Tecnologia e identità per un modello di sviluppo che mette al centro le comunità, governando i flussi anziché subirli
Il turismo salernitano non è più una promessa. È una realtà consolidata che continua a crescere e, soprattutto, a cambiare forma. I dati raccolti nell’ambito del progetto PIDMed, il Punto Impresa Digitale Mediterraneo della Camera di Commercio di Salerno, realizzato in partnership con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, raccontano con chiarezza questa trasformazione: oltre 1,4 milioni di arrivi e più di 5,1 milioni di presenze nel 2024. A questo si aggiunge la riapertura dell’aeroporto Costa d’Amalfi e del Cilento, che ha rafforzato ulteriormente l’attrattività internazionale del territorio. Il dato più interessante, però, non riguarda soltanto i flussi. Riguarda il comportamento delle imprese. Con il Bando Voucher PIDMed Turismo 2025 la Camera di Commercio di Salerno ha coinvolto 61 imprese distribuite in oltre venti comuni della provincia, mobilitando risorse per più di 670 mila euro: sei progetti aggregati, concentrati soprattutto nella Costiera Amalfitana, e 43 voucher individuali distribuiti dal capoluogo all’Agro nocerino, dal Cilento alla Valle del Sele.
Le tecnologie scelte raccontano una direzione precisa: cloud e automazione dei processi, piattaforme digitali, sistemi di prenotazione, strumenti di intelligenza artificiale per la gestione della relazione con i clienti.
In altre parole, le imprese stanno cambiando. Cercano di adattarsi a un mercato in cui oltre il 70% delle prenotazioni avviene online e nel quale dati, algoritmi e piattaforme influenzano ormai gran parte delle decisioni dei viaggiatori. Ma proprio dentro questa trasformazione si nasconde un paradosso. Mentre l’intelligenza artificiale applicata al turismo cresce a ritmi superiori al 28% annuo, il comparto europeo dell’ospitalità continua a registrare uno dei più bassi livelli di adozione tecnologica. Ancora più importante è un altro aspetto: molte micro e piccole imprese rischiano di diventare progressivamente più dipendenti dalle grandi piattaforme digitali. Più visibili, certamente, ma non necessariamente più forti. Più connesse ai mercati globali, ma spesso meno autonome nel governare la relazione con i propri clienti, meno capaci di leggere i dati che esse stesse contribuiscono a generare e, quindi, meno in grado di trattenere valore economico e conoscenza all’interno dei territori. È proprio da questa consapevolezza che nasce il concetto di Turismo 5.0. Non significa fare semplicemente più innovazione digitale, né inseguire ogni nuova tecnologia disponibile. Significa chiedersi quale idea di sviluppo vogliamo costruire attraverso il digitale. La tecnologia, da sola, non rende un territorio più competitivo. Lo diventa quando rafforza la capacità delle imprese di cooperare, quando migliora la qualità della vita delle comunità residenti e quando aiuta le istituzioni a governare i cambiamenti invece di subirli. Da questa esperienza emergono alcuni principi che possono orientare una strategia di sviluppo territoriale. Il primo riguarda le persone. Il turismo non può essere progettato esclusivamente per chi arriva, ma deve migliorare anche la qualità della vita di chi nei territori vive e lavora ogni giorno. La qualità dell’esperienza turistica e quella delle comunità residenti non sono obiettivi separati, ma due aspetti della stessa politica di sviluppo. Il secondo principio riguarda l’identità. La tecnologia non dovrebbe uniformare i luoghi, ma renderne più riconoscibili le differenze. Ogni territorio possiede un patrimonio di relazioni, competenze, paesaggi e culture che costituisce il suo vero vantaggio competitivo. Il digitale acquista valore quando contribuisce a rendere questo patrimonio più accessibile e non quando lo sostituisce con esperienze standardizzate.
Al centro di questa trasformazione restano le micro e piccole imprese, vera infrastruttura del turismo italiano. Sono loro a costruire quotidianamente l’esperienza dei visitatori e proprio per questo devono poter utilizzare le tecnologie per rafforzare la propria autonomia, non per aumentare nuove forme di dipendenza. Lo stesso vale per i dati. Oggi una parte rilevante delle informazioni sui comportamenti dei turisti è concentrata nelle mani di pochi grandi operatori globali. Una strategia di Turismo 5.0 dovrebbe invece consentire a imprese e istituzioni di condividere conoscenze utili a orientare le decisioni, programmare gli investimenti e governare i flussi in maniera più consapevole.In questa prospettiva anche la sostenibilità assume un significato diverso. Non coincide semplicemente con la riduzione degli impatti ambientali, ma con la capacità di rigenerare i territori, distribuire meglio i benefici economici del turismo, valorizzare le aree interne e favorire processi di destagionalizzazione. Cambia anche il ruolo del visitatore, che non è più soltanto un consumatore di servizi, ma una persona che entra temporaneamente in relazione con una comunità e contribuisce, attraverso i propri comportamenti, alla produzione di valore territoriale. Tutto questo richiede una nuova alleanza tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca. L’esperienza maturata in provincia di Salerno dimostra come Camere di Commercio, Università e Regione possano svolgere un ruolo che va ben oltre il sostegno economico agli investimenti, diventando infrastrutture permanenti della trasformazione e accompagnando le imprese nella costruzione di nuove competenze. In questo scenario si inserisce anche la nascita delle DMO in Campania. La loro sfida non sarà soltanto promuovere le destinazioni, ma contribuire a coordinare territori, dati e attori locali, favorendo una governance più consapevole dello sviluppo turistico.
Guardare al Turismo 5.0, dunque, non significa semplicemente osservare l’evoluzione delle tecnologie. Significa assumere una diversa idea di sviluppo. Un modello nel quale il digitale diventa uno strumento per rafforzare il capitale territoriale, aumentare l’autonomia delle imprese e migliorare la capacità delle istituzioni di orientare il cambiamento. Perché se la turistification è il processo attraverso cui i territori finiscono per adattarsi ai bisogni del turista, il Turismo 5.0 propone una prospettiva diversa: è il turismo che deve imparare ad adattarsi ai territori, rispettandone gli equilibri e contribuendo a renderli più forti, più abitabili e più capaci di costruire futuro.