Sindrome del guardiano del faro: analisi critica /4° parte

Sembra non esserci una grande consapevolezza sugli effetti dannosi della dipendenza da smartphone e che sul tema vi sia una maggiore attenzione da parte dei ristoratori, piuttosto che dei sanitari

 

Nel mondo moderno in cui i media elettronici in rete sono prioritari (media sfera), la scrittura e la lettura intesi in senso tradizionale si sono persi e le immagini sono tornate ad essere dominanti. L’uso distratto di innumerevoli frammenti di informazioni può farci perdere la capacità di concentrazione e ragionamento e giustifica la straripante presenza di miraggi alimentari che si radicano con facilità in un immaginario collettivo eccezionalmente vulnerabile. Nicholas Carr ha scritto che la Rete rende più stimolante il tempo libero, ma ci impedisce di pensare in modo approfondito. La corteccia cerebrale è costretta a memorizzare e coordinare una serie di mappe e immagini sempre più numerose. L’intelligenza sequenziale viene soverchiata da quella simultanea, in grado di trattare nello stesso tempo più informazioni ma non di stabilire tra di esse un ordine e quindi elaborare una critica razionale. I miraggi alimentari mettono in crisi il rapporto dieta/uomo che è alla base della dieta mediterranea caratterizzato proprio dalla convivialità, dalle attività culinarie e dall’uso di prodotti tradizionali locali ecosostenibili.

Una estremizzazione della Sindrome del guardiano del faro conviviale è quella legata all’uso dei device durante il pasto che in un qualche modo è un aspetto della Nomofobia, termine che designa la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile. La Nomofobia è un significativo problema comportamentale. Sembra non esserci in generale una grande consapevolezza sugli effetti dannosi della dipendenza da smartphone e che sul tema vi sia una maggiore attenzione da parte dei ristoratori, piuttosto che dei sanitari, tanto che in alcuni ristoranti non sono ammessi i cellulari a tavola.

L’ultimo a fare notizia è un ristoratore di Verona: nel suo locale se il cliente accetta di lasciare lo smartphone in un armadietto, in cambio riceve una bottiglia di vino. Non è l’unico a pensare a un dono o a un incentivo per chi resta disconnesso: a Livorno, il premio per chi evita di fare foto con lo smartphone è un buono sconto, a Roma invece un libro di poesie. Alcuni ristoratori hanno provato a limitare l’uso di Internet senza promettere incentivi ma rifiutando di condividere la password Wi-Fi.

All’estero la spinta a non usare i device mentre si mangia è diffusa già da diversi anni per un interesse commerciale. I ristoratori si sono accorti che lo smartphone rallenta il consumo delle pietanze e impedisce i doppi turni ai tavoli. Indipendentemente dalle finalità, le varie iniziative sono l’occasione per comprendere meglio la dipendenza da apparecchi digitali e l’isolamento sociale conviviale.

In sintesi la Sindrome del guardiano del faro comprende quegli atteggiamenti patologici caratterizzati dall’isolamento sociale volontario finalizzato al dominio assoluto comportamentale. I soggetti che ne sono affetti presentano una spiccata cecità attenzionale (tunnel cognitivo) e non hanno una corretta percezione della realtà. Gli individui con una deprivazione sociale prolungata possono presentare una magrezza esasperata o al contrario una percentuale di massa grassa più elevata, una dieta di qualità inferiore, un aumento dei comportamenti alimentari disadattivi e frequenti stati di ansia, depressione e resilienza psicologica.