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	<title>processo &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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	<description>Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno - Assindustria Salerno Service s.r.l. via Madonna di Fatima, 194 - 84129 Salerno</description>
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		<title>AI e accertamento fiscale: un aiuto intelligente</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 07:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Di Fiore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diritto e impresa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Avvalersi delle nuove tecnologie può rivelarsi utile per prevenire, contrastare e ridurre l’evasione e l’elusione fiscale, ma anche per evitare il contenzioso tributario favorendo le soluzioni conciliative Qualsiasi strumento, anche quello più avanzato tecnologicamente, deve essere utilizzato con “intelligenza” e sapienza per consentire il raggiungimento delle finalità per le quali è stato concepito. Un suo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft wp-image-11814" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy.jpg" alt="" width="431" height="287" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/04/ai-copy-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" />Avvalersi delle nuove tecnologie può rivelarsi utile per prevenire, contrastare e ridurre l’evasione e l’elusione fiscale, ma anche per evitare il contenzioso tributario favorendo le soluzioni conciliative</strong><span id="more-11813"></span></p>
<p>Qualsiasi strumento, anche quello più avanzato tecnologicamente, deve essere utilizzato con “intelligenza” e sapienza per consentire il raggiungimento delle finalità per le quali è stato concepito. Un suo impiego senza supervisione, o inconsapevole, infatti, può portare a decisioni sbagliate. Questo vale anche per la riforma fiscale che, secondo il legislatore delegante (legge n.111/2023), troverà attuazione anche con l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, al fine di “<em>prevenire, contrastare e ridurre l’evasione e l’elusione fiscale”, grazie anche alla “piena realizzazione dell’interoperabilità delle banche di dati</em>”.</p>
<p>L’Amministrazione Finanziaria, in particolare, dispone di quantità e qualità di dati il cui utilizzo dovrebbe consentire una forte contrazione dei fenomeni elusivi, evasivi e con essi del contenzioso tributario. Un uso “intelligente” dell’AI nelle procedure di accertamento consentirà di colpire colui che, nell’adempiere alla propria obbligazione tributaria, attua pratiche non lecite e il contribuente &#8211; opportunamente invitato con comunicazione di compliance (lett.f) art.17) &#8211; adempierà spontaneamente senza fare ricorso al contenzioso, soprattutto se solvibile. È quindi evidente la finalità di prevenzione rispetto al contenzioso che l’AI può svolgere nel rendere più efficace le procedure di accertamento. Allo stesso tempo, i sistemi di intelligenza artificiale sono un valido strumento di conoscenza per il giudice, ma non devono mai sostituire la sua funzione decisoria. Essi consentiranno, infatti, di avere una maggiore prevedibilità delle decisioni, la cosiddetta “<strong>giustizia predittiva</strong>”. Anche le parti processuali trarranno vantaggio dal suo utilizzo. Sapere preventivamente e con maggiori probabilità il possibile esito del giudizio induce la parte processuale &#8211; contribuente o ente impositore &#8211; a desistere dall’intraprendere o proseguire il giudizio. Lo stesso giudice potrà avvalersi dello strumento di conoscenza dell’esito probabilistico della causa per porlo alla base di una proposta conciliativa giudiziale ex art.48-bis 1 Dlgs 546/92. In questa ottica, vanno apprezzati alcuni principi ispiratori della revisione della disciplina e dell’organizzazione del contenzioso tributario, contenuti nell’art.19.</p>
<p>A partire dall’obbligo di utilizzo di modelli predefiniti per la redazione degli atti processuali. A questo proposito sarà utile prevedere che il modello predefinito contenga una parte dedicata alla sintesi dei motivi di difesa che il costruttore dell’algoritmo &#8211; nella scelta qualitativa dei dati da porre come input &#8211; dovrà considerare e valutare insieme ai precedenti giurisprudenziali.</p>
<p>Altro elemento è la realizzazione di una banca dati della giurisprudenza delle Corti di giustizia tributarie accessibile a tutti, che consentirà alle parti processuali di conoscere meglio l’orientamento giurisprudenziale, al fine di decidere se intraprendere o proseguire il giudizio. In sintesi, quindi, l’AI contribuirà con efficacia alla fase del conoscere ma deve rimanere estranea alla fase del decidere, perché solo il giudice in carne e ossa &#8211; anzi con la sua anima come scriveva il Calamandrei &#8211; è in grado di affrontare il grande peso della responsabilità di rendere giustizia, cogliendo sfumature, peculiarità e specificità di ogni singolo caso.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intelligenza artificiale, diritto e processo una relazione delicata</title>
		<link>https://www.costozero.it/intelligenza-artificiale-diritto-e-processo-una-relazione-delicata/</link>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 10:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi D'Angiolella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diritto e impresa]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La perfezione tecnica non avrà mai in sé il valore umano della riflessione che solo un giudice, o un avvocato in carne e ossa, sono capaci di esprimere &#160; Uno dei temi più importanti, e certamente di maggior interesse che attualmente occupano il dibattito pubblico, è quello dell’intelligenza artificiale (acronimo in inglese e uso comune [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-11559" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law.jpg" alt="" width="308" height="205" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2024/01/ai-law-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 308px) 100vw, 308px" />La perfezione tecnica non avrà mai in sé il valore umano della riflessione che solo un giudice, o un avvocato in carne e ossa, sono capaci di esprimere</strong><span id="more-11558"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno dei temi più importanti, e certamente di maggior interesse che attualmente occupano il dibattito pubblico, è quello dell’<strong>intelligenza artificiale</strong> (acronimo in inglese e uso comune A.I.) e delle possibili implicazioni sulla vita di ognuno di noi. È già iniziata da anni una rivoluzione per l’umanità, i cui effetti sono però ancora non del tutto percepibili dalla popolazione.</p>
<p>Sul tema si sono alternate da decenni profonde analisi di scienziati, politici, sociologi, e certo non è questo lo spazio per affrontare alcuno dei settori in cui l’A.I. sta portando cambiamenti epocali.</p>
<p>Preoccupa che queste tecnologie siano in mano per lo più a poche società private e questo impone necessità di intervenire sul piano legislativo sovranazionale, visto che essa è stata già utilizzata nelle sue forme deteriori, quale strumento di disinformazione a discapito della democrazia, come anni fa mostrò lo scandalo di Cambridge Analytica.</p>
<p>È possibile, nel breve spazio di questa rubrica, e per i temi che essa usualmente affronta, solo accennare al rapporto delicato tra intelligenza artificiale, diritto e processo. Intanto non è un tema certo nuovo. È almeno mezzo secolo che eminenti studiosi, specie d’Oltreoceano, s’interrogano su come cambierà il rapporto con la giustizia, attraverso l’uso della A.I.. Uno dei capitoli più studiati è quello dell’applicazione di sistemi algoritmici alla giustizia. Considerazioni in parte analoghe possono essere fatte per la decisione amministrativa ed è un tema di cui, pur se limitatamente ad uno specifico caso, si è già occupato da tempo il Consiglio di Stato con la sentenza VI sez. n. 2270/2019 che ebbe a ritenere possibile tale applicazione solo per le attività c.d. vincolate. Ma gli anni passano veloci e in questi settori ci sono cambiamenti epocali in pochi mesi che ci sopravanzano al punto da rimeditare qualsiasi decisione.</p>
<p>Difficile quindi fissare dei punti fermi, ma ci si prova.</p>
<p>La utilità della decisione giudiziaria “robotica” o “algoritmica” viene accettata soprattutto nel senso della rapidità e della oggettività della decisione non condizionata da fattori “soggettivi”, ed emozionali, appunto quando è vincolata.</p>
<p>La rapidità è sicuramente un aspetto importante del giusto processo tanto che la ragionevole durata dei processi ha da tempo una rilevanza pienamente costituzionale (art. 111 Cost., art. 6 CEDU).</p>
<p>Ma la giustizia non è solo velocità, non meno importante sono l’effettività e la pienezza del diritto alla difesa delle parti, la qualità della decisione giurisdizionale, che deve anche guardare al futuro, mentre la decisione algoritmica (o per taluni, in senso non certo auspicabile, predittiva) è per definizione costruita sui precedenti, in un certo senso è “schiacciata” sul passato. Ed invece il diritto “umano” è aperto al dinamismo, alla “invenzione” di significati nuovi, mai in passato elaborati o concepiti; alla fiducia che un’opinione isolata, perché non ancora giunta a maturazione, possa diventarlo dopo qualche anno, con contesti culturali e sociali modificati. Mai, dunque, rivolta al passato, e al consolidato del pensiero giuridico che nel processo è il precedente giurisdizionale. Ma vi è di più.</p>
<p>Il diritto e il lessico processuale sono figli dell’esperienza umana, dell’evolversi della Società. Davanti al tribunale risulta difficile immaginare che il tutto possa esaurirsi in una dimensione puramente logica attraverso le regole tecniche.</p>
<p>Il rischio di un ingessamento è notevole, per la natura della dimensione giuridica. Già nei processi civili e amministrativi si è imposto il massimo di lunghezza dei testi, come pure è “punito” ciò che non sia conforme ai precedenti, specie davanti al Giudice di legittimità. Nei sistemi giurisdizionali come quello tributario, addirittura l’idea di un ricorso “per moduli”, secondo i dettami dell’amministrazione finanziaria, è una proposta concreta. Lo spazio difensivo dell’avvocato, e dunque del cittadino, già si va riducendo. Per questo, tale tendenza va contrastata da subito dagli avvocati che poi sono i rappresentanti dei cittadini, perché non si schematizzi l’azione al Giudice. La soluzione algoritmica o robotica per cui il ricorso deve essere “incasellato” e la decisione “prevedibile”, vuol dire la morte dello spirito che deve governare i processi. L’A.I. può portare ad una soluzione tecnicamente corretta, come detto, ma non potrà cogliere le sfumature del caso concreto e le dinamiche degli interessi in gioco che non possono essere sempre preconfezionate e che hanno a che fare con l’animo umano. L’intelligenza artificiale potrà riprodurre alcuni meccanismi intellettuali, può rifarsi ai precedenti, può immaginare dei sillogismi, ma non potrà mai racchiudere tutta l’esperienza umana, alla base degli interessi concreti delle parti, che si sostanzia nei valori della giustizia in un contesto mutevole per definizione, soggetto alle varie trasformazioni della società e anche soprattutto alla natura dell’uomo e al caso concreto.</p>
<p>Una giustizia, anche tecnicamente prevedibile e addirittura tecnicamente perfetta, non è giustizia in senso pieno, perché lontana da quella che è l’umanità del giudice e dell’avvocato e, dunque, del cittadino.</p>
<p>L’Uomo, in conclusione, sia ancora al centro.</p>
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		<title>Processo ETL: i dati per il tuo successo</title>
		<link>https://www.costozero.it/processo-etl-i-dati-per-il-tuo-successo/</link>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2019 11:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Costozero]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[etl]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La formula ETL sta per Extract/Transform/Load (estrazione/trasformazione/caricamento) e indica il processo di raccolta dei dati da un immenso numero di sorgenti e la loro successiva trasformazione e organizzazione in un unico database. Nella maggior parte delle aziende i dati significativi sono spesso inaccessibili e infatti, secondo alcune stime, più di 2/3 delle aziende non riescono [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/07/Data_Warehouse.jpg" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img class="alignleft size-full wp-image-6018" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/07/Data_Warehouse.jpg" alt="" width="480" height="360" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/07/Data_Warehouse.jpg 480w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2019/07/Data_Warehouse-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a>La formula <strong>ETL</strong> sta per <strong>Extract/Transform/Load</strong> (estrazione/trasformazione/caricamento) e indica il processo di raccolta dei dati da un immenso numero di sorgenti e la loro successiva trasformazione e organizzazione in un unico database.<span id="more-6016"></span></p>
<p>Nella maggior parte delle aziende i dati significativi sono spesso inaccessibili e infatti, secondo alcune stime, più di 2/3 delle aziende non riescono a trarre alcun vantaggio tangibile dai dati in loro possesso. I dati molto spesso rimangono depositati all’interno di piattaforme isolate o software utilizzati raramente. Gli <a href="http://www.dialog.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #993300;"><strong>strumenti di ETL</strong></span></a> (come, ad esempio, <strong>l’ambiente E3 sviluppato da Dialog Sistemi</strong>) rendono questi dati fruibili prelevandoli da numerose sorgenti differenti. Una volta estratti, i dati vengono plasmati dal modulo di ETL affinché possano essere impiegati dalle aziende per le loro finalità di business.</p>
<h2>Processi ETL: a cosa servono?</h2>
<p>I dati rivestono un’importanza fondamentale all’interno di qualsiasi processo aziendale. È fondamentale quindi disporre di dati di qualità, in tal senso assume un ruolo di primo ordine il <strong>processo ETL</strong>. Quest’ultimo è articolato in 3 fasi:</p>
<p><strong>1. Estrazione</strong><br />
<strong>2. Trasformazione</strong><br />
<strong>3. Caricamento</strong></p>
<p>Nella fase iniziale i dati grezzi vengono estrapolati da un ampio pool di sorgenti, quali:</p>
<p>● Registri di attività<br />
● Archivi su prestazioni di applicazioni o anomalie<br />
● Database già esistenti</p>
<p>Una volta desunti, i dati vengono inseriti in nuove destinazioni, come ad esempio il Data Warehouse.<br />
In un secondo momento, poi, prende forma la <strong>fase di trasformazione</strong> che è sicuramente la più delicata. Ad ogni singolo dato vengono applicate delle regole tali da soddisfare i requisiti di segnalazione impostati da ciascuna azienda. I criteri che assicurano la qualità dei dati e l’accessibilità per finalità di business sono:</p>
<p>● <strong>Standardizzazione dei dati</strong>, affinché vengano formattati e memorizzati in maniera coerente<br />
● <strong>Cleaning</strong>: segnalazione e rimozione/esclusione dei dati duplicati.<br />
● <strong>Ordinamento</strong>: è importante catalogare e raggruppare i dati all’interno del data warehouse ordinandoli dopo aver impostato delle categorie di riferimento. Ad esempio, è possibile classificare i dati a seconda se si tratti di dati multimediali, audio o semplicemente dati grezzi.<br />
● <strong>Verifica dei dati</strong>: questa consente di effettuare un’analisi finale complessiva dei dati presi in esame, omettendo i dati inutilizzabili e verificando eventuali anomalie.</p>
<p>Nella fase finale, il <strong>processo ETL</strong> prevede il caricamento dei dati estratti e trasformati in una nuova banca dati (come il data warehouse).</p>
<p>Uno dei software più efficienti per quanto concerne i processi ETL è sicuramente la piattaforma E3 promossa da <strong>Dialog Sistemi. L&#8217;ambiente ETL E3</strong> (Explorer Enterprise Edition) consente l&#8217;estrazione, la raccolta, l’integrazione e la trasformazione di ampi volumi di dati, provenienti dalle più diverse fonti informative.</p>
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		<title>L’equilibrio tra mediazione e processo</title>
		<link>https://www.costozero.it/lequilibrio-mediazione-processo/</link>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2017 14:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Marinaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diritto e impresa]]></category>
		<category><![CDATA[adr]]></category>
		<category><![CDATA[Direttiva n. 52/2008]]></category>
		<category><![CDATA[marco marinaro]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Occorre rafforzare la giurisdizione per fortificare le tutele, offrendo al contempo procedimenti a-giurisdizionali regolamentati e che prevedano percorsi compositivi basati sulla costruzione del consenso e non sulla forza della cogenza del dictum del terzo &#160; Dall’analisi dei dati statistici disponibili a livello europeo emergono due evidenti paradossi. In primo luogo, si rileva che, nell’Unione europea, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3099" style="width: 482px" class="wp-caption alignleft"><img class=" wp-image-3099" src="http://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro.jpg" alt="" width="482" height="321" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/07/m_marinaro-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" /><figcaption class="wp-caption-text">Avvocato</figcaption></figure>
<p>Occorre rafforzare la giurisdizione per fortificare le tutele, offrendo al contempo procedimenti a-giurisdizionali regolamentati e che prevedano percorsi compositivi basati sulla costruzione del consenso e non sulla forza della cogenza del dictum del terzo<span id="more-3751"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’analisi dei dati statistici disponibili a livello europeo emergono due evidenti paradossi. In primo luogo, si rileva che, nell’Unione europea, soltanto una controversia su cento di quelle che arrivano nei tribunali approda in mediazione. In secondo luogo, ed è forse il vero paradosso della mediazione (in Italia e per converso anche in Europa), è che il ricorso alla procedura di mediazione in Italia è sei volte superiore al resto d&#8217;Europa.</p>
<p>La nascita dell&#8217;istituto della mediazione delle controversie civili e commerciali in Italia deve essere ricondotta al 20 marzo 2010, data di entrata in vigore del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28 in attuazione della Direttiva 2008/52/CE. Questa data segna una svolta culturale e giuridica di notevole rilevanza, ma che ancora oggi – a distanza di oltre sette anni &#8211; si stenta ad apprezzare.</p>
<p>Le ampie discussioni sulle problematiche tecnico-giuridiche relative ad aspetti per lo più connessi al meccanismo della condizione di procedibilità hanno polarizzato l&#8217;attenzione degli operatori e degli interpreti, lasciando sullo sfondo le profonde ragioni di una svolta epocale in atto a livello transnazionale.</p>
<p>E la nascita della mediazione costituisce la tappa di approdo e al tempo stesso di partenza di un percorso culturale e normativo europeo destinato ad attuare in chiave evolutiva anche i principi fondamentali contenuti nella Carta costituzionale nel quadro di un complesso sistema di fonti qual è quello italo-comunitario.</p>
<p>Facilitare l&#8217;accesso alla giustizia e ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie civili e commerciali e promuovere la composizione amichevole delle medesime attraverso la mediazione, costituisce il principale obiettivo che con la Direttiva n. 52/2008 il legislatore europeo mira a raggiungere.</p>
<p>Una disciplina che nel perseguire questi obiettivi e pur incoraggiando il ricorso alla mediazione, intende altresì garantire «un&#8217;equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario» (articolo 1, Dir. 52/2008) e non soltanto nelle controversie transfrontaliere, risultando applicabile anche «ai procedimenti di mediazione interni» (considerando 8, Direttiva 52/2008).</p>
<p>D&#8217;altronde «la mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata transfrontaliera» (considerando 6, Direttiva 52/2008).</p>
<p>Ma i temi che attanagliano il dibattito italiano nella doppia prospettiva de jure condito/de jure condendo sono tuttora quelli connessi all&#8217;obbligatorietà e all&#8217;effettività. Forse occorrerebbe prendere atto dell&#8217;esigenza dell&#8217;impiego di forme di obbligo in chiave promozionale (unitamente ad un incremento di attività informative e formative, oltre che di incentivi non solo fiscali) per il necessario riequilibrio (qualitativo e quantitativo) e che la mediazione (sia pur attenuata nella sua obbligatorietà) è o non è (quindi è sempre &#8220;effettiva&#8221;).</p>
<p>La riflessione e il dibattito dovrebbero quindi spostarsi sia in sede interpretativa, ma ancor più in fase propositiva, nella distinzione tra mediazione e altri procedimenti ADR di tipo valutativo (sia pur non vincolanti) e, ancor di più, sul tema dei costi della mediazione e di quelli dell&#8217;accesso al processo, in una prospettiva che miri a ripensare il costo del più complesso e articolato sistema della giustizia civile.</p>
<p>Più che discorrere di &#8220;degiurisdizionalizzazione” delle tutele occorrerebbe affrontare il tema dei nuovi confini della giurisdizione e del nuovo ruolo del giudice in un sistema della giustizia in tal senso evoluto. Non occorre portare fuori dalla giurisdizione le tutele, ma occorre rafforzare la giurisdizione per rafforzare le tutele, al contempo offrendo procedimenti a-giurisdizionali regolamentati e che prevedano percorsi compositivi basati sulla costruzione del consenso e non sulla forza della cogenza del dictum del terzo.</p>
<p>Sistemi negoziali nei quali si costruisce un consenso consapevole e responsabile con l&#8217;ausilio di un terzo indipendente e imparziale con funzioni affatto diverse. Da un lato il mediatore, che facilita la soluzione puramente negoziale, dall&#8217;altro, forme di arbitrati non vincolanti, dove l&#8217;arbitro è il terzo che formula proposte di soluzione basate su criteri predeterminati (diritto, equità, codici di condotta, etc.) poi accolte dalle parti. Accordi compositivi delle controversie ai quali le parti pervengono attraverso diversi percorsi scelti dalle stesse o suggeriti/ordinati dalle legge o dal giudice.</p>
<p>Non si tratta dunque di degiurisdizionalizzare le tutele. Si tratta di consentire alla giurisdizione di garantire la tutela dei diritti quando è necessario, intervenendo tempestivamente ed efficacemente. Si tratta di aprire spazi di autonomia negoziale regolamentata nei quali consentire alle parti opportunità compositive extragiudiziarie prima del processo e durante Io stesso, mai confondendo ruoli e funzioni.<br />
La Direttiva n. 52/2008 invero non chiede di degiurisdizionalizzare alcunché e tantomeno le tutele. La Direttiva mira ad un sistema di giustizia equilibrato e integrato, un sistema sostenibile nel quale la risorsa giurisdizionale possa operare in un alveo fisiologico (di tipo qualitativo e quantitativo).</p>
<p>L&#8217;accesso alla giustizia o meglio a sistemi di risoluzione non giurisdizionali di composizione delle liti civili anche attraverso forme di obbligatorietà risponde ad esigenze sociali e culturali più che a mere problematiche emergenziali. Anzi proprio le forti spinte derivanti dalla situazione di collasso nella quale, in certi contesti, ci si ritrova ad operare denotano quanto occorra andare alle radici della conflittualità piuttosto che continuare ad operare nel circuito della ricerca del rimedio processuale e poi del rimedio del rimedio e poi, ancora, così all&#8217;infinito.</p>
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