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	<title>smartvase &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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	<description>Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno - Assindustria Salerno Service s.r.l. via Madonna di Fatima, 194 - 84129 Salerno</description>
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		<title>Plastiche biodegradabili, le conquiste del DIIn dell&#8217;Ateneo salernitano</title>
		<link>https://www.costozero.it/plastiche-biodegradabili-le-conquiste-del-diin-dell-ateneo-salernitano/</link>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 12:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Pantani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class=" alignleft size-full wp-image-1886" style="margin: 5px 7px 5px 3px; float: left;" src="http://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2015/12/images_foto_articoli_csz_novembre_dicembre_2015_roberto_pantani.jpg" alt="roberto pantani" width="130" height="130" />La ricerca del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno è molto avanti nello studio per la realizzazione di prodotti di largo consumo a basso impatto ambientale. Studiati, in par ticolare, i materiali, le tecnologie di lavorazione e la velocità di biodegrazione</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.costozero.it/plastiche-biodegradabili-le-conquiste-del-diin-dell-ateneo-salernitano/">Plastiche biodegradabili, le conquiste del DIIn dell&#8217;Ateneo salernitano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.costozero.it">Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" alignleft size-full wp-image-1886" style="margin: 5px 7px 5px 3px; float: left;" src="http://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2015/12/images_foto_articoli_csz_novembre_dicembre_2015_roberto_pantani.jpg" alt="roberto pantani" width="130" height="130" />La ricerca del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno è molto avanti nello studio per la realizzazione di prodotti di largo consumo a basso impatto ambientale. Studiati, in par ticolare, i materiali, le tecnologie di lavorazione e la velocità di biodegrazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con l&#8217;avvento dei polimeri biodegradabili sul mercato i manufatti in plastica, tradizionalmente visti come potenzialmente inquinanti,&nbsp;hanno avuto una possibilità di rivalsa presentandosi come “eco-friendly”. Da una parte, infatti, i polimeri biodegradabili&nbsp;non devono essere conferiti in discarica, dall&#8217;altra possono essere ottenuti da materia prima rinnovabile, e quindi non consumano risorse&nbsp;fossili. La ricerca ha viaggiato su questi materiali su binari diversi da quelli dell&#8217;industria: nei laboratori di tutto il&nbsp;mondo si sono analizzate le notevoli proprietà dei polimeri biodegradabili, combinando la caratteristica di biodegradazione&nbsp;con le peculiarità di additivi in grado di conferire caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche e ancora più attraenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia i trasformatori di materie plastiche si sono dovuti rapidamente scontrare con gli aspetti negativi di questi materiali: proprietà meccaniche&nbsp;insoddisfacenti, costi elevati, difficoltà&nbsp;di lavorazione con le tecnologie tradizionali.&nbsp;Le proprietà speciali ottenute nei laboratori&nbsp;di ricerca sono spesso risultate&nbsp;inadatte per la realizzazione di articoli&nbsp;biodegradabili di elevato consumo.<br />Nei laboratori del Dipartimento di&nbsp;Ingegneria Industriale dell&#8217;Università&nbsp;di Salerno (DIIn) si sta compiendo un&nbsp;considerevole sforzo verso lo studio dei&nbsp;polimeri biodegradabili per applicazioni&nbsp;di largo consumo.<br />In un recente numero speciale di&nbsp;<span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/%20doi/10.1002/app.v132.48/issuetoc" target="_blank">Journal of Applied Polymer Science</a></strong></span>&nbsp;dedicato al Manufacturing (ossia alla&nbsp;realizzazione di oggetti) di polimeri&nbsp;biodegradabili con proprietà avanzate,&nbsp;ben tre articoli scientifici e l&#8217;editoriale&nbsp;sono stati presentati da ricercatori&nbsp;del DIIn.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo fatto testimonia&nbsp;l&#8217;interesse verso la tematica e verso&nbsp;le ricerche portate avanti nel DIIn.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le linee di ricerca, da me coordinate,&nbsp;sui polimeri biodegradabili si&nbsp;articolano su diversi temi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vediamo&nbsp;alcuni esempi.</p>
<p><strong>1. Studio dei materiali di&nbsp;partenza, con il duplice obiettivo&nbsp;di migliorare le proprietà e di&nbsp;ridurre il costo</strong></p>
<p>Presso il <a href="http://www.polymertechnology.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Polymer Technology&nbsp;Group</strong></span></a> del DIIn è stato ospitato nel&nbsp;primo semestre del 2015 un&nbsp;formando di una nota azienda,&nbsp;leader nel campo della plastica&nbsp;biodegradabile, per analizzare&nbsp;l&#8217;effetto di fibre vegetali sulle&nbsp;proprietà di processo e di utilizzo&nbsp;di nuovi compositi completamente&nbsp;biodegradabili. Un&#8217;altra ricerca&nbsp;recente ha riguardato l&#8217;utilizzo di&nbsp;olio alimentare esausto (residuo&nbsp;da fast-food) come plasticizzante&nbsp;per l&#8217;amido termoplastico&nbsp;da usare poi come additivo&nbsp;nell&#8217;acido polilattico (PLA).</p>
<p>Questa ricerca persegue da una&nbsp;parte l&#8217;obiettivo di utilizzare un&nbsp;potenziale inquinante che deve&nbsp;essere correttamente smaltito,&nbsp;dall&#8217;altro di ottenere un materiale&nbsp;plastico biodegradabile (l&#8217;amido<br />termoplastico) a basso costo, da&nbsp;aggiungere al PLA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2. Tecnologie di lavorazione</strong></p>
<p>Negli ultimi anni l&#8217;esperienza&nbsp;sulle tecnologie di trasformazione&nbsp;sviluppata presso il Polymer&nbsp;Technology Group si è messa&nbsp;al servizio dei materiali plastici&nbsp;biodegradabili per ottimizzare&nbsp;le condizioni di processo al fine&nbsp;di minimizzarne la degradazione&nbsp;che causa perdita di proprietà.<br />Parallelamente, si sono selezionate&nbsp;tecnologie di trasformazione&nbsp;particolarmente adatte al processo&nbsp;di questi materiali. Un esempio&nbsp;è lo stampaggio di schiume&nbsp;polimeriche. La pressa ad&nbsp;iniezione presente nel laboratorio&nbsp;(una pressa convenzionale da&nbsp;70ton) è stata modificata in modo&nbsp;da poter iniettare nel cilindro di&nbsp;plastificazione un gas ad elevata&nbsp;pressione (ad esempio azoto). Il&nbsp;gas viene miscelato al polimero&nbsp;durante la rotazione della vite, e la&nbsp;miscela polimero/gas compresso&nbsp;viene iniettata nella cavità. Il gas&nbsp;espande durante il processo e il&nbsp;manufatto che si ottiene presenta&nbsp;una superficie compatta ma una&nbsp;parte interna schiumata, ossia&nbsp;piena di cavità dell&#8217;ordine di&nbsp;0.1mm.</p>
<p>Lo stampaggio di schiume è&nbsp;particolarmente interessante per&nbsp;i polimeri biodegradabili: da una&nbsp;parte si riesce a risparmiare sul&nbsp;materiale a parità di volume (il&nbsp;peso può diminuire fino a circa il&nbsp;30% rispetto al pezzo compatto),&nbsp;senza grosse perdite di proprietà&nbsp;meccaniche; dall&#8217;altra parte la&nbsp;presenza di gas fa aumentare la&nbsp;fluidità della plastica, consentendo&nbsp;l&#8217;iniezione a pressioni o a&nbsp;temperature più basse.</p>
<p><strong>3. Controllo della velocità di&nbsp;biodegradazione</strong></p>
<p>Questo aspetto della ricerca&nbsp;sui polimeri biodegradabili&nbsp;è particolarmente rilevante.&nbsp;In effetti, la caratteristica di&nbsp;biodegradabilità non è di per sé&nbsp;necessariamente un vantaggio: il&nbsp;vero beneficio è la preservazione&nbsp;delle caratteristiche per un tempo&nbsp;compatibile con l&#8217;utilizzo e poi la&nbsp;scomparsa del materiale a tempi&nbsp;più lunghi, conciliabili con lo&nbsp;smaltimento successivo. Nel corso&nbsp;degli studi effettuati in questi&nbsp;anni sono stati selezionati presso&nbsp;il DIIn additivi assolutamente&nbsp;eco e bio-compatibili in grado&nbsp;di regolare la velocità di&nbsp;degradazione del PLA. Questi&nbsp;studi sono uno dei punti di forza&nbsp;del progetto Smartvase che ha&nbsp;vinto di recente la StartCup&nbsp;Campania 2015, classificandosi&nbsp;primo fra i 66 progetti selezionati&nbsp;fra quelli proposti da tutti gli&nbsp;Atenei della Campania.</p>
<p>Il <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.smartvase.unisa.it" target="_blank">progetto Smartvase</a></strong></span>,&nbsp;presentato dai ricercatori del&nbsp;Polymer Technology Group del&nbsp;DIIn e del Dip. di Farmacia&nbsp;dell&#8217;Università di Salerno, ha&nbsp;proposto un vaso per piante che&nbsp;ha una durabilità confrontabile&nbsp;con i vasi tradizionali prima&nbsp;dell’interramento, ma che è&nbsp;compostabile una volta interrato.</p>
<p>Questo progetto concorrerà nel&nbsp;mese di dicembre 2015 al Premio&nbsp;Nazionale Innovazione.</p>
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