Quando i dati diventano sostenibilità: la sfida di JustonEarth

Le tecnologie di startup come quella qui raccontata dimostrano come l’innovazione ambientale non sia un tema separato dalla logistica marittima, ma un elemento ormai centrale nella costruzione dei porti del futuro per prevenire fenomeni inquinanti, aumentare la resilienza degli scali e supportare le decisioni operative

Nel solco delle ricerche dedicate all’economia del mare – dalla portualità alla logistica, dai traffici internazionali ai modelli di sostenibilità – SRM ha scelto negli ultimi anni di ampliare l’analisi verso un nuovo attore strategico del Mediterraneo: le startup innovative. Queste imprese rappresentano oggi un tassello fondamentale nei processi di transizione digitale ed ecologica che stanno trasformando porti, supply chain ed ecosistemi costieri.

La Blue Economy sta vivendo un’accelerazione senza precedenti: i porti non sono più soltanto nodi fisici, ma piattaforme tecnologiche in cui si incrociano dati, servizi digitali, strumenti di monitoraggio ambientale e modelli predittivi capaci di orientare le scelte di operatori pubblici e privati. In questo contesto, le startup diventano abilitatrici di innovazione: introducono soluzioni di AI, Earth Observation, sensoristica avanzata, digital twin marittimi, sistemi di misurazione ESG e strumenti per il controllo degli impatti ambientali.

È in questa cornice che si inserisce la storia di JustonEarth, una realtà italiana capace di trasformare dati satellitari e intelligenza artificiale in analisi ambientali utili a territori, aziende e istituzioni. Le tecnologie descritte nell’articolo – dal monitoraggio della CO₂ alla rilevazione in NRT di inquinanti costieri, fino alle applicazioni sperimentate durante grandi eventi – sono profondamente coerenti con le esigenze della portualità moderna, che richiede strumenti sempre più accurati per conoscere lo stato del mare, prevenire fenomeni inquinanti, aumentare la resilienza degli scali e supportare le decisioni operative. Le tecnologie di startup come JustonEarth dimostrano come l’innovazione ambientale non sia un tema separato dalla logistica marittima, ma un elemento ormai centrale nella costruzione dei porti del futuro. Questa riflessione si inserisce quindi nel percorso di SRM dedicato alla valorizzazione delle eccellenze emergenti dell’economia del mare, con l’obiettivo di mostrare come l’innovazione – quando è fondata su dati, ricerca e visione – possa generare benefici concreti per i territori, le città costiere, gli operatori logistici e l’intero sistema portuale.

Dai satelliti all’intelligenza artificiale, come una startup italiana sta aiutando aziende e istituzioni a prendere decisioni più sostenibili.

Si dice che per capire davvero qualcosa bisogna guardarla dalla giusta distanza. È da questa prospettiva che nasce JustonEarth, startup italiana che monitora la salute del nostro Pianeta partendo dall’alto, dai dati satellitari, per poi elaborare questi con algoritmi proprietari in intelligenza artificiale.

Una realtà giovane ma già protagonista in diversi progetti nazionali e internazionali, capace di tradurre la complessità dei dati ambientali in strumenti di supporto decisionale per aziende, istituzioni e territori.

«I dati satellitari sono a nostra disposizione dagli anni ‘60 del Novecento», spiega Luigi Borgogno, General Manager di JustonEarth, «eppure, solo negli ultimi anni, con l’IA, è possibile decifrare ed elaborare quella mole immensa di dati e metterla a disposizione di istituzioni, privati e territori, affinché la salute della Terra sia finalmente misurabile». Un esempio pratico del lavoro di JustonEarth è il monitoraggio di CO2 e littering del concerto di Elisa a San Siro dello scorso 18 Giugno, oppure il progetto J1ER, finanziato da Ecosister, in cui la startup ha sviluppato una piattaforma per il riconoscimento in Nearest Real Time di inquinanti sulle coste dell’Emilia Romagna.

JustonEarth: quando i dati raccontano storie JustonEarth nasce da un’idea un po’ folle ma anche avveniristica: contare i mozziconi di sigaretta abbandonati sulle nostre strade. In pochi sanno che un singolo mozzicone di sigaretta, quando finisce in mare, può arrivare a inquinare fino a 1000 litri d’acqua, danneggiando pesci e altri organismi acquatici a causa di sostanze chimiche come la nicotina, benzene e acido cianidrico. Da qui nasce il primo vero progetto di JustonEarth: “Piccoli Gesti, Grandi Crimini”, che già nel 2022 metteva insieme le due vere anime della startup: sviluppo di piattaforme di elaborazione dati con AI e comunicazione dei propri progetti. Questo è stato possibile anche grazie a un alleato perfetto: Question Mark, agenzia di comunicazione con approccio data-driven che nel 2025 celebra i vent’anni di attività, e che ha creduto in JustonEarth fin dal primo giorno.

“Piccoli Gesti Grandi Crimini”, promosso da Marevivo e in collaborazione con BAT Italia, grazie alla sua scena del crimine e a una installazione di un mozzicone gigante nelle maggiori piazze italiane, ha mostrato a tutti quanto in realtà può diventare grande l’impatto invisibile di un oggetto così piccolo e di un gesto che compiamo ogni giorno senza pensarci.

Questo progetto è stato il primo esempio concreto della filosofia che ancora oggi guida JustonEarth: usare i dati per capire il problema e lavorare di comunicazione per renderlo impossibile da ignorare. La filosofia di JustonEarth, infatti, parte da un principio semplice: la sostenibilità non può esistere senza consapevolezza. E la consapevolezza nasce quando un dato, un modello o una mappa diventano qualcosa che possiamo comprendere, vedere e con cui empatizzare. Per questo, accanto alla ricerca scientifica e allo sviluppo tecnologico, JustonEarth porta avanti un approccio comunicativo unico: trasformare l’informazione ambientale in racconto vero e proprio. Non basta monitorare il mare, uno stadio o le città. Bisogna mostrare cosa accade, far vedere come si muove un inquinante, come cambia un territorio, come un fenomeno evolve nel tempo.

Un esempio di approccio comunicativo di JustonEarth sono i video GIS che la startup pubblica sul proprio canale YouTube e che porta in giro durante convegni e presentazioni. Strumenti che uniscono dati, geografia e narrazione visiva, rendendo il linguaggio tecnico accessibile anche a chi non è del settore.

«La tecnologia, soprattutto quella degli ultimi vent’anni, tende ad alienare le persone. Quindi, un modello predittivo può salvare un ecosistema, ma prima deve essere percepito», spiega Luigi Borgogno, General Manager di JustonEarth. E ha proseguito: «Il nostro lavoro parte da un’idea semplice: capire a fondo il nostro Pianeta. Interpretarne i segnali, trasformare ciò che vediamo dall’alto in consapevolezza e, magari, in proposte per chi, alla fine, le decisioni deve prenderle davvero. Con JustonEarth abbiamo costruito una tecnologia capace di unire intelligenza artificiale, remote sensing e open data per monitorare ciò che spesso passa inosservato: emissioni di CO₂, agenti inquinanti, comportamenti ambientali di massa, fenomeni che, alla lunga, cambiano la vita delle persone e dei territori. Oggi questa visione prende forma nelle decine di progetti che stiamo portando avanti, dal mare all’agricoltura, passando dai grandi eventi fino a progetti finanziati dalla Comunità Europea». La storia di JustonEarth dimostra che tecnologia, ambiente e comunicazione possono convivere in un unico ecosistema virtuoso.

Dai satelliti alla terra, dagli algoritmi alle persone, dai modelli predittivi ai video in GIS: ogni progetto è un tassello di una missione più grande, quella di rendere la sostenibilità qualcosa di comprensibile, misurabile e soprattutto attuabile. Il Pianeta ci parla continuamente.

A volte lo fa in modo sottile, quasi impercettibile.Ed è per questo che servono realtà italiane come JustonEarth, che ogni giorno lavorano per rendere quella voce più chiara, più leggibile, più vicina a tutti noi.