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	<title>computer &#8211; Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero &#8211; Confindustria Salerno</title>
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		<title>Buon compleanno computer!</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 15:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Costozero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Grande quanto un armadio, pesante 13 tonnellate e con un prezzo che si aggirava tra i 1,25 e 1,5 milioni di dollari. Sono questi alcuni degli aspetti più curiosi di UNIVAC I, il primo computer commerciale della storia consegnato all’United States Census Bureau il 31 marzo 1951, esattamente 70 anni fa. Una rivoluzione che prosegue [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft  wp-image-8248" src="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac.jpg" alt="" width="463" height="309" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac.jpg 900w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac-300x200.jpg 300w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac-768x512.jpg 768w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac-600x400.jpg 600w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac-360x240.jpg 360w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2021/03/univac-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" />Grande quanto un armadio, pesante 13 tonnellate e con un prezzo che si aggirava tra i 1,25 e 1,5 milioni di dollari. Sono questi alcuni degli aspetti più curiosi di UNIVAC I, il primo computer commerciale della storia consegnato all’United States Census Bureau il 31 marzo 1951, esattamente 70 anni fa. Una rivoluzione che prosegue ancora oggi, spinta dalla pandemia: secondo il Financial Times infatti i pc venduti sono aumentati quasi del 5% nel 2020 con 275 milioni di unità vendute in più, il dato più alto degli ultimi 10 anni</strong><span id="more-8247"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>31 marzo del 1951</strong>, esattamente <strong>70 anni fa</strong>, gli ingegneri <strong>J. Presper Eckert</strong> e <strong>John Mauchly</strong>, consegnarono all’<strong>United States Census Bureau </strong>il <strong>primo computer commerciale</strong> <strong>al mondo</strong> che prese il nome di <strong>UNIVAC I</strong> (<em>Universal Automatic Computer I</em>) con l’<strong>obiettivo di monitorare il cosiddetto <em>baby boom</em></strong>, ovvero il sostanziale aumento demografico che si verificò in America all’inizio degli anni Cinquanta. Messo in funzione il 14 giugno seguente, vennero vendute <strong>46 unità</strong> ad alcune società e al governo USA: oltre all’ufficio dei censimenti americano, l’UNIVAC I fu acquistato da General Electric, società privata che lo impiegò nella sua fabbrica di elettrodomestici di Louisville per la gestione dei libri paga dell’azienda e per il sistema di controllo degli inventari dei magazzini.</p>
<p>Cosa ha di straordinario questa invenzione? Si potrebbe pensare al <strong>prezzo di vendita</strong>, tra <strong>1,25 e 1,5 milioni di dollari</strong>, o alle sue dimensioni, grande quanto un grosso armadio per un <strong>peso totale di 13 tonnellate</strong>. La vera rivoluzione consiste però nel fatto che per la prima volta nella storia un computer venne usato per l’<strong>elaborazione dei dati</strong>, e non solo per equazioni e calcoli complessi, funzione principale fino a quel momento. Inoltre, per la prima volta venne adottato il termine “<strong>automatico</strong>”: tutti i dati, sia numeri che lettere, erano immagazzinati e letti da un’unità a nastro metallica, senza il bisogno di inserire i programmi manualmente.</p>
<p>Uno strumento del tutto innovativo e visionario che il <strong><em>New York Times</em></strong> chiamò “<strong><em>Il</em></strong> <strong><em>genio matematico alto 2,43 m</em></strong>”, in grado di registrare e classificare un cittadino medio in base al sesso, stato civile, istruzione, residenza e altre informazioni in un sesto di secondo.</p>
<p>Ma cosa è cambiato in 70 anni nella gestione dei dati a livello commerciale? Si potrebbe dire che per la prima volta nella storia un computer abbia anticipato l’evoluzione che avrebbe preso il nome di <strong>Data Integration</strong>, ovvero un complesso processo di assimilazione, mappatura, spostamento e trasformazione dei dati, necessario a ottenere la loro elaborazione e il loro funzionamento. Oggi la digitalizzazione ha portato a un’esponenziale crescita della mole di dati che le aziende devono saper gestire in modo efficace e rapido. Da enormi computer si è passati a <strong>software in grado di gestire in modo intuitivo, dinamico e sicuro i dati</strong>. Tra queste ci sono quelle di <strong><em>Primeur</em></strong>, multinazionale italiana specializzata in Data Integration, che da oltre 30 anni fornisce i propri strumenti ad aziende nazionali e internazionali. «In 70 anni la tecnologia ha fatto enormi passi avanti. L’UNIVAC I è stato sicuramente il precursore di questo movimento che oggi è fondamentale per gestire l’operatività delle grandi aziende del settore pubblico e privato – afferma <strong>Stefano Musso</strong>, CEO di <strong><em>Primeur</em></strong> – una gestione migliore dei dati vuol dire un maggiore incremento della produttività, del time to market e del servizio complessivo di un’azienda, oltre a permettere di prendere scelte più precise e rapide a livello di business management».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante le difficoltà riscontrate dai due scienziati nella costruzione dell’UNIVAC I, questa opera portò loro grandi soddisfazioni e primati. Il <strong>4 novembre 1952</strong> per la prima volta nella storia un computer riuscì a <strong>prevedere la vittoria alle elezioni presidenziale</strong> di <strong>Dwight D. Eisenhower</strong> con un margine di errore dell’1%. Da quel momento gli americani presero realmente coscienza dell’importanza tecnologica di questa macchina, tanto che UNIVAC divenne la parola più comune per indicare i computer. UNIVAC I non fu l’unica impresa per gli scienziati Presper Eckert e John Mauchly: pochi anni prima, esattamente nel 1946 progettarono <strong>ENIAC</strong>, Electronic Numerical Integrator and Calculator, il <strong>primo computer elettronico general purpose nella storia</strong>. Il progetto venne affidato ai due scienziati dall’<strong>U.S. Army Ordinance Department </strong>che aveva bisogno di uno strumento capace di risolvere i problemi di calcolo delle curve balistiche dei proiettili dell’artiglieria. A differenza dell’UNIVAC, questo primo computer occupava una superficie di 180 metri quadrati e pesava circa 30 tonnellate. Oltre alle dimensioni notevoli, l’ENIAC consumava fino a 150 kilowatt di potenza: proprio per questo motivo, quando venne messo in funzione per la prima volta, provocò un black-out generale nel quartiere ovest della città di Filadelfia. Non a caso, la parola inglese “<strong><em>brainiac</em></strong>”, ovvero cervellone, deriva proprio dal primo computer elettronico ENIAC.</p>
<p>Nell’ultimo anno la pandemia ha spinto notevolmente il mercato dei PC, registrando la miglior crescita dell’ultimo decennio a livello globale: come riportato dal <strong><em>Financial Times</em></strong>, secondo una ricerca della società <strong>Gartner</strong> nell’<strong>ultimo trimestre del 2020</strong> le unità di Personal Computer spedite in tutto il mondo sono state <strong>79,4 milioni</strong>, un <strong>aumento del 10,7% rispetto all’anno precedente</strong>, mentre <strong>su base annua</strong> c’è stata una <strong>crescita del 4,8%</strong> <strong>rispetto al 2019</strong>, con <strong>275 milioni di unità vendute in più</strong>, il <strong>dato più alto mai registrato dal 2010</strong>. La società di ricerca <strong>IDC</strong>, invece, ha registrato <strong>303 milioni di unità</strong> <strong>spedite</strong> con una <strong>crescita del 13,1% nel 2020</strong>, mentre <strong>Canalys</strong> ha affermato che nell’ultimo anno le spedizioni sono cresciute dell’<strong>11% </strong>e hanno raggiunto le <strong>297 milioni di unità</strong>.</p>
<p>In conclusione, ecco le <strong>10 curiosità</strong> su <strong>UNIVAC</strong>, il <strong>primo computer commerciale nella storia</strong>:</p>
<ol>
<li>Presper Eckert e John Mauchly <strong>finirono sull’orlo della bancarotta</strong>, poiché il finanziamento del Census Bureau fu soltanto di $400,000 e il costo totale di progettazione e costruzione dell’UNIVAC I arrivò a <strong>sfiorare 1 milione di dollari</strong>.</li>
<li>Il <strong>prezzo di vendita</strong> del primo computer commerciale si aggirò intorno a <strong>1,25 e 1,5 milioni di dollari</strong>.</li>
<li>Fu utilizzato la prima volta dall’United States Census Bureau per <strong>monitorare il <em>baby boom</em></strong>, ovvero il sostanziale aumento demografico che si verificò in America negli anni Cinquanta.</li>
<li>General Electric fu la <strong>prima azienda privata ad utilizzare l’UNIVAC I per la gestione dei libri paga </strong>e per il sistema di controllo degli inventari dei magazzini della fabbrica di elettrodomestici.<strong>&nbsp;</strong></li>
<li>Fu il primo computer nella storia a <strong>prevedere la vittoria alle elezioni presidenziali</strong>. Il 4 novembre 1952 assegnò la vittoria al Presidente <strong>Dwight D. Eisenhower</strong> con un margine di errore dell’1%.</li>
<li>UNIVAC I fu il <strong>primo computer nella storia ad essere utilizzato per l’elaborazione dei dati</strong>, in grado di immagazzinare sia numeri che lettere in modo automatico.</li>
<li>Era composto da <strong>5200 valvole tubolari</strong>, tutte installate nel processore.</li>
<li><strong>Pesava 13 tonnellate</strong>, <strong>consumava 125 kW</strong> e funzionava alla <strong>velocità di 2.25 MHz</strong>.</li>
<li><strong>&nbsp;</strong>Era in grado di effettuare <strong>455 moltiplicazioni per secondo</strong> e poteva <strong>immagazzinare fino a 1000 stringhe nella memoria al mercurio</strong>.</li>
<li><strong>Ogni elemento della memoria poteva</strong> <strong>contenere due istruzioni</strong>, un numero a 11 cifre e segni o 12 caratteri alfabetici.</li>
</ol>
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		<title>Intelligenza Artificiale Generale, Debole e Forte</title>
		<link>https://www.costozero.it/intelligenza-artificiale-generale-debole-e-forte/</link>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 14:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lino Mari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class=" alignleft size-full wp-image-2456" style="margin: 3px 15px 15px 3px; float: left;" title="Intelligenza artificiale" src="http://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/04/images_Intelligenza_Artificiale.jpg" alt="Intelligenza Artificiale" longdesc="Intelligenza Artificiale" width="400" height="250" />É davvero possibile realizzare computer in grado di pensare come la mente umana?</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" alignleft size-full wp-image-2456" style="margin: 3px 15px 15px 3px; float: left;" title="Intelligenza artificiale" src="http://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/04/images_Intelligenza_Artificiale.jpg" alt="Intelligenza Artificiale" longdesc="Intelligenza Artificiale" width="400" height="250" srcset="https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/04/images_Intelligenza_Artificiale.jpg 400w, https://www.costozero.it/csz/wp-content/uploads/2017/04/images_Intelligenza_Artificiale-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />É davvero possibile realizzare computer in grado di pensare come la mente umana?</p>
<p>Senza andare troppo lontano con i precursori dei sistemi automatici del XVII e XVIII secolo come Pascal e Babbage possiamo dire che i primi passi dell’Intelligenza Artificiale (IA) fanno riferimento agli anni ’50 con la pubblicazione di un articolo di Alan Turing in cui, per la prima volta, si fa riferimento alla possibilità di creare un comportamento intelligente.</p>
<p>Da qui nasce il problema filosofico su cosa sia l’Intelligenza Artificiale e l’inizio delle distinzioni tra Intelligenza Artificiale Generale, Forte e Debole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Intelligenza Artificiale Generale</strong></p>
<p>Riguarda lo studio e la realizzazione di una IA capace di replicare l’intelligenza umana. Molte associazioni ed enti privati lavorano in questo campo della ricerca esplorando le possibilità di creare una macchina capace di avere coscienza di sé.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Intelligenza Artificiale Debole</strong></p>
<p>Ci si riferisce ad applicazioni pratiche dove è richiesta la capacità da parte della macchina di comprendere e risolvere specifici problemi, come ad esempio il gioco degli scacchi oppure la capacità di leggere una radiografia ed emettere una diagnosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Intelligenza Artificiale Forte</strong></p>
<p>Riguarda lo studio della creazione di una Intelligenza che non sia la semplice replica della mente umana, ma qualcosa di originale capace di pensare ed elaborare problemi mai affrontati prima. Sempre più ricercatori che lavorano nel campo della IA non vedono alcun impedimento alla creazione di una IA Forte, ma non c’è una visione comune sul risultato e nemmeno quando questo accadrà.</p>
<p>La strada attualmente percorsa è quella di capire ed emulare il cervello umano e implementarne le sue funzionalità. Le reti neurali artificiali basate su sistemi di apprendimento permettono a una macchina di decidere in base a input senza che gli output o le regole siano rese esplicite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Apprendimento </strong></p>
<p>I sistemi di IA Forte saranno in grado di fare dei meta-ragionamenti, ovvero ragionamenti sul ragionamento. Possiamo quindi affermare che un sistema di IA Forte migliorerà nel tempo riuscendo a ottenere risultati sempre migliori, aumentando le proprie capacità di risolvere problemi. Nel tempo il sistema diventerà sempre più bravo e applicherà i nuovi processi a se stesso in modo ricorsivo. Questo è quello che noi chiamiamo Intelligenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Machine Learning VS Deep Learning </strong></p>
<p>Machine Learning è un set di algoritmi per analizzare grandi quantità di dati per raggiungere degli obiettivi specifici. Non è quindi un set di istruzioni ben definite, ma algoritmi generali in grado di raggiungere obiettivi specifici in base a un addestramento. Alla base ci sono funzioni matematiche e statistiche che sono in grado di fare previsioni sulla base dei dati elaborati in moltissimi campi, con risultati non prevedibili o programmabili.</p>
<p>Deep Learning è una tecnica implementativa di Machine Learning, ovvero si tratta di un approccio diverso per raggiungere gli stessi obiettivi. Deep Learning utilizza le Reti Neurali Artificiali che simulano il comportamento biologico dei neuroni del cervello umano. La differenza principale di questa tecnica sta nella scelta degli algoritmi. Deep Learning decide da solo l’approccio per raggiungere l’obiettivo utilizzando tecniche non precedentemente programmate. Singolarità Tecnologica rappresenta il momento storico nel quale l’IA Forte non sarà più prevedibile in quanto i sistemi di IA saranno in grado di migliorare esponenzialmente e infinitamente loro stessi. Se saremo in grado di comprenderle e renderle compatibili con la vita umana, allora il mondo cambierà in maniera profonda e gli esseri umani potranno trarne enormi vantaggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="height: 242px; width: 588px; border-color: #e87669; border-width: 1px; border-style: solid; float: left; background-color: #ebeaea;" align="left">
<tbody>
<tr>
<td>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: verdana, geneva;"><strong>Un programmatore su tre verrà sostituito dall’Intelligenza Artificiale&nbsp;</strong></span><br /><span style="font-size: 10pt;">Molto presto i computer non verranno più programmati come siamo abituati oggi. Nel corso degli ultimi anni, le più grandi aziende di tecnologia perseguono un nuovo approccio al calcolo chiamato apprendimento automatico. Oggi sono gli sviluppatori a dare istruzioni al computer, mentre con l’apprendimento automatico, i programmatori non scriveranno più righe codice ma alleneranno i computer ad eseguire dei compiti.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">L’apprendimento automatico, chiamato anche Deep Learning, utilizza le Reti Neurali Artificiali che simulano il comportamento biologico dei neuroni del cervello umano. Per insegnare ad una rete neurale artificiale a riconoscere un cane basterà mostrargli migliaia di immagini di cani. Il processo continuerà finché il sistema non sarà in grado di individuare un cane in contesti diversi.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Questo approccio non è certamente nuovo, ma solo di recente è diventato interessante grazie a nuove e potenti reti neurali basate su sistemi computazionali distribuiti su scala mondiale. Grazie a questa potenza sono in grado di essere utilizzate in contesti reali e anche in ambito business. Queste macchine sono meglio conosciute come Machine Learning.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Questi sistemi sono già largamente utilizzati da grandi aziende. Per esempio Facebook utilizza questi sistemi per comprendere le storie sulla vostra timeline o per riconoscere immagini da censurare o per riconoscere le facce dei vostri amici. Ogni volta che pubblicate una foto su Facebook il sistema ne riconosce il contenuto e aggiunge dei tag in automatico (basta controllare il sorgente HTML della pagina Facebook per controllare cosa è stato aggiunto automaticamente). Anche Microsoft utilizza questi sistemi ed un esempio recente è l’introduzione della traduzione in tempo reale delle video chat su Skype in diverse lingue.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Lo stesso approccio è utilizzato dalle automobili che si guidano da sole come le Tesla o le Google car. Queste macchine imparano a guidare giorno per giorno migliorando le proprie capacità in base all’esperienza. Ci sarà ancora spazio per i programmatori come li conosciamo oggi? Presto non serviranno programmatori come li conosciamo oggi ma serviranno figure professionali diverse che conoscano le infrastrutture che sono alla base delle Machine Learning. Tim O’Reilly sostiene che, sebbene ci sarà bisogno di programmatori ancora per un lungo tempo, ad un certo punto il numero scenderà in modo sensibile in favore delle nuove figure professionali che si occuperanno delle architetture che sovraintendono le Machine Learning più che di programmi specifici. Stiamo per entrare in un mondo dove il rapporto con la tecnologia sarà sicuramente più complicato e fonte di modifiche strutturali al mondo del lavoro, ma allo stesso&nbsp;tempo sicuramente più gratificante.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">&nbsp;</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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