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	<title>antonio petruzzo &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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	<description>Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno - Assindustria Salerno Service s.r.l. via Madonna di Fatima, 194 - 84129 Salerno</description>
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		<title>L&#8217;UNIONE CHE NON UNISCE: diversi accessi ai mercati globali</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Mercosur avrà un avvio temporaneo mentre l’intesa con l’India diventa il vero asse globale In uno scenario in cui la frammentazione del commercio globale e politiche protezionistiche tornano prepotentemente alla ribalta, l’Unione europea è chiamata a conciliare l’apertura dei mercati con la tutela degli interessi strategici e di sostenibilità. La risposta dell’Unione resta ancorata [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-13667" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur.png" alt="" width="456" height="304" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2026/04/mercorsur-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" />Il Mercosur avrà un avvio temporaneo mentre l’intesa con l’India diventa il vero asse globale</strong><span id="more-13666"></span></p>
<p>In uno scenario in cui la frammentazione del commercio globale e politiche protezionistiche tornano prepotentemente alla ribalta, l’<strong>Unione europea</strong> è chiamata a conciliare l’apertura dei mercati con la tutela degli interessi strategici e di sostenibilità. La risposta dell’Unione resta ancorata a una visione multilaterale del commercio internazionale. Gli <strong>Accordi di Libero Scambio</strong> (ALS) sono ancora considerati strumenti essenziali per garantire accesso ai mercati, diversificazione delle catene del valore e prevedibilità normativa per le imprese. La nuova generazione di accordi commerciali riflette questa impostazione garantendo per tutti standard regolatori sui temi della sostenibilità, degli investimenti, e della tracciabilità di prodotto.</p>
<p>Un caso è <strong>l’accordo UE-India</strong>, concluso il 27 gennaio 2026 dopo anni di negoziati. Attualmente l’India applica dazi molto elevati sui prodotti di origine europea: fino al 110% sulle automobili, oltre 150% sui vini, e tariffe medie superiori al 16–22% su macchinari, chimica e prodotti industriali. Mediante tale accordo, verrebbero eliminati/ridotti progressivamente i dazi su circa il 96,6% del valore delle esportazioni UE verso l’India, con risparmi stimati in circa 4 miliardi di euro l’anno e con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare le esportazioni entro il 2032.</p>
<p>Di segno opposto è la situazione dell’accordo <strong>UE-Mercosur &#8211; “Mercato Comune del Sud America</strong>”. In data 26 febbraio 2026 Argentina e Uruguay hanno ratificato per primi l’accordo commerciale tra l’Unione europea e i paesi aderenti al Mercosur. La ratifica dell’accordo da parte di un primo paese contraente consente alla Commissione europea di poter procedere rapidamente con l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale UE-Mercosur. La stessa presidente della Commissione EU &#8211; Ursula Von Der Layen &#8211; ha annunciato l’avvio dell’applicazione in via provvisoria dell’accordo, in attesa del voto finale del Parlamento europeo. In questo momento storico, il Mercosur rappresenta il vero partner strategico per l’Ue al fine di consentire una completa diversificazione delle proprie relazioni commerciali globali anche in considerazione dell’ampio mercato che si compone di oltre 700 milioni di (potenziali) consumatori. L’accordo intende infatti eliminare tariffe elevate (es. fino al 35% su automobili e bevande) e a considerare specifici contingenti tariffari per prodotti “sensibili” come carne bovina e pollame.</p>
<p>Per le imprese esportatrici dell’UE, questi sviluppi presentano impatti tangibili e sviluppi pratici. Il potenziale accordo con l’India aprirebbe, infatti, un (nuovo) mercato di circa 1,45 miliardi di consumatori, riducendo barriere tariffarie spesso proibitive.</p>
<p>L’Unione europea persegue la diversificazione commerciale attraverso gli accordi con India e Mercosur per mitigare l’instabilità geopolitica, ulteriormente accresciuta dal conflitto in Medio Oriente che minaccia le rotte di approvvigionamento tradizionali. In questo scenario, la sicurezza economica diventa prioritaria per Bruxelles, rendendo necessario il superamento delle resistenze interne per allineare la volontà politica alle esigenze di mercato sempre più pressanti.</p>
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		<title>LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DOGANALE delle merci per l’anno 2026</title>
		<link>https://www.costozero.it/la-nuova-classificazione-doganale-delle-merci-per-lanno-2026/</link>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 10:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La più aggiornata versione della Nomenclatura Combinata (NC) impone alle aziende coinvolte di aggiornare i codici doganali &#160; La pubblicazione del Regolamento (UE) 2025/1926 rappresenta un passaggio strategico nella disciplina della classificazione doganale all’interno dell’Unione Europea. La Nomenclatura Combinata (NC), strumento fondamentale per la determinazione delle tariffe daziarie e per la gestione dell’origine preferenziale, viene [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft wp-image-5345" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1.jpg" alt="" width="450" height="300" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane1-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" />La più aggiornata versione della Nomenclatura Combinata (NC) impone alle aziende coinvolte di aggiornare i codici doganali</strong></p>
<p><span id="more-13442"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pubblicazione del Regolamento (UE) 2025/1926 rappresenta un passaggio strategico nella disciplina della classificazione doganale all’interno dell’Unione Europea. La <strong>Nomenclatura Combinata</strong> (NC), strumento fondamentale per la determinazione delle tariffe daziarie e per la gestione dell’origine preferenziale, viene aggiornata annualmente entrando in vigore a partire sempre dal 1° gennaio dell’anno successivo.</p>
<p>Per le imprese attive nel commercio internazionale, comprendere e gestire correttamente queste modifiche diventa cruciale al fine di assicurare la compliance doganale e normativa oltre a ridurre i rischi di sanzioni. Il Regolamento (UE) 1926/2025 aggiorna la NC fino a otto cifre, armonizzandola con le regole internazionali del Sistema Armonizzato (SA) e modifica l’allegato I del Regolamento (CEE) 2658/87 relativa alla Nomenclatura tariffaria e statistica ed alla tariffa doganale comune. Anche per l’anno 2026 l’aggiornamento di classificazione introduce modifiche significative per specifici prodotti. Tali variazioni impattano direttamente sull’aliquota doganale applicabile, sulle misure preferenziali, sulle restrizioni e sulle licenze legate alle categorie merceologiche. Per questo motivo, le Società sono tenute a rivedere e ad aggiornare la mappatura dei singoli codici doganali relativi alle merci movimentate oltre ad adeguare i sistemi informativi e le relative dichiarazioni doganali. A seguito di tali modifiche, si rende necessario per le Società coinvolte si rende necessario:</p>
<ul>
<li>Effettuare un audit interno delle merci e dei codici utilizzati (NC &#8211; 8 digit), verificando eventuali cambiamenti;</li>
<li>Aggiornare il personale coinvolto in operazioni di import/export, logistica e contabilità doganale;</li>
<li>Collaborare con esperti consulenti doganali per ottenere eventuali ITV &#8211; Informazioni Tariffarie Vincolanti &#8211; da parte dell’Autorità doganale;</li>
</ul>
<p>Si segnala che la Direzione Dogane dell’Agenzia delle Dogane, con proprio Avviso del 6 novembre 2025, ha comunicato le principali novità inerenti alla pubblicazione del Reg. (UE) 2025/1926 che si applica con decorrenza 1° gennaio 2026. All’interno del citato avviso sono riportati:</p>
<ul>
<li>L’elenco dei codici NC 2025 soppressi;</li>
<li>L’elenco dei nuovi codici NC istituiti a partire dal 2026;</li>
<li>Le tabelle di trasposizione tra i codici di nomenclatura la cui validità termina il 31 dicembre 2025 ed i codici di nomenclatura validi a partire dal 1° gennaio 2026 e viceversa, modificati a seguito dell’adozione del citato Regolamento unionale.</li>
</ul>
<p>In estrema sintesi, tra le principali novità riguardanti la NC 2026 si evidenziano l’introduzione di nuove sottovoci per merci specifiche ricomprese all’interno del capitolo 28 &#8211; “ossidi di litio nichel manganese e cobalto” e “litio-ferro-fosfato”, del capitolo 38 &#8211; “ grafite artificiale” e “wafer fotovoltaici”, del capitolo 73 &#8211; “ torri tubolari in acciaio per turbine eoliche e sezioni di torre”, del capitolo 84 &#8211; “rotori e statori per turbine idrauliche” e “pale di turbine eoliche”, del capitolo 85 &#8211; “convertitori con funzionalità per inseguimento del punto di massima potenza” e “separatori di pellicola di plastica” e “assemblaggi di celle galvaniche impilate”.&nbsp;</p>
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		<title>Dazi e dogane: scenari e misure di mitigazione per gestirne gli impatti</title>
		<link>https://www.costozero.it/dazi-e-dogane-scenari-e-misure-di-mitigazione-per-gestirne-gli-impatti/</link>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 15:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I provvedimenti del Presidente Trump rappresentano una minaccia per il commercio internazionale Con il provvedimento definito “America First Trade Policy” e pubblicato all’interno del Federal Register del 30 gennaio 2025, il Presidente Trump ha riscritto la recente politica commerciale americana indirizzandola a quanto già tracciato durante il suo primo mandato (ndr dal 2017 al 2021) [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft wp-image-12985" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana.jpg" alt="" width="388" height="259" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/07/dogana-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" />I provvedimenti del Presidente Trump rappresentano una minaccia per il commercio internazionale</strong><span id="more-12984"></span></p>
<p>Con il provvedimento definito “<strong>America First Trade Policy</strong>” e pubblicato all’interno del Federal Register del 30 gennaio 2025, il <strong>Presidente Trump</strong> ha riscritto la recente politica commerciale americana indirizzandola a quanto già tracciato durante il suo primo mandato (ndr dal 2017 al 2021) e, dunque, conferendo alle sue attività una visione protezionistica e di innalzamento dei dazi doganali, quali barriere tariffarie in ingresso negli Stati Uniti d’America.</p>
<p>In data 2 aprile 2025 &#8211; definito come il “liberation day” per il Presidente Trump &#8211; è stato annunciato l’innalzamento delle misure tariffarie che ha interessato più di tutti il settore dell’automotive, dell’acciaio e dell’alluminio originari di Paesi maggiormente colpiti quali, tra tutti, la Cina, il Canada e il Messico.</p>
<p>La politica economica dell’amministrazione Trump ha causato effetti dirompenti sull’economia mondiale. Si pensi ai “super” dazi fino al 145% imposti alle merci di origine cinese, poi rientrati a seguito dell’accordo di Ginevra raggiunto tra USA e Cina lo scorso 11 maggio e che prevede una sospensione delle tariffe per un periodo di 90 giorni. Anche l’Unione Europea non è stata risparmiata dall’imposizione dei dazi americani per prodotti UE importati negli USA. Le tariffe applicate dagli USA ai prodotti dell’UE &#8211; <strong><em>al momento in cui scriviamo ci troviamo in un momento di sospensione delle tariffe annunciate</em></strong> &#8211; rappresentano una sfida importante all’interno di un patto transatlantico che risulta oggi compromesso e che impone una riconsiderazione del modello di relazione basato su due visioni contrapposte incentrate sul protezionismo degli USA e sul multilateralismo, espressione distintiva della politica dell’Unione europea.</p>
<p>Le tariffe USA rappresentano anche una nuova sfida per i paesi terzi impegnati a mantenere le quote di export verso gli USA. Infatti, alle politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti le aziende esportatrici negli USA hanno a disposizione alcuni strumenti per ridurre e gestire gli impatti dei dazi americani.</p>
<p>Nell’attuale prospettiva di introduzione di dazi, esistono strumenti per la mitigazione dei loro effetti, che consentirebbero alle aziende di avere continuità nella commercializzazione dei loro prodotti verso gli USA.</p>
<p>Gli impatti rilevanti sulle dinamiche del commercio internazionale innescati dall’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti hanno conseguenza anche sulle aziende europee. In particolare, anche le imprese italiane &#8211; la cui quota di export negli Usa è pari a 66 miliardi di Euro, possono adottare regimi unionali e istituti statunitensi per sostenere la competitività dei prodotti in esportazione.&nbsp; Tra gli interventi da attuare vi sono misure &#8211; quali ad esempio i regimi sospensivi &#8211; da considerare sia al momento dell’importazione di semilavorati nella UE, che in fase di esportazione di prodotti finiti verso gli USA.</p>
<p>Inoltre, potrebbero essere prese in considerazione i benefici delle semplificazioni concesse agli “Operatori Economici Autorizzati” &#8211; AEO. Infine, considerare le modalità di riduzione della base imponibile.</p>
<p>In conclusione, l’effetto dei dazi USA ha generato tra le aziende unionali la creazione di cd. “manovre di emergenza” &#8211; diverse tra di loro ma concesse dalla legislazione doganale &#8211; che hanno tutte in comune la finalità di gestire e ridurre al minimo gli impatti negativi e l’onere complessivo di questa “follia” a stelle e strisce.&nbsp;&nbsp;</p>
<p><strong>Pertanto, alla luce degli sviluppi e dell’evoluzione complessiva delle relazioni commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, l’Unione intende calibrare le sue misure di risposta e garantire che vi siano opportunità di cooperazione con gli USA anche al fine di risolvere la controversia sulle rispettive tariffe. Pertanto, con Reg. UE 2025/1446 del 14 luglio 2025 la UE ha annunciato l’estensione della sospensione delle contromisure unionali ai dazi americani fino al prossimo 6 agosto</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>COME CAMBIA LA RAPPRESENTANZA IN DOGANA</title>
		<link>https://www.costozero.it/come-cambia-la-rappresentanza-in-dogana/</link>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 08:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le Disposizioni Nazionali al Codice adeguano la normativa nazionale a quella unionale. Vediamo in che modo La&#160;riforma doganale è contenuta nel D.Lgs. 141/2024 del 26 settembre entrato in vigore lo scorso 4 ottobre 2024. Il citato Decreto abroga e sostituisce dopo oltre 50 anni il Testo Unico delle disposizioni Legislative in materia Doganale (TULD) &#8211; [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-12549" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr.png" alt="" width="461" height="307" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2025/01/dogana_corr-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" />Le Disposizioni Nazionali al Codice adeguano la normativa nazionale a quella unionale. Vediamo in che modo</strong><span id="more-12548"></span></p>
<p>La&nbsp;riforma doganale è contenuta nel D.Lgs. 141/2024 del 26 settembre entrato in vigore lo scorso 4 ottobre 2024. Il citato Decreto abroga e sostituisce dopo oltre 50 anni il Testo Unico delle disposizioni Legislative in materia Doganale (TULD) &#8211; DPR 23 gennaio 1973 n. 43.</p>
<p>La riforma doganale &#8211; attraverso le Disposizioni Nazionali al Codice (DNC) &#8211; ha modificato tra le altre cose anche l’istituto della rappresentanza in dogana al fine di renderlo più coerente e attuale e quindi adeguandolo al quadro normativo previsto dal Codice doganale dell’Unione (CDU). Le Disposizioni Nazionali Complementari al Codice Doganale Unionale sono strutturate in 7 capitoli per un totale di 122 articoli rispetto agli oltre 350 previsti prima dal TULD.</p>
<p>Con riferimento alla rappresentanza diretta, il vecchio Testo doganale nazionale prevedeva una riserva di legge a favore degli spedizionieri doganali iscritti al proprio albo professionale. Tale riserva non trova spazio all’interno del codice doganale dell’Unione &#8211; Reg. (UE) 952/2013 &#8211; ed esclude la possibilità di riservare l’esercizio della rappresentanza a determinate categorie professionali.<br />
Nello specifico, l’art. 18 del CDU disciplina l’istituto della rappresentanza attraverso:</p>
<p><strong>&#8211; Rappresentanza diretta, </strong>il rappresentante agisce in nome e per conto del mandante;</p>
<p><strong>&#8211; Rappresentanza indiretta, </strong>il rappresentante agisce in nome proprio e per conto del mandante.</p>
<p>Le Disposizioni Nazionali al Codice disciplinano la rappresentanza doganale all’art. 31 che stabilisce che ai fini dell’espletamento di operazioni doganali si può agire personalmente o attraverso un rappresentante (diretto o indiretto) che operi con poteri che devono risultare necessariamente mediante un contratto di mandato.</p>
<p>È bene chiarire come la normativa unionale identifichi nella figura del dichiarante quel soggetto sul quale grava l’obbligazione tributaria doganale. In particolare, nel caso di rappresentanza diretta il dichiarante coincide con il soggetto per il quale è stata presentata una dichiarazione doganale (nei fatti l’importatore o l’esportatore). Invece, mediante l’istituto della rappresentanza indiretta, il rappresentante, che agisce in nome proprio e per conto del mandante, si identifica come dichiarante con tutte le conseguenti responsabilità dell’obbligazione doganale in quanto risponde in solido con il soggetto per conto del quale opera.</p>
<p>Le DNC stabiliscono, inoltre, che nel caso di operatori economici non stabiliti all’interno dell’Unione che intendono effettuare operazioni doganali si dovrà necessariamente ricorrere ad un rappresentante indiretto stabilito nella UE in coerenza con la normativa unionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dogane, cosa cambia per il rilascio delle Informazioni Vincolanti in materia di Origine delle merci</title>
		<link>https://www.costozero.it/dogane-cosa-cambia-per-il-rilascio-delle-informazioni-vincolanti-in-materia-di-origine-delle-merci/</link>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 07:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 1° ottobre 2024, l’istanza dovrà essere presentata direttamente all’Ufficio Origine e Valore della Direzione Dogane utilizzando l’apposito modulo di domanda, presente sul portale ADM, che dovrà essere compilato in ogni sua parte e firmato digitalmente &#160; Con la circolare n. 18 dell’8 luglio 2024, prot. 447499/RU, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli procede a [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft  wp-image-5347" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2.jpg" alt="" width="449" height="299" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/02/dogane2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /><strong>Dal 1° ottobre 2024,</strong></em><strong><em> l’istanza dovrà essere presentata direttamente all’Ufficio Origine e Valore della Direzione Dogane utilizzando l’apposito modulo di domanda, presente sul portale ADM, che dovrà essere compilato in ogni sua parte e firmato digitalmente </em></strong></p>
<p><span id="more-12228"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con la circolare n. 18 dell’8 luglio 2024, prot. 447499/RU, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli procede a un riordino delle disposizioni nazionali che regolamentano il procedimento di rilascio delle <strong>Informazioni Vincolanti in materia di Origine (IVO).</strong></p>
<p>Le IVO sono previste e disciplinate dal Regolamento (UE) n.952/2013 (Codice Doganale dell’Unione) oltre che dal Regolamento Delegato (UE) n.2446/2015 (RD) e rappresentano le decisioni amministrative di rilievo comunitario sull’applicazione della normativa doganale, per mezzo delle quali, su richiesta degli operatori economici interessati, le Autorità doganali degli Stati Membri <strong>attribuiscono la corretta origine ad una determinata merce.</strong></p>
<p>Tali decisioni, di durata pari a tre anni, hanno piena efficacia giuridica su tutto il territorio comunitario e vincolano:</p>
<ul>
<li>tutte le Autorità doganali dell’Unione europea a riconoscere al titolare indicato nella IVO l’origine ivi indicata per quella determinata merce, in occasione dell’espletamento delle operazioni di importazione ed esportazione successivamente all’adozione della decisione;</li>
<li>il titolare della decisione ad utilizzare l’IVO stessa (a decorrere dalla data in cui riceve o si ritiene abbia ricevuto la notifica della decisione).</li>
</ul>
<p>La domanda volta ad ottenere una decisione relativa a informazioni vincolanti, unitamente a tutta la relativa documentazione di accompagnamento, è presentata all’Autorità doganale competente dello Stato membro in cui il richiedente è stabilito o all’Autorità doganale competente dello Stato membro in cui detta informazione deve essere utilizzata.</p>
<p><strong>A decorrere dal 1° ottobre 2024,</strong> l’istanza sarà presentata direttamente all’Ufficio Origine e Valore della Direzione Dogane utilizzando l’apposito modulo di domanda, presente sul portale ADM, che dovrà essere compilato in ogni sua parte, firmato digitalmente e quindi inviato al seguente indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:dir.dogane.origine@adm.gov.it">dir.dogane.origine@adm.gov.it</a>. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non potrà accettare domande che saranno compilate parzialmente, con informazioni incomplete o inoltrate prive della firma del richiedente.</p>
<p>Dalla data di ricevimento dell’istanza di IVO, l’Ufficio ha disposizione un termine di 30 giorni per effettuare una prima valutazione con riferimento all’idoneità formale della stessa e quindi sulla completezza dei dati riportati e della documentazione allegata. Constata la regolarità, oltre alla completezza formale della domanda di IVO inviata dal richiedente, la stessa può essere accettata. La data di accettazione determina l’avvio del procedimento che deve concludersi con la notifica della <strong>decisione nel termine di 120 giorni</strong> così come previsto per le Informazioni Tariffarie Vincolanti.</p>
<p>Con riferimento ai soli <strong>soggetti AEO</strong>, in ragione delle specifiche caratteristiche che disciplinano il rilascio della qualifica, nonché dell’esigenza di ampliare i benefici derivanti dalla verificata “compliance” doganale e fiscale di tali operatori, l’Agenzia si impegna a definire l’esito dell’istruttoria e la relativa IVO <strong>entro e non oltre 60 giorni</strong> dall’accettazione della domanda.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>CBAM: il dazio ambientale e le nuove procedure da assolvere</title>
		<link>https://www.costozero.it/cbam-il-dazio-ambientale-e-le-nuove-procedure-da-assolvere/</link>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2024 15:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[dazio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La fase di transizione, che si concluderà il 31 dicembre 2025, delinea l’obbligo per ogni importatore di presentare una «relazione» contenente informazioni sulle merci importate, comprese le emissioni totali effettive incorporate di ciascun tipo di merce. A partire dal 1° gennaio 2026, tutte le disposizioni del Regolamento diventeranno definitivamente operative &#160; In data 10 maggio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-11585" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok.jpg" alt="" width="393" height="262" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/cbam-ok-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 393px) 100vw, 393px" />La fase di transizione, che si concluderà il 31 dicembre 2025, delinea l’obbligo per ogni importatore di presentare una «relazione» contenente informazioni sulle merci importate, comprese le emissioni totali effettive incorporate di ciascun tipo di merce. A partire dal 1° gennaio 2026, tutte le disposizioni del Regolamento diventeranno definitivamente operative</strong><span id="more-11580"></span></p>
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<p>In data 10 maggio 2023 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento UE 2023/956 che istituisce il c.d. <strong>Carbon Border Adjustment Mechanism</strong> (CBAM), un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per affrontare il problema delle emissioni di gas a effetto serra incorporate in alcune tipologie di merci al momento della loro importazione nel territorio doganale dell&#8217;Unione. Sulla base degli obiettivi climatici europei, tale meccanismo si pone nell’ambito della politica del Green Deal, con l’obiettivo di ridurre le emissioni europee di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 tramite una “carbon tax” applicata sui prodotti importati nell’Unione europea.</p>
<p>Questa “carbon tax” interesserà inizialmente i soli settori (principalmente siderurgici) indicati nell’Allegato I del Regolamento CBAM (ghisa, ferro e acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio, elettricità, idrogeno) ma in un secondo momento potrà essere estesa anche ad altri settori merceologici. Il Regolamento unionale mira ad incentivare i Paesi terzi a innalzare i propri standard sulla tematica ambientale &#8211; in quanto solo le importazioni provenienti da Paesi extra-UE che sono allineati ai requisiti comunitari potranno evitare l’applicazione di un dazio supplementare in Europa &#8211; ma anche prevenire la rilocalizzazione delle attività produttive in Paesi con criteri ambientali meno stringenti. Il 1° ottobre 2023, il CBAM ha iniziato la sua fase di transizione che si concluderà il 31 dicembre 2025.</p>
<p>Relativamente a tale periodo transitorio, il Regolamento di Esecuzione (UE) 2023/1773 delinea gli obblighi di comunicazione previsti dagli artt. 34 e 35 del Regolamento CBAM: ogni importatore che abbia importato merci in un determinato trimestre di un anno solare deve presentare, per quel trimestre, una «relazione CBAM» contenente informazioni sulle merci importate, comprese le emissioni totali effettive incorporate di ciascun tipo di merce. La relazione CBAM deve essere presentata entro un mese dalla fine del trimestre. Pertanto, la prima relazione CBAM trimestrale dovrà essere presentata entro il 31 gennaio 2024. A partire dal 1° gennaio 2026, tutte le disposizioni del Regolamento CBAM diventeranno definitivamente operative. Pertanto, a partire da tale data, gli importatori che non avranno già acquisito lo status di «dichiarante CBAM autorizzato» non potranno più importare le merci soggette al Regolamento all’interno del territorio unionale.</p>
<p>Si segnala che la Commissione europea ha pubblicato, in data 27 ottobre 2023, l’«Application User Manual &#8211; CBAM Declarant Portal», contenente ulteriori informazioni utili per l’accesso al Registro Transitorio per i dichiaranti CBAM,i quali sono tenuti a ottemperare agli obblighi di comunicazione già a partire dal periodo transitorio. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti relativi al CBAM possono essere consultate sul sito istituzionale della Commissione europea al cui interno è presente una pagina dedicata raggiungibile dal seguente link https://taxation-customs.ec.europa.eu/carbon-border-adjustment-mechanism_en.</p>
<p>L’Autorità Nazionale Competente in Italia è il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.</p>
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		<title>La Dogana guarda al futuro con l’Agenzia europea</title>
		<link>https://www.costozero.it/la-dogana-guarda-al-futuro-con-lagenzia-europea/</link>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 08:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-11129" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr.png" alt="" width="456" height="304" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr.png 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr-300x200.png 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr-768x512.png 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr-600x400.png 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr-360x240.png 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/07/dogana_corr-272x182.png 272w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" />La Commissione EU ha illustrato misure per una visione all’avanguardia delle dogane</strong><span id="more-11128"></span></p>
<p>Il 17 maggio 2023 la Commissione ha presentato un progetto di proposte che riscrive il <strong>Codice Doganale dell’Unione</strong> (CDU), istituito mediante il regolamento UE 952/2016. Si tratta di un insieme di misure per la riforma più ambiziosa e globale dell’Unione doganale dalla sua istituzione avvenuta nel 1968. La riforma doganale dell’UE farà sì che il quadro doganale si adatti all’attuale era digitale e green, contribuendo sensibilmente allo sviluppo di un mercato unico più sicuro e competitivo.</p>
<p><strong>Tra le principali modifiche si segnalano:</strong></p>
<ul>
<li>La figura del «trust and check trader», che potenzia l’AEO (Operatore Economico Autorizzato) e che beneficia di ulteriori vantaggi e semplificazioni.</li>
<li>La nascita di un nuovo Centro Doganale Digitale Europeo «EU Customs Data Hub». L&#8217;istituzione di un hub di dati doganali dell&#8217;UE fornirà una serie di servizi elettronici avanzati che consentiranno la raccolta, il trattamento e lo scambio continuo di informazioni essenziali per l&#8217;attuazione della legislazione doganale.</li>
<li>Il superamento delle dichiarazioni doganali attraverso il passaggio dalla dichiarazione alla gestione informatizzata e digitalizzata dei dati. La riforma doganale intende semplificare e razionalizzare gli obblighi dichiarativi nei confronti dell’Autorità doganale.</li>
<li>La condivisione dei dati con un’unica Amministrazione europea che possa gestire i dati sin dalla produzione del prodotto alla fase logistica, nonché tutti gli aspetti fiscali. L’Autorità sarà incaricata di elaborare una gestione a livello europeo dei rischi di frodi doganali al fine di individuare i prodotti e gli operatori economici sui quali concentrare i controlli.</li>
</ul>
<p>Infine, spetterà alla nascente Autorità assicurare che le amministrazioni doganali degli Stati membri applichino le istruzioni comunitarie e notificare alle stesse le raccomandazioni di controllo che queste saranno tenute ad eseguire a rischio di esporre il proprio Stato membro all’avvio di un procedimento di infrazione.</p>
<p>La prossima Autorità doganale comunitaria sarà istituita quale centro operativo per la governance coordinata all&#8217;interno di aree specifiche dell&#8217;unione doganale e metterà al centro le competenze doganali per la gestione dei rischi dell’UE. La stessa Autorità doganale dell&#8217;UE collaborerà con le Autorità nazionali e tale coordinamento porterà a uno scambio di informazioni e, di conseguenza, ad un rafforzamento reciproco tra l&#8217;Autorità unionale e quelle dei singoli Stati membri. Solo a partire dal 2038 i nuovi scenari prospettati dalla riforma dell’unione doganale saranno considerati validi. Il rischio è che tale riforma possa subire degli stop e perdere la sua efficacia rivoluzionaria.</p>
<p>Bisognerà, pertanto, osservare lo scenario mutevole dei prossimi anni in quanto ciò che stiamo ora costruendo potrà trovarsi a fare i conti con una realtà che sarà inevitabilmente modificata quando tale progetto di riforma entrerà in vigore.</p>
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		<title>ACCORDO UE/SINGAPORE: CAMBIO NELLE REGOLE DI ORIGINE</title>
		<link>https://www.costozero.it/accordo-ue-singapore-cambio-nelle-regole-di-origine/</link>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 09:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[accordfo libero scambio]]></category>
		<category><![CDATA[antonio petruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La sola dichiarazione di origine in fattura non basta più. Necessaria la registrazione al sistema REX &#160; È&#160;stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 31 gennaio 2023 (L27) il provvedimento della Decisione n. 2022/01 del Comitato doganale dell’Accordo di Libero Scambio tra l’UE e la Repubblica di Singapore che modifica alcuni elementi del Protocollo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-10819" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore.jpg" alt="" width="536" height="357" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2023/04/singapore-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" />La sola dichiarazione di origine in fattura non basta più. Necessaria la registrazione al sistema REX</strong><span id="more-10818"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È&nbsp;stato pubblicato nella <strong>Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea</strong> del 31 gennaio 2023 (L27) il provvedimento della Decisione n. 2022/01 del Comitato doganale dell’<strong>Accordo di Libero Scambio tra l’UE e la Repubblica di Singapore</strong> che modifica alcuni elementi del Protocollo 1 del medesimo Accordo. Nello specifico, si fa riferimento a modifiche relative alla definizione della nozione di “prodotti originari”, ovvero il carattere originario delle merci per le esportazioni dall’UE verso Singapore.&nbsp; Infatti, a decorrere dal 1° gennaio 2023, come riportato anche dalla comunicazione dell’Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli prot. n. 49706RU, il carattere originario delle merci in esportazione verso Singapore può essere autocertificato dagli esportatori unionali soltanto in qualità di “esportatori registrati” (REX) e non più sulla base dello status di “esportatore autorizzato”.&nbsp; Come prova dell’origine preferenziale delle merci in esportazione verso Singapore non sarà più accettata una dichiarazione di origine, rilasciata in fattura da un “esportatore autorizzato”, ma sarà necessaria un’attestazione dell’origine da parte di un esportatore registrato al sistema REX. Si rileva come il sistema REX rientri tra le semplificazioni doganali a disposizione di esportatori e di importatori. L’inserimento in una banca dati europea consente agli operatori economici di autocertificare l’origine preferenziale delle merci direttamente in fattura o su altro documento commerciale che identifica le merci. Con la Circolare n.4/2021, prot. n. 20588/RU del 20 gennaio 2021, l’Agenzia delle Dogane annunciava l’avvio del Portale REX al fine di consentire la presentazione elettronica delle richieste di registrazione alla banca dati REX a far data dal 25 gennaio 2021.</p>
<p>Tale strumento a disposizione delle aziende va inquadrato in un sistema di digitalizzazione dei servizi doganali, coerente con l’obiettivo di una dogana paperless. Il Portale REX è disponibile all’interno dell’EU Customs Trader Portal (CTP) e ai fini dell’accesso l’operatore economico deve essere in possesso di un codice EORI valido oltre che essere abilitato alla presentazione della domanda di registrazione al REX tramite l’autorizzazione specifica denominata “REXSTP_EXECUTIVE” da richiedere, in via preventiva, sul Portale Unico Dogane e Monopoli (PUDM).&nbsp;</p>
<p>L’Accordo di Libero Scambio tra UE e la Repubblica di Singapore, entrato in vigore il 21 novembre 2019, è da considerare il primo con un Paese del Sudest asiatico se si esclude il Giappone. L’accesso al beneficio daziario in importazione tra le parti contraenti è concesso alle merci che risultano in linea con le regole di origine preferenziale contenute nell’Allegato B del Protocollo 1 dell’Accordo. Queste regole stabiliscono le lavorazioni sufficienti a cui devono essere sottoposte le merci non originarie per poter essere considerate di origine preferenziale UE / Singapore. con la revisione dell’accordo con Singapore si manifesta un cambio di paradigma all’interno della prova dell’origine preferenziale con un’evoluzione che considera il passaggio dall’Esportatore Autorizzato all’Esportatore Registrato per una più rapida assunzione della qualifica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’origine delle merci negli Intrastat 2022: nuova procedura per gli scambi intracomunitari</title>
		<link>https://www.costozero.it/lorigine-delle-merci-negli-intrastat-2022-nuova-procedura-per-gli-scambi-intracomunitari/</link>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 14:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Fino al 7 marzo 2022, così come previsto da un apposito provvedimento direttoriale sia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sia dell’Agenzia delle Entrate, possono essere inviati gli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari decorrenti dal 1° gennaio 2022 &#160; Importanti novità per quanto concerne le regole dell’origine che vanno ad ampliare la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-9325" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container.jpg" alt="" width="482" height="322" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2022/02/container-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" />Fino al 7 marzo 2022, così come previsto da un apposito provvedimento direttoriale sia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sia dell’Agenzia delle Entrate, possono essere inviati gli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari decorrenti dal 1° gennaio 2022</strong><span id="more-9324"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Importanti novità per quanto concerne le regole dell’origine che vanno ad ampliare la platea di operatori economici che effettuano <strong>scambi intra-UE</strong> e che devono necessariamente ora confrontarsi con il tema dell’<strong>origine delle merci</strong> prima solo riservato a chi operava sui mercati extra UE. Con l’aggiornamento del Regolamento UE n. 1934/2021 le aziende sono costrette a rivedere le regole di origine perché saranno direttamente coinvolte. Per la prima volta il tema dell’origine non preferenziale (OdP) diventa strategico anche per quelle aziende che oggi effettuano scambi intra UE e non solo per l’import/export.</p>
<p>È bene spiegare che, in materia doganale, il tema dell’origine ha un ruolo centrale e si rende necessaria la sua identificazione per consentire al consumatore finale di identificare il Paese in cui è stato realizzato un prodotto, individuare il trattamento daziario e determinare le eventuali misure di politica commerciale europea applicabili. Esistono due tipi di origine (origine preferenziale e origine non preferenziale) ed è doveroso ricordare che il concetto di origine, ovvero dove il bene è realizzato, è diverso dal concetto di provenienza, intesa come luogo da cui le merci vengono fisicamente spedite. L’origine preferenziale viene conferita alle merci originarie da determinati Paesi ove è previsto un trattamento daziario favorevole a seguito di un accordo con la UE. L’origine non preferenziale costituisce la regola generale e connota tutte le operazioni con i Paesi terzi con i quali l’Unione Europea non ha concluso accordi tariffari.</p>
<p>Dal 1° gennaio 2022 sono entrate in vigore nuove disposizioni inerenti la compilazione dei modelli <strong>INTRASTAT</strong> e il cambiamento più rilevante riguarda il modello Intra -1 bis, riservato alle cessioni di beni, in cui è obbligatorio inserire l’origine non preferenziale dei beni, cosiddetto “Made In”, all’interno della colonna 15 del nuovo modello. Per quanto concerne il modello Intra-2 bis, riservato agli acquisti di beni, vi è una sostanziale semplificazione in quanto non è più necessario presentare ogni tre mesi tale modello; infatti, la sua presentazione sarà richiesta solo nel caso in cui gli acquisti effettuati superino nel trimestre la soglia di 350mila euro e non più 200mila euro. La dichiarazione mensile degli elenchi riepilogativi di acquisti intra UE (modello Intra 2 bis) è dovuta esclusivamente se il totale degli acquisti effettuati in almeno uno dei quattro trimestri precedenti è superiore alla soglia di 350mila euro. Resta possibile, tuttavia, presentare lo stesso modello mensilmente ma in maniera del tutto facoltativa. È bene ricordare che le informazioni rese all’interno del modello Intra 2 bis sono rese per finalità statistiche.</p>
<p>Per entrambi i modelli e per operazioni di valore inferiore alla soglia minima di mille euro, è possibile avvalersi del codice convenzionale “99500000” senza utilizzare la specifica nomenclatura combinata. Per le operazioni riguardanti il regime IVA del “call-off stock”, fattispecie in cui fin da subito è identificato, tramite il codice identificativo IVA, il potenziale acquirente della merce spedita e per la quale il cedente italiano deve presentare gli elenchi riepilogativi al momento del trasferimento fisico della merce in un altro Paese UE, si utilizza il modello Intra-1 sexies (codice IVA del destinatario dei beni) mentre quando si verifica il passaggio di proprietà si fa riferimento al modello Intra –1 bis. &nbsp;&nbsp;</p>
<p>Il 25 febbraio 2022 poteva essere la prima data utile entro la quale presentare gli elenchi INTRASTAT, appena modificati e con le novità descritte, per le operazioni concluse nel mese di gennaio 2022. Tuttavia, in ragione della sussistenza di difficoltà tecniche relative alla regolare e tempestiva esecuzione della trasmissione telematica, gli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari decorrenti dal 1° gennaio 2022 possono essere regolarmente inviati fino al 7 marzo 2022 così come previsto da un apposito provvedimento direttoriale sia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sia dell’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>Per una migliore e più semplificata gestione degli elenchi INTRASTAT si consiglia di scaricare il pacchetto software “<strong>Intr@Web</strong>” dal <span style="color: #000080;"><strong><a style="color: #000080;" href="https://www.adm.gov.it/portale/software-intrastat-anno-2022" target="_blank" rel="noopener">sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli</a></strong></span>. Il pacchetto software si caratterizza per la presenza di tre moduli che consentono sistematicamente dapprima la compilazione degli elenchi INTRASTAT, poi il loro controllo formale e infine l’invio telematico mediante un collegamento dei sistemi informatici del software con il sistema informativo doganale.</p>
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		<title>Anno 2021…Happy New Brexit</title>
		<link>https://www.costozero.it/anno-2021happy-new-brexit/</link>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 10:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Petruzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A partire dal 1 gennaio 2021, cambieranno radicalmente le regole e le procedure per poter effettuare operazioni di import ed export con il Regno Unito. Nuovi iter doganali per il commercio e tante conseguenze per le aziende &#160; La scelta della Brexit è stata presa dal popolo britannico nel giugno del 2016, ma la sua [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft wp-image-7903" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit.jpg" alt="" width="323" height="215" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/12/brexit-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 323px) 100vw, 323px" /><strong>A partire dal 1 gennaio 2021, cambieranno radicalmente le regole e le procedure per poter effettuare operazioni di import ed export con il Regno Unito. Nuovi iter doganali per il commercio e tante conseguenze per le aziende</strong><span id="more-7902"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La scelta della <strong>Brexit</strong> è stata presa dal popolo britannico nel giugno del 2016, ma la sua realizzazione si avrà solo a partire dal 1° gennaio 2021. È tuttora, infatti, ancora in corso il cosiddetto “periodo transitorio”, cominciato il 1° febbraio 2020, il cui termine è previsto il prossimo 31 dicembre.</p>
<p>Come già detto, dal primo gennaio 2021 il <strong>Regno Unito</strong> non sarà più parte del territorio doganale e fiscale dell’<strong>Unione Europea</strong>. Ne consegue che la circolazione di beni verrà considerata con le relative procedure doganali, di IVA e di eventuali accise, proprie del commercio internazionale verso Paesi terzi.</p>
<p>Gli effetti della Brexit sul commercio internazionale si avranno tra qualche settimana, dopo che anni di trattative e accordi saltati (ad oggi sono stati condotti ben nove round di negoziazione tra UK e UE senza successo) portano spediti verso un “<strong>No Deal</strong>” e quindi verso un “nessun accordo” tra le parti che, negli anni, non hanno condotto a nulla se non a ripetute crisi politiche in Gran Bretagna. Per tutte le aziende che abitualmente concludono operazioni in import ed export verso UK, a partire dal 1 gennaio 2021, <strong>cambieranno radicalmente le regole e le procedure per poter effettuare operazioni con il Regno Unito. </strong></p>
<p>Importante sottolineare che si applicheranno regole e procedure doganali, così come vengono utilizzate nel commercio internazionale verso Paesi terzi. E questo anche nel caso molto remoto (ma non da escludere) ci dovesse essere un accordo “last minute” tra le parti. Per gli scambi commerciali tra Unione Europea e Gran Bretagna si avranno importanti cambiamenti che determineranno significative conseguenze giuridiche, finanziarie e operative per le imprese interessate, oltre ai maggiori tempi e costi riguardo alle procedure doganali. L’uscita di merci dall’Unione Europea verso il Regno Unito costituirà, dunque, una esportazione e non più verranno qualificate come cessioni intracomunitarie. L’inserimento delle procedure doganali negli scambi commerciali tra UK e UE determinerà una serie di nuove situazioni, ovvero costi aggiuntivi rispetto alla gestione degli scambi internazionali oltre che alla tracciabilità dell’origine dei prodotti e dei suoi componenti. Non ultimo, il rispetto di standard tecnici attraverso specifiche certificazioni di prodotto e una responsabilità giuridica e penale in caso di errori.</p>
<p>Per non incorrere in errori, è necessario dichiarare correttamente in <strong>esportazione</strong> l’esatta classifica doganale, l’origine e il valore delle merci esportate. Alla fine del periodo transitorio, e quindi a partire dal 1 gennaio 2021, tutti i materiali e le operazioni di trasformazione realizzate nel Regno Unito saranno considerate non originarie dell’Unione Europea ai fini della determinazione dell’origine preferenziale dei prodotti dell’UE. Per tali motivi, le aziende che importano prodotti finiti e materie prime da UK dovranno rivedere l’intera <strong>gestione della catena di distribuzione</strong> (più comunemente denominata “supply chain”), poiché i componenti prodotti nel Regno Unito non saranno più originari e dunque di origine non preferenziale. A partire dalla mezzanotte del 31 dicembre 2020 i beni che si trovano nel Regno Unito acquisiranno automaticamente lo status di “merce estera” con conseguente operazioni in import nei territori dell’Unione Europea attraverso procedure doganali e dazi (se dovuti) all’importazione. Le aziende non potranno ignorare la tariffa doganale (dazio) che determinerà, inevitabilmente, maggiori costi, non pianificati, durante sia la fase di vendita, sia, soprattutto, al momento dell’acquisto. Le conseguenze gestionali e operative per chi esporta in UK possono essere sintetizzate nella necessità di svolgere tutti gli adempimenti doganali, ovvero la presentazione di una dichiarazione doganale di esportazione tramite un rappresentante doganale, unitamente ai documenti commerciali ed eventuali licenze. I beni, oggetto dell’esportazione, lasceranno il territorio doganale europeo, pertanto, non sarà più possibile emettere una fattura non imponibile ai fini IVA. Per le operazioni in import le conseguenze ricadranno sulla compilazione di una dichiarazione doganale all’importazione in cui andranno indicate l’esatta classifica delle merci importate, l’origine delle stesse, oltre al suo valore in dogana. Per le sole operazioni di importazione la merce deve essere identificata secondo le regole della tariffa integrate dell’Unione Europea &#8211; denominata <strong>TARIC</strong> &#8211; che si compone di dieci cifre e che permette a tutti gli operatori economici dei singoli Stati membri della UE l’esatta e completa misura tariffaria applicabile alle marce importata. I prodotti importati da Uk potranno considerarsi merci unionali solo a seguito dell’immissione in libera pratica, ovvero dopo aver assolto al pagamento dei dazi, dell’IVA ed eventuali accise.</p>
<p>A seguito della Brexit, le aziende importatrici da UK andranno incontro a due sostanziali cambiamenti cui dovranno fare riferimento. Il primo è sicuramente l’assolvimento dell’IVA in dogana e successiva detrazione in sede di liquidazione periodica dell’imposta (scompare il metodo del “reverse charge”). Il secondo è, invece, il possesso del codice EORI, numero di identificazione doganale riconosciuto da tutte le autorità doganali comunitarie. Le imprese che non ne sono ancora in possesso sono tenute a farne richiesta all’ufficio doganale di competenza territoriale. Con la definitiva uscita di UK dall’Unione Europea ci sarà anche una diversa valutazione di conformità per i beni immessi sul mercato della Gran Bretagna (Inghilterra, Galles e Scozia) attraverso la creazione di un <strong>nuovo standard qualitativo denominato UKCA</strong>. Tale marcatura, infatti, è riservata alle merci destinate al mercato UK e testimonierà che il prodotto è conforme a tutti gli standard di produzione, oltre che a tutti i requisiti legislativi del Regno Unito applicabili e che le procedure di valutazione della conformità sono state espletate con successo. Il marchio UKCA sostituisce il marchio CE in tutto il Regno Unito. Importante sottolineare che i requisiti tecnici, i processi e gli standard di valutazione sono gli stessi richiesti per il <strong>marchio CE</strong>. Le aziende europee dovranno utilizzare il marchio UKCA a partire dal 1 gennaio 2021, ma potranno continuare ad applicare sui prodotti il marchio CE fornendo un’autocertificazione, oppure la documentazione tecnica rilasciata da un organismo europeo.</p>
<p>Dal 1 gennaio 2022 il governo britannico non riconoscerà più il marchio CE. Tuttavia i prodotti che recheranno entrambi i marchi, saranno accettati a condizione che siano conformi alle norme UK e CE. Solo a partire dal 2023 sarà obbligatorio ed esclusivo il solo marchio UKCA su tutto il mercato della Gran Bretagna. In conclusione, il produttore che appone sui suoi prodotti il marchio UKCA deve conservare la documentazione tecnica per 10 anni e dimostrare che il prodotto è conforme ai requisiti di legge previsti.</p>
<p>La dichiarazione di conformità di prodotto destinato al Regno Unito deve contenere tutte le seguenti informazioni: nome e indirizzo del produttore, numero di serie, modello, dettagli dell’organo certificatore e disposizioni di legge.</p>
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