I provvedimenti del Presidente Trump rappresentano una minaccia per il commercio internazionale
Con il provvedimento definito “America First Trade Policy” e pubblicato all’interno del Federal Register del 30 gennaio 2025, il Presidente Trump ha riscritto la recente politica commerciale americana indirizzandola a quanto già tracciato durante il suo primo mandato (ndr dal 2017 al 2021) e, dunque, conferendo alle sue attività una visione protezionistica e di innalzamento dei dazi doganali, quali barriere tariffarie in ingresso negli Stati Uniti d’America.
In data 2 aprile 2025 – definito come il “liberation day” per il Presidente Trump – è stato annunciato l’innalzamento delle misure tariffarie che ha interessato più di tutti il settore dell’automotive, dell’acciaio e dell’alluminio originari di Paesi maggiormente colpiti quali, tra tutti, la Cina, il Canada e il Messico.
La politica economica dell’amministrazione Trump ha causato effetti dirompenti sull’economia mondiale. Si pensi ai “super” dazi fino al 145% imposti alle merci di origine cinese, poi rientrati a seguito dell’accordo di Ginevra raggiunto tra USA e Cina lo scorso 11 maggio e che prevede una sospensione delle tariffe per un periodo di 90 giorni. Anche l’Unione Europea non è stata risparmiata dall’imposizione dei dazi americani per prodotti UE importati negli USA. Le tariffe applicate dagli USA ai prodotti dell’UE – al momento in cui scriviamo ci troviamo in un momento di sospensione delle tariffe annunciate – rappresentano una sfida importante all’interno di un patto transatlantico che risulta oggi compromesso e che impone una riconsiderazione del modello di relazione basato su due visioni contrapposte incentrate sul protezionismo degli USA e sul multilateralismo, espressione distintiva della politica dell’Unione europea.
Le tariffe USA rappresentano anche una nuova sfida per i paesi terzi impegnati a mantenere le quote di export verso gli USA. Infatti, alle politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti le aziende esportatrici negli USA hanno a disposizione alcuni strumenti per ridurre e gestire gli impatti dei dazi americani.
Nell’attuale prospettiva di introduzione di dazi, esistono strumenti per la mitigazione dei loro effetti, che consentirebbero alle aziende di avere continuità nella commercializzazione dei loro prodotti verso gli USA.
Gli impatti rilevanti sulle dinamiche del commercio internazionale innescati dall’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti hanno conseguenza anche sulle aziende europee. In particolare, anche le imprese italiane – la cui quota di export negli Usa è pari a 66 miliardi di Euro, possono adottare regimi unionali e istituti statunitensi per sostenere la competitività dei prodotti in esportazione. Tra gli interventi da attuare vi sono misure – quali ad esempio i regimi sospensivi – da considerare sia al momento dell’importazione di semilavorati nella UE, che in fase di esportazione di prodotti finiti verso gli USA.
Inoltre, potrebbero essere prese in considerazione i benefici delle semplificazioni concesse agli “Operatori Economici Autorizzati” – AEO. Infine, considerare le modalità di riduzione della base imponibile.
In conclusione, l’effetto dei dazi USA ha generato tra le aziende unionali la creazione di cd. “manovre di emergenza” – diverse tra di loro ma concesse dalla legislazione doganale – che hanno tutte in comune la finalità di gestire e ridurre al minimo gli impatti negativi e l’onere complessivo di questa “follia” a stelle e strisce.
Pertanto, alla luce degli sviluppi e dell’evoluzione complessiva delle relazioni commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, l’Unione intende calibrare le sue misure di risposta e garantire che vi siano opportunità di cooperazione con gli USA anche al fine di risolvere la controversia sulle rispettive tariffe. Pertanto, con Reg. UE 2025/1446 del 14 luglio 2025 la UE ha annunciato l’estensione della sospensione delle contromisure unionali ai dazi americani fino al prossimo 6 agosto.