Sfide e opportunità delle imprese manifatturiere del Mezzogiorno: i risultati di una survey SRM

Dall’indagine è emerso che le aree di intervento all’interno del PNRR che interessano più direttamente le imprese riguardano gli investimenti in innovazione sostenibile, nella digitalizzazione e nella ricerca avanzata in connessione con il sistema pubblico e privato

 

Nell’ambito dellOsservatorio “Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno: sfide e opportunità per le imprese manifatturiere”, nell’estate del 2021 SRM ha avviato un’attività di monitoraggio del sistema produttivo meridionale, realizzando una survey su un campione di imprese manifatturiere in Italia e nel Mezzogiorno.

L’obiettivo dell’indagine è quello di cogliere gli umori e i segnali di cambiamento del sistema produttivo meridionale verso un modello di sviluppo coerente con i nuovi indirizzi internazionali di politica economica.

Nello specifico, la prima edizione della survey ha coinvolto 700 imprese manifatturiere sull’intero territorio nazionale (delle quali 300 nel solo Mezzogiorno) e i titolari/dirigenti delle aziende sono stati intervistati su diversi aspetti dell’attività d’impresa, in particolare sulla propensione agli investimenti innovativi e sull’internazionalizzazione, sia in termini di esportazioni che di rapporti di fornitura. Risultati significativi sono stati ottenuti anche a livello regionale in riferimento alle tre maggiori regioni meridionali, Campania, Puglia e Sicilia.

Un primo aspetto su cui si è concentrata l’analisi ha riguardato, quindi, la conoscenza del PNRR e le aspettative che le aziende hanno in termini di investimenti, anche in relazione alle misure previste dal Piano. Per il Mezzogiorno il PNRR prevede, infatti, oltre 80 miliardi di euro, risultando centrale per il raggiungimento dell’obiettivo di riequilibrio territoriale posto a livello nazionale.

Dalla survey emerge come le imprese meridionali risultino mediamente informate circa i contenuti e le opportunità offerte dal Piano: il 45% di esse si definisce molto o abbastanza informato, contro il 42% che valuta il proprio livello di informazione come scarso o nullo; a livello nazionale il livello di conoscenza risulta sensibilmente inferiore. Per quanto riguarda, invece, le possibilità di cogliere le opportunità che si presenteranno, l’85% delle imprese meridionali intravede vantaggi diretti o indiretti, contro l’82% in Italia. Le aree di intervento all’interno del Piano che interessano più direttamente le imprese riguardano gli investimenti in innovazione sostenibile, nella digitalizzazione e nella ricerca avanzata in connessione con il sistema pubblico e privato e dall’indagine svolta è emerso come molte aziende già indirizzano i propri investimenti verso tali aree. In particolare, nel triennio 2018-2020, le imprese investitrici sono state pari al 34% del campione per il Mezzogiorno e al 36% mediamente in Italia e il 48,7% delle imprese meridionali investitrici ha realizzato investimenti sostenibili e innovativi per oltre il 3% in più rispetto al dato Italia.

Guardando al futuro, le imprese meridionali prevedono di incrementare le spese per investimenti “innovativi” del 9,7% (8,5% a livello nazionale), in particolare quelle per investimenti in innovazione sostenibile (+1,5% di crescita aggiuntiva per il Mezzogiorno rispetto alla media italiana).

Nel dettaglio delle singole tipologie:

– investimenti in digitale: il 62% delle imprese prevede di aumentare gli investimenti contro il 55% in Italia e con particolare attenzione ai beni strumentali innovativi e alla digitalizzazione dei processi di fornitura;

– investimenti in innovazione sostenibile: il 62% di imprese meridionali prevede di aumentare gli investimenti, contro il 51% a livello nazionale. Si punta soprattutto sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili;

– investimenti in formazione e ricerca: il 56% delle imprese meridionali pensa di aumentarli, rispetto al 49% a livello nazionale. Particolare attenzione si registra per gli investimenti al Web marketing e alle tecniche/strumenti di vendita online. Altro tema centrale dell’indagine è quello dell’internazionalizzazione delle imprese. La pandemia ha colpito severamente il commercio mondiale, penalizzando le esportazioni ma anche incidendo negativamente sugli approvvigionamenti delle imprese e sul funzionamento delle catene di fornitura. Per quanto riguarda le vendite all’estero, il quadro delle imprese meridionali appare caratterizzato da una elevata polarizzazione, con circa metà del sistema produttivo con vendite nulle o marginali oltre i confini nazionali e circa ¼ delle imprese che sviluppano all’estero una quota molto rilevante del loro fatturato. Rispetto al funzionamento delle supply chains, la pandemia ha inciso in modo notevole a causa principalmente del blocco delle attività e delle limitazioni ai trasporti.

Dall’indagine è emerso come le imprese meridionali, più che nel resto del Paese, sono state fortemente penalizzate da problemi negli approvvigionamenti durante il periodo della pandemia, tanto da prevedere futuri interventi di modifica/integrazione delle catene di fornitura e di riduzione delle distanze dai fornitori. In particolare, è emerso come 1/3 delle imprese del Mezzogiorno ha fornitori localizzati oltre i confini nazionali (35% per l’Italia) e, per una percentuale non trascurabile di imprese, la dipendenza dall’estero è notevole: il 15% nel Mezzogiorno e il 18% complessivamente in Italia utilizza input che provengono dall’estero per una quota che supera il 40% del totale.

A causa delle conseguenze della pandemia sull’andamento degli scambi commerciali internazionali, il 29% delle imprese del Sud ha segnalato problemi derivanti dall’interruzione delle forniture di input essenziali al processo produttivo; mentre in Italia tale dato è del 19%. Inoltre, in risposta a queste problematiche, il 47% delle imprese prevede una qualche forma di riconfigurazione dei processi produttivi, mentre a livello nazionale solo il 34% delle imprese è intenzionato a intervenire sugli assetti attuali. Le imprese del Mezzogiorno hanno, quindi, grandi aspettative e mostrano una grande volontà nel cogliere l’opportunità che si è presentata con in PNRR.

Nonostante la consapevolezza delle complessità del contesto, c’è la voglia di affrontare una nuova sfida per una crescita del territorio che si basi sui nuovi paradigmi dell’innovazione digitale e della sostenibilità.

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