura diversa dalla tua. Potrebbe essere una buona idea farsi trovare pronti o no?</p>
<p>La presentazione di biglietti da visita è un altro “case studies”. I biglietti da visita vengono generalmente presentati in modo piuttosto casuale negli Stati Uniti, che hanno una cultura molto &#8220;informale&#8221;. Spesso questi bigliettini passano rapidamente e vengono rimessi nella tasca o nel portafoglio senza prestare attenzione.</p>
<p>Tuttavia, nella cultura relativamente &#8220;formale&#8221; del Giappone, il presentare un biglietto da visita avviene tenendo la carta con entrambe le mani per permettere al destinatario di leggere attentamente le informazioni in esso riportate.</p>
<p>Da una prospettiva giapponese, prendere semplicemente il bigliettino da visita e riporlo subito nel proprio taschino potrebbe significare mancanza di interesse e avere un effetto negativo. Ugualmente, dedicare del tempo ad esaminare il biglietto da visita di un americano negli Stati Uniti potrebbe essere interpretato negativamente, indicando che la sua credibilità è in discussione.</p>
<p>Concludo aggiungendo che la presentazione di biglietti da visita, la gestione delle trattative, il senso del tempo e della puntualità sono solo alcuni delle migliaia di modi in cui le componenti culturali possono influenzare le relazioni e il business, e questo ci deve far riflettere. Credo che essere aperto alla conoscenza delle differenze culturali e riuscire ad apprezzarne le caratteristiche principali, ci renda migliori perché viviamo in un mondo digitalmente connesso e, lo si voglia o no, globale. Sempre più situazioni di vita comune vedono il coinvolgimento di persone di diverse nazionalità. Ciò significa che comprendere e gestire efficacemente le differenze culturali è fondamentale sia per non farci mai trovare impreparati e soprattutto per avere una visione diversa dalla massa.</p>
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