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	<title>norme &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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		<title>Vivere a Londra nel 2026: cosa è cambiato con le nuove norme</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Costozero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il nuovo volto di Londra per gli expat italiani Londra, da sempre crocevia internazionale per opportunità lavorative e stimoli culturali, si presenta nel 2026 profondamente cambiata da dieci anni di trasformazioni economiche, sociali e normative. Chi sogna di trasferirsi nella capitale britannica oggi si trova davanti a uno scenario ricco di prospettive, ma anche di [&#8230;]</p>
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<h4>Il nuovo volto di Londra per gli expat italiani</h4>
<p>Londra, da sempre crocevia internazionale per opportunità lavorative e stimoli culturali, si presenta nel 2026 profondamente cambiata da dieci anni di trasformazioni economiche, sociali e normative. <span id="more-13778"></span><strong>Chi sogna di trasferirsi nella capitale britannica oggi si trova davanti a uno scenario ricco di prospettive, ma anche di nuove regole</strong>, nate soprattutto per effetto della Brexit e delle recenti riforme introdotte dal governo inglese in materia di visti e servizi per i cittadini stranieri. Per gli italiani e per tutti gli europei che desiderano costruire il proprio futuro oltre la Manica, adattarsi a queste nuove dinamiche significa sapersi orientare tra sfide burocratiche, evoluzioni del mercato del lavoro e cambiamenti sociali capaci di influire profondamente sulla qualità della vita quotidiana.</p>
<h4>L’impatto delle nuove politiche sui visti: una selezione più attenta</h4>
<p>Dal 2024 in avanti il Regno Unito ha inasprito le condizioni per l’ingresso di lavoratori stranieri, passando da un mercato fortemente internazionale a un sistema basato su criteri di merito e requisiti molto specifici. <strong>I visti lavorativi per Londra nel 2026</strong> sono accessibili quasi esclusivamente a chi può dimostrare competenze altamente qualificate, in particolare nei settori strategici che trainano la nuova economia inglese: tecnologia digitale, intelligenza artificiale, cybersecurity, finance, ricerca avanzata.</p>
<p>Questo cambiamento ha reso più selettiva la comunità expat: molti giovani talenti italiani hanno ancora accesso alle opportunità offerte dalla capitale, ma devono prevedere in anticipo un percorso organizzativo e documentale attento, con una preparazione minuziosa di tutto l’incartamento necessario per presentare domanda. Le aziende inglesi si sono adeguate offrendo programmi sponsorizzati e percorsi di inserimento, ma anche la concorrenza tra candidati si fa più agguerrita, innalzando ulteriormente il livello di specializzazione richiesto.</p>
<h4>Carriera e vita quotidiana: le opportunità nei settori chiave</h4>
<p>Nonostante la burocrazia più rigida, Londra resta il fulcro europeo dell’innovazione, specialmente in ambito tech e finance. <strong>La città è oggi popolata da hub tecnologici internazionali, acceleratori di start-up e laboratori di ricerca</strong> che collaborano direttamente con il settore privato e le università di eccellenza. Per chi ha esperienze e competenze in coding, project management agile, fintech o data analysis, il mercato del lavoro offre ancora possibilità di crescita rapidissima, spesso abbinate a benefit intriganti: dai bonus relocation agli alloggi agevolati per i primi mesi, fino ai corsi di aggiornamento linguistico e manageriale indispensabili per una rapida integrazione.</p>
<p>Anche i settori creativi, dalla comunicazione al design, ricevono una nuova spinta ora che il governo investe nei servizi digitali e nell’internazionalizzazione delle imprese, seppure restando al di sotto delle dinamiche del comparto tecnologico.</p>
<p>La sfida principale rimane però bilanciare la voglia di emergere professionalmente con la necessità di navigare regolamenti sempre più complessi. In questo contesto, partner esperti e affidabili fanno la differenza, soprattutto per la gestione delle pratiche doganali e logistiche che si devono affrontare già nelle fasi iniziali del trasloco, dove realtà specializzate come <a href="https://www.blissmoving.it/traslochi-estero/mondo/regno-unito/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #993300;"><strong>Bliss Moving &amp; Logistics</strong></span></a> diventano cruciali per evitare rallentamenti e ottenere una sistemazione in tempi certi.</p>
<h4>Accesso ai servizi e integrazione: le nuove regole per gli expat</h4>
<p>Un cambiamento significativo che tocca da vicino chi si trasferisce a Londra è l’accesso ai servizi pubblici e privati. Dal Sistema Sanitario Nazionale britannico alle iscrizioni scolastiche, dagli affitti dei primi mesi all’apertura del conto corrente, ogni passo della nuova vita inglese richiede oggi documentazione aggiornata, prove di residenza e soprattutto dimostrazione della regolarità della propria posizione lavorativa.</p>
<p>Sono ormai superati i tempi in cui bastava arrivare in città per trovare una stanza e cominciare a lavorare all’indomani: adesso si parte da un’accurata fase preliminare in cui ogni dettaglio – perfino la registrazione presso il medico di base – diventa parte di un processo di controllo continuo, a tutela di una società britannica sempre più attenta alla trasparenza e alla tracciabilità degli spostamenti dei cittadini dall’Unione Europea.</p>
<h4>Nuove abitudini, meno improvvisazione</h4>
<p>Questo mosaico di nuove normative ha avuto un impatto diretto anche sulle abitudini degli expat. I gruppi italiani a Londra hanno reagito stringendo reti di solidarietà più forti, in parte attraverso associazioni professionali e culturali, in parte utilizzando soluzioni digitali che permettono di condividere informazioni sulle ultime indicazioni governative o di supportarsi nella ricerca di alloggio e lavoro. Anche la socialità vive un’epoca diversa: le occasioni di incontro tra connazionali si moltiplicano, ma vengono spesso pianificate con largo anticipo e integrate da servizi di consulenza, social network tematici o workshop online su normative, diritti e doveri.</p>
<h4>Il futuro a Londra: prospettive e adattamento</h4>
<p>Guardando al futuro, vivere a Londra nel 2026 è un’esperienza che sfida e arricchisce. Da un lato le possibilità offerte da una città all’avanguardia sono ancora straordinarie per chi desidera mettersi alla prova in un ambiente dinamico, competitivo e globale; dall’altro non è più possibile pensare di improvvisare o affidarsi al caso.</p>
<p>Il nuovo expat italiano che arriva oggi è un cittadino preparato, informato, consapevole e disposto a investire tempo ed energia nella costruzione del proprio percorso burocratico, professionale e sociale. Londra premia chi sa interpretare il cambiamento e trasformare anche le incertezze normative in occasione di crescita personale.</p>
<h4>Conclusione</h4>
<p>Le nuove norme introdotte dal governo del Regno Unito dal 2024 a oggi stanno riscrivendo le regole del gioco per chi desidera vivere e lavorare a Londra. Il fascino cosmopolita della capitale britannica resta immutato, ma accoglie solo chi è pronto ad affrontare con metodo e lungimiranza una realtà tanto competitiva quanto stimolante. Quello che una volta era il sogno di una vita più facile e immediata, oggi è diventato il progetto di una conquista ragionata, sostenuta da una rete di competenze e da una pianificazione attenta.</p>
<p>Così, anche nel 2026, Londra continua a richiamare i migliori talenti d’Europa, offrendo loro un palcoscenico dove crescere, innovare e mantenere vivo il proprio legame con l’Italia, ma solo a patto di accettare e padroneggiare le nuove regole del gioco.</p>
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		<title>Lo stress test delle Istituzioni ai tempi del Coronavirus</title>
		<link>https://www.costozero.it/lo-stress-test-delle-istituzioni-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 07:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi D'Angiolella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diritto e impresa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nella produzione normativa spesso l’attribuzione dei poteri è stata confusa, così come la scrittura dei provvedimenti poco chiara. C’è di buono, però, che il Paese ha ritrovato un senso di comunità nazionale che sembrava smarrito da tempo &#160; La gravissima situazione sanitaria in cui versa il Paese, il mondo intero, a causa del virus COVID19, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft wp-image-7098" title="Giuseppe Conte, presidente Consiglio dei Ministri, insieme a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte.jpg" alt="" width="449" height="299" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe_conte-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" />Nella produzione normativa spesso l’attribuzione dei poteri è stata confusa, così come la scrittura dei provvedimenti poco chiara. C’è di buono, però, che il Paese ha ritrovato un senso di comunità nazionale che sembrava smarrito da tempo<span id="more-7097"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La gravissima situazione sanitaria in cui versa il Paese, il mondo intero, a causa del virus <strong>COVID19</strong>, pone, a distanza di qualche mese dall’inizio dell’emergenza, alcune brevissime riflessioni.</p>
<p>C’è un nemico invisibile, sconosciuto e letale. Senza interventi per limitare il contagio, oltre al collasso del Sistema Sanitario, vi sarebbe un’ecatombe, come si è purtroppo verificato in alcuni parti del Paese, peraltro quelle meglio attrezzate.</p>
<p>La Costituzione Repubblicana, come è noto, prevede che la libertà di circolazione e la libertà di riunione possono essere ristrette per motivi di salute o pubblica incolumità.</p>
<p>L’emergenza ha portato a decreti legge e, nell’immediatezza, a decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (cd. DPCM) attuativi, all’inizio dell’emergenza, solo sulla base di provvisori D.L., con perplessità di molti. Ma gli altri provvedimenti regolatori del Governo hanno avuto il fondamento più solido della conversione in legge del primo D.L. 6 del 23 febbraio 2020, con L.13 del 5 marzo 2020, e nelle successive conversioni in legge dei D.L. in base alla quale sono stati adottati, seguendo tale cornice normativa, i successivi DPCM.</p>
<p><strong>L’osservazione, pacata, che va fatta, è che la produzione normativa è stata torrentizia, non coordinata, poco chiara.</strong></p>
<p><strong>Si sono contati quasi mille provvedimenti, di diversa portata, perché ai decreti legge, poi alle leggi, ai DPCM e alle ordinanze regionali, si devono aggiungere decreti del Ministero della Salute, Circolari dello stesso, provvedimenti e regolamenti della Protezione civile, provvedimenti prefettizi di deroga, alcuni provvedimenti sindacali e finanche FAQ (<em>frequently asked questions </em>)pubblicate da ogni Autorità intervenuta.</strong></p>
<p>Si poteva fare diversamente? Si poteva fare meglio?</p>
<p>Con il pudore necessario, perché l’analisi <em>con il senno del poi</em>, è certo più facile, forse si poteva fare meglio, sotto due ordine di profili.</p>
<p>Uno: nell’attribuzione dei poteri, che è stata confusa, con molte voci e spesso contrastanti. La sensazione di uno scollamento istituzionale, specie in certi momenti, è stata forte.</p>
<p>Il secondo: la scrittura dei provvedimenti. Involuti, pieni di richiami ad altre norme, lunghissimi, con un lessico difficile finanche per chi ha dovuto giudicarne la corretta applicazione.</p>
<p>Se guerra è (o speriamo, <em>è stata</em>) vale sempre la citazione di Winston Churchill, e cioè che in tali situazioni gli ordini devono essere brevi e inequivocabili per la popolazione.</p>
<p>Di questa esperienza si dovrà far tesoro per il futuro.</p>
<p>Ma la nota positiva che deve sottolinearsi, è che si è ritrovato un senso dell’Autorità che sembrava smarrito.</p>
<p>Pur a fronte di provvedimenti forti, draconiani, sulla base di atti a volte confusi, la gente, per la stragrande maggioranza, ha rispettato il <em>lockdown</em>, ha osservato le regole.</p>
<p>Si è avuta la sensazione di una comunità nazionale unita e questo non accadeva da decenni.</p>
<p>La cosiddetta fase 2 sarà un banco di prova però tremendo, sia per l’economia che dovrà rialzarsi e molti avranno difficoltà, sia per il rischio di una nuova ondata epidemica, che speriamo trovi pronti nelle nostre strutture sanitarie, sia per le nostre istituzioni, che avranno il compito tranquillizzare, disporre e rilanciare se sarà necessario.</p>
<p>Quando tutto tornerà alla normalità, sarà stata questa la prova di tenuta, lo <em>stress test</em> di cui nessuno aveva voglia, delle costituzioni liberali e moderne nate nel Dopoguerra.</p>
<p>Mi fermo qui nell’analisi, consapevole che essa richiederebbe ben altri approfondimenti e studio, anche per un senso di opportunità di cui tener conto, vista la situazione.</p>
<p><strong>Ne riparleremo, saremo pronti a valutare storicamente, dogmaticamente, sul piano della correttezza formale, se si è fatto tutto bene e secondo la Costituzione.</strong></p>
<p>Ora, da uomini e donne rispettosi delle Istituzioni, va riaffermato che osservare le norme, è servito anche a non smarrire i pilastri della civile convivenza democratica, che sono il senso dell’Autorità e il rispetto delle regole, paradigmi sicuramente più stringenti quando è in gioco la vita umana, la salute dei cittadini. E saremo, quando tutto sarà finito, una società più forte e consapevole dei propri diritti e dei propri doveri.</p>
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		<title>Degiorgis: «Gli effetti sul fisco? Bastone e carota per i contribuenti»</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2015 11:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella Venerando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class=" alignleft size-full wp-image-1688" style="margin: 5px 7px 5px 3px; float: left;" src="http://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2015/02/images_GENNAIO_FEBBRAIO_2015_m_degiorgis2.jpg" alt="m degiorgis2" width="220" height="180" />Per Marco Degiorgis, Consulente Patrimoniale Indipendente, poco o nulla di nuovo sotto il sole con la Legge di Stabilità. «Se c’è una agevolazione da un lato, subito spunta un aumento dall’altro»</p>
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<p><strong>Dottor Degiorgis, con l’approvazione della Legge di Stabilità i contribuenti italiani avranno un fisco più leggero?</strong></p>
<p>La Legge di Stabilità 2015, approvata due giorni prima di Natale, ha portato alcuni “regali” dal punto di vista della tassazione.<br />Innanzitutto aumenta la tassazione sulla previdenza in generale: sui rendimenti dei <strong>fondi</strong> <strong>pensione</strong>, che passa dal 11,50% al 20%, sulla rivalutazione del <strong>TFR</strong>, dal 11% al 17%, sui rendimenti finanziari delle <strong>casse di Previdenza</strong>, dal 20% al 26%, sulle polizze vita che passano da 0% a 26%.<br />Secondo molte sentenze dei tribunali italiani e della Corte di Cassazione, le polizze vita sono strumenti assimilabili ai prodotti previdenziali quando hanno due caratteristiche: sono collegati ad un evento inerente la vita umana e prevedono un premio di maggiorazione per decesso all’età dell’assicurato.<br />In pratica assumono la funzione di integrazione del reddito dei superstiti, beneficiari della polizza. La tassazione dei rendimenti di tali polizze era pari a zero, nei confronti dei beneficiari, mentre con la nuova legge sono ora tassati ordinariamente al 26% con in più un effetto retroattivo ai rendimenti del 2014.<br />Rimangono, per il momento, escluse dall’asse ereditario, e quindi esenti da imposte di successione o donazione, ma non credo che questo vantaggio resterà ancora per molto tempo, considerando la media europea in tema di imposte di successione molto più elevata rispetto all’Italia e l’assenza o la scarsa presenza in Europa di esclusioni e franchigie.<br />Ricordo che da noi la franchigia è di 1 milione di euro per erede.<br />Anche l’aumento della tassazione sui fondi pensione li rende meno appetibili e convenienti per i pensionandi. Considerando anche la scarsa trasparenza sulle gestioni dei medesimi e i rendimenti non esattamente brillanti, viene da pensare se esistono alternative per costruire un reddito supplementare da utilizzare al momento della pensione.</p>
<p><strong>E sul TFR? Investirlo in strumenti a carattere&nbsp;previdenziale rimane un investimento utile ad integrare la pensione?</strong></p>
<p>Non esattamente. Con la nuova legge viene data la possibilità ai lavoratori del settore privato (escluso quello agricolo e domestico) di incassare quanto versato e inoltre di ricevere in busta paga l’importo che l’azienda dovrebbe accantonare. Se queste somme venissero impiegate “cum grano salis” ed investite correttamente, potrebbero generare risultati integrativi della pensione molto più soddisfacenti rispetto ai tradizionali strumenti previdenziali, seppur appesantite dalla tassazione che in questo caso diverrebbe ordinaria e non più agevolata (ma sempre meno). Lo Stato sicuramente ci guadagna, perché la tassazione è più elevata, ma forse anche il lavoratore può trarne dei vantaggi, se non fiscali, almeno per quanto riguarda libertà di utilizzo di quanto versato e rendimenti generati nel tempo.<br />Chi aderisce alla previdenza complementare, o versa il TFR alla medesima, è vincolato alle regole in materia pensionistica; difficoltà ad ottenere quanto versato se non per casi eccezionali, conversione in rendita almeno del 50% del versato (non viene restituito tutto il capitale a scadenza), e tabelle di conversione in rendita applicate dalle compagnie assicuratrici o dai fondi pensione, che pareggiano la rendita annuale con quanto versato mediamente dopo 18 anni (65+18=83 anni).<br />Se il pensionato vive oltre, inizia a guadagnare qualcosa. Altrimenti, ci guadagna la compagnia o il fondo.<br />Una buona notizia c’è però: è aumentato a 30.000,00 euro l&#8217;importo massimo per la deducibilità ai fini <strong>IRES</strong> delle erogazioni liberali in denaro (effettuate in maniera tracciabile) in favore delle Organizzazioni No Profit di Utilità Sociale, aumentando al 26% la percentuale di detraibilità ai fini <strong>IRPEF</strong>.<br />C’è pure però il rovescio della medaglia, ovvero la nuova tassazione degli enti non commerciali, di cui fanno parte appunto gli enti No Profit, le fondazioni, le organizzazioni di volontariato e i trust. In precedenza questi enti avevano una esenzione di imposta del 95%, pagavano quindi le imposte solo sul 5% degli utili distribuiti. Ora invece l’esenzione è ridotta al 22,76% e pagheranno quindi sul 77,24% degli utili. Retroattiva anche questa, a partire dal primo gennaio 2014. In pratica, se prima pagavano 27,5%*5%=1, 375%, ora pagano 27,5%*77,24%=21,24%, che significa un aumento di oltre 15 volte l’imposta.<br />Inoltre, se gli enti hanno dei beneficiari individuati, l’aliquota sarà quella marginale e quindi mediamente 43% invece del 27,5%, con un ulteriore inasprimento per il contribuente.<br />La ragione del provvedimento è stata motivata con l’equiparazione tra tassazione degli enti non commerciali e quella delle persone fisiche, che appunto pagano mediamente il 43% di aliquota. Però non si comprende la ratio, perché le persone fisiche possono utilizzare gli utili e i dividendi per le finalità che ritengono opportune, mentre gli enti no profit devono reinvestire gli utili per i fini istituzionali e non possono utilizzarli diversamente.<br />Di fatto gli enti no profit reinvestono gli utili in favore dei propri assistiti o dei beneficiari dell’ente, rimettendo in circolo il risultato generato. Quindi perché equipararli alle persone fisiche?</p>
<p><strong>E sull’Irap ci sono miglioramenti in vista?</strong><br />La retroattività non si applica allo sconto sull’Irap di imprese e professionisti, che decorre dal 2015. Potrà essere scalato interamente il costo dei soli lavoratori a tempo indeterminato, esclusi quindi collaboratori a progetto, collaboratori e tutti i lavoratori assunti con contratti a tempo determinato. Sono esclusi gli enti non commerciali.<br />Ma si tornano però ad applicare le aliquote IRAP del 2013, più elevate rispetto al 2014, aumentando nuovamente dal 3,5% al 3,9% l’aliquota base, questa con effetto retroattivo al 2014. Viene annullato quindi il beneficio concesso lo scorso anno, che non entra in vigore. Chi ha già anticipato, dovrà integrare sulla base della nuova aliquota. Abbiamo scherzato, insomma!<br />Sempre il bastone e la carota, non c’è verso di cambiare. Se c’è una agevolazione da un lato, subito spunta un aumento dall’altro.<br />Ci sarà un credito di imposta in compensazione, aumentato al 10% dell’imposta lorda, per chi non ha dipendenti; è stato introdotto per bilanciare lo svantaggio di non poter utilizzare il taglio IRAP per i dipendenti per chi non ne ha.<br />Il bonus IRPEF di 80 euro in busta paga diventa, da credito d’imposta precedente, una detrazione per l’azienda e diventa strutturale, non più provvisorio.<br />È ovvio che più dipendenti, assunti a tempo indeterminato, ha un’azienda, maggiore sarà il vantaggio fiscale, che però, decorrendo dal 2015, diventerà effettivo solo a partire dai versamenti del 2016. Quindi tocca tirare la cinghia anche per il 2015!</p>
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